Né topo, né castoro: la nutria

Tra le tante specie animali che abitano la Riviera delle Palme, merita un posto particolare la nutria (o “castorino”), il mammifero roditore che si può facilmente incontrare lungo le zone acquatiche della Sentina, a San Benedetto del Tronto.
La denominazione scientifica è Myocastor coypus, dal greco mŷs (topo) e kástōr (castoro): la sua somiglianza con il topo e il castoro la fanno infatti spesso confondere con uno di questi due roditori.
Le differenze tra le tre specie sono in realtà molte. La nutria è molto più grande di un topo, raggiungendo non di rado il metro di lunghezza e i 17 kg di peso. Rispetto al castoro, le differenze più marcate sono la forma cilindrica della coda e il colore della pelliccia, che nella nutria è molto più scuro, con solo qualche ciuffo chiaro.

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La nutria fu scoperta in Sud America da un gesuita cileno, il naturalista e botanico Juan Ignacio Molina.
Questi animali abitavano soprattuto le pianure di Paraguay e Bolivia fino a quando, nel XIX secolo, si diffuse e crebbe la richiesta della loro pelliccia, chiamata “pelliccia di castorino”. Per questo motivo, vennero creati appositi allevamenti intensivi di nutrie in Asia, negli Stati Uniti e in molti paesi europei, come Francia, Scandinavia, Inghilterra e Olanda. In Italia oggi è presente soprattutto nella Pianura Padana, nel Lazio e lungo la costa adriatica fino all’Abruzzo.

Si nutre principalmente di radici, tuberi e rizomi, ma in caso di necessità la sua alimentazione si allarga a qualsiasi parte vegetale si trovi nel territorio. Vive in condizioni semi-acquatiche, spesso a ridosso di fiumi, acquitrini e rive dei laghi, ma è visibile quando cala il sole, di sera o in notturna. Soltanto nei periodi più freddi fa capolino anche durante il giorno.
Una nutria ripresa nelle acque della Sentina, a San Benedetto del Tronto:

I gatti del Molo Sud

È un soleggiato pomeriggio di fine luglio. San Benedetto del Tronto si lascia cullare dal sottofondo della risacca e dal chiacchiericcio dei bagnanti. La spiaggia riprende vita dopo il riposino post-prandiale e con essa il Molo Sud, luogo adatto a quest’ora per sgranchirsi le gambe e ammirare uno degli scorci più affascinanti della città.
C’è chi scambia due chiacchiere sotto al sole…

Fonte: Flickr.com - E.mya Photography
Fonte: Flickr.com – E.mya Photography

e tipi ansiosi che scrutano l’orizzonte

Roberta iannaccone
Fonte: Flickr.com – Roberta Iannaccone

 Qualcuno cede alle coccole…

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Fonte: 500px.com – Mario Pignotti

… mentre le coppie affiatate si mettono in posa per lo scatto da rituale

Fonte: Flickr.com - Luigi Giudici
Fonte: Flickr.com – Luigi Giudici

Il caldo si fa sentire, è ora di darsi una rinfrescata

Fonte: Emidio Girolami
Fonte: Instagram – Emidio Girolami

“Ma anche no”, risponde a tono qualcuno

Fonte: Flickr.com - Roberto Taddeo
Fonte: Flickr.com – Roberto Taddeo

E chi i toni li alza un po’ troppo

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Fonte: Flickr.com – Zagor64

probabilmente per contendersi lo spuntino pomeridiano.

Roberto Taddeo copia
Fonte: Flickr.com – Roberto Taddeo

Piccoli avventurieri tentano grandi salti

Fonte: 500px.com - Mario Pignotti
Fonte: 500px.com – Mario Pignotti

Ma al calar del sole  si torna tutti, un po’ mogi, verso casa.

Fonte: Flickr.com - AleBaglions
Fonte: Flickr.com – AleBaglions

 

I soggetti ritratti in foto sono i gatti che abitano il Molo Sud di San Benedetto del Tronto, la caratteristica colonia felina che si incontra estate/inverno passeggiando tra gli scogli del MAM, il Museo d’Arte sul Mare. Tutte le foto:

 

 

 

I delfini si chiamano per nome

I delfini sarebbero in grado di chiamarsi per nome: lo dimostra l’esito della ricerca di due biologi marini dell’Università di St. Andrews, pubblicata sulla rivista Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences) ed edita dal sito web Wired, che potete leggere in versione integrale qui.

