La riserva naturale della Sentina

In primo piano

La Sentina è l’area naturale protetta situata alla foce del fiume Tronto, a Porto D’Ascoli. La riserva, gestita dal Comune di San Benedetto del Tronto che ne amministra l’intero territorio, costituisce  l’unica testimonianza di ambiente palustre litoraneo della regione Marche. L’area deve il suo nome proprio al fatto di essere la naturale cassa di espansione del Tronto, che qui sfocia. Gli stagni e laghi di cui abbiamo testimonianza e che con il tempo si sono prosciugati, sono stati ripristinati tramite interventi ambientali negli ultimi anni.
Il fiume Tronto, che oggi segna il confine tra Marche e Abruzzo, un tempo non divideva bensì univa i due territori: ce lo dimostrano documenti storici e archeologici come il ritrovamento di strutture di epoca romana, molto probabilmente appartenenti all’antica città di Truentum, e i documenti inerenti gli scambi commerciali tra le popolazioni autoctone del XIV e XIII sec. a.c. e i Micenei.

L’assenza di tracce di urbanizzazione, i 178 ettari preservati dalla cementificazione, le particolarità della fauna e della flora fanno della Sentina un’area di grande rilevanza a livello biologico e aviofaunistico.
L’unico edificio presente è la cosiddetta Torre del porto, costruzione risalente al 1543 che fungeva da torre per l’avvistamento di pirati, anch’esso recentemente ristrutturato.
Nonostante le dimensioni relativamente ridotte, nell’area trovano terreno fertile oltre 400 specie vegetali, disseminate tra dune, retrodune, zone umide costiere e praterie salate.

beccaccia_di_mare_marini_gOltre alla flora, la riserva è peculiare anche per la sua fauna: qui si fermano infatti gli uccelli migratori che dal Gargano sono diretti alle zone umide romagnole, in particolare la foce del fiume Po. Più di 180 specie di volatili sorvolano e sostano alla Sentina, che di recente è stata classificata come Important Bird Area (IBA) dall’associazione BirdLife International. L’area è inoltre Zona di Protezione Speciale (ZPS) del progetto Natura 2000 e Sito di Interesse Comunitario (SIC).Grazie alla sua posizione strategica, nella Riserva sono presenti anche dei percorsi ciclopedonali, inseriti all’interno del più grande progetto della Ciclovia Adriatica, la lunghissima pista ciclabile, in parte già realizzata, che in futuro collegherà Ravenna a Santa Maria di Leuca.

 

“In volo sulla Sentina”:

Sito web ufficiale della Riserva: http://www.riservasentina.it/cms/
Info al 0735 794278/279 –  info@riservasentina.it

L’ ex-galoppatoio di San Benedetto del Tronto

In primo piano

Ubicato presso il Molo Sud di San Benedetto del Tronto con accesso dal Viale degli Oleandri, il Galoppatoio era gestito dal Centro Ippico Sambenedettese. La sua posizione, a breve distanza dal mare, era indubbiamente tra le più felici, sia per le qualità paesaggistiche che per la favorevole ventilazione. Le scuderie erano di tipo Irlandese, con tetti spioventi di colore verde. Il fabbricato di cui il centro ippico disponeva offriva comodi spogliatoi, bar, uffici di segreteria ed infermeria.
Ex-Galoppatoio di San Benedetto del Tronto

