La vera storia del gabbiano-pilota Jonathan Livingston

Al gabbiano Jonathan Livingston è dedicato il monumento posto all’estremità del primo braccio del Molo Sud di San Benedetto del Tronto, realizzato nel 1986 dall’artista Mario Lupo. L’opera, un enorme cerchio di bronzo (8 metri di diametro) aperto sull’orizzonte, è un omaggio all’operosità instancabile della gente di mare, da sempre tesa al sacrificio e al superamento dei propri limiti. Una manciata di gabbiani in basso ed uno, uno solo, ad ali spiegate sul punto più alto della circonferenza: “egli imparò a volare, e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare. Scoprì che erano la noia e la paura e la rabbia a rendere così breve la vita di un gabbiano”, si legge quasi alla fine del bestseller “Il gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach, romanzo pubblicato nel 1970.
Jonathan è il reietto dello Stormo Buonappetito, rimproverato da genitori e compagni di non essere d’aiuto nella ricerca del cibo. Se per gli altri infatti la possibilità di volare è un mezzo per procacciare prede, per il protagonista lo sbattere d’ali è il fine stesso, è la passione, è l’acrobazia, è velocità del corpo che tenta di eguagliare quella del pensiero.
Abbandonato il suo stormo, Jonathan continua a perfezionare da solo l’arte del planare. Altri dissidenti si accompagnano a lui, affascinati dalla ricerca del volo perfetto. E di volo in volo Jonathan approda ad un livello superiore di conoscenza, prima al “Paradiso dei Gabbiani”, poi sempre più in alto sino alla dissolvenza finale, nella quale lascia il posto al gabbiano Fletcher Lynd, ormai maturo per portare avanti la sua missione.
Anche chi soffre di vertigini ha volato con lui in questa favola dai mille possibili significati che ha incantato generazioni di grandi e bambini.

Lasciando da parte le interpretazioni – di ogni libro se ne potrebbero dare mille e nessuna – torniamo alle dichiarazioni dell’autore dopo l’inaspettato boom di vendite del romanzo. Bach affermò che l’idea del gabbiano fu ispirata dalla storia di un pilota acrobatico statunitense di nome John Livingston. Un nome oggi sconosciuto ai più, perso nella moltitudine di aviatori militari di quegli anni, Johnny era un gabbiano solitario e pacifico che si allontanava dagli stormi bellici delle due guerre mondiali.
Nato il 30 novembre del 1897 a Cedar Falls (Iowa), John “Johnny” Livingston si appassiona sin da giovanissimo ai motori ed arriva a “bucare il cielo” nel 1920, anno in cui comincia a lavorare con la Iowa Airplane Company. Nel 1928 vince la Transcontinental Air Derby, “gara d’aria” con partenza da New York e arrivo a Los Angeles. Due anni dopo acquista il velivolo Monocoupe 110 da utilizzare in gara. Ma le ambizioni del pilota precorrevano i tempi e rincorrevano i rischi e l’imprevedibilità della tecnologia, tentando di minimizzare i primi e migliorare la seconda. All’aereo Livingston modificò il carrello di atterraggio, il cofano e la potenza del motore, prima di mandarlo in fabbrica per far accorciare l’ala da 11 ad 8 metri. Con quel “pericolosissimo” Monocoupe Special, Johnny vinse 41 competizioni su 65.
All’alba degli anni trenta Johnny era diventato, come si suol dire, quello da battere. Dal 1926 al 1933 annotò in un taccuino i suoi guadagni lordi, che ammontavano all’incirca a 53.500 dollari. Considerata l’entità della somma, e soprattutto inserendola nel contesto della Grande Depressione americana, è chiaro come il pilota americano abbia segnato la storia dell’aviazione mondiale, oltre a quella, ben più importante, dell’umanità, fatta di continui limiti e relativi superamenti, anche quando tutto sembra già fatto e scritto.
Nel 1935 Livingston aveva all’attivo più vittorie di qualsiasi altro pilota d’aerei al mondo.