Per decenni, gli scienziati sono stati affascinati dal cosiddetto fischio-firma del delfino, quel caratteristico verso che il mammifero marino impara sin da piccolo e utilizza per tutta la vita. Il significato del fischio è tuttora questione di dibattito, ma la recentissima ricerca di Stephanie King e Vincent Janik – questo il nome dei due autori della scoperta – ha mostrato come i delfini rispondano selettivamente se ascoltano le registrazioni dei lori fischi, allo stesso modo di come un essere umano reagirebbe al sentirsi chiamare per nome.
Aggiunto ai precedenti esperimenti, il risultato della ricerca “rappresenta il primo caso di parallelismo tra la comunicazione di un’altra specie animale e quella umana”, ha affermato la King, ricercatrice dell’Università scozzese di St. Andrews. Lei e Janik hanno studiato il comportamento di 200 delfini al largo della costa orientale della Scozia, registrando singolarmente i loro fischi e ritrasmettendoli poi in mare tramite un idrofono, ovvero un microfono progettato per essere utilizzato sott’acqua.
All’ascolto dei suoni in maniera differenziata, è scaturito che i tursiopi ignoravano i suoni non familiari o quelli appartenenti ad altri, mentre invece rispondevano sempre e rapidamente al loro fischio-firma.
“I delfini hanno un vasto repertorio vocale, gran parte del quale rimane inesplorato”, continua la King, “fino ad ora forse si è sottovaluta la complessità del loro sistema di comunicazione, le capacità cognitive e la profondità di significato nelle loro azioni.”

Vi proponiamo un filmato girato nelle acque di Ischia: durante un giro in barca, un gruppo di turisti si imbatte in un branco di delfini. A chi applaude e fischia dall’imbarcazione, gli animali offrono uno spettacolo di salti e tuffi.

 

Totani, seppie e calamari: qual è la differenza?

Seppie, totani e calamari sono molluschi che troviamo di frequente sulle nostre tavole, ma che spesso, per caratteristiche simili tra loro, non riusciamo a distinguere. Andiamo a vedere un po’ più da vicino cosa li accomuna e li differenzia.

Tutti e tre appartengono all’ordine dei cefalopodi (dal greco kephale, testa e podos, piede) e decapodi, cioè con dieci braccia, delle quali 8 corte e tozze e le altre due più lunghe e retrattili che vengono estroflesse solo per catturare le prede.
Sopra alle braccia c’è il sacco dei visceri, e qui cominciano le differenze. Mentre quello delle seppie è più largo e di forma ellittica, nei calamari e nei totani è più affusolato. Questi ultimi differiscono inoltre tra loro per la pinna posta ai lati del sacco: la pinna del calamaro è di forma romboidale e occupa quasi 3/4 del sacco, il totano invece ha una pinna triangolare più piccola, inserita nella parte finale del sacco.
Anche le loro conchiglie interne, ricoperte esteriormente dal mantello, hanno diversa morfologia. La seppia presenta il caratteristico “osso di seppia”, una parte semirigida che contiene al suo interno i gas che permettono il galleggiamento del mollusco. Nei totani e nei calamari invece la conchiglia si assottiglia fino a prendere le sembianze di una “penna” (o “gladio”) trasparente e affusolata.
Seppie, totani e calamari sono presenti in quasi tutti i mari e tendono a vivere generalmente in prossimità dei fondali.
Un video che vi mostra dal vivo le diversità tra le tre specie:

Le 19 Bandiere Arancioni marchigiane: anche quest’anno premiate Acquaviva Picena e Ripatransone

Sabato 28 e domenica 29 giugno 2013 in 19 piazze marchigiane si terrà in contemporanea la festa della Bandiera Arancione. La due giorni, intitolata “Gusta l’arancione: le Marche arancioni in piazza”, prevede un ricco cartellone di iniziative: concerti, attività teatrali, rievocazioni storiche, mostre ed enogastronomia, il tutto nelle variegate e suggestive cornici dei borghi delle Marche premiati con la Bandiera Arancione. Testimonial d’eccezione, e voce dello spot radiofonico RAI realizzato per l’evento, il conduttore televisivo Pippo Baudo. Per il programma completo cliccate qui.

