Dall’Adriatico ai Pirenei, Nibali conquista anche il Tour

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il-tour-de-france-2014-e-di-vincenzo-nibali-l-bznkae-785716865Mancava solo il Tour de France, a Vincenzo Nibali, per completare il trittico delle grandi competizioni. Il ciclista messinese, già vittorioso alla Vuelta di Spagna nel 2010, e al Giro d’Italia lo scorso anno, diventa il sesto corridore nella storia ad aggiudicarsi la Tripla Corona, ovvero la vittoria di almeno un’edizione di tutti e tre i Grandi Giri.
Avevamo già parlato di lui, qui e qui, in occasione della Tirreno-Adriatico, vinta da Nibali nel 2012 e bissata l’anno successivo.

Un antipasto di vittorie che sono state preludio per ben più grandi successi.
E così la passerella finale di sabato 26 luglio, a Parigi, ha visto entrare definitivamente il campione nostrano nella storia del ciclismo.
Prima di lui, solo in cinque erano riusciti nella triplice impresa: Jacques Anquetil, Felice Gimondi, unico altro italiano, il mostro sacro Eddy MerckxBernard Hinault e, per ultimo, Alberto Contador. Lo spagnolo, suo grande rivale, è stato l’ultimo a completare la tripletta, nel 2008.
Poi è arrivato lo Squalo di Messina.

INSTAMAREMOTO, il challenge per occhi e per orecchie

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Eccoci quasi arrivati all’ottava edizione del Maremoto Festival, l’evento dedicato alla musica e alle arti visive organizzato dalla cooperativa Occhio Per Orecchio con il contributo del Comune di San Benedetto del Tronto.
La manifestazione ospiterà i gruppi più in vista nella scena musicale italiana, tra cui   ALMAMEGRETTA, CALIBRO35, TRAIN TO ROOTS, THE CYBORGS.

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La novità di quest’anno è #INSTAMAREMOTO, un challenge su Instagram “per occhi e per orecchie”. Immortalate uno o più momenti dell’evento e postate gli scatti sul social network con l’hashtag #Maremoto2014.
Organizzato in collaborazione con @IgersPiceni, @gotourism, @picenopass e @maredelpiceno, il concorso si terrà da giovedì 24 a domenica 27 luglio nell’area ex galoppatoio, a San Benedetto del Tronto.

Una giuria composta da rappresentanti dei partners selezionerà gli scatti migliori e premierà i primi quattro:

1° CLASSIFICATO: un biglietto per il concerto degli Afterhours che si terrà domenica 10 agosto a Centobuchi di Monteprandone in occasione di “CosePop 2014”;

2° CLASSIFICATO: un dvd di “Conquiste”, documentario sulla musica Indie Italiana e una maglietta del Maremoto2014;

3° CLASSIFICATO: un dvd di “Conquiste”, documentario sulla musica Indie Italiana;

4° CLASSIFICATO: una maglietta del Maremoto2014. Da mercoledì 30 luglio i vincitori potranno telefonare al333.5099339 per ritirare i premi.

Per saperne di più sul challenge e sul programma del festival: www.maremotofestival.it; twitter  @maremotofest; Facebook pagina “Opero Events” o “Maremoto Festival”.

 

 

Festeggiamo! Scultura Viva compie 18 anni

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Dal 7 al 14 giugno prossimi si terrà, lungo il Molo Sud del porto di San Benedetto del Tronto la diciottesima edizione di Scultura Viva, il simposio d’arte organizzato dall’Associazione l’altrArte in collaborazione con il Comune, l’Associazione Albergatori Riviera delle Palme, la ditta Europneumatica e altre aziende del territorio.

Nell’arco di diciotto anni sono state realizzate ben 145 opere d’arte, delle quali 135 sculture con il travertino degli scogli e 10 pitture murali, che costituiscono il Museo di Arte sul Mare.

E allora quest’anno si festeggia, con un contest su Instagram: insieme a @cittasbt@IgersPiceni, @gotourism e @picenopass  vi invitiamo ad usare il tag #sculturaviva18 per partecipare al challenge dedicato all’edizione 2014 e #seablutour per celebrare “Marche in Blu” la festa della Bandiera Blu che si terrà sabato 21 giugno in tutte le 17 località costiere delle Marche che hanno ottenuto il vessillo di qualità ambientale.

Da sabato 31 maggio fino a mercoledì 18 giugno godetevi una bella passeggiata al molo sud di San Benedetto del Tronto e taggate i vostri scatti con #sculturaviva18 e #seablutour 😉

Una giuria composta da rappresentanti dei partners dell’evento selezioneranno gli scatti migliori che si aggiudicheranno i seguenti premi: 1° CLASSIFICATO: cena di pesce per due persone al ristorante “Il Pescatore” di San Benedetto del Tronto offerta dall’Associazione Piceno Turismo (APT), 2° CLASSIFICATO: cena di carne per due persone al ristorante “Kontatto” di Pagliare del Tronto, 3° CLASSIFICATO: buono per due persone in un centro benessere offerto dalla “Stemar Viaggi”, 4° CLASSIFICATO: buono spesa presso il supermercato “Conad” di p.zza Tortora a San Benedetto del Tronto. I vincitori potranno ritirare i premi nella notte tra sabato 21 e domenica 22 giugno quando a partire dalle 0,30 al molo sud si terrà “A.MAM.I di notte” una visita guidata in notturna del MAM – Museo d’Arte sul Mare, una delle tante iniziative inserite nel ricco programma di “Marche in blu”.

Maggiori info sul challenge sul sito del Museo di Arte sul Mare.

Buon divertimento!

#sculturaviva18 #seablutour #mam #igersitalia #igersmarche #igerspiceni #gotourism #maredelpiceno #picenopass #marcheinblu #destinazionemarche

Juttenìzie

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Il foto-racconto di “Juttenìzie – Ghiottonerie nel Borgo”, il tour eno-gastronomico itinerante che coinvolge i vicoli e le attività del Paese Alto di Grottammare nelle prime tre domeniche di settembre (1, 8 e 15).

Una volta giunto in fondo alla pagina, clicca “read next page” per vedere tutte le foto.

 

Grottammare Alta, una juttenìzia

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Assaporare atmosfera, cultura e tradizioni. Una cena itinerante per vivere il Borgo di Grottammare guidati da delizie e ghiottonerie. Un itinerario di gusto e paesaggio, profumo e musica, per una grande festa gourmande: questa l’introduzione a Juttenìzie, il nuovo percorso di degustazione che, con i suoi sapori, gli echi di tango argentino e le opere d’arte disseminate qua e là, attraverserà e coinvolgerà nelle tre domeniche di settembre i vicoli del vecchio incasato di Grottammare.
Quello di domenica scorsa è stato il debutto ufficiale, un ouverture coi fiocchi visti i risultati: oltre 700 partecipanti e l’entusiasmo e la voglia di far meglio da parte di esercenti e cittadini in vista degli appuntamenti dell’8 e del 15 settembre. L’iniziativa, nata dal focolaio culturale dell’associazione “Paese Alto”, ha colto al volo l’intraprendenza dei due giovani titolari della Salsamenteria San Giovanni, che ad inizio giugno hanno buttato lì l’idea di riunirsi ed organizzare quello che vuole essere un vero e proprio plauso alla bellezza del borgo, per loro fonte quotidiana di lavoro e meraviglia.
Ma addentriamoci nei vicoli dell’incasato, ed andiamo a scoprire il tragitto della manifestazione e le sorprese che ci riserva.

Percorso Juttenìzie Grottammare Alta
Il preludio alla prima tappa di Juttenizie è il Ghiotto Point, ovvero la biglietteria, situata ai piedi della pizzeria Papa Sisto e all’imbocco di Via San Giovanni. E da qui, accompagnati dalla musica del territorio organizzata dal B&B Villa Fiorita, procediamo con il calice di vino che ci hanno consegnato all’ingresso e che ci riempiranno ad ogni tappa. A far da contorno alle specialità infatti, lo ricordiamo, non mancano arte e musica: musei e chiese aperte per l’occasione (basti citare il Museo del Tarpato, il Teatro dell’Arancio e il Museo Comunale Pericle Fazzini), mentre sulle note suadenti del tango ballerini professionisti si esibiscono negli scorci più suggestivi del paese.

ristorante pizzeria Papa Sisto - Grottammare

La I vera tappa è proprio il ristorante pizzeria Papa Sisto, che ci spalanca metaforicamente le porte al percorso grottammarese. Qui gustiamo, a farci da antipasto, fritti misti abbinati ad un calice di Falerio Bio “Terra Fageto”.

Salsamenteria San Giovanni Grottammare Alta

 

 

II tappa: Salsamenteria San Giovanni. Esaltatasi in questa prima edizione per grande senso di ospitalità, assistenza e cura metodica da parte dei gestori, la pizzicheria ci delizia il palato con:
Norcinerie
Passerina Poderi Capecci San Savino
Dall’omonima piazzetta della Salsamenteria continuiamo verso Piazza Peretti, cuore del borgo antico in cui si affacciano gli edifici cardine della vita del paese: l’antico municipio, il teatro, con le sue logge, e sulla destra la Chiesa di San Giovanni.

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Terza tappa, siamo al Monfleurie Bar a Vino, per uno sfizioso appetizer composto da focaccia e formaggi con marmellata, il tutto bagnato da un buon calice di Cerasuolo Villa Medoro. Siamo quasi giunti a metà percorso con l’appetito ancor più stuzzicato e il palato che comincia gradualmente a soddisfarsi. Sostiamo solo un attimo fra il terzo e il quarto punto di ristoro per ammirare l’esposizione di due giovani architetti, uno di Grottammare e l’altro pugliese.

Per la IV tappa basta girare le spalle, ci troviamo davanti all’Osteria dell’Arancio che spadella per noi i maccheroncini di campofilone e ci offre un delizioso Rosa Rosae “Torre dei Beati”. Scendendo di qualche passo dall’Osteria in direzione mare, incontriamo la flower designer Laura Acciarri, titolare di un laboratorio di decorazioni floreali, una delle storiche botteghe artigiane che imperlano il centro storico. Arriviamo così agli altri maestri artigiani, i ceramisti di Argyla, attività premiata con il logo “Marche eccellenza artigiana”. Quest’officina, bellissima da visitare d’estate con il clima gradevole, lavora con volontà e passione anche nella solitudine del borgo e durante il freddo della stagione invernale.

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Scendiamo verso la terrazza panoramica del Borgo Antico, V tappa, che ci propone come secondo degli spiedini di pollo fritti all’anice verde di Castignano e un calice di Rosso Piceno Superiore Velenosi.

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Ma i secondi non sono mica finiti qui. Percorrendo le mura strette del vecchio incasato, arriviamo alla Vineria M481, nostra VI tappa. La vineria è situata davanti a quelli che in passato erano i pubblici lavatoi (un tempo utilizzati anche per la lavorazione della canapa ed oggi delle suggestive cavernette davanti cui è possibile cenare) e basta alzare di poco gli occhi per ammirare la Chiesa di Santa Lucia, l’edificio voluto da Papa Sisto V e costruito nell’ultimo decennio del 1500.
La proposta culinaria del M481 è un arrosto di maiale con verdurine al forno e un altro rosso piceno, stavolta un Bio Rosso Bello de Le Cagnette.

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1239964_229433813877620_525816181_nPer la settima ed ultima tappa di Juttenìzie si approda al Frangipane Casual Restaurant, un connubio di minimalismo ed eleganza dentro il quale assaporiamo un delicato dolce al cucchiaino accompagnato da caffè e Dulcesco Line Art “Tenute del Borgo”. Il percorso finisce qui: se vogliamo ci avviamo verso l’uscita, se invece gradiamo temporeggiare ancora un po’ nel paese possiamo costeggiare il basso delle mura per ammirare la villa di Pericle Fazzini, poi la Chiesa di Sant’Agostino per risalire, infine, e ripetere il percorso di andata al contrario.

 

Il prossimo appuntamento di Juttenìzie proporrà lo stesso menu – queste le parole di Giuseppe Rivosecchi, titolare della Vineria M481 e presidente dell’associazione Paese Alto – e dedicherà una maggiore attenzione alle piccole pecche riscontrate domenica scorsa, quali, ad esempio, la fila all’ingresso.
Si ringraziano per la collaborazione i B&B Villa Paola, Villa Fiorita, Casa Pazzi e Tre finestre sul mare.
Per maggiori informazioni: Pagina Facebook di Juttenìzie
*Non è prevista la prenotazione, ma è possibile acquistare le prevendite presso la Vineria M481 (Via Santa Lucia, 14 – tel. 328 8191162  o  339 4047601) o recarsi direttamente al Ghiotto Point durante le giornate dell’evento.

