Piccola introduzione al rebetiko

Il prossimo 6 agosto Vinicio Capossela presenterà a San Benedetto del Tronto il concerto Rebetiko Gymnastas – Esercizi allo scoperto, che avrà per base il suo ultimo disco dedicato al rebetiko.

Che cos’è il rebetiko?
Il rebetiko è un genere musicale (musica rebetika) che ha origini oscure, come gli altri stili musicali che gli vengono assimilati: il jazz e il blues americani, il fado portoghese o il tango argentino. Nasce dall’incontro tra le culture greca e turca, con innesti di elementi europei e di tutte quelle civiltà che si incrociavano nel Mediterraneo meticcio d’inizio ‘900 (colonie ebree, egiziane, musulmane, sparse un po’ ovunque).
Tra Smirne, Costantinopoli, Salonicco e il Pireo (porto di Atene), venne a delinearsi la figura dei rebetes, disadattati che vivevano nelle città, rifugiati dalle guerre, con una vita da criminali o dedita alla droga.
Seduti sul pavimento delle tekédhes, locali simili ai caffé ma nei quali era possibile fumare l’hashish, i rebetes si mettevano intorno ad un narghilé. A partire da improvvisazioni fatte sul bouzouki o sulla baglamas, che facevano da introduzione alla canzone vera e propria, il gruppo prendeva a cantare storie di amori illeciti, di galera, di polizia o di droga.

I rebetes cantavano lo sberleffo alla polizia nel consumare droghe, la gioia nell’apprendere che un carico era giunto in Grecia, utilizzando frasi gergali per evitare la censura. Negli anni successivi si venne a creare un’estetica rebetes: né cravatta, né ombrello, vesti trasandate e larghe, per nascondere armi da taglio e, talvolta, un piccolo baglamas (lo strumento musicale dei rebetes), la giacca indossata solo a sinistra ed abbandonata sulla spalla per poterla usare come scudo contro i coltelli degli avversari, i capelli ed i baffi lunghi, unti di brillantina, e atteggiamenti da “duri” uniti a una forte misoginia. I luoghi dell’immaginario rebetes sono la prigione, il bordello, la fumeria.
http://it.wikipedia.org/wiki/Rebetes

Dagli anni ’50 in poi la musica rebetika perse il suo pubblico, in favore di stili più moderni, conoscendo di volta in volta periodi di recupero e influenzando profondamente compositori come Mikis Theodorakis.

Gli strumenti del rebetiko
Il bouzouki è lo strumento che caratterizza tutta la musica greca e che si diffonde proprio con il rebetiko, anche se è raffigurato già in alcuni disegni dell’800.
Nella forma a noi italiani ricorda vagamente un mandolino, ma la differenza principale è nel numero di corde. Inizialmente il bouzouki prevedeva 3 doppie corde (thricordo), ma dopo la seconda guerra mondiale, venne introdotto da Manolis Chiotis il bouzouki a 4 doppie corde (tetrachordo). Nella musica greca attuale il bouzouki più diffuso è quello a 4 corde, ma un movimento di recupero delle origini del rebetiko sostiene il ritorno allo strumento a 3 corde.

Il baglamas è uno strumento molto vicino al bouzouki, di cui costituisce l’accompagnamento tradizionale. Presenta tre corde doppie, una cassa più piccola e un manico più corto. Durante gli anni ’30, sotto la dittatura di Metaxa, venne condotta una lotta contro i rebetes e la loro musica: furono chiuse le fumerie, vietata la pubblicazione di dischi di rebetiko e distrutti gli strumenti musicali. Il baglamas veniva realizzato con la metà di una zucca vuota come cassa, per essere nascosto alle guardie.

In Italia il bouzouki era suonato da Fabrizio De André e tuttora da Mauro Pagani. Vinicio Capossela preferisce il baglamas.

Musica per ballare
Spinto dalla musica l’ascoltatore di rebetiko si faceva trasportare alla danza e iniziava a ballare uno zeibekiko, una serie di passi fatti per se stessi e non per il pubblico, su un tempo di 9/8.

Il rebetico è un lamento che si canta in coro, ma si balla da soli.
Vinicio Capossela

Misirlou
Il brano più celebre del repertorio rebetiko è una canzone divenuta famosa nel suo arrangiamento rock’n’roll e che fa da colonna sonora alla scena del ballo tra John Travolta e Uma Thurman in Pulp Fiction. Misirlou (tradotto: ragazza egiziana) fu eseguita per la prima volta da Michalis Patrinos ad Atene nel 1927 e introdotta dal jazzista Nick Roubanis nel repertorio jazz nel 1941. Roubanis si fece passare per il compositore della musica, tanto da risultarne tutt’oggi l’autore in tutto il mondo tranne che in Grecia. La versione più conosciuta fu registrata da Dick Dale nel 1962 in versione surf (è quella di Pulp Fiction). L’anno successivo venne ripresa anche dai Beach Boys. Nel disco Rebetiko Gymnastas, Vinicio Capossela ne propone una versione che si rifà filologicamente all’originale.

Il testo di Misirlou:
Mia ragazza egiziana, il tuo dolce sguardo
Ha acceso la fiamma nel mio cuore
Oh mio Amore, Oh mia Notte, ah
Dalle tue labbra cade miele, ah
Ah, mia cara ragazza, magica, esotica bellezza
Diverrò pazzo, non resisto più
Ah, ti rapirò dalla terra d’Africa
Pazza mia Misirlou dagli occhi neri
La vita cambia con un tuo bacio
Oh, mio amore, con un piccolo bacio, oh
Dalle tue piccole e dolci labbra

La versione originale di Michalis Patrinos

I titoli di testa di Pulp Fiction, con la versione di Dick Dale (comincia a 4:20)

Fonti
Oltre che alle pagine di Wikipedia in inglese (molto più complete) e italiano, ci sono parecchi siti dedicati al rebetiko. Il disegno in particolare proviene dal blog di David Proudhomme, autore di un fumetto dedicato a questa cultura. Inoltre abbiamo impiegato la sezione dedicata alla musica della guida alla Grecia di Lonely Planet, che costituisce un bignami da cui partire per approfondire tutti i diversi e complessi aspetti di questo fenomeno.

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