Breve storia dei Marlene Kuntz a Centobuchi

Estratto dalla serata di ieri 12 agosto, ovvero un foto – e video, e testo – racconto del live dei Marlene Kuntz in Piazza dell’Unità a Centobuchi (Ap). Primo appuntamento della rassegna CosePop 2013, dopo l’alternative rock di Godano e compagni si prosegue lunedì 19 con i Tre Allegri Ragazzi Morti in quel di Monteprandone.

Quando giungi alla fine della pagina, clicca “read next page” per guardare tutte le foto. Buona visione.

Mogol (figlio) e Patty Pravo, echi della grande musica italiana in Riviera

Oggi e domani in Riviera risuonano gli echi della grande musica italiana: Alfredo Rapetti Mogol e Patty Pravo. Il primo, in arte  Cheope, è il figlio del Mogol più noto. Anche lui, dev’essere genetica, si è dedicato scrivendo pezzi, tra gli altri, per Ivan Graziani e Laura Pausini. Questa sera alle 21.30 sarà alla Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto per presentare il libro “Scrivere una canzone” (Zanichelli, 2012), saggio redatto a quattro mani con Giuseppe Anastasi, giovane autore e collaboratore di artisti come Arisa, Baccini e la Tatangelo (sic).
E’ Mogol padre, invece, ad aver composto testi per l’artista che si esibirà domani 7 agosto sul palco dei Bagni Medusa dalle 23.30 in poi (biglietto unico 20 euro, info e prevendite su www.liveticket.it). Patty Pravo, all’anagrafe Nicoletta Strambelli, viene consacrata al successo nel 1968 con La Bambola, che diviene presto uno dei 45 giri più venduti di sempre. L’anno successivo Mogol e Battisti scrivono per lei Il Paradiso, brano in realtà non propriamente inedito, visto che era già uscito nel ’68 con il titolo di Il paradiso della vita e la voce di Ambra Borelli.
Il Paradiso in una clip del Telecanzoniere, 1970:

Il 1970 è un anno particolare per Mogol e Battisti, le cui penne firmano tre pezzi passati alla storia della musica italiana: Insieme per Mina, Fiori di rosa, fiori di pesco cantata dallo stesso Battisti e la strappalacrime Per te, destinata a far vibrare le corde vocali  della nostra Patty. Eccola qui in un sobrio outfit paiettato durante un Canzonissima dello stesso anno, con la Raffaella nazionale:

Attenzione attenzione: fra sei giorni Maremoto in Riviera

Mancano solo 6 giorni alla settima edizione del Maremoto (dal 25 al 28 luglio 2013), il festival per occhi e per orecchie che anche quest’anno inonderà l’ex-galoppatoio di San Benedetto del Tronto con musica live, dj set, mercatini, mostre, visual art e workshop creativi.
Tra gli ospiti più attesi Zamboni & Baraldi il 26 luglio, i Ministri il 27 e i Mellow Mood domenica 28. E poi ancora Wide Hips 69, Coconuts Killer Band, Glory Hole Family e Rude Massive Sound. Si parte giovedì 25 con il Pio Day, una serata con 90 musicisti per ricordare un grande amico ed artista.

Vi regaliamo un momento nostalgico e revival con il foto-racconto della scorsa edizione:

 

Léo Ferré in 5 canzoni

Léo Ferré è il protagonista dell’omonimo festival che si svolgerà al Teatro Concordia di San Benedetto del Tronto da giovedì 13 a sabato 15 giugno. È stato uno dei più grandi cantautori in lingua francese del dopoguerra ed ha trascorso gli ultimi 20 anni della sua vita a Castellina in Chianti, nelle colline del senese.
Léo nasce nel Principato di Monaco il 24 agosto 1916 da Joseph, direttore del casinò di Monte Carlo e da Marie Scotto, sarta di professione. Scopre il canto a 7 anni e già a 14 scrive il suo primo componimento per una messa a tre voci, Kyrie. Debutta in pubblico all’Accademia di Belle Arti di Monte Carlo nel 1941, due anni prima del matrimonio con Odette Schunk.
Ma sono le ideologie del dopoguerra a segnare l’uomo e il cantante che Ferré diventerà. Trasferitosi a Parigi nel 1946, il giovane cantautore monegasco si avvicina all’ambiente anarchico e poi al sottobosco politico preludio del sessantotto.
Le sue canzoni infiammano sotto le pietre tematiche dell’amore, della noia, della violenza e dell’anarchia. In quegli anni scrive canzoni contro Pinochet (“Allende“), De Gaulle (“Mon General“), Pio XII (“Monsieur tout blanc“) e stringe amicizia con molti esiliati spagnoli. Alcuni dei suoi pezzi più importanti sono stati cantati da Edith Piaf e dalla sua  fedelissima interprete Catherine Sauvage.
Memorabili le bordate di emancipazione sessuale e i decadenti inni all’amore perduto: denuncia, lotta e sentimento restano le cifre stilistiche che fanno rientrare Ferré a pieno titolo nella ricca generazione di chansonniers francesi quali Jaques Brel, Charles Aznavour, Serge Gainsbourg e Georges Brassens.

