Dall’Adriatico ai Pirenei, Nibali conquista anche il Tour

il-tour-de-france-2014-e-di-vincenzo-nibali-l-bznkae-785716865Mancava solo il Tour de France, a Vincenzo Nibali, per completare il trittico delle grandi competizioni. Il ciclista messinese, già vittorioso alla Vuelta di Spagna nel 2010, e al Giro d’Italia lo scorso anno, diventa il sesto corridore nella storia ad aggiudicarsi la Tripla Corona, ovvero la vittoria di almeno un’edizione di tutti e tre i Grandi Giri.
Avevamo già parlato di lui, qui e qui, in occasione della Tirreno-Adriatico, vinta da Nibali nel 2012 e bissata l’anno successivo.

Un antipasto di vittorie che sono state preludio per ben più grandi successi.
E così la passerella finale di sabato 26 luglio, a Parigi, ha visto entrare definitivamente il campione nostrano nella storia del ciclismo.
Prima di lui, solo in cinque erano riusciti nella triplice impresa: Jacques Anquetil, Felice Gimondi, unico altro italiano, il mostro sacro Eddy MerckxBernard Hinault e, per ultimo, Alberto Contador. Lo spagnolo, suo grande rivale, è stato l’ultimo a completare la tripletta, nel 2008.
Poi è arrivato lo Squalo di Messina.

L’albo d’oro: breve storia della Tirreno-Adriatico riassunta in sei campioni

La quarantottesima edizione della Tirreno-Adriatico (6/12 marzo 2013) è ormai alle porte e anche quest’anno vanta un cast di campioni di tutto rispetto.
Ripercorriamo i protagonisti che in quasi mezzo secolo hanno regalato parentesi memorabili alla pagina del ciclismo nostrano e non solo.

Dino Zandegù è stato il primo, nel 1966, a firmare l’albo d’oro della “corsa dei due mari”. Oltre alla Tre giorni del Sud – questo era all’inizio il nome dell’attuale Tirreno-Adriatico – si aggiudicò un Giro delle Fiandre e un campionato del mondo nella cronometro a squadre (1962). Zandegù è stato sì, un grande professionista, ma anche un personaggio eclettico e scanzonato che divertiva i compagni durante i tragitti più tranquilli con siparietti e canzoni dell’epoca, conquistandosi presto il soprannome di cantante. Lasciato il ciclismo per ovvie ragioni, sembra avere l’ugola ancora in perfetta forma:

Roger De Vlaeminck
Nella Tirreno-Adriatico il corridore belga detiene il duplice record di numero di vittorie e vittorie consecutive (dal ’72 al ’78). E poi: tre Milano-Sanremo (’73-’78-’79), due Giri di Lombardia e quattro Parigi-Roubaix.
De Vlaeminck il gitano di Eeklo, De Vlaeminck lo zingaro, De Vlaeminck il monsieur Roubaix, per lui gli epiteti si sprecno. Proveniente da una famiglia molto povera, nella quale il ciclismo è roba di dna – anche il fratello Eric era un professionista – è  stato uno degli sportivi più forti nelle corse di un giorno.
“Se vinci è tua”, gli disse il manager Giorgio Perfetti al raduno della sua prima Milano-Sanremo, indicando una macchina rossa esposta davanti ai cartelloni degli sponsor. Fu così che Roger fece ritorno in patria con un titolo in più e una Ferrari nuova di pacca.

Negli anni ’70 il grande pubblico è ormai affezionatissimo alla corsa dei due mari. Sono trascorsi 30 anni dai duelli tra Coppi e Bartali e quando ormai sembra difficile persino immaginare una nuova rivalità di così alto livello, ecco che arrivano Saronni e Moser.

Giuseppe Saronni, classe 1957, approdò al mondo delle due ruote giovanissimo.
A 21 anni indossò la sua prima maglia rosa, maglia che non lasciò sino alla fine della gara, confermandosi come uno dei vincitori più giovani del Giro e astro nascente del ciclismo italiano.
Tredici anni di professionismo e una fedeltà irremovibile alla sua bicicletta targata Colnago (l’unica volta che utilizzò una Bottecchia vinse il suo primo Giro, ndr), Saronni è attualmente il team manager della Lampre-Caffita, con la quale ha vinto due Giri d’Italia, nel 1996 e nel 2001.
Nel video, l’allungo di Beppe a 200 metri dal traguardo che gli valse nel 1982  il titolo di campione del mondo, a Goodwood.

Francesco Moser
In 15 anni  vinse un giro d’Italia, due Giri di Lombardia, una Milano-Sanremo, due campionati del mondo e la celebre Parigi-Roubaix.
E’ considerato il terzo ciclista assoluto a livello mondiale, dopo Eddy Merckx e Rik Van Looy ed è ad oggi il ciclista italiano con il maggior numero di vittorie all’attivo.
Lo sceriffo, così veniva chiamato dai compagni per la sua capacità di gestire il gruppo, divenne celebre nel 1984 a Città del Messico, anno in cui riuscì a battere il decennale record dell’ora di Eddy Merckx (massima distanza percorsa in un’ora).
L’arrivo di Moser alla Parigi-Roubaix il 16 aprile 1978:

Chiudiamo la rassegna dei protagonisti con altri due campioni di casa nostra, Vincenzo Nibali e Stefano Garzelli. Il primo, 29 anni il prossimo 14 novembre, è il campione in carica; lo scorso anno lo squalo dello stretto si è aggiudicato il titolo, davanti allo statunitense Chris Horner e al ceco Roman Kreuziger. Nibali passa al professionismo nel 2005 e nel 2010 ottiene i primi grandi successi: il terzo posto al Giro d’Italia e la vittoria alla Vuelta a España. Nel 2012 vince la Tirreno-Adriatico e agguanta il terzo posto al Tour de France, diventando dopo Felice Gimondi il secondo italiano a salire sul podio dei tre Grandi Giri (Vuelta, Tour e Giro).
Stefano Garzelli è invece uno dei più abili passisti e scalatori italiani. Corre in bici da quando aveva dieci anni e allo scoccare dei 27 viene assoldato dalla Mercatone Uno. Ha vinto la Tirreno-Adriatico nel 2010, classificandosi secondo e terzo rispettivamente nel 2009 e nel 2003. Il suo più importante successo rimane il Giro d’Italia nel 2000; sono quelli gli anni (dal 1997 al 2002) in cui è il gregario ufficiale di chi, a degna conclusione, non possiamo non citare: il grande e indimenticabile pirata delle salite di tutto il mondo, Marco Pantani.