Le pesche dolci di Acquaviva Picena

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Acquaviva Picena, caratteristico borgo situato sulla collina alle spalle di San Benedetto del Tronto, è celebre per il suo artigianato locale (basti pensare alle pagliarole) e per l’enogastronomia: oltre alla produzione di olio e vino, tra cui il Rosso Piceno Superiore ed il bianco Falerio dei Colli Ascolani, troviamo infatti salami, lonze, fegatini con le uova, le pappardelle alla papera e tante altre specialità da poter gustare o negli agriturismi disseminati nel suo territorio, o nei ristoranti del centro storico.
Per i palati più golosi, la tradizione acquavivana propone dolci come gli spumini, i crostini alle mandorle e le famose “pesche dolci”, ovvero paste frolle con ripieno di cioccolata e bagnate di alchermes, liquore che conferisce loro quel caratteristico colore rosato. Ed è delle pesche che oggi vi parliamo.

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Gli ingredienti:

  • 3 uova
  • 150 gr. di zucchero
  • 150 gr. di burro
  • 1/2 bicchiere di latte
  • scorza di limone grattuggiato
  • 1 bustina di lievito
  • farina q.b. (circa 6/700 gr., a seconda del grado di fragranza desiderato)
  • Nutella
  • Alchermes

Il procedimento: 

– Disponete in un’ampia ciotola la farina, lo zucchero,il lievito e la vanillina, con al centro il burro tagliato a tocchetti, le uova e la buccia di limone grattugiata.

– Impastare il tutto ed aggiungere il latte fino ad ottenere una massa abbastanza morbida

– Formare con l’impasto tante palline grandi, ad occhio, come una noce. Adagiatele su una teglia da forno ben distanziate l’una dall’altra e infornatele per 15/20 minuti a 180° (il forno deve essere già preriscaldato)

– Una volta terminata la cottura, spalmate sulla parte di piatta di ogni semisfera la cioccolata. Coprite con un’altra semisfera e fate aderire

– Preparate una ciotola con l’alchermes e un piattino con lo zucchero. Immergete prima la peschetta nell’uno e poi rotolatela nel piattino per zuccherarla

– Mettete le pesche in frigorifero per un’ora… e poi saranno pronte da gustare!

 

La video-ricetta:

Né topo, né castoro: la nutria

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Tra le tante specie animali che abitano la Riviera delle Palme, merita un posto particolare la nutria (o “castorino”), il mammifero roditore che si può facilmente incontrare lungo le zone acquatiche della Sentina, a San Benedetto del Tronto.
La denominazione scientifica è Myocastor coypus, dal greco mŷs (topo) e kástōr (castoro): la sua somiglianza con il topo e il castoro la fanno infatti spesso confondere con uno di questi due roditori.
Le differenze tra le tre specie sono in realtà molte. La nutria è molto più grande di un topo, raggiungendo non di rado il metro di lunghezza e i 17 kg di peso. Rispetto al castoro, le differenze più marcate sono la forma cilindrica della coda e il colore della pelliccia, che nella nutria è molto più scuro, con solo qualche ciuffo chiaro.

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La nutria fu scoperta in Sud America da un gesuita cileno, il naturalista e botanico Juan Ignacio Molina.
Questi animali abitavano soprattuto le pianure di Paraguay e Bolivia fino a quando, nel XIX secolo, si diffuse e crebbe la richiesta della loro pelliccia, chiamata “pelliccia di castorino”. Per questo motivo, vennero creati appositi allevamenti intensivi di nutrie in Asia, negli Stati Uniti e in molti paesi europei, come Francia, Scandinavia, Inghilterra e Olanda. In Italia oggi è presente soprattutto nella Pianura Padana, nel Lazio e lungo la costa adriatica fino all’Abruzzo.

Si nutre principalmente di radici, tuberi e rizomi, ma in caso di necessità la sua alimentazione si allarga a qualsiasi parte vegetale si trovi nel territorio. Vive in condizioni semi-acquatiche, spesso a ridosso di fiumi, acquitrini e rive dei laghi, ma è visibile quando cala il sole, di sera o in notturna. Soltanto nei periodi più freddi fa capolino anche durante il giorno.
Una nutria ripresa nelle acque della Sentina, a San Benedetto del Tronto:

Watermelon Art: l’arte del cocomero

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La fantasia non ha limiti, lo sappiamo, e quando partorisce novità, anche strambe, riesce a stupire sempre. E’ il caso della Watermelon Art, l’arte di intagliare il cocomero e crearne, tramite la polpa e la scorza, i soggetti più disparati.
Un video riassume i best of delle angurie artistiche, eccolo qui:

Il web è pieno di video, tutorial e curiosità sulla Watermelon Art, in particolar modo di immagini. Ne abbiamo selezionate dieci per voi, guardate la gallery:

La riserva naturale della Sentina

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La Sentina è l’area naturale protetta situata alla foce del fiume Tronto, a Porto D’Ascoli. La riserva, gestita dal Comune di San Benedetto del Tronto che ne amministra l’intero territorio, costituisce  l’unica testimonianza di ambiente palustre litoraneo della regione Marche. L’area deve il suo nome proprio al fatto di essere la naturale cassa di espansione del Tronto, che qui sfocia. Gli stagni e laghi di cui abbiamo testimonianza e che con il tempo si sono prosciugati, sono stati ripristinati tramite interventi ambientali negli ultimi anni.
Il fiume Tronto, che oggi segna il confine tra Marche e Abruzzo, un tempo non divideva bensì univa i due territori: ce lo dimostrano documenti storici e archeologici come il ritrovamento di strutture di epoca romana, molto probabilmente appartenenti all’antica città di Truentum, e i documenti inerenti gli scambi commerciali tra le popolazioni autoctone del XIV e XIII sec. a.c. e i Micenei.

L’assenza di tracce di urbanizzazione, i 178 ettari preservati dalla cementificazione, le particolarità della fauna e della flora fanno della Sentina un’area di grande rilevanza a livello biologico e aviofaunistico.
L’unico edificio presente è la cosiddetta Torre del porto, costruzione risalente al 1543 che fungeva da torre per l’avvistamento di pirati, anch’esso recentemente ristrutturato.
Nonostante le dimensioni relativamente ridotte, nell’area trovano terreno fertile oltre 400 specie vegetali, disseminate tra dune, retrodune, zone umide costiere e praterie salate.

beccaccia_di_mare_marini_gOltre alla flora, la riserva è peculiare anche per la sua fauna: qui si fermano infatti gli uccelli migratori che dal Gargano sono diretti alle zone umide romagnole, in particolare la foce del fiume Po. Più di 180 specie di volatili sorvolano e sostano alla Sentina, che di recente è stata classificata come Important Bird Area (IBA) dall’associazione BirdLife International. L’area è inoltre Zona di Protezione Speciale (ZPS) del progetto Natura 2000 e Sito di Interesse Comunitario (SIC).Grazie alla sua posizione strategica, nella Riserva sono presenti anche dei percorsi ciclopedonali, inseriti all’interno del più grande progetto della Ciclovia Adriatica, la lunghissima pista ciclabile, in parte già realizzata, che in futuro collegherà Ravenna a Santa Maria di Leuca.

 

“In volo sulla Sentina”:

Sito web ufficiale della Riserva: http://www.riservasentina.it/cms/
Info al 0735 794278/279 –  info@riservasentina.it

Castelli di sabbia

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 Sabbia e acqua sono elementi tanto semplici e primitivi quanto, miscelati insieme, un impasto miracoloso per costruire sculture sugli arenili di tutto il mondo.
Sulla spiaggia il castello di sabbia è uno dei più classici passatempi per i bimbi muniti di paletta e secchiello e per i tanti artisti che nelle competizioni dedicate si destreggiano con coltellini e mirette nella realizzazione di vere opere d’arte.
Abbiamo detto che bastano sabbia e acqua per dar vita alla nostra immaginazione in riva al mare. Dobbiamo aggiungere che l’acqua da miscelare con la sabbia può essere sia di mare che di fiume: non è infatti, come ritenuto da molti, il sale a fare da collante per la resistenza della scultura, bensì le molecole stesse contenute nell’acqua le quali, avendo sia carica negativa che positiva, fungono da vere e proprie calamite. Per dare consistenza e forma all’opera sono necessari coltellini o scalpellini per il legno, uniti ovviamente a tanta fantasia e manualità.
In Italia la più importante gara si svolge a Jesolo, cittadina veneta in cui ogni anno dal 1998 decine di professionisti e appassionati si danno appuntamento per il Festival internazionale delle sculture di sabbia, evento dedicato ogni edizione ad un tema diverso. Altra curiosità sabbiosa sono i presepi che molte città organizzano nel periodo natalizio, come quelli di Città di Castello, Cesena e Rimini.

Ecco la costruzione di una scultura sulla costa di Los Angeles ripresa con la tecnica del time-lapse:

L’espressione “castelli di sabbia” oggi indica un qualcosa di volubile, una costruzione mentale fragilissima e di breve durata. Per quanto riguarda la stabilità e la durata dei castelli di sculture reali, invece, una maggiore sicurezza si ottiene quando il volume dell’acqua utilizzata non supera l’1% di quello della sabbia. Oltre alla composizione dell’impasto, bisogna far attenzione anche ai rapporti tra base ed altezza della struttura: il rapporto ideale è stato calcolato da un’equipe di scienziati, secondo i quali l’altezza massima che può raggiungere una colonna di sabbia senza franare è pari alla radice cubica del quadrato del raggio della sua base.

Un breve video su come costruire una scultura di sabbia:

“Tra i tesori del Borgo Antico”

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“Tra i tesori del Borgo Antico” è il titolo del tour guidato alla scoperta delle bellezze del Paese Alto di San Benedetto del Tronto. Il percorso abbraccerà la città partendo a piedi dall’attuale isola pedonale, e permetterà di ammirare le opere d’arte contemporanea di artisti come Kosabi, Baj, Salvo e Nespolo. Si prosegue visitando il Palazzo storico Bice Piacentini Rinaldi, al cui interno si snodano la Sala della Poesia e la Pinacoteca del Mare.

Quando: dal 2 luglio al 3 settembre 2013, ore 21.30
Dove: partenza da Piazza Giorgini (isola pedonale di San Benedetto del Tronto), prosecuzione a piedi verso il centro storico
Prezzo: 4 euro comprensivo di gadget ed ingresso alla Pinacoteca. La partecipazione è gratuita per i possessori della Piceno Pass (Sea Card) – Prenotazioni al numero 393/8925708

L’ ex-galoppatoio di San Benedetto del Tronto

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Ubicato presso il Molo Sud di San Benedetto del Tronto con accesso dal Viale degli Oleandri, il Galoppatoio era gestito dal Centro Ippico Sambenedettese. La sua posizione, a breve distanza dal mare, era indubbiamente tra le più felici, sia per le qualità paesaggistiche che per la favorevole ventilazione. Le scuderie erano di tipo Irlandese, con tetti spioventi di colore verde. Il fabbricato di cui il centro ippico disponeva offriva comodi spogliatoi, bar, uffici di segreteria ed infermeria.
Ex-Galoppatoio di San Benedetto del Tronto

Il Circolo Ippico era, in definitiva, una realizzazione che a San Benedetto del Tronto sfatava la leggenda secondo cui lo sport equestre fosse uno sport per benestanti. Al contrario esso poneva le sue attrezzature a disposizione di tutti, dando sopra ogni cosa la possibilità, dal punto di vista economico, di praticare questo sport ad ogni categoria sociale.
La richiesta all’Azienda di Soggiorno e Turismo dell’area in concessione per la costituzione di un circolo per la pratica dello sport equestre era avvenuta nel 1964, da parte dei signori Mirko Congedo e Otello Vallorani, appassionati di ippica. Il 9 marzo del 1965, il Consiglio d’Amministrazione dell’Azienda di Soggiorno concedeva la realizzazione del complesso con una concessione di gestione decennale. Il Centro ebbe tantissimi utenti e nel 1973 si arrivò addirittura all’allestimento del 1° Concorso Ippico Nazionale, al cui comitato d’onore aderirono le più alte autorità militari della nazione, tra cui il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, i comandanti generali della Guardia di Finanza e dei Carabinieri, il Segretario del Ministero della Difesa.
Purtroppo un anno dopo, nel novembre del 1974, quai allo scadere della concessione decennale, con ordinanza delle autorità preposte, il galoppatoio sambenedettese era condannato a sloggiare dall’area degli impianti sportivi situata nello spazio esistente tra i due bracci del porto. Tra i motivi addotti, per lo smantellamento, oltre a quelli igienici, l’incompatibilità degli impianti ippici con la vocazione turistica della zona. L’ordinanza fu prorogata all’anno successivo in quanto era stato già programmato, tra le altre manifestazioni, il 2° Concorso Ippico Nazionale, nel quale veniva autorizzato l’inserimento di una categoria militare. Proprio quando la struttura iniziava a portare in città anche un turismo d’élite, il sogno fu bruscamente interrotto.
A quasi 40 anni dallo smantellamento l’area, che oggi è conosciuta ancora come ex-galoppatoio, non ha destinazione precisa e non è mai stata riqualificata. Viene utilizzata, soprattutto nel periodo estivo, come teatro di vari eventi e concerti all’aperto, tra cui il Maremoto Festival che, appuntamento fisso da ormai sette anni, ha l’intento di promuovere giovani artisti locali di vario genere.