Abbiamo selezionato per voi 5 pezzi:

1) “Tu non dici mai niente” è una delle sue opere conosciute. Qui la musica e le parole sfiorano l’ermetismo.

 

2) “Col tempo”, versione in lingua italiana di Avec le temps del 1972. La canzone è stata interpretata successivamente da Gino Paoli, Dalida, Patty Pravo e nel 2003 da Franco Battiato.
«Quando il sabato sera, la tenerezza rimane senza compagnia…»

 

3) “La solitudine”, scritta nel 1972
«La disperazione è una forma superiore di critica. Per ora, noi, la chiameremo felicità..

 

4) “Gli Anarchici”, esistenziale e melanconico manifesto di chi credeva percorribile la via dell’anarchia

5) L’ultima è “Il tuo stile”, una struggente poesia che fonde la sacralità della donna con la futilità del mondo circostante.
«Tutti questi rumori dentro i quali ti immergi, nei quali ti esilio per amarti da lontano… Di te mi piace ciò che posso immaginareinseguendo nell’aria i contorni di un gesto, la tua bocca inventata al di là del volgare…»

Quel Köln Concert che segnò la storia della musica

Questa sera, alle ore 21, la pianista Irma Picari riproporrà al Teatro Concordia la versione integrale del Köln Concert di Keith Jarrett.
Il concerto, eseguito per la prima volta nel ’75 a Colonia, è una pietra miliare della storia della musica jazz e non solo, e rimane l’opera più famosa e riuscita del grande musicista statunitense.

Nato l’ 8 maggio del ’45 in una cittadina della Pennsylvania, Keith si esibisce nel primo concerto a 9 anni e, dopo una promettente gavetta, appena venticinquenne entra nell’olimpo del jazz al fianco di giganti: Miles Davis, Art Blakey e Charles Lloyd.
E’ attualmente uno dei più grandi pianisti jazz, ma la sua poliedricità ha abbracciato negli anni diversi generi – dal gospel e dal blues alla classica – mescolandoli insieme fino ad avere una fusione musicale unica e innovativa.
Dalla metà degli anni ’70 in poi, i suoi concerti prendono le sembianze di rituali religiosi, cui partecipano gruppi di veri e propri devoti per i quali la sua musica ha un potere meditativo, spirituale e di trasformazione. Tutto comincia dalla registrazione di un album singolo eseguita all’Opera Haus di Colonia, in Germania, il 24 gennaio 1975.
Quella sera Keith, senza saperlo, fa qualcosa che segnerà il jazz e il new age per i successivi 20 anni.
La serata si preannunciava sfortunata: Jarrett chiese di suonare il suo pianoforte preferito, uno Steinway, ma per una serie di disguidi quel pianoforte non arrivò mai. Gli organizzatori portarono sul palco uno dei due Bösendorfer che erano dietro le quinte, l’unico che il pianista, colmo dei colmi, non aveva provato.
Contro tutte le previsioni, Jarrett comincia a suonare i primi minuti, con un crescendo di suspance ritmica che dà il via a un’avventura sperimentale della durata complessiva di circa un’ora. Suddivisa in 2 parti e 4 sezioni (part I, part IIa, part IIb, part IId), la performance si snoda attraverso un ritmo ossessivo fatto accordi complessi, cavalcate gospel, melodie rag e richiami blues: un epocale caleidoscopio di generi che consacra definitivamente Jarrett uno dei più grandi pianisti del ‘900.