La Bandiera Arancione è il riconoscimento con cui dal 1998 il Touring Club Italiano (TCI) premia i piccoli borghi dell’entroterra italiano che non superano i 15.000 abitanti. I criteri in base al quale esso viene assegnato vanno dalla valorizzazione del patrimonio culturale alla tutela dell’ambiente, passando per l’ospitalità e la ricettività, fino ad arrivare alla qualità della ristorazione e dei prodotti tipici. Il marchio di eccellenza arancione è temporaneo e viene verificato ogni tre anni. Ad oggi le bandiere arancioni italiane sono in totale 198.

Le 3 new entry di quest’anno a livello nazionale sono Civitella Alfadena (AQ), Offagna (AN) e Visso (MC), mentre le località picene di Acquaviva Picena e Ripatransone si riconfermano a pieno titolo nella rosa dei vincitori.
I 19 borghi marchigiani Bandiera Arancione: Acquaviva Picena, Camerino, Corinaldo, Genga, Gradara, Mercatello sul Metauro, Mondavio, Montecassiano, Montelupone, Monterubbiano, Offagna, Ostra, Pievebovigliana, Ripatransone, San Ginesio, Sarnano, Staffolo, Urbisaglia, Visso.

Tra cielo e terra, i borghi arancioni delle Marche” è lo spot realizzato per l’occasione da Gusta l’Arancione, con le immagini di tutte le località premiate:

#Thankyouseafarer: la giornata mondiale del navigante

Ieri, 25 giugno, era la Giornata Mondiale del Navigante. Per la terza volta, grazie alla festa istituita dall’ONU nel 2011, si è celebrato il milione e mezzo di persone che passa la vita a bordo di una nave.
Il 90% dei beni che consumiamo è trasportato via mare (già), ma ancora gli standard contrattuali dei marinai e quelli ambientali ed energetici del settore marittimo non sembrano garantire livelli adeguati.

Allora non ci resta che dire #Thankyouseafarer (grazie gente di mare, questo l’hashtag utilizzato per l’occasione) e, come suggerisce il video che trovate in fondo alla pagina, qualsiasi cosa voi stiate facendo prendetevi una piccolissima pausa. E pensateci su.

 

“Marche in Blu”, 18 città marchigiane in festa per la Bandiera Blu

Marche in Blu è la festa marchigiana della Bandiera Blu 2013. La giornata di sabato 15 giugno sarà interamente dedicata al nostro mare, alle nostre spiagge e ai nostri ospiti, attraverso una serie di iniziative che vanno dalle attività sportive alle letture in spiaggia, dai giochi per i più piccoli agli appuntamenti eno-gastronomici, e poi concerti in riva al mare, mostre e tanto altro ancora.
Il blu colorerà dalla mattina a tarda notte l’intera costa della regione e in particolare le 18 città marchigiane premiate con la Bandiera Blu, delle quali vi abbiamo già parlato qui. Quest’anno le Marche sono la seconda regione virtuosa in Italia per numero di bandiere blu, con 18 città in festa: Gabicce Mare, Pesaro, Fano, Mondolfo-Marotta (provincia di Pesaro-Urbino); Senigallia, Portonovo, Sirolo, Numana (Ancona); Porto Recanati, Potenza Picena-Porto Potenza Picena, Civitanova Marche (Macerata); Fermo Lido-Marina Palmense, Pedaso (Fermo); Porto Sant’Elpidio, Porto San Giorgio, San Benedetto del Tronto, Grottammare e Cupra Marittima (Ascoli Piceno).
E’ possibile seguire la diretta streaming sabato dalle 21.30 su www.newsmarche.it

 

Il programma di San Benedetto del Tronto, Grottammare e Cupra Marittima:

San Benedetto:

  • Ore 8.30 – Alla scoperta della Sentina
    Lungomare Sud e Sentina
    Pedalata guidata nella Riserva Naturale (Partenza Piazza D’Acquisto)
  • Ore 10.00 – Vela nel blu
    Circolo Velico “Ragn’ a vela” – conc. 71/bis
    Avviamento alla vela e dimostrazioni cat. Optimist e 420 per ragazzi U14
  • Ore 10.00 – Beach volley
    Beach Arena – Area Ex Camping
    Torneo per ragazzi a partecipazione libera
  • Ore 10.30 – Donne in canoa nel blu
    Lega Navale Italiana – conc. 45/bis
    Escursione in canoa
  • Ore 11.00 – Racconti di Mare
    Giardino dei Bambini – tra conc. 71 e 71/bis
    Letture animate per bambini
  • Ore 12.00 – Scogliere d’amare
    Sala Consiliare
    Inaugurazione mostra didattica fotografica
  • Ore 15.30 Imparo a pescare
    Molo Sud
    Avviamento alla pesca sportiva per ragazzi U14
  • Ore 16.00 – Schiccherissima
    Giardino dei Bambini – tra conc. 71 e 71/bis
    Gara di biglie sulla spiaggia per bambini e adulti
  • Ore 16.30 – Handball Beach
    Beach Arena – Area Ex Camping
    Torneo U12 “Riviera delle Palme”
  • Ore 18.00 – Aperifish di Anghiò 
    Piazza Giorgini e Stabilimenti balneari aderenti
    Festival Internazionale del Pesce Azzurro
    Aperitivi a base di pesce azzurro dell’Adriatico e vini bianchi del Piceno
  • Ore 19.00 – Locali Storici delle Marche
    Palazzina Azzurra
    Consegna dei premi ai 350 Locali storici delle Marche
  • Ore 21.00 – Sventola Bandiera Blu
    Darsena Turistica “Piazzale Pinguino”
    Cerimonia di consegna della Bandiera Blu Fee 2013
  • A seguire: Sea Blu Concert
    Lito Fontana (trombone solista)
    e i 50 maestri dell’Orchestra “A. Vivaldi”
Grottammare:
  • Ore 11.00Giochi in spiaggia e castelli di sabbia
    Spiaggia libera antistante Piazza Kursaal
  • Ore 18.00Aperitivo in Blu: degustazione di vini e prodotti tipici locali
    Piazza Kursaal
  • Ore 21.30Marche in Blu: consegna Bandiera Blu agli operatori turistici
    A seguire concerto di cover band

Cupra Marittima:

  • Ore 11.00Spazio Ragazzi: mostra fotografica e costruzione sculture di sabbia
    Lungomare e spiaggia centrale
  • Ore 21.30Marche in Blu: spettacolo musicale e sagra dei bomboletti e delle cozze
    Paese Alto di Cupra Marittima

Il tonno è un pesce azzurro?

Il tonno è un “pesce azzurro”? Rispondiamo subito: .
Quella del pesce azzurro è da sempre una classificazione che fa storcere il naso agli ittiologi e mette in crisi i curiosi. Così come il pesce bianco e i frutti di marepesce azzurro non corrisponde ad un gruppo scientificamente definito di specie. La denominazione, ormai entrata nell’uso popolare, si riferisce a tutti quei pesci – in genere di piccola pezzatura – dal ventre argenteo e con le squame superiori tendenti al blu o al verde.
Nei pesci azzurri veri e propri rientrano quindi l’alice (o acciuga), la sardina, l’aguglia, l’alaccia, la cheppia, il lanzardo la papalina lo sgombro e il suro. Una classificazione allargata includerebbe anche il tonno e il pesce spada, che in quanto a dimensioni e forma non hanno niente in comune con gli altri “azzurri”, ma sono assimilabili a loro per colorazione. 
Nell’Adriatico, e in generale nei mari italiani, la specie più comune è il tonno rosso (Thunnus thynnus), che può raggiungere i 3 metri e i 600 kg, considerato tra tutti il più pregiato. Il famoso tonno in scatola viene invece preparato con le carni del tonno pinna gialla (AlbacaresYellowfin tuna), così chiamato per le sfumature gialle sulla punta delle pinne. Delle otto specie appartenenti alla famiglia dei Tunnidi, l’unico oltre al tonno rosso a vivere nel nostro mare è l’Alalunga, simile al suo parente carminio ma meno slanciato e più piccolo (1 metro di lunghezza per 25 chilogrammi di peso al massimo). Gli altri quattro, il Maccoyii, l’Obesus, l’Orientassi e il Tonggol abitano esclusivamente i fondali oceanici del Pacifico e dell’Atlantico, spingendosi solo con la migrazione del Tonggol sino al Mar Rosso.

Tartare di tonno – foto instagram di @lucacerqui1970

Dal punto di vista nutrizionale, il tonno è un ottimo alleato della nostra tavola: ipocalorico (circa 105 kcal ogni 100 grammi), povero di grassi, e ricco di proteine e omega 3. Se si pensa alle innumerevoli ricette a base della sua carne, viene in mente quella scena del film Forrest Gump nella quale Buba, il commilitone del protagonista, impiega una giornata intera ad elencare le modalità di cottura dei gamberi. Del tonno infatti si mangia la trippa, la bottarga, il ventre, il lattume, il cuore, il filetto; il tonno si può preparare e gustare in agrodolce, crudo (tartare, sushi e sashimi), sott’olio, al naturale, affumicato sotto sale, fino ad arrivare all’onnipresente e multitasking tonno in scatola.
Insomma, come direbbe la Lucianina Littizzetto, “se nasci delfino la sfanghi, se nasci tonno sei rovinato”.