Il Circolo Ippico era, in definitiva, una realizzazione che a San Benedetto del Tronto sfatava la leggenda secondo cui lo sport equestre fosse uno sport per benestanti. Al contrario esso poneva le sue attrezzature a disposizione di tutti, dando sopra ogni cosa la possibilità, dal punto di vista economico, di praticare questo sport ad ogni categoria sociale.
La richiesta all’Azienda di Soggiorno e Turismo dell’area in concessione per la costituzione di un circolo per la pratica dello sport equestre era avvenuta nel 1964, da parte dei signori Mirko Congedo e Otello Vallorani, appassionati di ippica. Il 9 marzo del 1965, il Consiglio d’Amministrazione dell’Azienda di Soggiorno concedeva la realizzazione del complesso con una concessione di gestione decennale. Il Centro ebbe tantissimi utenti e nel 1973 si arrivò addirittura all’allestimento del 1° Concorso Ippico Nazionale, al cui comitato d’onore aderirono le più alte autorità militari della nazione, tra cui il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, i comandanti generali della Guardia di Finanza e dei Carabinieri, il Segretario del Ministero della Difesa.
Purtroppo un anno dopo, nel novembre del 1974, quai allo scadere della concessione decennale, con ordinanza delle autorità preposte, il galoppatoio sambenedettese era condannato a sloggiare dall’area degli impianti sportivi situata nello spazio esistente tra i due bracci del porto. Tra i motivi addotti, per lo smantellamento, oltre a quelli igienici, l’incompatibilità degli impianti ippici con la vocazione turistica della zona. L’ordinanza fu prorogata all’anno successivo in quanto era stato già programmato, tra le altre manifestazioni, il 2° Concorso Ippico Nazionale, nel quale veniva autorizzato l’inserimento di una categoria militare. Proprio quando la struttura iniziava a portare in città anche un turismo d’élite, il sogno fu bruscamente interrotto.
A quasi 40 anni dallo smantellamento l’area, che oggi è conosciuta ancora come ex-galoppatoio, non ha destinazione precisa e non è mai stata riqualificata. Viene utilizzata, soprattutto nel periodo estivo, come teatro di vari eventi e concerti all’aperto, tra cui il Maremoto Festival che, appuntamento fisso da ormai sette anni, ha l’intento di promuovere giovani artisti locali di vario genere.

Mappa delle aree attrezzate per bambini

In primo piano

Tanti parchi giochi vicino al mare, fondali bassi, clima ideale, aree verdi e la salutare campagna a due passi: San Benedetto del Tronto, ma anche l’intero tratto di spiaggia che passando per Grottammare arriva fino a Cupra Marittima, sono il posto ideale per le famiglie con i bambini.

Facciamo allora una piccola rassegna dei parchi e delle aree per i piccoli bagnanti. Partendo da sud, a Porto d’Ascoli, troviamo in via Mare, a pochi metri dalla Rotonda, il Giardino dei Colori. Il parco resta un po’ nascosto, ma proprio per questo è sicuro e lontano dai pericoli della strada. Si trova di fianco alla nuova struttura del Centro per l’Impiego, dietro alla sede dell’Università. Basta  entrare dal cancello in via Mare e percorrere il piazzale per trovarlo sulla destra. Il parco è davvero curato e pulito, con giochi nuovi e per varie fasce d’età. Proseguendo in direzione nord, sul lungomare, tra le concessioni 71 e 71/bis, troviamo il Giardino dei Bambini: la casa-albero sulla collinetta, e tanti altri giochi si trovano a ridosso della spiaggia e in parte proprio sulla sabbia.
Ancora a San Benedetto nell’area denominata “ex-camping” tra le concessioni 36 e 37, davanti alla spiaggia libera più estesa della città, c’è il Giardino Zio Marcello, una vasto spazio verde con giochi e panchine.Nel centro cittadino infine abbondano pinete attrezzate e aree gioco a volontà nei pressi della Rotonda Giorgini e della Palazzina Azzurra. Tra la spiaggia e il corso principale infatti i bambini possono trovare diversi angoli di svago, tutti ombreggiati e ben curati.
Nel periodo estivo è possibile in questi spazi trovare tantissimi giochi e assistere a spettacoli di vario genere. Tra essi il “Tombolotto”, le spettacolari esibizioni degli artisti di strada, e il Ludobus Legnogiocando (www.ludobus.org) con i suoi giochi artigianali in legno, attività che ormai, dopo  10 anni, i turisti percepiscono come una peculiarità locale.
Tra i parchi a pagamento a Porto d’Ascoli segnaliamo lo Shark Park, di fronte alla Rotonda all’inizio del lungomare, e il Kinder Park inserito nella struttura del Palariviera e adiacente alla Piscina Comunale. Qui i bambini troveranno un piccolo cinema 4D, uno zoo con animali da cortile, giochi all’aperto e al chiuso (utili in caso di pioggia), pizzeria e palestra all’aperto. A San Benedetto, sotto la pineta in fondo a viale Buozzi, affacciato sul lungomare, il Central Park dispone di giochi sia gratuiti che a pagamento.