Il concerto fu inciso su doppio vinile e distribuito nello stesso anno. Sempre nel ’75, il Times  premiò l’album con il Record of the Year Award. Nel 1978 The Köln Concert aveva già venduto un milione e mezzo di copie, record che viene triplicato quando nel 1990 la casa discografica ECM riedita l’album in un unico cd. Il Köln resta ancora il più famoso e venduto album di jazz solo.
Nel video, un’improvvisazione di Jarrett all’Umbria Jazz del 1975:


Nel 2006, dopo aver realizzato un’analoga improvvisazione al Carnegie Hall, in un’intervista Jarrett fa riferimento a quel contatto letteralmente fisico, corpo a corpo col piano, che da sempre è la sua cifra stilistica:

I miei occhiali stavano cadendo, i pantaloni anche. Io sudavo copiosamente, accovacciato, in piedi, seduto, e pensavo ‘niente mi può fermare ora’.

A sentir le composizioni più recenti, davvero, niente lo ha fermato.

Franz Liszt, costolette, barbabietole e fichi a Grottammare

Torna la decima edizione del Festival Liszt, la sette giorni grottammarese dedicata alla musica classica ed in particolare a Ferenc Liszt, meglio noto col nome di Franz.

Ma chi era Liszt?

Franz Liszt nacque a Raiding, in Ungheria, nel 1881.
Fu direttore d’orchestra, pianista, compositore, organista e prete.
Suonò a Vienna, Parigi, Londra, Kiev, Weimar, Bayreuth e in molte città svizzere.
Fu grande amico di Chopin, Schumann e Wagner.
Divenne suocero di quest’ultimo quando il buon Richard sposò in seconde nozze Cosima, figlia illegittima di Liszt, avuta da una relazione adulterina con Marie d’Agoult.
Aveva mani grandi e affusolate, invidiate da tutti i musicisti dell’epoca.
Agli inizi del 1886 contrasse una grave forma di polmonite durante un festival organizzato dal cognato, ma vent’anni prima, nel 1868, si fermò a Grottammare. Morì nel luglio 1886.
Appena  101 anni dopo sarebbe andata in onda la prima internazionale di Beautiful, trasmessa dalla CBS in più di 100 paesi.

“L’ azzurro mare, gli ameni colli verdeggianti, la dolcezza del clima e il profumo dei fiori e degli aranci formano una poesia pari alla celeste armonia dei suoni”, scrisse nella lettera del 7 settembre 1868  indirizzata alla sua amata Carolyne.
Nella putza ungherese mangiava pannocchie abbrustolite, a Grottammare si accontentò di “costolette, bistecche, barbabietole, fichi” – per contorno un’insalata, ehm, volevamo dire un’insolita e totale assenza del pianoforte – e forse fu anche per questo che le sue sei settimane in riviera rimasero “uno dei migliori e più dolci ricordi della vita”.

Ogni anno la città di Grottammare lo ricorda per mezzo del Festival; noi, nel nostro piccolo, proviamo a farlo proponendovi l’ascolto dei suoi tre pezzi più celebri.
Non possiamo non cominciare con la versione per orchestra di Hungarian Rhapsody no.2, la più conosciuta delle sue 19 “rapsodie ungheresi”, composte per metà tra gli anni 1845-1853, le altre completate dal 1882 al 1885.
Con esse volle rendere omaggio ai moti rivoluzionari per l’indipendenza dell’Ungheria dall’Austria.

Proseguiamo con Liebesträume – Sogno d’amore, gruppo di tre componimenti per pianoforte; il terzo, un appassionato e funambolico notturno, passerà alla storia della musica classica.
Negli anni ’50 Arthur Fiedler, leader della famosa orchestra sinfonica di musica popolare, la Boston Pops Orchestra, incise  la melodia insieme alla Rapsodia Ungherese, contribuendo così alla pur già consolidata fama novecentesca di Liszt come uno dei più grandi pianisti di sempre.

Nel terzo ed ultimo video che vi consigliamo, Berezovsky, talentuoso pianista russo, suona l’ Étude d’exécution trascendante, quarto dei dodici “studi d’esecuzione trascendentale” composti tra il 1826 e il 1851.
Il numero 4, intitolato Mazeppa (in re minore), è ispirato  all’omonima ballata di Victor Hugo, ed è ricordato come uno dei brani lisztiani più virtuosi e riusciti.

