Che l’onda e le danze vi siano propizie

La conclusione dell’arsura estiva è avvenuta.
La bagnatura vagheggia la sfera del sollione, il sorriso delle brevi notti incantate, il profumo inebriante delle alghe marine. E quell’onda esuberante d’amore che fa infiammare l’universo, quando il sole bacia cocente la terra, quando i pollini scoppiano nell’aere acceso, riempie l’animo di carezze lenienti, soavi, voluttuose.
La bagnatura è già inoltrata come un forte richiamo alla vita, come un dolce invito a balzare d’un tratto dalle noie e dal rigore della città, alla libertà e al sollievo del verde mare che ci accarezza coi suoi aliti refrigeranti, ci sorride coi riflessi lucenti dei raggi del sole, ci inebria coi suoi profumi.
La bagnatura è giunta con tutte le sue follie ed i suoi palpiti, con tutte le sue illusioni ed i suoi ardori, con tutti i suoi profumi, i suoi canti, i suoi affetti divini.
La bagnatura vuol dire giovinezza, vuol dire follia, vuol dire amore: e con la giovinezza, l’amore e la follia, vuol dire felicità.
Quella felicità che insegna al pargolo di abbracciare la madre, che insegna all’uomo di adorare la donna, che insegna a tutte le creature la bellezza e l’armonia perfetta che regge l’universo intero. Quella felicità sovrumana che, mescolando il trillo della rondine al sibilo della serpe, il profumo dei fiori all’esalazione della maremma, l’immacolato amore della colomba alla ruggente passione del leopardo, ci scopre un lembo di cielo, ci fa ci fa scorrere via nel sangue un torrente di faville divine.

Chi non si sente tratto ad amare quando il fruscio dell’onda accarezza l’orecchio lambendo il lido, quando in mezzo alle acque tiepide che tanti bei corpi recingono, si trova il ristoro alle membra indebolite, e ingagliardisce il corpo e la mente l’onda salsa, amorosa?
Chi non si sente rivivere, chi non ha lo spirito sollevato dalle premure della vita cittadina talvolta sì piena di fastidi?
Vanno i giovani sul lido per la tenebra notturna, uniti, stretti l’un l’altro, felici; vanno ridenti, e spensierati, mentre la brezza aleggia loro sul viso e la luna proietta sul terreno l’ombra dei corpi, desiosi di contatto.
Parlano… e il cuore sale al labbro e le parole spirano armoniose, piene di voluttà come onda di musica celestiale.
In terra provano quella felicità che in cielo provano gli angioli, i quali sono l’incorporazione di due anime innamorate nel mondo.

Così la bagnatura offre il sollievo e la vita, con i tepidi sospiri del mare, lenienti come flabello d’ali, che ravvivano lo spirito, ingentiliscono il cuore, inebriano l’anima di poesia, pongono sul labbro la favella dell’amore.
O Mare – risveglio delle cose universe che per lunghi mesi rimasero assonnate in un’atonia apparente, sospiro degli amanti che anelano ad un raggio di luce, ad un lembo di azzurro – o bel Mare, che tu sia benedetto.

Lettrici gentili, che l’onda e le danze vi siano propizie.”

“Vagheggi estivi”, tratto da “Tipografi e periodici piceni tra ‘800 e ‘900 – Stampa di mare dal fondo Traini”, a cura di Giuseppe Merlini.

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