Dal necrologio uscito sul New York Times il 3 luglio del 1974:

John H. Livingston, l’uomo che ha ispirato il best-seller “Il gabbiano Jonathan Livingston”, è morto domenica al Pompano Beach Airport (Florida) subito dopo aver completato il suo ultimo viaggio in aereo.
Fu Richard Bach a dire che il suo romanzo era stato ispirato dal signor Livingston.
Johnny Livingston, come è noto, si era trasferito molti anni fa dall’Iowa in Florida. È stato uno dei migliori piloti del paese degli anni venti e trenta.
Dal 1928 al 1933 ha vinto 79 primi posti, 43 seconde posizioni e 15 medaglie di bronzo in 139 gare in tutto il paese, molte delle quali a Cleveland.
Livingston lascia la moglie, Wavelle, due fratelli e quattro sorelle.

John Livingston è scomparso il 30 giugno del 1974, stroncato da un attacco di cuore subito dopo aver testato in volo un Pitts Special. Probabilmente non immaginava che la metafora della sua vita avrebbe fatto il giro del mondo. Di certo rimane il suo primo Monocoupe, restaurato tra il 1996 e il 2006, attualmente in volo.

Foto di repertorio:

Scultura Viva 2013

“Questo dipinto è suo?” – sembra una domanda retorica, paradossale, quella che fa un passante ad un uomo con un cappello in testa, un pennello in mano e una latta di vernice ai piedi. Entrambi sono davanti a un murales coloratissimo, psichedelico, tinteggiato sulla facciata di un masso.
“Beh, mio… è nostro.” – risponde l’uomo con il cappello e con un sorriso.
Il passante in questione si è fermato un attimo nell’ultimo tratto di Molo Sud di San Benedetto del Tronto, quello che dalla curva a gomito situata a metà percorso porta al faro rosso, là dove gli scogli frangiflutto perdono la loro morbidezza e si fanno più alti e squadrati. Con l’avambraccio appoggiato al fianco e il pugno a sostenere il mento, sbircia incuriosito l’opera “Andante… molto mosso… vivace” (foto qui a destra), un trittico dai colori vivaci ispirato al “gatto marino che osserva trasandato ed assente il passeggiare dell’umano essere”, per dirla con le parole dell’autore. Pino Rosetti, in arte Pirò, è uno dei 10 artisti che prenderanno parte a Scultura Viva 2013, l’estemporanea di scultura e pittura murale giunta quest’anno alla 17° edizione.
Dal 1996 ad oggi, 120 scultori provenienti da tutto il mondo hanno partecipato al simposio. Le loro opere, scolpite nel travertino dei massi frangiflutto, sono andate ad incrementare anno dopo anno l’ormai ricco repertorio del MAM (Museo d’Arte sul Mare), l’esposizione a cielo aperto che si sviluppa lungo il Molo Sud di San Benedetto del Tronto e nella quale si svolge la manifestazione. Il duplice obiettivo dell’evento è da una parte consentire agli spettatori, appassionati o profani d’arte che siano, di vivere in diretta la realizzazione di un’opera d’arte in ogni sua fase, e dall’altra quello di fondere l’arte ad uno dei posti più suggestivi della città, quel prolungamento di molo sospeso tra cielo, terra e mare in cui la mano dell’uomo e la natura sterminata sembrano scambiarsi per osmosi echi e suggestioni.
Ricapitolando: dall’8 al 15 giugno gli artisti saranno con scalpelli e pennelli in mano al Museo d’Arte sul Mare, mentre mercoledì 12 il Giacinto Cistola Trio inframezzerà la settimana creativa con una sessione live di jazz alle ore 21,30, sempre al Molo Sud di San Benedetto. Sabato 15 alle 18.30, in concomitanza con la cerimonia di chiusura del simposio, verranno infine presentate le opere realizzate.