Anche Grottammare offre tanti punti per i piccoli a ridosso del mare. Segnaliamo la Pineta dei Bersaglieri appena all’inizio del territorio comunale, venendo da sud. Situata davanti alle primissime concessioni, i giochi sotto l’ombra dei vecchi pini possono essere per i bimbi la felice conclusione di una giornata trascorsa al sole. In prossimità del centro invece troviamo due aree attrezzate: una a ridosso della spiaggia, davanti alla concessione balneare 42,  in corrispondenza dell’inizio del corso pedonale; l’altra, denominata Pineta Ricciotti, è raggiungibile oltrepassando il pontino alla fine della zona transitabile con le auto, alle spalle del Kursaal, dietro alla ferrovia. Un’alternativa al chiuso per le giornate di maltempo è il Play Park, sulla Statale Adriatica, sopra al negozio di abbigliamento Globo.

A Cupra Marittima invece, sul lungomare Romita, a pochissimi metri dalla spiaggia troviamo la storica Pineta Centrale con tanti giochi proprio di fronte allo chalet Marinai d’Italia. Proseguendo a nord infine, vicino ai campi da tennis, ancora un’area dove i piccoli possono dar sfogo alla loro infinita esuberanza.


Visualizza Aree attrezzate per bambini a San Benedetto del Tronto in una mappa di dimensioni maggiori

L’area archeologica di Cupra Marittima

In primo piano

Cupra Marittima, oltre che come località balneare, riveste una grande importanza anche dal punto di vista storico, architettonico e culturale: vi si trova, infatti, un’area archeologica romana e medievale.
Lungo la strada SS. 16 Adriatica, a Km. 3 a nord dell’odierno centro cittadino insistono i resti dell’impianto urbano della città romana di Cupra che sorge in un territorio intensamente frequentato già nel corso del Paleolitico Inferiore e Medio lungo i terrazzi fluviali del Menocchia e dell’Aso e che riveste particolare importanza nel periodo piceno, in relazione alla presenza del santuario internazionale dedicato alla dea Cupra. Il complesso è stato identificato in seguito ai lavori per l’impianto di un distributore di carburante.
Il parco archeologico si estende per una superficie di circa 32 ettari. Fulcro dell’area, come anche della città antica, è il foro, che ha forma vagamente rettangolare e misura circa 90 metri in senso est-ovest e 60 in direzione nord-sud. Nella parte più occidentale della terrazza emergono i resti più significativi dell’area forense e di un tempio di Venere affiancato da due archi onorari, posto in un contesto paesaggistico di grande suggestione. Appena al di fuori della città romana, lungo la Statale Adriatica, sono visibili le strutture di una villa con ninfeo, frequentata fino al IV sec. d.C. e di un edificio termale con mosaici tardo-imperiali. Successivi interventi di scavo hanno permesso di mettere in luce il calidarium con vasca dell’edificio termale, chiamato i “Bagni di Nerone”: sono qui visibili porzioni di pavimenti a mosaico e suspensurae.
Area archeologica Cupra MarittimaIl ninfeo ha pianta quadrangolare, con vasca centrale, pareti decorate da nicchioni e affrescate con motivi a riquadri ed esedra centrale affrescata con scene marine. Al di sotto dell’impianto termale è stata appurata l’esistenza di un precedente impianto produttivo riferibile ad età repubblicana,di cui sono stati rimessi in luce un ambiente con il torchio ed un secondo ambiente contiguo con pavimento in opus signinum. Riferibili a monumenti funerari a edicola sono le strutture in laterizio visibili nei pressi della porta urbica e i cosiddetti ruderi Tesei a Massignano.
Il materiale archeologico recuperato in antico risulta oggi disperso in vari musei, anche al di fuori del comprensorio regionale (Verona, Bologna, Perugia, Roma, Lecce), mentre quello recuperato negli ultimi decenni si conserva nel locale Museo Archeologico Comunale, situato nell’antico borgo medievale di Marano in una vecchia casa-torre del 1700, oggi Palazzo Cipolletti.
Articolato su tre piani, il percorso museale prevede tre sezioni. La sezione picena occupa il piano terreno del palazzo e mira a dipingere una comunità, quella appunto dei Cuprenses, i Piceni di Cupra, colta in un preciso momento della loro storia, quello della massima fioritura demografica, culturale ed economica, fra VI e V secolo a.C. La comunità cuprense viene illustrata attraverso la presentazione di alcuni aspetti fondamentali della propria vita quotidiana: i rituali funerari, i modelli abitativi, le usanze tipiche e il costume locale, le produzioni artigianali specifiche.
La sezione preistorica, al secondo piano della sede museale, raccoglie le testimonianze della frequentazione dei gruppi umani nel territorio di Cupra Marittima dal Paleolitico inferiore al Neolitico e all’età del Bronzo.
La sezione romana occupa il primo piano di Palazzo Cipolletti e si articola in tre ambienti. Il percorso espositivo comincia dal momento dell’istituzione del municipio di Cupra Marittima, intorno al 49 a.C., diventata poi in età imperiale fiorente centro commerciale: inizia cioè dal momento in cui le fonti archeologiche cominciano a raccontare la sua storia.

