Ersatzverkehr per la prima volta in Italia

In vista di Open Sea abbiamo intervistato uno dei suoi protagonisti, l’attore sambenedettese Edoardo Ripani, che sarà impegnato nello spettacolo ErsatzverkehrServizio sostitutivo, che si svolge su un autobus e in cui gli spettatori sono passeggeri.

Alle 19 del 5, 6 e 7 agosto un autobus preleverà il pubblico presso la Rotonda Giorgini per farlo assistere ad uno spettacolo che si annuncia molto particolare. Quali sono le particolarità di Ersatzverkehr (Servizio sostitutivo)?
Ersatzverkehr è uno spettacolo che si adatta alle città nelle quali viene presentato. Ideato da Lajos Talamonti, dal 1999 ad oggi ci sono state oltre 100 repliche del progetto, tra Germania, Olanda, Svizzera e Romania. Ma ogni città che ospita Ersatzverkehr assiste ad uno spettacolo diverso. Si può dire, infatti, che è la stessa città a scrivere, o quantomeno ad ispirare, lo spettacolo. Per la prima volta il progetto arriva in Italia, proprio a San Benedetto del Tronto che, naturalmente, sarà testo e contesto di un Ersatzverkehr ancora una volta unico e irripetibile, se non nella stessa San Benedetto. Si può parlare di “drammaturgia della città” a proposito di Ersatzverkehr.
Sebbene Lajos sia l’ideatore del progetto e il regista dello spettacolo, in questi giorni di allestimento c’è stato un lavoro di creazione collettiva a tre fra gli attori coinvolti (lo stesso Talamonti, Enoch Marrella ed io). Ognuno di noi ha portato all’interno dello spettacolo le proprie esperienze legate alla città, ma non solo.
Altra particolarità dello spettacolo sarà la Performance Nazionale/il Museo de futuro: una sorta di capitolo conclusivo dello spettacolo. Una novità assoluta per Ersatzverkehr, un esperimento che vuole coinvolgere i cittadini di San Benedetto, ma non solo, in prima persona. Stiamo, infatti, cercando ragazzi e ragazze dai 18 ai 35 anni per delle figurazioni all’interno della performance. Chi fosse interessato può contattare Enoch Marrella: enoch.marrella@gmail.com

Da diverso tempo stai lavorando fuori d’Italia. Che differenze avverti e quali curiosità ci sono per il teatro italiano fuori dai nostri confini?
Sicuramente la differenza più evidente è quella di sistema. In Belgio o in Germania (le realtà che conosco meglio) il mondo della cultura è organizzato in un sistema efficiente che consente agli artisti e alle strutture culturali (associazioni, teatri, centri culturali, ecc.) di posizionarsi all’interno del contesto sociale. Il settore culturale è riconosciuto come un settore lavorativo a tutti gli effetti, al contrario dell’Italia. Già a partire dalla scuola materna l’arte, o meglio l’educazione all’arte, è una materia presente nei programmi scolastici ufficiali. Andare a teatro è una piacevole abitudine per la maggior parte della popolazione tedesca o belga, quantomeno nelle città.
Il teatro italiano non è molto conosciuto: per il contemporaneo si conoscono i gruppi storici degli anni ’80 e ’90 (Raffaello Sanzio, Motus, Fanny&Alexander, Teatrino Clandestino) che da diversi anni ormai si sono fatti apprezzare in Europa, in Belgio e Francia soprattutto, ma anche in Germania.
In generale si conosce poco di quanto sta avvenendo in Italia, penso anche e soprattutto alle occupazioni dei teatri (come il Teatro Valle Occupato, o l’Ex-Cinema Palazzo Occupato, entrambi a Roma), forse il fenomeno teatrale più importante dell’ultimo anno. L’ETI organizzava un festival di teatro contemporaneo italiano a Berlino, sciolto l’ETI il festival è morto.
Ad ogni modo permane nella coscienza dei popoli nordici il mito dell’Italia e degli italiani, come popolo di artisti eccellenti.

Quale spettacolo (oltre al tuo) consiglieresti di non perdere del programma di Open Sea e perché?
A mio avviso è la manifestazione estiva più importante della Riviera, ma non solo. Spero che anche quest’anno, come la scorsa estate, il pubblico partecipi con passione e competenza. Il sud delle Marche è pronto per accogliere e far crescere un festival di questo tipo.
Non voglio assolutamente perdere lo spettacolo di chiusura del festival, The End dei Babilonia Teatri, uno dei gruppi più interessanti del panorama italiano degli ultimi anni. Ho già visto alcuni spettacoli precedenti del gruppo veronese e trovo che il loro lavoro, soprattutto a livello drammaturgico, sia geniale. Tra l’altro lo spettacolo ha vinto il Premio Ubu 2011 come migliore novità italiana/ricerca drammaturgica. Appuntamento assolutamente imperdibile, martedì 7 agosto alle ore 23.30 al Teatro Concordia.

Ci sono festival di teatro e musica, che hai visto in giro per Italia ed Europa, e che possono essere interessanti come modello per le produzioni locali?
In Italia ci sono diversi Festival interessanti. Proprio in questi giorni si è concluso quello che, forse, è il più importante, il Festival di Santarcangelo. Ma ce ne sono altri, a Terni, Bassano, Andria, per citare solamente i primi che mi vengono in mente. Sicuramente la forza di questi Festival è quella di essere espressione di un territorio dove c’è fermento e partecipazione alla vita teatrale. Questi Festival fanno produzione, spalmano spettacoli sull’intera giornata, prevedono attività laboratoriali di studio e formazione, accolgono osservatori critici. I luoghi vivono in funzione del Festival. Da quello che ho potuto percepire, in Italia, i sempre più scarsi investimenti nel settore culturale creano grandi problemi, soprattutto nella fase di programmazione e preparazione.
All’estero si riesce a programmare con maggiore sistematicità, anche grazie ai maggiori investimenti finanziari, sia pubblici che privati.
Recentemente ho visto uno spettacolo al Zomer Festival van Antwerpen: un festival di teatro e musica che dura tutta l’estate, con spettacoli in diverse zone della città, punti ristoro, campeggi, ostelli e attività collaterali, a prezzi modici.
Un’altra realtà interessante è il Vrak Festival di Bruxelles, che si svolge in febbraio. Organizzato da un’ente di produzione e diffusione teatrale (in rete con altri enti simili francesi) che accoglie in residenza gruppi e artisti performativi, il Festival è una vetrina per gli artisti in residenza che presentano il proprio lavoro (spettacoli o studi).
Ad ogni modo in Belgio, soprattutto da maggio a settembre, c’è una quantità di Festival (musicali in maggioranza, ma anche teatrali) impressionante per un territorio così piccolo.

Seguici su Twitter

  • ...loading...

Seguici su Facebook

Realizzato col contributo di...

© Mare del Piceno
Tutti i diritti riservati