Le vostre immagini e parole dal concerto di Vincio Capossela

Vinicio Capossela a San Benedetto del Tronto

Immagini e parole dal concerto del 6 agosto 2012 di Vinicio Capossela al porto di San Benedetto del Tronto per il tour Rebetiko Gymnastas.

Storified by · Tue, Aug 07 2012 05:19:26

Stasera Vinicio Capossela a scrocco dalla terrazza del circolo è #benebeneMaria Giulia Zeller
Vinicio, noi stiamo arrivando..!!vandalamatta
Qualcuno sa quanto costa il concerto di Vinicio Capossela stasera a SBT e se ci sono posti?Luca Di Bella
Tanti auguri a me 🙂 #viniciogamogni
Foto appena pubblicata @ concerto Vinicio Capossela S. Benedetto https://instagr.am/p/N_4JMeIKkW/Michele Levi
Aspettando Vinicio Capossela #OpenSea #porto #SanBenedetto https://pic.twitter.com/WjlK7GzEcittasbt
Musica nel #maredelpicenorobertocapriotti
Capossela #sanbenedettodeltronto https://instagr.am/p/N__WexBtmS/GiusyG
Capossela fa ginnastica al #porto di #SanBenedetto #OpenSea https://pic.twitter.com/FuRYQ41Vcittasbt
CaposselaLuca Mestichelli
Vinicio Capossela @ Open Sea 12 San Benedetto del Tronto https://instagr.am/p/OABHllu3Hs/Krapp
Vinicio Capossela mi confonde e mi incanta al porto di #sanbenedettodeltronto…Barbara Torquati
Vinicionaffera
Vai vai, tanto non è l’amore che va via… #Capossela #sanbenedettodeltrontoBarbara Torquati
Vinicio Capossela @ Open Sea 12 (@ Faro S. Benedetto Del Tronto) [pic]: https://4sq.com/Nf6y6TKrapp
Signora Luna proteggi i Rebetiko Gymnastas e Vinicio Capossela https://instagr.am/p/OADP3Ipczh/Fabio Curzi
#openyoursea#opensea#sbt#igerspiceni#igersmarche#igersitalia#viniciocapossela#bw#blackandwhite#concertuzLuca Mestichelli
Capossela legge il Canto notturno di un pastore errante nell’Asia, mentre Signora Luna sorge sul mare di Leopardi #marcheFabio Curzi
l’illusione e’ il lusso della gioventu’ #Capossela #SanBenedetto #OpenSeaEleonora Camaioni
Capossela 3Luca Mestichelli
"Ho il Ballo di San Vito e non mi passa" cit. Io ti amo, Vinicio Capossela..vandalamatta
La lentezza è aristocratica e la nobiltà è d’obbligo #CaposselaLivia Petrucci
Incredibile Capossela, incredibile ancora suona.. https://pic.twitter.com/CT4aRxwUEmidio Girolami
Un indizio sul comò… #Capossela #sanbenedettodeltrontoBarbara Torquati
ScivolaLuca Mestichelli
solo nell’errore manifestiamo la nostra natura #Capossela #OpenSeaEleonora Camaioni
Capossela chiude con La canzone delle semplici cose, dedicata a Chavela Vargas, morta ieriFabio Curzi
VinicioMarcello Concetti
quando e’ sprecata la vita, e’ sprecata in ogni dove #Capossela #OpenSea #SanBenedettoEleonora Camaioni
#caposselasaraele
sciolse il suo dono d’amore e a lei si dono’ #Capossela #OpenSea #SanBenedettoEleonora Camaioni
la luna altre stelle pregava che l’alba imperiosa cacciava #Capossela #OpenSea #SanBenedettoEleonora Camaioni
#viniciocapossela #live #porto #opensea #igerspescara #igerspiceni #igersmarcheFrancesca Paci
Concerti… E che concerti grazie Vinicio. #viniciocaposselaFrancesca Rocini
Doveroso ricordo di chavela Vargas da parte di Vinicio Capossela al concerto al porto di san benedetto del tr, grazie a paolo de bernardinGiovanni Gaspari
Discussioni sul fascino hipster di Capossela… (@ Osterix) https://4sq.com/Mp4XsSmichele bonelli
Grazie…Chiara Bellesi
Capossela al porto di San Beach è stato uno spettacolo…..tra il faro e le vele……e lui non si è risparmiato, anzi…..E’ tornato sul palco 4 volte bagnandoci di Montepulciano…Con una band che non ha aggettivi……Alexander Supertramp
"La lentezza è aristocratica e la nobiltà obbligatoria". Capossela visto da sotto il palco riusciva quasi a farmi piangere. Maestro.Marco Salvatore
Vinicio Capossela Rebetikos gymnastas Live@ San Benedetto del TrontoVincenzo Pioggia
Appunti magici su #Capossela. Il correttore automatico dell’iphone ha reso tutto magico e incomprensibile.Confido nelle riprese di @manuvoltRaffaellaStacciarini