I Tre Allegri Ragazzi Morti a Monteprandone

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Tre Allegri Ragazzi Morti suoneranno stasera 19 agosto alle 22 a Monteprandone, presso il parco “Il Boschetto”. Il live del famoso trio punk-rock nostrano è il secondo ed ultimo appuntamento di Cose Pop 2013, la rassegna musicale organizzata dalla Consulta Giovani di Monteprandone che ha visto come primi ospiti i Marlene Kuntz.

Ingresso gratuito 

Il Polittico di Carlo Crivelli a Montefiore dell’Aso

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Montefiore dell’Aso, tipico borgo di stile medievale, offre gradevoli scorci e preziose testimonianze artistiche: tra queste il Polittico di Montefiore, un dipinto a tempera e oro su tavola di Carlo Crivelli, databile al 1470-73 circa e oggi purtroppo smembrato tra musei europei e americani. Basti dire che il pannello della Pietà si trova oggi alla National Gallery a Londra, mentre una tavola della predella è conservata al Metropolitan Museum di New York. Tra gli altri musei del vecchio e del nuovo continente che vantano la presenza di parti dell’opera ricordiamo anche Honolulu, Bruxelles e Detroit. Il polittico, che originariamente era la pala d’altare della Chiesa di San Francesco di Montefiore, rimase nelle sede originaria fino alla metà del secolo scorso, quando numerosi pannelli vennero ceduti all’antiquario romano Vallati che, dal 1859 al 1882, li disperse fra diversi acquirenti. Ignorato dalla critica fino all’inizio del nostro secolo, spetta al Cantalamessa nel 1907 il primo riferimento al Crivelli.

Probabile ricostruzione del Polittico di Montefiore dell'Aso

Probabile ricostruzione del Polittico di Montefiore dell’Aso

L’opera era disposta su due registri, uno centrale con figure a dimensione intera e uno superiore con mezze figure sotto arcatelle. Anche la predella, in basso, doveva mostrare scomparti con mezze figure organizzate come se si affacciassero da un loggiato e rappresentanti Gesù benedicente al centro degli apostoli.
Ultimamente secondo gli studiosi d’arte sembra più verosimile circoscrivere il numero delle tavole a undici, quante se ne ritrovano nel Polittico di Ascoli, piuttosto che a tredici come si è creduto per lungo tempo. Tre tavole sono andate perdute (o cinque se si segue l’antica ipotesi dei tredici elementi): due della predella e il santo a mezza figura che sovrastava la figura di San Francesco.
Le tavole rimaste a Montefiore, sei pannelli che sono stati ricomposti a formare un arbitrario trittico, si trovano nel Polo Museale di San Francesco, situato nell’ex-convento trecentesco di San Francesco. Tale ricomposizione ha nell’ordine inferiore tre santi a tutta figura, che originariamente erano disposti attorno alla Madonna in trono col Bambino che si trova oggi a Bruxelles, e tre santi a mezzo busto dell’ordine superiore. In particolare i santi a figura intera sono Santa Caterina d’Alessandria, San Pietro apostolo, e Santa Maria Maddalena. I mezzi busti invece raffigurano il Beato Giovanni Duns Scoto, Santa Chiara, e San Ludovico da Tolosa.
Oggi san Pietro è al centro del trittico, ma, originariamente, doveva essere il primo pannello di sinistra accanto alla Madonna. Si tratta di una delle raffigurazioni del santo più riuscite del Crivelli: il volto serio e fisso sull’osservatore ha un’espressione caricata, quasi grottesca. Le mani, tipicamente crivellesche, con una cura quasi maniacale dell’anatomia (tendini, vene, articolazioni), reggono un corposo volume e le pesanti chiavi del Paradiso. Accanto a san Pietro sia nel trittico che, secondo la ricostruzione, nel polittico, sta santa Caterina d’Alessandria rappresentata in vesti principesche. Ella regge con la punta delle dita della mano destra la palma del martirio e con l’altra mano la ruota dentata. La castità verginale della santa è sottolineata dal contegno dell’atteggiamento e dalla pudicizia della sua veste e del velo che le copre i capelli, in sottile contrasto con la Maddalena, la quale è considerata uno dei capolavori di Crivelli, a cominciare dall’interpretazione che il pittore ne diede, tenendo conto del suo essere emblema del peccato e della redenzione attraverso la penitenza.
Il celebre sguardo di profilo della donna, sorridente e un po’ ammiccante verso lo spettatore, allude al passato da cortigiana della santa. Ciò rompe l’atmosfera di serietà trasmessa dalle altre figure e si avvicina allo spettatore in una dimensione molto più umana, non estranea a un sottile erotismo.
Il trittico è stato sottoposto a restauro nel 1960 a Firenze, in occasione della Mostra di Venezia.

Dove: Montefiore dell’Aso, Piazzale San Francesco 1.
Orari: giugno: festivi e prefestivi 10-13 e 15-18: luglio agosto e settembre tutti i giorni (lunedì solo nel mese di agosto) 17-20 16.00, festivi e prefestivi anche mattino 10-13.
Prezzi: intero: 3,5 €; ridotto: 2 €; possibilità di acquistare al costo di 10€ il biglietto Musei Piceni che consente l’accesso ai 4 poli museali di Offida, Ripatransone, Montefiore dell’Aso, Monterubbiano.
Info e prenotazioni: 0734.938743 – 328.1775908.

Chi è Carlo Crivelli

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A Carlo Crivelli è dedicata l’omonima sala situata all’interno del Polo Museale di San Francesco, a Montefiore dell’Aso. Lì è esposto il trittico che il pittore veneto realizzò agli inizi degli anni ’70 del Quattrocento per la Chiesa dei Minori Conventuali di Montefiore (1470-1473 circa). Parte dell’opera, che originariamente era un polittico, fu venduta nell’Ottocento sul mercato dell’antiquariato. Le tre tavole rimaste, raffiguranti i frati francescani, testimoniano la committenza di questi ultimi e l’importante ruolo che ebbero nella cultura dell’epoca.

Probabile ricostruzione del Polittico di Montefiore dell'Aso - 1471 ca

Probabile ricostruzione del Polittico di Montefiore dell’Aso – 1471 ca.

Carlo Crivelli Nasce a Venezia e studia a Padova, ma è nelle Marche che prende forma viva e concreta il suo percorso di artista, e nelle Marche rimane fino alla morte, lavorando tra Ascoli Piceno, Fermo e Camerino.
Il Crivelli è ritenuto il più importante artista attivo nel bacino dell’Adriatico – escludendo la massiccia produzione della Laguna veneta –
Inserito nel panorama artistico della seconda metà del ‘400, il pittore dalmata sembra riflettere a pieno lo spirito del tempo, ossia l’oscillazione tra le novità prospettiche che si andavano affermando e l’espressionismo di quel periodo, mentre permangono in lui residui di matrice tardogotica, fatti di arabeschi e tratti dorati. Molto diverso dai suoi contemporanei e conterranei, come ad esempio il grande Giovanni Bellini, non arrivò a restituire come al pari di questi il respiro atmosferico, ma cercò di inserire sempre nelle sue opere momenti di spiccato realismo, seppur in un contesto di fissità e astrazione.
Della sua vita sappiamo poco, a causa degli scarsi documenti ritrovati, e quel poco lo dobbiamo alle opere stesse, che ci permettono di ricostruire i suoi spostamenti nel corso degli anni. Figlio del pittore veneziano Iachobus de Chriveris, fu probabilmente apprendista nelle botteghe di Antonio Vivarini, Giovanni d’Alemagna e Bartolomeo Vivarini. Già allora il giovane Carlo guardava alla grande arte di Donatello e Filippo Lippi.
E’ tuttora difficile attribuirgli opere risalenti a quel periodo. Quel che è certo è la sua firma apposta al Polittico di Massa Fermana (1468), mentre l’anno successivo era già quasi sicuramente ad Ascoli Piceno.
Nel 1473 realizza il Polittico di Sant’Emidio per il Duomo di Ascoli e il decennio successivo opera a Camerino, città per la quale esegue il Polittico di San Domenico di Camerino (1482), oggi smembrato tra la Pinacoteca di Brera a Milano, lo Stadel di Francoforte e la collezione Abegg-Stockar di Zurigo.
Dopo aver dimostrato tutte le sue capacità nei polittici, Crivelli accoglie la novità esterna della pala d’altare:  ne sono straordinari esempi l’Annunciazione di Ascoli (1486) e la Pala di San Francesco a Fabriano (1493). L’Annunciazione, conservata oggi alla National Gallery di Londra, è uno dei capolavori più rappresentativi del Rinascimento nelle Marche: qui il connubio tra decorativismo gotico e razionalità prospettica rinascimentale raggiungono l’apice. La Pala di San Francesco, conosciuta anche con il titolo di Immacolata Concezione, è costituita dalla scena principale raffigurante l’incoronazione della Vergine, di grande spessore formale e tecnico.
In particolare, è proprio la National Gallery di Londra a dedicare un posto di rilievo al Crivelli. Il pittore è infatti il protagonista della Room 59 del museo londinese, in cui sono conservati i suoi dipinti più importanti. Fra questi, oltre all’Annunciazione, si annoverano:
La Madonna della Rondine (1490), commissionato da Ranunzio Ottoni, signore di Matelica e da Giorgio di Giacomo, custode del convento francescano.
Santi Pietro e Paolo (1470 ca), parte di un polittico conservato nella chiesa di San Giorgio, a Porto San Giorgio.
San Michele (1476 ca), figura che costituisce il quarto pannello di una pala d’altare proveniente da Ascoli Piceno. San Michele è l’arcangelo che, secondo la Bibbia, guidò l’esercito di Dio contro gli angeli ribelli capitanati da Lucifero. Viene spesso raffigurato con indosso un’armatura mentre sconfigge il demonio.
The Demidoff Altarpiece (1476): pala composta da molti pannelli che fu dipinta dal Crivelli nel 1476 per l’altare maggiore della Chiesa di San Domenico, ad Ascoli Piceno.

Le maggiori opere di Carlo Crivelli – Guarda la gallery:

Mappa delle aree attrezzate per bambini

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Tanti parchi giochi vicino al mare, fondali bassi, clima ideale, aree verdi e la salutare campagna a due passi: San Benedetto del Tronto, ma anche l’intero tratto di spiaggia che passando per Grottammare arriva fino a Cupra Marittima, sono il posto ideale per le famiglie con i bambini.

Facciamo allora una piccola rassegna dei parchi e delle aree per i piccoli bagnanti. Partendo da sud, a Porto d’Ascoli, troviamo in via Mare, a pochi metri dalla Rotonda, il Giardino dei Colori. Il parco resta un po’ nascosto, ma proprio per questo è sicuro e lontano dai pericoli della strada. Si trova di fianco alla nuova struttura del Centro per l’Impiego, dietro alla sede dell’Università. Basta  entrare dal cancello in via Mare e percorrere il piazzale per trovarlo sulla destra. Il parco è davvero curato e pulito, con giochi nuovi e per varie fasce d’età. Proseguendo in direzione nord, sul lungomare, tra le concessioni 71 e 71/bis, troviamo il Giardino dei Bambini: la casa-albero sulla collinetta, e tanti altri giochi si trovano a ridosso della spiaggia e in parte proprio sulla sabbia.
Ancora a San Benedetto nell’area denominata “ex-camping” tra le concessioni 36 e 37, davanti alla spiaggia libera più estesa della città, c’è il Giardino Zio Marcello, una vasto spazio verde con giochi e panchine.Nel centro cittadino infine abbondano pinete attrezzate e aree gioco a volontà nei pressi della Rotonda Giorgini e della Palazzina Azzurra. Tra la spiaggia e il corso principale infatti i bambini possono trovare diversi angoli di svago, tutti ombreggiati e ben curati.
Nel periodo estivo è possibile in questi spazi trovare tantissimi giochi e assistere a spettacoli di vario genere. Tra essi il “Tombolotto”, le spettacolari esibizioni degli artisti di strada, e il Ludobus Legnogiocando (www.ludobus.org) con i suoi giochi artigianali in legno, attività che ormai, dopo  10 anni, i turisti percepiscono come una peculiarità locale.
Tra i parchi a pagamento a Porto d’Ascoli segnaliamo lo Shark Park, di fronte alla Rotonda all’inizio del lungomare, e il Kinder Park inserito nella struttura del Palariviera e adiacente alla Piscina Comunale. Qui i bambini troveranno un piccolo cinema 4D, uno zoo con animali da cortile, giochi all’aperto e al chiuso (utili in caso di pioggia), pizzeria e palestra all’aperto. A San Benedetto, sotto la pineta in fondo a viale Buozzi, affacciato sul lungomare, il Central Park dispone di giochi sia gratuiti che a pagamento.