Orario e prezzi: da giugno a settembre, periodo pasquale, natalizio e durante le altre festività tutti i giorni dalle 18 alle 21. Negli altri periodi apertura su prenotazione. Ingresso libero.
Informazioni: Archeoclub, tel. 0735.778622 – www.archeocupra.it

Il teatro Mercantini di Ripatransone

In primo piano

teatro mercantini ripatransone

Nell’ala destra del Palazzo dei Podestà di Ripatransone si trova il Teatro Comunale Mercantini. Il Palazzo del Podestà fu completato nel 1304 ed è un esempio del passaggio dall’architettura romanica a quella gotica. Le ali del palazzo invece, sia la sinistra che questa destra che ospita il teatro, sono state completate nell’800, così come il secondo piano dell’edificio, con le sue finestre quadrate.
Fin dal XVIII secolo i ripani sentirono il bisogno di mettersi alla pari di tutte le altre importanti città marchigiane, le quali disponevano di un teatro comunale. Per quanto ambiziosa però, l’ispirazione non trovava consensi, specialmente da parte dell’autorità religiosa e del clero. Altro ostacolo era l’impossibilità di trovare un’ubicazione dell’edificio che avrebbe ospitato il teatro. Successivamente si ebbe l’idea di trasformare in teatro il Palazzo del Podestà, anche se le difficoltà di attuazione furono numerose. Nel 1790 il progetto fu affidato all’architetto svizzero Pietro Maggi che lavorò molto ad Offida (Teatro Serpente Aureo, Ospedale, Chiesa della Collegiata) e a Grottammare (Teatro dell’Arancio e sistemazione di Piazza Peretti). Il teatro fu inaugurato nel 1824 con il nome di Teatro del Leone, in onore al simbolo della città. I lavori, proseguiti dall’architetto Bassotti, terminarono definitivamente nel 1843 quando venne inaugurato con l’esecuzione della Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti. Un successivo ampliamento aumentò il numero dei palchi dagli iniziali 44 a 50. Nel 1894 il teatro fu intitolato al poeta ripano Luigi Mercantini, amico di Garibaldi per il quale compose l’Inno di Garibaldi (Si scopron le tombe, si levano i morti) e la Spigolatrice di Sapri (Eran trecento, era giovani e forti, e sono morti). Nel 1956 le autorità stabilirono la chiusura del teatro, perché inagibile. I lunghi ed accurati lavori di restauro sono cominciati nel 1980 e sono terminati nel 2000. Di nuovo nel 2008 il teatro è stato nuovamente chiuso per lavori di manutenzione ed è stato riaperto al pubblico il 14 aprile 2012 e la sua gestione è stata affidata alla Fondazione “Luigi Mercantini”.
Il sipario storico del teatro è una tela del 1811 del faleronese Giuseppe Ruffini che presenta l’episodio della cosiddetta Virginia ripana: nel 1515 una ragazza venne rapita da mercenari spagnoli e preferì uccidersi, aiutata dal padre, piuttosto che sottomettersi alla violenza. Il nome di Virginia le è stato dato per la somiglianza con l’episodio di epoca romana del centurione Lucio Virginio che preferì uccidere la figlia pituttosto che sottometterla alle voglie del tiranno Appio Claudio.
Le decorazioni all’interno della struttura risalgono al 1875 e sono opera di Giovanni Micca.
Ha un variopinto uditorio su pianta a U allungata, con tre ordini di palchi senza loggione. Possiede una capienza di circa 250 spettatori.

