“Lavorare, lavorare, lavorare… preferisco il rumore del mare”

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Lavorare, lavorare, lavorare, preferisco il rumore del mare: questo il motto del “monumento di parole” diUgo Nespolo che dal 1998 è meta obbligata per chi fa tappa a San Benedetto del Tronto.
La grande struttura (7 metri di altezza), di acciaio colorato con tonalità marine dal blu al rosso, è situata all’inizio del lungomare nord di San Benedetto del Tronto, in prossimità dell’isola pedonale. Insieme ai Bambini della Guerra e Allegro, è una delle tre opere dell’artista piemontese presenti in città, la più grande e la più fotografata tra le diverse sculture collocate nel centro cittadino. Il titolo (e il testo) della scultura, come direbbero i giornali, “canta” (e giustamente, è ripreso da un verso di Dino Campana).
È Nespolo stesso a precisarne il significato, sulla targa apposta al monumento: “il lavoro nobilita l’uomo, ma quando il lavoro diventa lavoro & lavoro & lavoro, l’uomo viene schiacciato. E non sempre dal bisogno, ma spesso dall’avidità, dall’invidia, dal desiderio, da finte necessità che ci fanno trascurare i doni più belli”.
Non un invito a far nulla dunque, ma un monito allegro e scanzonatorio a vivere un’esistenza più vera e più attenta ai valori della vita.
Un augurio, insomma, per un mondo a misura d’uomo e, per dirla di nuovo con le parole dell’artista, “un inno al dono di Dio, al mare, questo grande amico che è vita per la riviera”.

 

Chi è Ugo Nespolo:

Pittore, scultore e scrittore italiano.
Nasce a Mosso, in provincia di Biella, nel 1941. Diplomato all’Accademia Albertina di Belle Arti e laureato in Lettere moderne, esordisce nel panorama artistico negli anni sessanta. Personalità poliedrica, ha realizzato dipinti, sculture, costumi teatrali e videosigle, uscendo dai canoni assegnati per portare l’ arte negli spazi della vita comune. La sua produzione è contaminata dallo stile coloratissimo della pop art ed ha un forte accento ironico e trasgresssivo.

Enrico Baj

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Enrico Baj nasce a Milano nel 1924.
Diventa avvocato frequentando nel frattempo l’Accademia di Belle Arti di Brera e nei primi anni ‘50 comincia a partecipare alle avanguardie artistiche accanto a Fontana, Manzoni, Klein, Jorn, Max Ernst, Marcel Duchamp, E. L. T. Mesens, e altri artisti del gruppo CoBra, del Nouveau Réalisme e del Surrealismo.

Delle attività di quegli anni vanno ricordati, oltre alle numerose mostre personali in Italia e in tutta Europa, i manifesti, tra cui quello della Pittura Nucleare (1952) e quello Contro lo stile, entrambi in opposizione al formalismo e alla geometrizzazione che si andava affermando nell’arte.
La sua opera si articola in vari periodi, tutti unificati da un forte impegno civile, da un aspetto ludico dell’arte e da un’ironia dissacratoria che saranno cifre stilistiche ricorrenti nella sua produzione.
Spazia tra tutte le tecniche artistiche, dal dripping al collage, passando per ogni sorta di materiale: l’arte per Baj è impegno e gioco, divertimento e sperimentazione senza mai dimenticare la realtà.

Negli anni ‘80 si accosta anche al mondo del teatro collaborando alla messa in scena di opere di Rabelais, Lamtreament e Jarry. Con particolare attenzione alla commedia dell’arte e ai suoi personaggi, Baj realizza una cinquantina di marionette ispirate ad Ubu, il protagonista di “Ubu re”, commedia del drammaturgo francese Alfred Jarry.

Il legame tra pittura e scrittura è stato per l’artista milanese sempre molto stretto e proficuo.
Ha avuto rapporti con letterati italiani e stranieri come Alda Merini, Umberto Eco, Italo Calvino, Edoardo Sanguineti, Giovanni Giudici, Marcel Duchamp, Raymond Queneau, André Breton e tanti altri. Ha pubblicato inoltre Patafisica, Automitobiografia, Impariamo la pittura, Fantasia e realtà con Guttuso, Ecologia dell’arte.
Baj muore a Vergiate (Varese) il 16 giugno 2003.

Tra le opere più importanti ricordiamo:
“I generali (1959)”
“I funerali dell’anarchico Pinelli” (1972)
“Nixon parade” (1974)
“L’Apocalisse” (1979)
“Epater le robot” (1983)
“Manichini” (1984-87)
“Metamorfosi e metafore” (1988)
“Mitologia del Kitsch” (1989)  
164 ritratti dei Guermantes tratti dalla Recherche di Proust (1999)