Anche Grottammare offre tanti punti per i piccoli a ridosso del mare. Segnaliamo la Pineta dei Bersaglieri appena all’inizio del territorio comunale, venendo da sud. Situata davanti alle primissime concessioni, i giochi sotto l’ombra dei vecchi pini possono essere per i bimbi la felice conclusione di una giornata trascorsa al sole. In prossimità del centro invece troviamo due aree attrezzate: una a ridosso della spiaggia, davanti alla concessione balneare 42,  in corrispondenza dell’inizio del corso pedonale; l’altra, denominata Pineta Ricciotti, è raggiungibile oltrepassando il pontino alla fine della zona transitabile con le auto, alle spalle del Kursaal, dietro alla ferrovia. Un’alternativa al chiuso per le giornate di maltempo è il Play Park, sulla Statale Adriatica, sopra al negozio di abbigliamento Globo.

A Cupra Marittima invece, sul lungomare Romita, a pochissimi metri dalla spiaggia troviamo la storica Pineta Centrale con tanti giochi proprio di fronte allo chalet Marinai d’Italia. Proseguendo a nord infine, vicino ai campi da tennis, ancora un’area dove i piccoli possono dar sfogo alla loro infinita esuberanza.


Visualizza Aree attrezzate per bambini a San Benedetto del Tronto in una mappa di dimensioni maggiori

Da dove viene il Ferragosto

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Ottaviano Augusto - Imperatore dal 27 a.c. al 14 d.c.

Il termine Ferragosto deriva dal latino Feriae Augusti (riposo di Augusto). L’origine della locuzione si deve all’imperatore romano Ottaviano, proclamato Augusto, il quale nel 18 a.c. decise che l’intero mese di agosto sarebbe stato dedicato alle Feriae, ossia un riposo più prolungato del solito, in concomitanza con tutte le festività che cadevano nello stesso periodo, come ad esempio i Vinalia rustica e i Consualia. Altra importante ricorrenza di agosto era la festa di Diana, dea protettrice delle fasi lunari, del legno e della maternità.
Con la diffusione del Cristianesimo, a Diana venne presto sostituita la figura della Vergine Maria, mentre invece il principio comunemente diffuso oggi, secondo cui Maria fu assunta in cielo proprio nel giorno di Ferragosto, fu dichiarato formalmente solo nel 1950 da Papa Pio XII.La festività nacque quindi in un’ottica pagana e, come molte altre, è divenuta in seguito cristiana.
Negli ultimi secoli sono di certo cambiate culture e modi di passare questa giornata. Se in epoca romana i riti erano costituiti da banchetti, bevute ed atti sessuali entrambi enfatizzati e aperti a tutti (venivano ammessi alla festa anche le serve e gli schiavi) che duravano settimane, ora la dimensione pagana e quella religiosa convivono: ogni regione italiana conserva le sue usanze, siano esse processioni o feste popolari, come ad esempio il Palio dell’Argentario che si svolge a Porto Santo Stefano e la Giostra del Saracino di Sarteano.
Come nell’antichità, anche oggi si ferma la stragrande maggioranza dell’attività lavorativa e proprio per questo motivo Ferragosto è spesso per molti sinonimo di gite fuori porta, scampagnate o giornate di festeggiamenti e gavettoni in spiaggia.

L’area archeologica di Cupra Marittima

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Cupra Marittima, oltre che come località balneare, riveste una grande importanza anche dal punto di vista storico, architettonico e culturale: vi si trova, infatti, un’area archeologica romana e medievale.
Lungo la strada SS. 16 Adriatica, a Km. 3 a nord dell’odierno centro cittadino insistono i resti dell’impianto urbano della città romana di Cupra che sorge in un territorio intensamente frequentato già nel corso del Paleolitico Inferiore e Medio lungo i terrazzi fluviali del Menocchia e dell’Aso e che riveste particolare importanza nel periodo piceno, in relazione alla presenza del santuario internazionale dedicato alla dea Cupra. Il complesso è stato identificato in seguito ai lavori per l’impianto di un distributore di carburante.
Il parco archeologico si estende per una superficie di circa 32 ettari. Fulcro dell’area, come anche della città antica, è il foro, che ha forma vagamente rettangolare e misura circa 90 metri in senso est-ovest e 60 in direzione nord-sud. Nella parte più occidentale della terrazza emergono i resti più significativi dell’area forense e di un tempio di Venere affiancato da due archi onorari, posto in un contesto paesaggistico di grande suggestione. Appena al di fuori della città romana, lungo la Statale Adriatica, sono visibili le strutture di una villa con ninfeo, frequentata fino al IV sec. d.C. e di un edificio termale con mosaici tardo-imperiali. Successivi interventi di scavo hanno permesso di mettere in luce il calidarium con vasca dell’edificio termale, chiamato i “Bagni di Nerone”: sono qui visibili porzioni di pavimenti a mosaico e suspensurae.
Area archeologica Cupra MarittimaIl ninfeo ha pianta quadrangolare, con vasca centrale, pareti decorate da nicchioni e affrescate con motivi a riquadri ed esedra centrale affrescata con scene marine. Al di sotto dell’impianto termale è stata appurata l’esistenza di un precedente impianto produttivo riferibile ad età repubblicana,di cui sono stati rimessi in luce un ambiente con il torchio ed un secondo ambiente contiguo con pavimento in opus signinum. Riferibili a monumenti funerari a edicola sono le strutture in laterizio visibili nei pressi della porta urbica e i cosiddetti ruderi Tesei a Massignano.
Il materiale archeologico recuperato in antico risulta oggi disperso in vari musei, anche al di fuori del comprensorio regionale (Verona, Bologna, Perugia, Roma, Lecce), mentre quello recuperato negli ultimi decenni si conserva nel locale Museo Archeologico Comunale, situato nell’antico borgo medievale di Marano in una vecchia casa-torre del 1700, oggi Palazzo Cipolletti.
Articolato su tre piani, il percorso museale prevede tre sezioni. La sezione picena occupa il piano terreno del palazzo e mira a dipingere una comunità, quella appunto dei Cuprenses, i Piceni di Cupra, colta in un preciso momento della loro storia, quello della massima fioritura demografica, culturale ed economica, fra VI e V secolo a.C. La comunità cuprense viene illustrata attraverso la presentazione di alcuni aspetti fondamentali della propria vita quotidiana: i rituali funerari, i modelli abitativi, le usanze tipiche e il costume locale, le produzioni artigianali specifiche.
La sezione preistorica, al secondo piano della sede museale, raccoglie le testimonianze della frequentazione dei gruppi umani nel territorio di Cupra Marittima dal Paleolitico inferiore al Neolitico e all’età del Bronzo.
La sezione romana occupa il primo piano di Palazzo Cipolletti e si articola in tre ambienti. Il percorso espositivo comincia dal momento dell’istituzione del municipio di Cupra Marittima, intorno al 49 a.C., diventata poi in età imperiale fiorente centro commerciale: inizia cioè dal momento in cui le fonti archeologiche cominciano a raccontare la sua storia.

Orario e prezzi: da giugno a settembre, periodo pasquale, natalizio e durante le altre festività tutti i giorni dalle 18 alle 21. Negli altri periodi apertura su prenotazione. Ingresso libero.
Informazioni: Archeoclub, tel. 0735.778622 – www.archeocupra.it

Il teatro Mercantini di Ripatransone

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teatro mercantini ripatransone

Nell’ala destra del Palazzo dei Podestà di Ripatransone si trova il Teatro Comunale Mercantini. Il Palazzo del Podestà fu completato nel 1304 ed è un esempio del passaggio dall’architettura romanica a quella gotica. Le ali del palazzo invece, sia la sinistra che questa destra che ospita il teatro, sono state completate nell’800, così come il secondo piano dell’edificio, con le sue finestre quadrate.
Fin dal XVIII secolo i ripani sentirono il bisogno di mettersi alla pari di tutte le altre importanti città marchigiane, le quali disponevano di un teatro comunale. Per quanto ambiziosa però, l’ispirazione non trovava consensi, specialmente da parte dell’autorità religiosa e del clero. Altro ostacolo era l’impossibilità di trovare un’ubicazione dell’edificio che avrebbe ospitato il teatro. Successivamente si ebbe l’idea di trasformare in teatro il Palazzo del Podestà, anche se le difficoltà di attuazione furono numerose. Nel 1790 il progetto fu affidato all’architetto svizzero Pietro Maggi che lavorò molto ad Offida (Teatro Serpente Aureo, Ospedale, Chiesa della Collegiata) e a Grottammare (Teatro dell’Arancio e sistemazione di Piazza Peretti). Il teatro fu inaugurato nel 1824 con il nome di Teatro del Leone, in onore al simbolo della città. I lavori, proseguiti dall’architetto Bassotti, terminarono definitivamente nel 1843 quando venne inaugurato con l’esecuzione della Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti. Un successivo ampliamento aumentò il numero dei palchi dagli iniziali 44 a 50. Nel 1894 il teatro fu intitolato al poeta ripano Luigi Mercantini, amico di Garibaldi per il quale compose l’Inno di Garibaldi (Si scopron le tombe, si levano i morti) e la Spigolatrice di Sapri (Eran trecento, era giovani e forti, e sono morti). Nel 1956 le autorità stabilirono la chiusura del teatro, perché inagibile. I lunghi ed accurati lavori di restauro sono cominciati nel 1980 e sono terminati nel 2000. Di nuovo nel 2008 il teatro è stato nuovamente chiuso per lavori di manutenzione ed è stato riaperto al pubblico il 14 aprile 2012 e la sua gestione è stata affidata alla Fondazione “Luigi Mercantini”.
Il sipario storico del teatro è una tela del 1811 del faleronese Giuseppe Ruffini che presenta l’episodio della cosiddetta Virginia ripana: nel 1515 una ragazza venne rapita da mercenari spagnoli e preferì uccidersi, aiutata dal padre, piuttosto che sottomettersi alla violenza. Il nome di Virginia le è stato dato per la somiglianza con l’episodio di epoca romana del centurione Lucio Virginio che preferì uccidere la figlia pituttosto che sottometterla alle voglie del tiranno Appio Claudio.
Le decorazioni all’interno della struttura risalgono al 1875 e sono opera di Giovanni Micca.
Ha un variopinto uditorio su pianta a U allungata, con tre ordini di palchi senza loggione. Possiede una capienza di circa 250 spettatori.

Breve storia dei Marlene Kuntz a Centobuchi

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Estratto dalla serata di ieri 12 agosto, ovvero un foto – e video, e testo – racconto del live dei Marlene Kuntz in Piazza dell’Unità a Centobuchi (Ap). Primo appuntamento della rassegna CosePop 2013, dopo l’alternative rock di Godano e compagni si prosegue lunedì 19 con i Tre Allegri Ragazzi Morti in quel di Monteprandone.

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Ombrelloni 2013

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La raccolta di tutte le foto scattate in spiaggia a San Benedetto del Tronto, Grottammare e Cupra Marittima: ombrelloni variopinti, a righe, di colori sgargianti, sotto la pioggia, con il sole cocente, da soli o con la gente.
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La sagra delle frittelle a Massignano

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la sagra delle frittelle 2013 a Massignano

Ogni anno il 14 agosto il paese di Massignano si trasforma in un pullulare di colori e musica per una delle feste popolari culinarie tra le più antiche della provincia di Ascoli Piceno: la Sagra delle frittelle. “È stata la prima e resta la più bella”. Questo lo slogan dell’evento dell’estate massignanese, giunto ormai alla cinquantacinquesima edizione. Le frittelle, caratteristica pietanza che in realtà appartiene alla tradizione carnascialesca, sono dolcetti fritti, morbidi e molto gustosi, con un delicatissimo aroma di limone e cannella. Alcune fonti storiche narrano le origini della sagra: Ferragosto era il periodo del ritrovo per i massignanesi che erano fuori per lavoro e, proprio alla vigilia della festa mariana, alcuni cittadini da poco rientrati in paese attendevano il ritorno di Emilio Laureti, detto “il pescatore”, presso la bottega di Celso Corpetti, consueto punto di ritrovo degli uomini del paese. Per ingannare il tempo dell’attesa gli uomini pensarono di fare una merenda, preparando così le frittelle. Da questa merenda nasce la Sagra delle frittelle, che verrà ufficializzata dalla Proloco il 14 agosto 1959 e che ancor oggi, si svolge in un solo giorno proprio per mantenere forte il legame  rievocativo con la prima famosa merenda.

sagra-frittelle-massignanoIn oltre mezzo secolo la manifestazione ha richiamato migliaia di turisti e abitanti del territorio, mantenendo sempre vivo l’entusiasmo delle prime edizioni. Patrocinata e coordinata  dall’Amministrazione comunale, la sagra è organizzata dalla  Proloco con il coinvolgimento di tutta la comunità massignanese. Fin dalle prime ore del mattino le bravissime massaie locali danno sfoggio della loro arte preparando l‘impasto, mentre nel primo pomeriggio si accendono i fornelli e inizia la frittura. A partire dalle ore 18 l’apertura degli stand gastronomici: oltre alla frittella, regina della serata, si potranno gustare pennette all’arrabbiata, fagioli, arrosticini, panino con salsiccia, pizzette fritte, patatine. La serata quest’anno sarà allietata dai “Pupazzi”, gettonatissima cover-band locale che spazia dal pop alla musica leggera, dalle note sigle televisive dei cartoni e dei telefilm degli anni Ottanta e Settanta fino alla surf music degli anni Sessanta.

