Un sogno, un cane e un occhio: cosa successe dopo i primi 30 anni nella storia del cinema

Prosegue la rassegna scenica Teatri invisibili, mercoledì 12 settembre è la volta di Illusion, lo spettacolo della compagnia Teatro C.A.S.T. che sarà portato in scena al Teatro dell’Olmo di San Benedetto del Tronto.
Nel cartellone dello spettacolo, sotto la voce trama, si parla di un non ben noto “cane senza un occhio che tante volte, da bambini, turbò i nostri sogni”.
Riferimento voluto o no, scendiamo dai palcoscenici e passiamo alla bidimensionalità del grande schermo: a noi il sogno, il cane e locchio hanno fatto tornare in mente la scena più famosa di Un chien andalou (Un cane andaluso), il film della coppia Buñuel-Dalì che nel 1929 traumatizzò critica e spettatori.

Sono trascorsi più di trent’anni  dalla nascita del cinematografo (1892) e  dalla prima proiezione in pubblico di una pellicola, entrambi ad opera dei fratelli Lumière (1895). Il 28 dicembre 1895 una manciata di spettatori al Grand Cafè de Boulevard des Capucines aveva salutato l’avvento del cinema balzando in piedi, tra la meraviglia e il terrore, durante L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotatche secondo loro stava per squarciare lo schermo e travolgerli davvero.

L’America intuisce pochi anni più tardi che la settima arte può diventare un’industria redditizia, dopo che Porter gira The great train robbery, un abbozzo della futura narrazione cinematografica, in cui gli scarti temporali e la trama sembrano magicamente coincidere fotogramma dopo fotogramma.
Nel frattempo George Meliés realizza Le voyage dans la lune (1902) primo film di fantascienza e soprattutto prima pellicola a conoscere il successo mondiale (subì addirittura un pionieristico attacco di pirateria, quando Edison ne controtipò illegalmente una copia e la distribuì negli Stati Uniti).

Passano altri vent’anni, durante i quali le scuole britanniche e americane affinano la tecnica, sperimentano un primo rudimentale montaggio, arriva il sonoro (1926-27), gli USA hanno già posto le basi per lo sviluppo di quello che ancor oggi conosciamo come lo star system hollywoodiano, mentre in Europa le avanguardie artistiche nascono e muoiono al ritmo delle stagioni.
Proprio dalle ceneri del movimento dadaista, avanguardia abbandonata dai suoi stessi fondatori nel 1923, André Breton pesca e rinnova i contenuti per il suo Manifesto surrealista (’24). Attingendo a piene mani dalla miniera poetica di Freud, Apollinaire, Baudelaire e Rimbaud, i surrealisti plasmano nella loro arte il sogno, l’ inconscio e la sessualità fino alle estreme conseguenze.

Dopo l’intermezzo duchampiano con Anémic Cinéma (1925), ecco arrivare l’inaspettato duetto Louis Buñuel e Salvador Dalì, che regala al pubblico il primo vero film surrealista, Un chien andalou.
Costo: non pervenuto, Buñuel chiese un prestito a sua madre.
Attori: non professionisti; amici, colleghi, fidanzate.
Tempistiche: una settimana per la sceneggiatura, due per le riprese.
Soggetto: nato dall’incontro di due sogni, un occhio tagliato in quello di Buñuel e una mano piena di formiche per Dalì.
Trama: inesistente. Un uomo e una donna si rincorrono per un quarto d’ora, affetti da amour fou, ma ad ostacolarli ci sono preti, pianoforti, alter ego, desideri.
La scena cui avevamo accennato all’inizio è proprio quella dell’occhio tagliato, ed è la prima: un uomo, per la precisione Buñuel stesso, recide con un rasoio la pupilla della donna (in realtà l’occhio di un bue morto). Volevano tagliare l’occhio dello spettatore, rovesciarlo, fargli vedere il mondo com’era, non come si era visto fino ad allora.
Nessuno dei presenti si rese conto di aver ufficialmente dato il via al cinema horror ma, ad ogni modo, alla fine della prima proiezione, Picasso e Le Corbusier applaudirono. Entusiasti.

Per saperne di più vi rimandiamo alla critica dettagliatissima di Matteo Contin: “[…] un occhio tagliato e un uomo che cade dalla bicicletta. Una mano piena di formiche e poi ritrovata in mezzo a una strada. Ma soprattutto un cane andaluso che non compare mai se non nel titolo”.
E, di seguito, vi proponiamo i 16 minuti del film. La visione è consigliata ai soli cinefili, ai curiosi e agli stomaci forti:

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