Le pajarole di Acquaviva

Le pajarole sono in generale dei cestini di paglia di frumento tipici della tradizione di Acquaviva Picena. Questa forma di artigianato tipico risale all’epoca medievale. La vera pajarola si presenta a forma di tronco di cono rovesciato con un’altezza massima di 40 cm e un diametro di circa la metà alla base e di una trentina di cm alla svasatura, con una capacità di circa 20 kg di granaglie.
Pajarole-Acquaviva-PicenaEssa serviva infatti per contenere cereali e legumi appena raccolti e trasportarli a casa tenendoli sopra la testa. Da questa tipologia di base si sono sviluppati poi altri cestini o contenitori con coperchio, sempre di paglia, per usi diversi come la nannetta (cesta per i neonati, una sorta di culla), il pajarolo (per la conservazione di farina), la sementarola (che il seminatore portava al collo con dentro il grano da spandere a mano), i crivelli (usati per la concia dei cereali e dei legumi), la sfarinapesce (per infarinare il pesce da friggere), la scaldapanni (che posta sopra un braciere serviva a scaldare i vestiti dei neonati o ad asciugarli) e il coppetto (semplice contenitore destinato a vari usi).
La lavorazione delle pajarole presuppone la provvista della materia prima, vale a dire la paglia. Un tempo si sceglievano i grani più alti, quali la Solima e l’Avanziotto, con preferenza per quest’ultimo il cui stelo era più chiaro. Poi si è passati al Frassineto e al Virgilio, grani ancora oggi usati dalle pajarolare per la produzione di tali manufatti. Le legature invece sono costituite dalle “crolle” ricavate dalla spaccatura dei vimini del salice. I vimini, li vinc in dialetto, per la loro caratteristica flessibilità e resistenza, dopo che si è essiccata la linfa, vengono spellati, spaccati e ridotti in “crolle” dalle pajarolare. Oggi il salice è in via di estinzione, tanto che il comune di Acquaviva Picena ha fatto una sorta di censimento di tali arbusti nella zona e ha provveduto a piantarne di nuovi.

La lavorazione della paglia, cui un tempo si dedicavano tutte le donne, sopravvive oggi grazie ad un nucleo di signore che, riunitesi nell’Associazione Terraviva, continuano a realizzare cesti e, soprattutto, hanno attivato corsi di formazione per le nuove generazioni, così che questo antico mestiere col tempo non sparisca. Non solo: sono stati ripiantati i tipi di grano alti, quali la Solima e l’Avanziotto, adatti a fornire, dopo la mietitura, la paglia necessaria per l’intreccio.
Passeggiando per le vie del centro storico acquavivano è ancora oggi possibile vedere qualche anziana pajarolara al lavoro, talvolta anche con il costume tipico costituito da un’ampia camicia di colore pastello ornata di pizzi bianchi su maniche e corpetto e da una lunga gonna fiorata coperta in parte da un grembiule nero.
All’interno della Fortezza è stato allestito il Museo della Pajarola al cui interno è possibile ammirare gli abiti delle pajarolare, i cesti, le bamboline, utensili da cucina e di uso quotidiano, tutti rigorosamente realizzati a mano.

 

Per informazioni: Associazione Laboratorio Terraviva – www.associazioneterraviva.it
Museo della Pajarola, via San Rocco 9, Acquaviva Picena,  tel 0735 -764005

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