Come ogni anno saranno disponibili grandi parcheggi attrezzati e servizio bus navetta gratuito per raggiungere il centro del paese.

Quando: 14 agosto dalle ore 18 in poi
Dove: Parco delle Rimembranze (piazzale dell’edificio scolastico) di Massignano
Per maggiori informazioni: Pro Loco Massignano – 073572112

 

Chi è Laura Morante

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Laura Morante si esibirà stasera 9 agosto al Teatro Concordia di San Benedetto del Tronto, in occasione dell’ultimo appuntamento dell’Open Sea Festival. L’attrice italiana si calerà nei panni di Babette Hersant, rivoluzionaria protagonista del Pranzo di Babette. Il racconto, scritto nel 1958 dalla danese Karen Blixen, narra la vicenda di due anziane sorelle puritane e del loro incontro con la cuoca parigina Babette, rivoluzionaria costretta a fuggire da Parigi, alla quale le due danno ospitalità in cambio di un aiuto nelle mansioni domestiche.

Considerata una delle attrici italiane più rilevanti a livello internazionale, la Morante ha esordito appena diciottenne al fianco del grande Carmelo Bene, interpretando Ofelia nella tragedia Amleto (da Shakespeare a Laforgue), versione televisiva del 1974 basata sul precedente Un Amleto in meno (1972).
Eccola con Bene nei panni di Amleto e Lydia Mancinelli in quelli di Kate:

Il suo debutto cinematografico risale al 1980, con il film “Oggetti smarriti” per la regia di Giuseppe Bertolucci, mentre è nell’81 che incontra il regista che la consacrerà definitivamente al grande pubblico, Nanni Moretti. Con lui gira nello stesso anno “Sogni d’oro”, poi “Bianca” (1984) ed infine “La stanza del figlio” nel 2001.
In Bianca, Laura è la giovane professoressa di francese con cui il protagonista, interpretato dallo stesso Moretti, tenta invano di stabilire una relazione. Qui in uno dei dialoghi esistenzialisti e malinconici tipici del cinema morettiano:

Un talento predestinato a ruoli drammatici, certo, ma che non si tira indietro di fronte a ruoli all’apparenza più frivoli, come dimostra Ferie d’agosto, commedia di Virzì del 1995. Nel 2001 la Morante contribuisce al grande ritorno di un film italiano sul palco di Cannes. A digiuno di premi da 23 anni, il 54° Festival premia l’Italia con la Palma d’oro per La stanza del figlio, film con il quale Laura vince anche un David di Donatello come migliore attrice protagonista, un Nastro d’argento, un Globo d’oro ed un European Film Awards.

Il Museo Archeologico di Ripatransone

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Nel punto più alto di Ripatransone si trova il Palazzo Comunale al cui piano terreno è collocato il Museo Civico Archeologico, dedicato a Don Cesare Cellini, che lo fondò nel 1877 a partire dalla sua collezione privata. La passione del canonico Cellini trovò vantaggio anche negli scambi attivati con molti altri musei e collezionisti italiani, in particolare il Pigorini di Roma. Fecero poi seguito donazioni di altre famiglie benestanti locali spinti dal desiderio di civica virtù ambito dalla neonata nazione italiana e più che mai rappresentato dalla costituzione del Museo Civico.Discobolo nel Museo Archeologico di Ripatransone
Qui sono custoditi circa quattromila reperti di cui cinquecento in esposizione. Si va dalla preistoria, attraverso l’età romana, fino al medioevo, per testimoniare l’antica presenza umana e la storia di queste colline. Il materiale raccolto proviene infatti da scavi sistematici e rinvenimenti occasionali nei territori di Ripatransone, Grottammare, Cupra Marittima, Offida e altri comuni vicini.
Le sale tracciano un percorso cronologico a partire dalle selci lavorate d’età paleolitica e neolitica. Si prosegue poi attraverso l’età del bronzo e del ferro. Età quest’ultima in cui si affermò la civiltà picena, nata da una tribù che nella sua migrazione seguì il volo di un picchio (picus in latino) da cui prese il nome, insediandosi nel nostro territorio.
Da questa civiltà ci sono arrivate monete, terracotte, lampade, sculture ed iscrizioni in una lingua ancora in parte misteriosa. Nelle loro tombe sono state rinvenuti gioielli e armi ma soprattutto i grandi anelli di ferro chiamati armille, che sono divenuti il simbolo di questo popolo, benché ancora non se ne conosca l’uso.
I reperti di epoca romana sono legati all’ager cuprensis, di cui Ripatransone faceva amministrativamente parte, e costituiti da epigrafi latine, frammenti di statue, oggetti della vita quotidiana. In tale sezione meritano l’attenzione un busto di Venere e uno di discobolo. Il carattere religioso e sentimentale dei nostri antenati ci viene ricordato da piccole sculture di origine egiziana arrivate via mare e legate a culti orientali, da una rara urna cineraria monumentale e altri arredi funerari che presentano immagini di particolare tenerezza.
La sezione medievale, allestita da poco, raccoglie soprattutto sculture provenienti da antiche chiese di Ripatransone, come il fonte battesimale con grifoni, mentre suscita curiosità una tavoletta con tre goffe e sproporzionate figure, che potrebbe rappresentare un ex-voto.

Museo-archeologico-Ripatransone

Dove: Palazzo Comunale di Ripatransone, Piazza XX Settembre, 12
Orari: estivo (15/06 – 30/08): tutti i giorni 16.00-20.00; domenica 10.00-13.00 – 16.00-20.00
invernale: tutti i giorni tranne il Lunedì – 10.30-12.30 – 16.30-19.30
Prezzi: intero: 2,5 €; ridotto: 1,5€; possibilità di acquistare al costo di 10€ il biglietto Musei Piceni che consente l’accesso ai 4 poli museali di Offida, Ripatransone, Montefiore dell’Aso, Monterubbiano.
Informazioni e prenotazioni: tel. 0735 99329

Il Museo del Tarpato a Grottammare

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Il 12 maggio scorso a Grottammare è stato inaugurato un nuovo museo dedicato al pittore locale naif Giacomo Pomili, detto “Il Tarpato“.

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L’artista, uomo dall’esistenza difficile, che ha provato la sofferenza della malattia, dell’emarginazione e della solitudine trovando riscatto solo nella pittura, è scomparso nel 1997 all’età di 72 anni. Lui, il Tarpato, amava firmarsi così, con questo pseudonimo che evocava un disagio lungo anni, la fatica di sciogliersi alla vita, di tradursi per il mondo. Silenzioso, nel dolore visibile della sua esistenza, si ritirava come per nascondersi a qualsiasi possibile mondanità: una bottega da autodidatta in Piazza Peretti da cui guardava i visitatori della sua arte dietro una specie di sorriso restìo. I quadri erano lì disposti confusamente, ma non si faceva fatica a coglierne un’inusitata bellezza, singolare e forestiera, per niente dilettantesca. Ora, a 16 anni dalla morte, le sue opere in cui il proprio borgo natìo riveste un ruolo da protagonista, hanno finalmente la giusta valorizzazione.
Il Museo del Tarpato è ubicato nel vecchio incasato, proprio in Piazza Peretti, all’interno dei locali degli antichi forni del 1600. Si tratta di un itinerario culturale che si sviluppa su due livelli e in cinque sale tematiche, dove in un clima tra il sacro e il profano, trovano collocazione le opere più significative, le pitture giovanili e mature, fino ad arrivare ai dipinti dedicati a Lupo, il suo cane, migliore amico di un freddo ed eterno pittore dal tratto tanto armonico quanto invaso da spicchi genialoidi di colore.
Questa nuova creatura museale si aggiunge al vicino museo di Pericle Fazzini, presso il cinquecentesco Torrione della Battaglia, e al Museo Diocesano nella la Chiesa di San Giovanni Battista. Nelle stanze espositive sono presenti in modo permanente 43 tele. Si va dalle prime opere d’arte importanti che suscitarono l’attenzione della critica e del pubblico, quali “I quattro Tarpati” e  “Papa Giovanni XXIII nella gloria del paradiso”, ai dipinti che raccontano le leggende del Paese Alto, come quelle sul “Ciclo di Esmeralda” e sul “Trittico di Sant’Aureliano”.
C’è poi una produzione nascosta, meno conosciuta, inedita: si tratta del Tarpato sacro, delle Crocifissioni e delle opere sui luoghi e sui grandi monumenti della cristianità (Roma, Castel Sant’Angelo, San Pietro). Una sezione è infine dedicata all’immaginario femminile, le donne del Tarpato, cui è stato dedicato anche un calendario nel 2007.
Nelle tele, che sembrano sospese tra sogno e realtà, c’è tutto il turbamento della solitudine, ci sono l’emarginazione e la sofferenza, che diventano germe della creatività. I paesaggi racchiudono un piccolo mondo, intimo e personale, in cui Pomili amava raccontare, con spontanea espressività, il quotidiano, gli affetti, la religiosità, gli angoli del suo paese. Sono preziosi microcosmi, affollati di ricordi e invenzioni, in cui la realtà viene riscritta attraverso lo slancio della fantasia. Quadri tra il naif e il visionario che raccontano una realtà intrisa di elementi fiabeschi e onirici, momenti di grande lirismo e poesia.

Dove: Piazza Peretti, Paese alto di Grottammare
Orari di apertura: agosto tutti giorni (lunedì chiuso) ore 21.30 – 23.30; dal 1° al 15 settembre sabato e domenica (ore 16 -19); dicembre sabato e domenica (ore 16 – 19). Nei periodi di chiusura visite su prenotazione (dal lunedì al venerdì ore 9 – 13, martedì e giovedì anche ore 16 – 18). Ingresso gratuito
Informazioni e prenotazioni: Ufficio Cultura e Turismo Comune di Grottammare – tel 0735.739240

Il Museo Pericle Fazzini a Grottammare

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Nei locali del Torrione del Paese alto di Grottammare, scavati nella montagna e prospicienti il mare si trova un Museo dedicato a Pericle Fazzini, artista che ha sempre conservato e restituito il legame con il paesaggio della sua terra natale, tra collina e mare. L’opera dello scultore viene qui esposta ribadendo questo stabile sodalizio col paesaggio ed è così restituita ai luoghi che tanto ha amato.
Pericle FazziniNato a Grottammare nel 1913, Pericle Fazzini iniziò a scolpire giovanissimo nella falegnameria di famiglia. Nel 1930 si trasferì a Roma, dove frequentò i corsi della Scuola libera del nudo. Trascorsi gli anni della guerra in Dalmazia, col rientro a Roma diede inizio a un nuovo periodo creativo che culminerà con la realizzazione della Resurrezione, cui dedicò ben 7 anni della sua vita. Iniziata nel 1970 l’opera venne esposta nella Sala Nervi nel ’77, consacrando a livello internazionale il suo autore che morirà nella capitale dieci anni dopo.
Già nel 1997 veniva costituita all’interno della Biblioteca Comunale di Grottammare una piccola raccolta di opere, per lo più disegni e litografie, dedicata allo scultore, con lo scopo di creare nella sua città natale un luogo che ne perpetuasse la memoria e ne custodisse e divulgasse l’arte. Nel 2004 l’Amministrazione comunale ha voluto dedicare a questo suo artista uno spazio museale che raccogliesse in esposizione permanente la collezione acquisita dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno e concessa al Comune in comodato perpetuo. A tal fine si è ha provveduto alla creazione di una sede ad hoc, recuperando la splendida struttura del Torrione della Battaglia, fortificazione del XVI secolo facente parte della cinta muraria del Castello di Grottammare.
Tra le opere da segnalare svariate sculture in bronzo e oro, disegni, litografie, incisioni, pastelli di soggetto naturalistico (marine, volo di gabbiani, sassi e vegetazione), due ritratti di Giuseppe Ungaretti e il basco appartenuto al grande poeta, soggetti sacri in argento, bassorilievi in bronzo come “Il solco”. Una parte consistente delle opere, circa 140 pezzi, provengono dalla collezione di Lisa Schneider, modella dell’artista. L’eccezionalità di questa sezione sta nel fatto che si tratta di esemplari unici donati dall’artista alla propria modella, esprimendo in questo un insolito carattere “privato”. Vi sono poi diversi disegni documentanti le fasi preparatorie della Resurrezione e un bozzetto in argento sempre della medesima. Una curiosità è il sedile in polistirolo realizzato dallo stesso artista per consentire a Papa Paolo VI, durante le fasi di lavorazione, di accomodarsi e osservare con calma la nascita della grande scultura per la Sala delle Udienze.
Dello “scultore del vento”, come lo ha definito l’amico Ungaretti, nel tracciato urbano della Grottammare costiera è possibile osservare due opere: il bozzetto per il “monumento a Kennedy”, esposto in piazza Fazzini, e “Il ragazzo con i gabbiani”, all’inizio della pista ciclabile nord.

