Quel Köln Concert che segnò la storia della musica

Questa sera, alle ore 21, la pianista Irma Picari riproporrà al Teatro Concordia la versione integrale del Köln Concert di Keith Jarrett.
Il concerto, eseguito per la prima volta nel ’75 a Colonia, è una pietra miliare della storia della musica jazz e non solo, e rimane l’opera più famosa e riuscita del grande musicista statunitense.

Nato l’ 8 maggio del ’45 in una cittadina della Pennsylvania, Keith si esibisce nel primo concerto a 9 anni e, dopo una promettente gavetta, appena venticinquenne entra nell’olimpo del jazz al fianco di giganti: Miles Davis, Art Blakey e Charles Lloyd.
E’ attualmente uno dei più grandi pianisti jazz, ma la sua poliedricità ha abbracciato negli anni diversi generi – dal gospel e dal blues alla classica – mescolandoli insieme fino ad avere una fusione musicale unica e innovativa.
Dalla metà degli anni ’70 in poi, i suoi concerti prendono le sembianze di rituali religiosi, cui partecipano gruppi di veri e propri devoti per i quali la sua musica ha un potere meditativo, spirituale e di trasformazione. Tutto comincia dalla registrazione di un album singolo eseguita all’Opera Haus di Colonia, in Germania, il 24 gennaio 1975.
Quella sera Keith, senza saperlo, fa qualcosa che segnerà il jazz e il new age per i successivi 20 anni.
La serata si preannunciava sfortunata: Jarrett chiese di suonare il suo pianoforte preferito, uno Steinway, ma per una serie di disguidi quel pianoforte non arrivò mai. Gli organizzatori portarono sul palco uno dei due Bösendorfer che erano dietro le quinte, l’unico che il pianista, colmo dei colmi, non aveva provato.
Contro tutte le previsioni, Jarrett comincia a suonare i primi minuti, con un crescendo di suspance ritmica che dà il via a un’avventura sperimentale della durata complessiva di circa un’ora. Suddivisa in 2 parti e 4 sezioni (part I, part IIa, part IIb, part IId), la performance si snoda attraverso un ritmo ossessivo fatto accordi complessi, cavalcate gospel, melodie rag e richiami blues: un epocale caleidoscopio di generi che consacra definitivamente Jarrett uno dei più grandi pianisti del ‘900.

Il concerto fu inciso su doppio vinile e distribuito nello stesso anno. Sempre nel ’75, il Times  premiò l’album con il Record of the Year Award. Nel 1978 The Köln Concert aveva già venduto un milione e mezzo di copie, record che viene triplicato quando nel 1990 la casa discografica ECM riedita l’album in un unico cd. Il Köln resta ancora il più famoso e venduto album di jazz solo.
Nel video, un’improvvisazione di Jarrett all’Umbria Jazz del 1975:


Nel 2006, dopo aver realizzato un’analoga improvvisazione al Carnegie Hall, in un’intervista Jarrett fa riferimento a quel contatto letteralmente fisico, corpo a corpo col piano, che da sempre è la sua cifra stilistica:

I miei occhiali stavano cadendo, i pantaloni anche. Io sudavo copiosamente, accovacciato, in piedi, seduto, e pensavo ‘niente mi può fermare ora’.

A sentir le composizioni più recenti, davvero, niente lo ha fermato.

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