Il Museo Archeologico di Ripatransone

In primo piano

Nel punto più alto di Ripatransone si trova il Palazzo Comunale al cui piano terreno è collocato il Museo Civico Archeologico, dedicato a Don Cesare Cellini, che lo fondò nel 1877 a partire dalla sua collezione privata. La passione del canonico Cellini trovò vantaggio anche negli scambi attivati con molti altri musei e collezionisti italiani, in particolare il Pigorini di Roma. Fecero poi seguito donazioni di altre famiglie benestanti locali spinti dal desiderio di civica virtù ambito dalla neonata nazione italiana e più che mai rappresentato dalla costituzione del Museo Civico.Discobolo nel Museo Archeologico di Ripatransone
Qui sono custoditi circa quattromila reperti di cui cinquecento in esposizione. Si va dalla preistoria, attraverso l’età romana, fino al medioevo, per testimoniare l’antica presenza umana e la storia di queste colline. Il materiale raccolto proviene infatti da scavi sistematici e rinvenimenti occasionali nei territori di Ripatransone, Grottammare, Cupra Marittima, Offida e altri comuni vicini.
Le sale tracciano un percorso cronologico a partire dalle selci lavorate d’età paleolitica e neolitica. Si prosegue poi attraverso l’età del bronzo e del ferro. Età quest’ultima in cui si affermò la civiltà picena, nata da una tribù che nella sua migrazione seguì il volo di un picchio (picus in latino) da cui prese il nome, insediandosi nel nostro territorio.
Da questa civiltà ci sono arrivate monete, terracotte, lampade, sculture ed iscrizioni in una lingua ancora in parte misteriosa. Nelle loro tombe sono state rinvenuti gioielli e armi ma soprattutto i grandi anelli di ferro chiamati armille, che sono divenuti il simbolo di questo popolo, benché ancora non se ne conosca l’uso.
I reperti di epoca romana sono legati all’ager cuprensis, di cui Ripatransone faceva amministrativamente parte, e costituiti da epigrafi latine, frammenti di statue, oggetti della vita quotidiana. In tale sezione meritano l’attenzione un busto di Venere e uno di discobolo. Il carattere religioso e sentimentale dei nostri antenati ci viene ricordato da piccole sculture di origine egiziana arrivate via mare e legate a culti orientali, da una rara urna cineraria monumentale e altri arredi funerari che presentano immagini di particolare tenerezza.
La sezione medievale, allestita da poco, raccoglie soprattutto sculture provenienti da antiche chiese di Ripatransone, come il fonte battesimale con grifoni, mentre suscita curiosità una tavoletta con tre goffe e sproporzionate figure, che potrebbe rappresentare un ex-voto.

