Enrico Baj

Enrico Baj nasce a Milano nel 1924.
Diventa avvocato frequentando nel frattempo l’Accademia di Belle Arti di Brera e nei primi anni ‘50 comincia a partecipare alle avanguardie artistiche accanto a Fontana, Manzoni, Klein, Jorn, Max Ernst, Marcel Duchamp, E. L. T. Mesens, e altri artisti del gruppo CoBra, del Nouveau Réalisme e del Surrealismo.

Delle attività di quegli anni vanno ricordati, oltre alle numerose mostre personali in Italia e in tutta Europa, i manifesti, tra cui quello della Pittura Nucleare (1952) e quello Contro lo stile, entrambi in opposizione al formalismo e alla geometrizzazione che si andava affermando nell’arte.
La sua opera si articola in vari periodi, tutti unificati da un forte impegno civile, da un aspetto ludico dell’arte e da un’ironia dissacratoria che saranno cifre stilistiche ricorrenti nella sua produzione.
Spazia tra tutte le tecniche artistiche, dal dripping al collage, passando per ogni sorta di materiale: l’arte per Baj è impegno e gioco, divertimento e sperimentazione senza mai dimenticare la realtà.

Negli anni ‘80 si accosta anche al mondo del teatro collaborando alla messa in scena di opere di Rabelais, Lamtreament e Jarry. Con particolare attenzione alla commedia dell’arte e ai suoi personaggi, Baj realizza una cinquantina di marionette ispirate ad Ubu, il protagonista di “Ubu re”, commedia del drammaturgo francese Alfred Jarry.

Il legame tra pittura e scrittura è stato per l’artista milanese sempre molto stretto e proficuo.
Ha avuto rapporti con letterati italiani e stranieri come Alda Merini, Umberto Eco, Italo Calvino, Edoardo Sanguineti, Giovanni Giudici, Marcel Duchamp, Raymond Queneau, André Breton e tanti altri. Ha pubblicato inoltre Patafisica, Automitobiografia, Impariamo la pittura, Fantasia e realtà con Guttuso, Ecologia dell’arte.
Baj muore a Vergiate (Varese) il 16 giugno 2003.

Tra le opere più importanti ricordiamo:
“I generali (1959)”
“I funerali dell’anarchico Pinelli” (1972)
“Nixon parade” (1974)
“L’Apocalisse” (1979)
“Epater le robot” (1983)
“Manichini” (1984-87)
“Metamorfosi e metafore” (1988)
“Mitologia del Kitsch” (1989)  
164 ritratti dei Guermantes tratti dalla Recherche di Proust (1999)

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