Genesi del brodetto sambenedettese

Piatto tipico per eccellenza, il brodetto sambenedettese nasce dalla parte del pescato non destinato alla vendita e ruota attorno a tre imprescindibili ingredienti: acetopomodori e peperoni verdi.

Foto instagram di @maurocorinti

La ricetta originaria – secondo la leggenda composta da 12 tipi di pesce, tanti quanti gli apostoli – si è tramandata di decennio in decennio tramite le narrazioni orali degli uomini di mare: dai pescatori di paranza è passata alle donne di casa, dalla banchina del porto ai vicoli della città, dalle antiche famiglie marinare alle cucine dei ristoratori della costa.
Le specie più utilizzate rispondono ai nomi di coda di rospo, mazzolina, vocca in capo, scorfano, ragno, triglia, busbana o merluzzo, razza chiodata, palombo, gattuccio insieme a seppie.
E in base ai diversi ingredienti una prima grande distinzione è quella tra brodetto dei poveri (o “di barca”)brodetto di casa e brodetto di ristorante. Se la zuppa dei meno abbienti veniva preparata di frequente a bordo delle barche fino alla seconda guerra mondiale (in genere con una sola specie di pesce), il brodetto di casa cambia di famiglia in famiglia (ognuna ne rivendica la legittimità) mentre al ristorante è facile trovarne una rivisitazione con l’aggiunta di cozze, vongole e scampi.

Ad oggi ne esistono infinite variazioni regionali – c’è quello di Fano e di Ancona; nazionali – sardo e termolese; e persino internazionali – l’ho mok talee ne è il lontano cugino tailandese. Il professore sambenedettese Renato Novelli, nella sua Brodettogonia (che non è l’agonia digestiva del brodetto, ma uno studio sulla tradizione del piatto), prova a delinearne storia e caratteristiche definendolo così:

“Il brodetto sambenedettese somiglia alla commedia dell’arte: caratteri fissi e variazioni improvvisate […] la ricetta ci era stata data dagli uomini del mare, la povertà li aveva spinti a mettere insieme i pesci spinosi e poco vendibili, come lo scorfano, con altri di poco prezzo come la seppia o con altri ancora di valore come la triglia o il pesce gatto”.

Una ricetta quindi figlia non soltanto della povertà, le cui origini sembrano risalire al mare stesso e rimangono tuttora sconosciute o solo ipotizzate. Shakespeare l’aveva profetizzato: quanto rumore per un piatto! ma, a quanto pare, il brodetto è davvero un cosmopolita, figlio di N.N. e senza fissa dimora, un saporito calderone in cui l’antica cucina marinara di San Benedetto del Tronto si mescola al variegato repertorio di ingredienti pescati direttamente dall’Adriatico.

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