Dove: Paese alto di Grottammare, Via Porta Marina
Orari di apertura: agosto tutti giorni (lunedì chiuso) ore 21.30 – 23.30; dal 1° al 15 settembre sabato e domenica (ore 16 -19); dicembre sabato e domenica (ore 16 – 19). Nei periodi di chiusura visite su prenotazione (dal lunedì al venerdì ore 9 – 13, martedì e giovedì anche ore 16 – 18). Ingresso gratuito
Informazioni e prenotazioni: 0735/735288. Nei giorni di chiusura rivolgersi all’Ufficio Cultura e Turismo Comune di Grottammare – tel 0735.739240

Che cos’è l’Asado

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Dal 5 all’11 agosto l’Ex-Galappotaio di San Benedetto del Tronto ospita Que Rico!, la prima grande sagra tradizionale argentina a base delle specialità tipiche dei nostri cugini sudamericani. Nel menu compaiono infatti le empanadas (panzerotti fritti ripieni), il chorizo (la salsiccia), i choripan (panini con la salsiccia) e il celebre piatto nazionale argentino, l’asado.
L’asado, che tradotto letteralmente equivale al nostro “arrosto”, indica sia un piatto che una particolare tecnica di barbecue utilizzata, oltre che in Argentina, anche in Brasile, Cile, Colombia, Paraguay, Perù e Uruguay.
Un asado classico in genere consiste in carne di manzo (ma può essere anche di ternera, cioè di vitello) ed altri tipi di carni che vengono cucinate su una griglia, la cosiddetta parrilla, o a fuoco aperto.
In occasione di eventi più formali, come al ristorante, la preparazione spetta all’ asador o parrillero, mentre invece se ci si trova in famiglia o tra amici, come avviene per i nostri barbecue all’italiana, viene effettuata in modo collettivo da volontari.
que-rico-sagra-argentina-san-benedetto-del-trontoCaratteristica del piatto è la sua cottura, particolarmente lenta (si possono impiegare anche ore), che serve ad esaltare il sapore e la consistenza della carne. Di solito si inizia con l’accensione del carbone vegetale, composto da alberi autoctoni, escludendo pini ed eucalipti, poiché questi ultimi emanano resine maleodoranti. Ci sono due modi per procedere alla sistemazione della carne sul fuoco: il primo prevede l’accensione del fuoco per terra circondato da croci di metallo, le asadores, su cui si fissa l’intera carcassa dell’animale per permetterle di assorbire tutto il calore. Nel secondo caso si fa il fuoco, si lascia formare il carbone e vi si poggia una semplice griglia sopra con le carni. Il calore e la distanza dalla brace sono sempre controllati per permettere la lentezza della cottura, stimata mediamente intorno alle 2 ore.
Per quanto riguarda il condimento, l’unica aggiunta è quella di sale prima e/o durante la cottura, oppure per insaporire ancora un po’ c’è il chimichurri, una miscela di olio, spezie, aceto e limone.

Se volete cimentarvi nell’impresa, ecco un tutorial per la preparazione dell’asado:

Mogol (figlio) e Patty Pravo, echi della grande musica italiana in Riviera

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Oggi e domani in Riviera risuonano gli echi della grande musica italiana: Alfredo Rapetti Mogol e Patty Pravo. Il primo, in arte  Cheope, è il figlio del Mogol più noto. Anche lui, dev’essere genetica, si è dedicato scrivendo pezzi, tra gli altri, per Ivan Graziani e Laura Pausini. Questa sera alle 21.30 sarà alla Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto per presentare il libro “Scrivere una canzone” (Zanichelli, 2012), saggio redatto a quattro mani con Giuseppe Anastasi, giovane autore e collaboratore di artisti come Arisa, Baccini e la Tatangelo (sic).
E’ Mogol padre, invece, ad aver composto testi per l’artista che si esibirà domani 7 agosto sul palco dei Bagni Medusa dalle 23.30 in poi (biglietto unico 20 euro, info e prevendite su www.liveticket.it). Patty Pravo, all’anagrafe Nicoletta Strambelli, viene consacrata al successo nel 1968 con La Bambola, che diviene presto uno dei 45 giri più venduti di sempre. L’anno successivo Mogol e Battisti scrivono per lei Il Paradiso, brano in realtà non propriamente inedito, visto che era già uscito nel ’68 con il titolo di Il paradiso della vita e la voce di Ambra Borelli.
Il Paradiso in una clip del Telecanzoniere, 1970:

Il 1970 è un anno particolare per Mogol e Battisti, le cui penne firmano tre pezzi passati alla storia della musica italiana: Insieme per Mina, Fiori di rosa, fiori di pesco cantata dallo stesso Battisti e la strappalacrime Per te, destinata a far vibrare le corde vocali  della nostra Patty. Eccola qui in un sobrio outfit paiettato durante un Canzonissima dello stesso anno, con la Raffaella nazionale:

Le pajarole di Acquaviva

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Le pajarole sono in generale dei cestini di paglia di frumento tipici della tradizione di Acquaviva Picena. Questa forma di artigianato tipico risale all’epoca medievale. La vera pajarola si presenta a forma di tronco di cono rovesciato con un’altezza massima di 40 cm e un diametro di circa la metà alla base e di una trentina di cm alla svasatura, con una capacità di circa 20 kg di granaglie.
Pajarole-Acquaviva-PicenaEssa serviva infatti per contenere cereali e legumi appena raccolti e trasportarli a casa tenendoli sopra la testa. Da questa tipologia di base si sono sviluppati poi altri cestini o contenitori con coperchio, sempre di paglia, per usi diversi come la nannetta (cesta per i neonati, una sorta di culla), il pajarolo (per la conservazione di farina), la sementarola (che il seminatore portava al collo con dentro il grano da spandere a mano), i crivelli (usati per la concia dei cereali e dei legumi), la sfarinapesce (per infarinare il pesce da friggere), la scaldapanni (che posta sopra un braciere serviva a scaldare i vestiti dei neonati o ad asciugarli) e il coppetto (semplice contenitore destinato a vari usi).
La lavorazione delle pajarole presuppone la provvista della materia prima, vale a dire la paglia. Un tempo si sceglievano i grani più alti, quali la Solima e l’Avanziotto, con preferenza per quest’ultimo il cui stelo era più chiaro. Poi si è passati al Frassineto e al Virgilio, grani ancora oggi usati dalle pajarolare per la produzione di tali manufatti. Le legature invece sono costituite dalle “crolle” ricavate dalla spaccatura dei vimini del salice. I vimini, li vinc in dialetto, per la loro caratteristica flessibilità e resistenza, dopo che si è essiccata la linfa, vengono spellati, spaccati e ridotti in “crolle” dalle pajarolare. Oggi il salice è in via di estinzione, tanto che il comune di Acquaviva Picena ha fatto una sorta di censimento di tali arbusti nella zona e ha provveduto a piantarne di nuovi.

La lavorazione della paglia, cui un tempo si dedicavano tutte le donne, sopravvive oggi grazie ad un nucleo di signore che, riunitesi nell’Associazione Terraviva, continuano a realizzare cesti e, soprattutto, hanno attivato corsi di formazione per le nuove generazioni, così che questo antico mestiere col tempo non sparisca. Non solo: sono stati ripiantati i tipi di grano alti, quali la Solima e l’Avanziotto, adatti a fornire, dopo la mietitura, la paglia necessaria per l’intreccio.
Passeggiando per le vie del centro storico acquavivano è ancora oggi possibile vedere qualche anziana pajarolara al lavoro, talvolta anche con il costume tipico costituito da un’ampia camicia di colore pastello ornata di pizzi bianchi su maniche e corpetto e da una lunga gonna fiorata coperta in parte da un grembiule nero.
All’interno della Fortezza è stato allestito il Museo della Pajarola al cui interno è possibile ammirare gli abiti delle pajarolare, i cesti, le bamboline, utensili da cucina e di uso quotidiano, tutti rigorosamente realizzati a mano.

 

Per informazioni: Associazione Laboratorio Terraviva – www.associazioneterraviva.it
Museo della Pajarola, via San Rocco 9, Acquaviva Picena,  tel 0735 -764005

Cose Pop 2013

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Tornano gli appuntamenti di Cose PoP, i concerti live di musica italiana pop e indipendente organizzati dall’associazione culturale Occhio per Orecchio e dalla Consulta Giovani di Monteprandone. Anche quest’anno le serate avranno luogo ogni lunedì di agosto a Monteprandone e Centobuchi. A breve verranno comunicati gli ospiti.

Per info: tel. 333-5099339 – Pagina facebook: www.facebook.com/cosepop o via mail all’indirizzo operoevents@gmail.com
Quando: nei lunedì di agosto, ore 21.30
Dove: Monteprandone e Centobuchi
Ingresso libero 

Il Vecchio Incasato di Grottammare

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Il Vecchio Incasato grottammarese è valso al comune il titolo di uno dei Borghi più belli d’Italia. L’antico nucleo era collocato sul colle per fungere da elemento difensivo e l’imponente mole del Castello, ancor oggi visibile, dominava dall’alto questo piccolo gruppo di case addossate alla collina e a picco sul mare, che fino alla metà del 1600 giungeva all’attuale Statale Adriatica.

Paese-Alto-Grottammare

Vale la pena iniziare la passeggiata dal basso della piazzetta acciottolata, dalla forma irregolare, lungo la strada che collega i quartieri più recenti al nucleo più antico. Da qui lo sguardo è libero di spaziare in lontananza, di perdersi all’orizzonte dove il mare e il cielo si confondono, per poi tornare a posarsi sulle costruzioni limitrofe. Oltre le mura che delimitano l’ampio giardino sulla destra, troviamo la sagoma compatta e armoniosa dell’ottocentesco Palazzetto Ottaviani e di fronte la cinquecentesca Chiesa di Sant’Agostino. Procedendo verso il paese alto si arriva nel largo Palmaroli, l’accesso principale del paese. Guardando indietro, verso la strada percorsa, noteremo la grande struttura del vecchio Ospedale, che conserva ancora, sopra il portale dell’antica farmacia, il caduceo, simbolo del Dio greco della medicina. Ci addentriamo in via San Giovanni che, terminando con la chiesa omonima, ci conduce alla Piazza Peretti, un lato della quale è delimitato proprio dalla facciata della chiesa. La piazza prende nome da Felice Peretti, Papa Sisto V, nato a Grottammare, e costituisce il cuore dell’antico borgo. È un luogo chiuso, riparato, ma anche punto di avvistamento strategico e importante snodo urbanistico. Anticamente centro della vita del borgo, offre ora un silenzio e una tranquillità quasi innaturali.
Qui si affacciano gli edifici simbolo della vita del paese: l’antico municipio, il teatro, con le sue logge, e sulla destra la Chiesa di San Giovanni, della fine del 1700.
Al centro della pavimentazione un mosaico circolare detta i ritmi della prospettiva. Gli usci al piano terra, grosse ante di legno vecchio, sono ora entrate di locali e folkloristiche botteghe artigiane. La goliardia dei vecchi tavolini all’aperto di ristoranti e osterie convive con l’austera severità della chiesa neoclassica, il vino profano a cospetto di quello sacro.
Sulla destra un loggiato calamita lo sguardo con l’incredibile scorcio che dirompe. Si è irresistibilmente attratti. Camminiamo tra colonne di mattoni che si tengono per mano nell’intrico delle basse volte, sopra vetri rinforzati posati sul pavimento come oblò sugli antichi ruderi sottostanti, siamo come un antico marinaio nel temerario atto di varcare le Colonne d’Ercole. La maestosità del paesaggio ghermisce all’improvviso, prendendoci con violenza. Il panorama che si apre è di una bellezza travolgente, quasi mistica: il mare, colorato dalle correnti e dalle differenti profondità in tante tonalità di blu, delinea un’ansa da nord a sud fino al porto di San Benedetto di cui si scorgono i bracci, come sfacciate lingue di terra che violano l’omogeneità dell’acqua. Sempre a Sud, incorniciate dal mare e dalle mura del caseggiato, spiccano le vette dell’Appennino abruzzese: mare e montagne affiancati in un affascinante abbinamento.

Paese-Alto-GrottammareDa Piazza Peretti proseguiamo in via Patriarca, a destra dell’edificio che attualmente ospita un ristorantino, ma che un tempo era l’emporio del paese. Passando sotto un antico arco, attraverso il vicolo Torrione, giungiamo ad un’apertura sul paesaggio. Qui, fino a pochi anni fa, non vi era altro che una stretta via, sostanzialmente la continuazione del vicolo. Con un intervento delicato che ha saputo rispettare il luogo, si è avuta la possibilità di allargare la strada creando una grande balconata sul mare intitolata al “Tarpato”, singolare nome d’arte del pittore locale Giacomo Pomili. Ristorantini  e osterie si affacciano tra le vie del borgo, offrendo la possibilità di un ristoro tra incredibili scorci e posizioni panoramiche. Possiamo salire sopra al Torrione la cui costruzione, alla metà del 1500, è legata a frequenti attacchi di pirati e corsari. Recentemente ristrutturato, l’interno ospita il Museo Comunale Pericle Fazzini.