La Tosca

Domenica 12 agosto il porto di San Benedetto del Tronto ospiterà la Tosca, il capolavoro lirico di Puccini.
La storia musicata “d’amore, arte e libertà” sarà realizzata dalla Cooperativa Italiana Attività Liriche e Musicali (C.I.A.L.M.) con la supervisione del direttore artistico Claudio Pugliese, regia di Lev Pugliese e allestimento a cura di Gianni Quaranta, uno dei più prestigiosi scenografi italiani.
Il libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica è tratto dall’omonimo dramma di Victorien Sardou, che fu messo in scena per la prima volta a Parigi nel 1887. L’editore italiano Ricordi ne strappò i diritti nel 1893 e la commissionò a Puccini due anni più tardi, qualche mese dopo lo strepitoso successo della Bohème.

La trama:
Ambientata a Roma nel 1800, la Tosca narra la storia d’amore tra la cantante Floria Tosca e il pittore (e simpatizzante rivoluzionario) Mario Cavaradossi. A mettere i bastoni tra le ruote dei due amanti è Scarpia, perfido capo della polizia di Roma, che fa arrestare Cavaradossi con l’accusa di tradimento. Prima di firmare il foglio della fucilazione, Scarpia propone il ricatto: una notte d’amore con Tosca in cambio della vita dell’uomo. Tosca, straziata al pensiero della morte di Cavaradossi, accetta una “fucilazione simulata” e l’assicurazione di poter lasciare subito dopo la città insieme all’amato, ma non appena rimane sola con Scarpia lo uccide con un pugnale. Quando avviene la finta fucilazione, Cavaradossi stramazza al suolo “meglio di un attore”; Tosca fa presto ad accorgersi che Mario è morto davvero e, in preda ad una cieca disperazione, sale sulla merlatura del castello e si getta nel vuoto.

La storia (nei teatri e in tv):
 Il tocco melodico pucciniano emerge soprattutto nelle tre romanze (una per atto), durante le quali la tensione della vicenda rallenta in direzione lirica. Recondita armonia, Vissi d’arteE lucevan le stelle  questi i titoli delle famosissime tre arie – sono state interpretate nel corso degli anni dai più grandi rappresentanti della musica classica mondiale.

Ripercorriamo ora i momenti più salenti delle varie messe in scena della tragedia nel secolo scorso.
Iniziamo con Recondita armonia, prima aria dell’atto I, cantata dal tenore italiano Luciano Pavarotti a Reggio Emilia il 29 aprile del 1991, in occasione del trentesimo anniversario del suo debutto.

Vissi d’arte è la quarta aria del secondo atto. Il 25 novembre del ’56 Maria Callas vestì i panni di Tosca a New York e la sentiamo qui arieggiare il verso “vissi d’arte, vissi d’amore, non feci mai male ad anima viva!”.
Una curiosità: Tosca è stata l’ultima opera interpretata dalla Callas, nel 1965, durante l’apertura della stagione lirica a Covent Garden.

Tosca – nei luoghi e nelle ore di Tosca è il titolo del “live film” realizzato nel 1992 da Andrea Andermann, e fu trasmesso in diretta in 107 paesi contemporaneamente, per oltre un miliardo e mezzo di spettatori.
La tragedia è rappresentata nei luoghi e nei momenti voluti da Puccini: i tre atti vengono infatti messi in scena a mezzogiorno, alla sera e all’alba del giorno seguente.
Di seguito, la celebre aria E lucevan le stelle girata a Castel Sant’Angelo, con Placido Domingo nel ruolo di Cavaradossi.