Museo-archeologico-Ripatransone

Dove: Palazzo Comunale di Ripatransone, Piazza XX Settembre, 12
Orari: estivo (15/06 – 30/08): tutti i giorni 16.00-20.00; domenica 10.00-13.00 – 16.00-20.00
invernale: tutti i giorni tranne il Lunedì – 10.30-12.30 – 16.30-19.30
Prezzi: intero: 2,5 €; ridotto: 1,5€; possibilità di acquistare al costo di 10€ il biglietto Musei Piceni che consente l’accesso ai 4 poli museali di Offida, Ripatransone, Montefiore dell’Aso, Monterubbiano.
Informazioni e prenotazioni: tel. 0735 99329

Il Museo del Tarpato a Grottammare

In primo piano

Il 12 maggio scorso a Grottammare è stato inaugurato un nuovo museo dedicato al pittore locale naif Giacomo Pomili, detto “Il Tarpato“.

Tarpato-grotta1

L’artista, uomo dall’esistenza difficile, che ha provato la sofferenza della malattia, dell’emarginazione e della solitudine trovando riscatto solo nella pittura, è scomparso nel 1997 all’età di 72 anni. Lui, il Tarpato, amava firmarsi così, con questo pseudonimo che evocava un disagio lungo anni, la fatica di sciogliersi alla vita, di tradursi per il mondo. Silenzioso, nel dolore visibile della sua esistenza, si ritirava come per nascondersi a qualsiasi possibile mondanità: una bottega da autodidatta in Piazza Peretti da cui guardava i visitatori della sua arte dietro una specie di sorriso restìo. I quadri erano lì disposti confusamente, ma non si faceva fatica a coglierne un’inusitata bellezza, singolare e forestiera, per niente dilettantesca. Ora, a 16 anni dalla morte, le sue opere in cui il proprio borgo natìo riveste un ruolo da protagonista, hanno finalmente la giusta valorizzazione.
Il Museo del Tarpato è ubicato nel vecchio incasato, proprio in Piazza Peretti, all’interno dei locali degli antichi forni del 1600. Si tratta di un itinerario culturale che si sviluppa su due livelli e in cinque sale tematiche, dove in un clima tra il sacro e il profano, trovano collocazione le opere più significative, le pitture giovanili e mature, fino ad arrivare ai dipinti dedicati a Lupo, il suo cane, migliore amico di un freddo ed eterno pittore dal tratto tanto armonico quanto invaso da spicchi genialoidi di colore.
Questa nuova creatura museale si aggiunge al vicino museo di Pericle Fazzini, presso il cinquecentesco Torrione della Battaglia, e al Museo Diocesano nella la Chiesa di San Giovanni Battista. Nelle stanze espositive sono presenti in modo permanente 43 tele. Si va dalle prime opere d’arte importanti che suscitarono l’attenzione della critica e del pubblico, quali “I quattro Tarpati” e  “Papa Giovanni XXIII nella gloria del paradiso”, ai dipinti che raccontano le leggende del Paese Alto, come quelle sul “Ciclo di Esmeralda” e sul “Trittico di Sant’Aureliano”.
C’è poi una produzione nascosta, meno conosciuta, inedita: si tratta del Tarpato sacro, delle Crocifissioni e delle opere sui luoghi e sui grandi monumenti della cristianità (Roma, Castel Sant’Angelo, San Pietro). Una sezione è infine dedicata all’immaginario femminile, le donne del Tarpato, cui è stato dedicato anche un calendario nel 2007.
Nelle tele, che sembrano sospese tra sogno e realtà, c’è tutto il turbamento della solitudine, ci sono l’emarginazione e la sofferenza, che diventano germe della creatività. I paesaggi racchiudono un piccolo mondo, intimo e personale, in cui Pomili amava raccontare, con spontanea espressività, il quotidiano, gli affetti, la religiosità, gli angoli del suo paese. Sono preziosi microcosmi, affollati di ricordi e invenzioni, in cui la realtà viene riscritta attraverso lo slancio della fantasia. Quadri tra il naif e il visionario che raccontano una realtà intrisa di elementi fiabeschi e onirici, momenti di grande lirismo e poesia.