Proseguendo verso nord si entra in via Santa Lucia fino all’omonima chiesa. Questa si mostra imponente e sovradimensionata rispetto alle case vicine. Da ciò deduciamo l’importanza della costruzione legata a quella del suo committente, il Pontefice Sisto V. In una delle due arcate a sostegno del sagrato trova collocazione il lavatoio pubblico. Ora abbiamo due possibilità per proseguire: attraverso una ripida scalinata, che si sviluppa dal fianco destro della chiesa, o per una via un po’ più lunga, ma che darà modo di osservare i vicoli del borgo. In entrambi i casi si giunge ai piedi di una salita, al cui culmine troviamo Porta Castello, uno dei tre ingressi del paese, al cui esterno si ha una visione complessiva della fortificazione. Saliamo per una strada tortuosa, ma sicuramente suggestiva, che mostra sotto di noi il fitto tessuto dei tetti e delle case del borgo e poi, più in là, la spiaggia e il mare.

Paese-Alto-GrottammareTramite la sistemazione di alcune scalette metalliche è reso possibile l’accesso al Castello e ci si trova a camminare all’interno delle mura della fortificazione. Poco resta dell’originaria struttura dei secoli X-XI. Oggi è visibile una stratificazione dove si rintraccia una parte più antica databile al sec. XIII con interventi e restauri successivi. Osservando la torre è ancora possibile vedere un tratto del camminamento delle guardie e un’insolita sezione di un antico solaio. Lo straordinario panorama che si gode da qui consente di spaziare su tutta la costa, da nord a sud, osservando le fertili colline dalla forma armoniosa che arrivano quasi al mare. La pineta in cui ci troviamo è costituita da pini d’Aleppo, specie impiantata nella costa meridionale marchigiana all’inizio del secolo scorso. Facendo attenzione possiamo scorgere fra i rami una rarità per la fascia costiera adriatica: esemplari di scoiattoli che hanno trovato in questo ambiente il loro habitat ideale.

I gatti del Molo Sud

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È un soleggiato pomeriggio di fine luglio. San Benedetto del Tronto si lascia cullare dal sottofondo della risacca e dal chiacchiericcio dei bagnanti. La spiaggia riprende vita dopo il riposino post-prandiale e con essa il Molo Sud, luogo adatto a quest’ora per sgranchirsi le gambe e ammirare uno degli scorci più affascinanti della città.
C’è chi scambia due chiacchiere sotto al sole…

Fonte: Flickr.com - E.mya Photography

Fonte: Flickr.com – E.mya Photography

e tipi ansiosi che scrutano l’orizzonte

Roberta iannaccone

Fonte: Flickr.com – Roberta Iannaccone

 Qualcuno cede alle coccole…

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Fonte: 500px.com – Mario Pignotti

… mentre le coppie affiatate si mettono in posa per lo scatto da rituale

Fonte: Flickr.com - Luigi Giudici

Fonte: Flickr.com – Luigi Giudici

Il caldo si fa sentire, è ora di darsi una rinfrescata

Fonte: Emidio Girolami

Fonte: Instagram – Emidio Girolami

“Ma anche no”, risponde a tono qualcuno

Fonte: Flickr.com - Roberto Taddeo

Fonte: Flickr.com – Roberto Taddeo

E chi i toni li alza un po’ troppo

Zagor64

Fonte: Flickr.com – Zagor64

probabilmente per contendersi lo spuntino pomeridiano.

Roberto Taddeo copia

Fonte: Flickr.com – Roberto Taddeo

Piccoli avventurieri tentano grandi salti

Fonte: 500px.com - Mario Pignotti

Fonte: 500px.com – Mario Pignotti

Ma al calar del sole  si torna tutti, un po’ mogi, verso casa.

Fonte: Flickr.com - AleBaglions

Fonte: Flickr.com – AleBaglions

 

I soggetti ritratti in foto sono i gatti che abitano il Molo Sud di San Benedetto del Tronto, la caratteristica colonia felina che si incontra estate/inverno passeggiando tra gli scogli del MAM, il Museo d’Arte sul Mare. Tutte le foto:

 

 

 

Maremoto Festival – VII edizione

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Annunciati i primi ospiti del Maremoto Festival 2013, la settima edizione del “festival per occhi e per orecchie” nato nel 2007 ad opera dell’associazione culturale Occhio per Orecchio. Anche quest’anno sul palco dell’area ex-galoppatoio di San Benedetto del Tronto si alterneranno concerti di vario genere (Indie, Rock, Progressive, Reggae, Hip Hop, Elettronica) e dj set, video proiezioni, fumetti, mostre, performance e tanto altro.
Si inizia giovedì 25 luglio, a breve la line-up completa della rassegna.
Intanto la prima data confermata è il live di Zamboni & Baraldi (CCCP/CSI – Trent’anni di ortodossia) che si esibiranno live venerdì 26 luglio. Ospiti attesissimi sono il gruppo dei Ministri e i Mellow Mood, oltre a Kutso, Wide Hips 69 e tanti altri.

Dove: Area ex-Galoppatoio, zona porto di San Benedetto del Tronto, via dei Tigli
Quando: da giovedì 25 a domenica 28 luglio, dalle 20 a tarda notte
Ingresso libero 

Tutte le info qui: http://www.maremotofestival.it

I delfini si chiamano per nome

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I delfini sarebbero in grado di chiamarsi per nome: lo dimostra l’esito della ricerca di due biologi marini dell’Università di St. Andrews, pubblicata sulla rivista Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences) ed edita dal sito web Wired, che potete leggere in versione integrale qui.

Per decenni, gli scienziati sono stati affascinati dal cosiddetto fischio-firma del delfino, quel caratteristico verso che il mammifero marino impara sin da piccolo e utilizza per tutta la vita. Il significato del fischio è tuttora questione di dibattito, ma la recentissima ricerca di Stephanie King e Vincent Janik – questo il nome dei due autori della scoperta – ha mostrato come i delfini rispondano selettivamente se ascoltano le registrazioni dei lori fischi, allo stesso modo di come un essere umano reagirebbe al sentirsi chiamare per nome.
Aggiunto ai precedenti esperimenti, il risultato della ricerca “rappresenta il primo caso di parallelismo tra la comunicazione di un’altra specie animale e quella umana”, ha affermato la King, ricercatrice dell’Università scozzese di St. Andrews. Lei e Janik hanno studiato il comportamento di 200 delfini al largo della costa orientale della Scozia, registrando singolarmente i loro fischi e ritrasmettendoli poi in mare tramite un idrofono, ovvero un microfono progettato per essere utilizzato sott’acqua.
All’ascolto dei suoni in maniera differenziata, è scaturito che i tursiopi ignoravano i suoni non familiari o quelli appartenenti ad altri, mentre invece rispondevano sempre e rapidamente al loro fischio-firma.
“I delfini hanno un vasto repertorio vocale, gran parte del quale rimane inesplorato”, continua la King, “fino ad ora forse si è sottovaluta la complessità del loro sistema di comunicazione, le capacità cognitive e la profondità di significato nelle loro azioni.”

Vi proponiamo un filmato girato nelle acque di Ischia: durante un giro in barca, un gruppo di turisti si imbatte in un branco di delfini. A chi applaude e fischia dall’imbarcazione, gli animali offrono uno spettacolo di salti e tuffi.

 

Le spiagge per animali della Riviera delle Palme

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Nonostante il divieto di condurre animali in spiaggia durante la stagione balneare, nella Riviera delle Palme ci sono due spazi attrezzati in cui è consentito l’accesso ai nostri amici a quattro zampe.

Il primo è il Parco Bau e si trova all’inizio del Lungomare Nord di San Benedetto del Tronto, adiacente alla concessione numero 1. E’ costituito da un’area con doppia recinzione e lampioni. L’associazione L’amico Fedele, che si occupa della pulizia e della manutenzione, ha dotato lo spazio di ostacoli e giochi per cani.

Per quanto riguarda Grottammare, invece, la spiaggia per animali è ubicata all’altezza della foce del fiume Tesino, sul Lungomare De Gasperi. L’accesso è consentito ai cani di piccola taglia (fino a 7 kg) con obbligo di guinzaglio, museruola e paletta e sacchetto. Per info tel. 0735-739220.

La mappa:

 


Visualizza Spiaggia per cani a Grottammare e San Benedetto del Tronto in una mappa di dimensioni maggiori

Totani, seppie e calamari: qual è la differenza?

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Seppie, totani e calamari sono molluschi che troviamo di frequente sulle nostre tavole, ma che spesso, per caratteristiche simili tra loro, non riusciamo a distinguere. Andiamo a vedere un po’ più da vicino cosa li accomuna e li differenzia.

Tutti e tre appartengono all’ordine dei cefalopodi (dal greco kephale, testa e podos, piede) e decapodi, cioè con dieci braccia, delle quali 8 corte e tozze e le altre due più lunghe e retrattili che vengono estroflesse solo per catturare le prede.
Sopra alle braccia c’è il sacco dei visceri, e qui cominciano le differenze. Mentre quello delle seppie è più largo e di forma ellittica, nei calamari e nei totani è più affusolato. Questi ultimi differiscono inoltre tra loro per la pinna posta ai lati del sacco: la pinna del calamaro è di forma romboidale e occupa quasi 3/4 del sacco, il totano invece ha una pinna triangolare più piccola, inserita nella parte finale del sacco.
Anche le loro conchiglie interne, ricoperte esteriormente dal mantello, hanno diversa morfologia. La seppia presenta il caratteristico “osso di seppia”, una parte semirigida che contiene al suo interno i gas che permettono il galleggiamento del mollusco. Nei totani e nei calamari invece la conchiglia si assottiglia fino a prendere le sembianze di una “penna” (o “gladio”) trasparente e affusolata.
Seppie, totani e calamari sono presenti in quasi tutti i mari e tendono a vivere generalmente in prossimità dei fondali.
Un video che vi mostra dal vivo le diversità tra le tre specie:

La passatella di Ripatransone

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La Passatella torna ad infiammare le rue di Ripatransone il 19 e 26 luglio 2013, prima della tappa finale del 2 agosto. I migliori vini del territorio verranno proposti al pubblico nella suggestiva cornice del centro storico.
Il biglietto costa 7 euro e comprende tracolla, calice e tagliando per 7 degustazioni di vini.

Verranno messi a disposizione anche due bus navetta, il primo con partenza da San Benedetto del Tronto e fermata a Grottammare e l’altro da Porto San Giorgio, con fermate a Pedaso e Cupra Marittima. Entrambi gli autobus partono alle 19.30 e rientrano alle 24.

Quando: 19 e 26 luglio, 2 agosto dalle ore 19.30 alle 24
Dove: centro storico di Ripatransone
Prezzo: 12 euro comprensivo di tracolla, calice e coupon per 7 degustazioni
Per maggiori informazioni: tel. 0735.99329 – 0735.97168 –  cell.: +39 348 8532643 – www.comune.ripatransone.ap.it

 

 

passatella-ripatransone-2013

Attenzione attenzione: fra sei giorni Maremoto in Riviera

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Mancano solo 6 giorni alla settima edizione del Maremoto (dal 25 al 28 luglio 2013), il festival per occhi e per orecchie che anche quest’anno inonderà l’ex-galoppatoio di San Benedetto del Tronto con musica live, dj set, mercatini, mostre, visual art e workshop creativi.
Tra gli ospiti più attesi Zamboni & Baraldi il 26 luglio, i Ministri il 27 e i Mellow Mood domenica 28. E poi ancora Wide Hips 69, Coconuts Killer Band, Glory Hole Family e Rude Massive Sound. Si parte giovedì 25 con il Pio Day, una serata con 90 musicisti per ricordare un grande amico ed artista.

Vi regaliamo un momento nostalgico e revival con il foto-racconto della scorsa edizione:

 

Il Palio del Pattìno – Grottammare

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Il classico appuntamento del Palio del Pattìno si svolgerà a Grottammare il 19 e il 20 luglio.
Giunta quest’anno alla 15° edizione, la competizione si disputerà in un percorso di 5 km su mosconi in legno condotti da due rematori, di cui almeno uno dei due residente a Grottammare. La città, in occasione del Palio, si suddivide in 14 rioni, ciascuno distinto da stemma e colori propri.
Il trofeo è dedicato a Maurizio Pignotti, giovane grottammarese vincitore nella prima edizione del Palio e scomparso a causa di un incidente stradale.

Dove: partenza dalla spiaggia antistante il Kursaal
Quando: venerdì 19 e sabato 20 luglio
Venerdì 19: ore 19 consegna dei pattini – ore 19.30 verifiche tecniche dei natanti e sorteggio posizioni di partenza
Sabato 20: ore 17 benedizione pattìni ed equipaggi; ore 17.30 partenza del Palio; ore 19 premiazione.