 

Le 10 opere di Scultura Viva 2013 con foto e commenti degli artisti ai propri progetti:

– Sezione scultura 

1) Marisa Korzeniecki, ospite locale. Scolpirà “Scala verso l’infinito“.
“La scultura vuole rappresentare in maniera sintetica una parte di passaggio marino, in cui i tagli di luce riflessi sulla superficie dell’acqua si ricostituiscono in forme solide graduate, poste in modo da invitare a salire sullo scoglio dal quale possedere l’orizzonte.”

Scala verso l’infinito – Marisa Korzeniecki

 

2) Michael Levchenko, artista ucraino. Sta realizzando l’ “Oggetto archeologico per l’anno 5713“.
“Il passaggio dal presente al passato? Lo vediamo, lo sentiamo? Oggi, improvvisamente diventa ieri… noi viviamo in parallelo il passato, il presente e il futuro.”

Oggetto archeologico per l’anno 5713 – Michael Levchenko

 

3) Susanne Paucker, Germania. E’ alle prese con “Ascoltando il mare“.
“La mia opera si riferisce allo stretto collegamento della città di San Benedetto del Tronto e della sua gente, al mare. E’ importante fermarsi ogni tanto per ascoltare questa voce della natura che ci ricorda che noi siamo solo una parte di essa e che il mare senza uomini può esistere, mentre l’uomo senza il mare no.”

Ascoltando il mare – Susanne Paucker

 

4) Luis Ramos Rubio, scultore spagnolo. Il suo progetto si intitola “Reunion“.
“Il set dell’opera è un formato piramidale che ha lo scopo di unire il puro quadrato della terra con l’alto, con il cielo, nella quale la dualità svanisce come sabbia nel deserto.”

Reunion – Luis Ramos Rubio

 

5) Elena Saracino, artista italiana. Realizzerà la scultura “Tempus tero“.
“Il titolo in latino tempus tero vuol dire perdere il tempo: è ciò che avviene nell’attimo in cui si cerca l’infinito guardando il mare. Spogliandoci delle nostre maschere quotidiane, perdiamo il senso del tempo che si riflette nell’anima, e l’anima non ha età.”

Tempus tero – Elena Saracino

 

– Sezione pittura murale

1) DALeast, Cina. Dipingerà “Pili“.
“L’opera rappresenta un leopardo che sta correndo su ruote di fulmini.”

Pili – DALeast

 

2) Ethos, Brasile. Opera senza titolo.
“L’opera è un invito al mondo delle mie figure malinconiche e surreali che, combinandosi con un tocco di leggerezza e densità emozionale, sono le caratteristiche del mio lavoro.”

Senza titolo – Ethos

 

3) Faith47, Sud Africa. Disegnerà un chiaro-scuro intitolato “Night has fallen“.
“La notte e il silenzio sono caduti, i nostri cuori assopiti, il luogo dove nasce la quiete, il mondo durevole, il peso del nostro sguardo.”

Night has fallen – Faith47

 

4) Mr. Wany, Italia. “Colpevoli di un peccato non commesso” sarà il titolo della sua opera.
“Il mio disegno vuole denunciare gli storici pregiudizi sulla figura della donna nella storia e nella percezione popolare, il peccato originale, la donna spesso simbolo negativo di seduzione e d’inganno, gli si è addossata tutta la colpa dell’essere umano. Si è rinchiusa in mansioni di second’ordine. Le abbiamo rinchiuse nelle torri dei castelli perché troppo belle per condividerle. Questo è il mio tributo a tutte le donne.”

Colpevoli di un peccato non commesso – Mr. Wany

 

5) Pirò, artista sambenedettese, sta realizzando “Andante… molto mosso… vivace“.
“Divino, il gatto marino osserva il trasandato ed assente passeggiare dell’umano essere. Nascosto rapace notturno posto a protezione degli altri viventi dalle invadenti forze negative accumulatesi nella notte. Oh!, mostro di bellezza, innalzati per volare libero…”

Andante… molto mossovivace – Pirò