Dove: Piazza Peretti, Paese alto di Grottammare
Orari di apertura: agosto tutti giorni (lunedì chiuso) ore 21.30 – 23.30; dal 1° al 15 settembre sabato e domenica (ore 16 -19); dicembre sabato e domenica (ore 16 – 19). Nei periodi di chiusura visite su prenotazione (dal lunedì al venerdì ore 9 – 13, martedì e giovedì anche ore 16 – 18). Ingresso gratuito
Informazioni e prenotazioni: Ufficio Cultura e Turismo Comune di Grottammare – tel 0735.739240

Il Museo Pericle Fazzini a Grottammare

In primo piano

Nei locali del Torrione del Paese alto di Grottammare, scavati nella montagna e prospicienti il mare si trova un Museo dedicato a Pericle Fazzini, artista che ha sempre conservato e restituito il legame con il paesaggio della sua terra natale, tra collina e mare. L’opera dello scultore viene qui esposta ribadendo questo stabile sodalizio col paesaggio ed è così restituita ai luoghi che tanto ha amato.
Pericle FazziniNato a Grottammare nel 1913, Pericle Fazzini iniziò a scolpire giovanissimo nella falegnameria di famiglia. Nel 1930 si trasferì a Roma, dove frequentò i corsi della Scuola libera del nudo. Trascorsi gli anni della guerra in Dalmazia, col rientro a Roma diede inizio a un nuovo periodo creativo che culminerà con la realizzazione della Resurrezione, cui dedicò ben 7 anni della sua vita. Iniziata nel 1970 l’opera venne esposta nella Sala Nervi nel ’77, consacrando a livello internazionale il suo autore che morirà nella capitale dieci anni dopo.
Già nel 1997 veniva costituita all’interno della Biblioteca Comunale di Grottammare una piccola raccolta di opere, per lo più disegni e litografie, dedicata allo scultore, con lo scopo di creare nella sua città natale un luogo che ne perpetuasse la memoria e ne custodisse e divulgasse l’arte. Nel 2004 l’Amministrazione comunale ha voluto dedicare a questo suo artista uno spazio museale che raccogliesse in esposizione permanente la collezione acquisita dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno e concessa al Comune in comodato perpetuo. A tal fine si è ha provveduto alla creazione di una sede ad hoc, recuperando la splendida struttura del Torrione della Battaglia, fortificazione del XVI secolo facente parte della cinta muraria del Castello di Grottammare.
Tra le opere da segnalare svariate sculture in bronzo e oro, disegni, litografie, incisioni, pastelli di soggetto naturalistico (marine, volo di gabbiani, sassi e vegetazione), due ritratti di Giuseppe Ungaretti e il basco appartenuto al grande poeta, soggetti sacri in argento, bassorilievi in bronzo come “Il solco”. Una parte consistente delle opere, circa 140 pezzi, provengono dalla collezione di Lisa Schneider, modella dell’artista. L’eccezionalità di questa sezione sta nel fatto che si tratta di esemplari unici donati dall’artista alla propria modella, esprimendo in questo un insolito carattere “privato”. Vi sono poi diversi disegni documentanti le fasi preparatorie della Resurrezione e un bozzetto in argento sempre della medesima. Una curiosità è il sedile in polistirolo realizzato dallo stesso artista per consentire a Papa Paolo VI, durante le fasi di lavorazione, di accomodarsi e osservare con calma la nascita della grande scultura per la Sala delle Udienze.
Dello “scultore del vento”, come lo ha definito l’amico Ungaretti, nel tracciato urbano della Grottammare costiera è possibile osservare due opere: il bozzetto per il “monumento a Kennedy”, esposto in piazza Fazzini, e “Il ragazzo con i gabbiani”, all’inizio della pista ciclabile nord.

Dove: Paese alto di Grottammare, Via Porta Marina
Orari di apertura: agosto tutti giorni (lunedì chiuso) ore 21.30 – 23.30; dal 1° al 15 settembre sabato e domenica (ore 16 -19); dicembre sabato e domenica (ore 16 – 19). Nei periodi di chiusura visite su prenotazione (dal lunedì al venerdì ore 9 – 13, martedì e giovedì anche ore 16 – 18). Ingresso gratuito
Informazioni e prenotazioni: 0735/735288. Nei giorni di chiusura rivolgersi all’Ufficio Cultura e Turismo Comune di Grottammare – tel 0735.739240