Il pesce azzurro

Con pesce azzurro  intendiamo in genere alcune varietà di pesci di piccola pezzatura dalle squame superiori tendenti al blu e dal ventre argenteo.
Quella del pesce azzurro non è una vera e propria classificazione scientifica, ma una denominazione di uso generale, un po’ come nel caso dei frutti di mare o del pesce bianco.
Appartengono a questa grande famiglia pesci come l‘aguglia, l’alaccia, l’alice, il cicerello, la costardella, il lanzardo, il pesce sciabola, la sardina, lo sgombro, lo spratto e il suro. Pur se di differenti forme e dimensioni, possono essere considerati azzurri anche  l’alalunga, l’alletterato, il biso, la lampuga, la palamita, il pesce spada e il tonno.
A causa dell’abbondanza nel Mar Mediterraneo, i piatti preparati con questi tipi di pesce vengono considerati appartenenti alla cucina marinara cosiddetta “povera”; dal punto di vista organolettico invece, sono pesci ricchissimi. Di sali minerali, grassi insaturi e benefici come gli omega 3 e carni particolarmente digeribili.
Tra l’altro, proprio perché pescato in tutti i mari italiani, il pesce azzurro offre costantemente garanzia di economicità e freschezza.

Ma che differenza c’è tra alice, acciuga e sarda?

Sentendo parlare di questi tre pesciolini spesso si fa confusione.
In realtà l’alice e l’acciuga sono due modi di chiamare lo stesso pesce, la latina Engraulis encrasicolus.
Alice
(o, quindi, acciuga) e sarda sono invece due specie differenti. Lo notiamo già dalla colorazione del corpo, sfumature dorate per l’alice e rossicce per la sarda. Un altro modo semplice per riconoscerle è la dimensione: la sarda raggiunge in genere i 20/25 centimetri, l’alice è più piccola (15/18 centimetri). La sarda ha il corpo leggermente affusolato, mentre l’ alice è più slanciato e curvo sopra la testa.

Le specie azzurre e le loro particolarità:

– l’acciuga (Engraulis encrasicolus, nota anche come alice): è un piccolo pesce della forma affusolata, che può raggiungere la lunghezza di 20 centimetri. Il dorso è  nerazzurro, fianchi e ventre argentei. Si consuma sia fresca che conservata;

– la sardina (Sardina pilchardus): è il classico pesciolino argenteo dal dorso verdeazzurro, che vive in bachi nel Mediterraneo. Si consuma sia fresco che conservato, fritto o alla griglia. Può raggiungere i 20 centimetri di lunghezza;

– l’aguglia (Belone belone): pesce dal muso molto aguzzo, è poco apprezzato. Lungo in media 50 centimetri, ha carni saporite ed è riconoscibili per un’anomala lisca verdastra sul dorso;

– l’alaccia (Sardinella aurita): simile alla sardina e frequente nelle acque più calde del Mediterraneo meridionale, può raggiungere i 30 cm di lunghezza;

– la cheppia (Alosa fallax nilotica): è un clupeide di grandi dimensioni. Può raggiungere anche il mezzo metro di lunghezza e vivere sia in mare, che nell’acqua dolce dei fiumi e dei laghi;

– il lanzardo (Scomber japonicus colias): pesce molto simile allo sgombro;

– la papalina o saraghina / spratto (Sprattus sprattus): pesciolino di piccole dimensioni, dieci centimetri di lunghezza al massimo. Ha il suo habitat vicino alle coste e prevalentemente a quelle dell’Italia centrale. Deve infatti il suo nome alle coste dell’antico Stato Papale;

– lo sgombro (Scomber scombrus): ha dorso ceruleo, striato di azzurro scuro con linee ondulate che si fermano a metà dei fianchi, forma fusiforme e ventre argenteo. Può raggiungere i cinquanta centimentri di lunghezza. Le sue carni sono particolarmente grasse ma altrettanto gustose. Ideale per la cottura su griglia;

– il suro (Trachurus mediterraneus): ha il dorso bluastro delimitato lungo i fianchi da una fila di squame aguzze e gli occhi grandi. Appartiene alla stessa famiglia delle aringhe, le quali, tuttavia, non sono pesci mediterranei;