Cupra Marittima, Massignano e Montefiore dell’Aso: cosa vedere

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Proseguiamo il nostro viaggio cominciato la scorsa settimana visitando con parole e immagini altre tre località del Piceno: Cupra Marittima, Massignano e Montefiore dell’Aso. L’itinerario è breve (14 km circa) e congiunge la costiera e pluripremiata Bandiera Blu di Cupra a due piccoli borghi dell’entroterra, anch’essi ricchi di motivi per dare un tocco in più alla vostra vacanza in Riviera.

 

    Cupra Marittima

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Cupra Marittima – fonte: Massimo Sciarra ©

Cupra Marittima è la località più a nord della Riviera delle Palme: la si incontra proseguendo sul litorale dopo la città di Grottammare. Anticamente denominata Marano, deve probabilmente il suo nome attuale alla Dea Cupra, divinità picena adorata anche dai Romani. “Marano” sopravvive nella toponomia del vecchio incasato medievale, che costituisce il nucleo centrale della parte alta del paese. Sul suo litorale si trova uno dei tratti più panoramici della Ciclovia Adriatica, il cui itinerario costeggia il mare e arriva sino all’estremità di San Benedetto del Tronto.

Cosa vedere:
Parco Archeologico: si estende nella periferia nord dell’attuale abitato. Copre una superficie di 32 ettari, nella quale sono visibili le tracce dell’impianto urbano dell’antica città romana di Cupra. Spostandosi di poco verso la Statale ci troviamo davanti alla struttura della villa con ninfeo, databile IV secolo d.c. e corredata di un edificio termale con mosaici di età imperiale.
Museo Malacologico: nato nel 1977 dall’imponente collezione di Tiziano e Vincenzo Cossignani, dicono sia la più grande mostra di conchiglie al mondo. Effettivamente, con i suoi 3.000 mq e i 900.000 esemplari esposti (quelli conservati nelle sale studio del Museo sono 9 milioni), sembra di aver racchiuso il mare in una stanza. Orario di apertura luglio-agosto 16/22, festivi compresi.

 

Massignano

Massignano-Marche

Massignano – fonte: MassignanoBlog

Piccolo comune situato a 254 metri sul livello del mare, Massignano dista 5 km dalla costa e dalla vicina Cupra. Il caseggiato mantiene la vecchia impostazione medievale, con le due porte che si aprono sulla piazza centrale, nella quale si erge la Torre Civica e il Palazzo Comunale. E’ soprannominato ‘u paese de li cuccià (il paese dei vasai) per l’antica tradizione locale di ceramiche sonore e da fumo, rispettivamente fischietti e pipe.

Cosa vedere:
– 
Museo delle Pipe e dei Fischietti che, come dicevamo, rappresenta il nucleo storico ed artigianale di Massignano. Nell’edificio sono raccolte le opere dei Maestri Vasai e dell’artigianato popolare, oltre a un affresco del XV secolo.
 Chiesa di San Giacomo Maggiore, posta anch’essa nella piazza principale. L’edificio risale al ‘700, ma al suo interno è conservata una tavola quattrocentesca di Vittore Crivelli, raffigurante una madonna con bambino.

 

 Montefiore dell’Aso

Montefiore-dell-aso

Montefiore dell’Aso – fonte: www.informazione.tv

Proseguendo verso l’interno ci imbattiamo nel borgo situato sulla cresta che divide le valli dell’Aso e del Menocchia. Montefiore dell’Aso è la patria di Adolfo De Carolis, il grande incisore e pittore simbolista che nei primi anni del ‘900 collaborò con Giovanni Pascoli e Gabriele D’Annunzio, realizzando bozzetti e copertine di molte loro pubblicazioni.

Cosa vedere:

– senza dubbio il Polo Museale di San Francesco, che comprende nelle sue diverse ale la Sala Carlo Crivelli, il Museo Adolfo De Carolis, quello della Civiltà Contadina e il Centro di Documentazione Scenografica Giancarlo Basili. Nella Sala Crivelli è possibile ammirare il Trittico di Montefiore, composto dai sei pannelli che restano dell’omonimo Polittico di Montefiore dipinto dal Crivelli, risalente al 471 circa.
Il centro di documentazione Basili espone invece le fotografie di scena di molti film d’autore italiani, come Nirvana di Salvatores, I piccoli maestridi Lucchetti, Così ridevano di Amelio, La stanza del figlio Palombella Rossa di Nanni Moretti.

Alla prossima puntata… Have a good Piceno’s trip!

 

 

Festival del documentario Premio Libero Bizzarri, il programma

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Il premio Libero Bizzarri giunge quest’anno alla sua ventesima edizione. Dopo la grande festa dell’8 luglio alla Casa del Cinema di Roma, la rassegna del documentario approda a San Benedetto del Tronto.
La Palazzina Azzurra di San Benedetto sarà il teatro di proiezioni e il palcoscenico di grandi ospiti dal 14 al 20 luglio 2013. Novità di questa edizione, l’introduzione di un workshop esperenziale intitolato “Il confine sottile della precarietà”, il cui percorso formativo intende preparare giovani film-makers a tutto quello che c’è da sapere sul mondo del documentario: da domenica 14 a venerdì 19 l’intera giornata del workshop sarà dedicata a riprese in giro per il territorio piceno, lezioni teoriche di cinema ed operazioni di editing dei filmati. Il seminario si volgerà nell’Auditorium della Scuola Moretti, sempre a San Benedetto, mentre venerdì 19 in Palazzina verranno proiettati i lavori realizzati durante la settimana.

«Il bello del documentario è capire a 360 gradi la realtà che si sta filmando, rimanendo sempre in ascolto, sempre in attesa di qualcosa che paradossalmente può arricchire il progetto originario: quando questo evento si materializza e lo si riesce a cogliere con la macchina da presa, allora si ha in bocca un sapore di verità che nessun film di finzione può avere: è la kinopravda di Vertov, i famosi 24 fotogrammi di verità al secondo…» 

L’evento è sponsorizzato dalla Regione Marche, dalla Provincia di Ascoli Piceno, dal Comune di San Benedetto del Tronto e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.


Il programma del Festival:

Domenica 14 luglio:

Programma-premio-libero-bizzarri-2013

Lunedì 15:

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Martedì 16:

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Mercoledì 17

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Giovedì 18:

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Venerdì 19:

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Sabato 20:

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Mappa delle spiagge attrezzate per disabili a San Benedetto del Tronto

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Le spiagge di San Benedetto del Tronto diventano ancora più accessibili grazie alle passerelle che rendono agevole l’attraversamento dell’arenile per i disabili. Le due passerelle installate di recente sono lunghe 50 metri e composte da tavole di plastica ancorate l’un l’altra in modo da facilitare il passaggio di carrozzine dall’inizio della spiaggia alla riva del mare.
La prima è situata nella spiaggia libera tra le concessioni numero 99 e 100, in corrispondenza della Rotonda Salvo D’Acquisto a Porto d’Ascoli, la seconda tra le concessioni 42 e 44, davanti alla sede dell’Università di Camerino.


Visualizza Spiagge attrezzate per disabili a San Benedetto del Tronto in una mappa di dimensioni maggiori

Tennis Cup: il campione di Wimbledon Gianluigi Quinzi in settimana a San Benedetto

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Era attesissimo anche il tennista Gianluigi Quinzi, fresco vincitore del torneo juniores di Wimbledon, all’ATP Challenger Tour di San Benedetto del Tronto. Il campione diciassettenne di Porto San Giorgio ha dato forfait per affaticamento, ma sarà comunque in settimana al Circolo Tennis Maggioni di San Benedetto per allenarsi e salutare il pubblico.
La Banca dell’Adriatico Tennis Cup, questo il nome della competizione sambenedettese, è cominciata lunedì 8 e si disputerà fino a domenica 14 luglio sulla terra rossa del Maggioni. Il torneo fa parte degli ATP Challenger Tour, la serie di internazionali maschili che permettono ai giocatori di seconda fascia di salire di ranking ed accedere ai tabelloni o alle qualificazioni degli ATP World Tour 250 (e 500) series.
Per quanto riguarda il montepremi, i 30.000 euro complessivi saranno così ripartiti: 310 € ai promossi al primo turno, 530 per chi si aggiudica il secondo, 875 € andranno a chi disputa i quarti, 1.500 e 2.500 rispettivamente ai semifinalisti e ai finalisti. Al vincitore spettano 4.300 €.

Siamo giunti al terzo giorno di gioco, e tra gli italiani ancora in gara c’è un ottimo Stefano Travaglia, che conquista il secondo turno vincendo contro il serbo Boris Pashanski per 6-4 e 6-4 in un’ora e 18 minuti. Male per l’altra stella nostrana, Potito Starace, sconfitto ieri da Andrej Martin con il risutato di 6-4 al primo set, 4-6 al secondo e 6-3 alla fine del terzo. Finisce qui anche l’avventura di Gianluca Naso, campione in carica del challenger di San Benedetto, battuto in tre set dal francese David Guez.
Gli altri italiani ammessi al secondo turno sono Thomas Fabbiano, Alessandro Giannessi e Alessio Di Mauro.

Moscow Mule e succo di melograno: i cocktail dell’estate 2013

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Ogni stagione estiva è unica, inimitabile e porta con sé tratti distintivi: nei tre mesi più attesi dell’anno musica, sport, moda, cucina si lasciano contaminare dalle fogge del momento e non di rado regalano invenzioni alla storia dell’umanità. Uno su tutti il bikini, esploso negli anni ’60, o i tormentoni musicali (dalle melodie spesso discutibili, sì) che spintonano le frequenze radio per morire a settembre, fino ad arrivare agli intramontabili sandali (a tal proposito forse non tutti sanno che l’abbinamento sandalo-calzino è originario dell’Antica Roma). Anche il mondo del gusto si colora di esotico ed oggi ci dissetiamo parlando di due bevande – una a base di vodka, l’altra analcolica – quotatissime per l’estate 2013: il Moscow Mule e il succo di melograno.

Moscow Mule
Fresco, dissetante e dal retrogusto speziato, il Moscow Mule non è di certo una new-entry nella lista dei più apprezzati long drink planetari. Deve la prima parte del nome, “Moscow”, alla patria del suo ingrediente base, la vodka, mentre con “mule” si è soliti indicare gli alcolici miscelati con il ginger e succo di limone.
Fu sperimentato per la prima volta nel lontano 1941 al Catham Hotel di New York da tre amici: John “Jack” Morgan, proprietario dell’azienda Cock ‘n’ Bull (produttrice del ginger beer) e dell’omonimo celebre ristorante ad Hollywood, John G. Martin, distributore di cibo e bevande nella East Coast, e Rudolph Kunett, presidente del marchio di vodka Pierre Smirnoff. I tre erano al terzo aperitivo quando cominciarono a chiedersi cosa sarebbe successo mischiando il ginger beer di Morgan con uno shot di vodka e una spruzzata di lime.
Si fecero portare un boccale di rame, lo riempirono con gli ingredienti, contarono fino a 5 e lo scolarono alla goccia. Qualche giorno dopo il cocktail fu battezzato con la denominazione attuale diventando uno dei drink più richiesti dapprima a Los Angeles, poi in tutto il mondo.

Ingredienti:

  • 5 cl di vodka neutra
  • 11 cl di Ginger Ale                              Moscow-mule-cocktail-estate-2013
    (o Ginger Beer, difficile da reperire ma qualitativamente migliore)
  • una spruzzata di succo di lime
  • 3/4 fettine di cetriolo
  • menta q.b.
  • tanto ghiaccio

Il Moscow ha una preparazione molto semplice, basta riempire un tumbler grande con il ghiaccio, versare il succo di lime, la vodka e per ultimo il ginger. Una girata di cucchiaio ed è pronto da gustare.
Se non capite l’inglese, passate direttamente al minuto 1:20 e sarà tutto più chiaro (forse non lo sarà dopo averne bevuti due, ma questa è un’altra storia):

Succo di melograno
Nato e coltivato originariamente in Asia, soprattutto in Turchia, nell’antichità ebraica il melograno era il simbolo della fertilità e ricchezza, a causa dell’elevato numero di semi contenuti al suo interno. Alcuni teologi ebraici sostenevano addirittura che l’antico Albero della Vita, quello che per Adamo rappresentava la conoscenza suprema, fosse in realtà proprio una pianta di melograno. Lasciando da parte le interpretazioni, senza dubbio affascinanti ma discutibili – ad esempio i rastafariani sono convinti (convinti sul serio) che l’Albero sopracitato sia la marijuana – torniamo al nostro frutto e al succo da esso estratto. L’ingrediente è unico, i benefici molteplici: la spremuta di melograno è infatti ricca di vitamina C, di potassio e antiossidanti. Uno studio condotto in Israele nel 2004 ha dimostrato come, bevendone un bicchiere al giorno per un anno, si riducano i livelli del colesterolo e i radicali liberi responsabili dell’invecchiamento.
Per la preparazione, armatevi di santa pazienza e di qualche frutto: tre o quattro basteranno per farne una spremuta da 250 ml. Non aggiungete zucchero e preparatevi a scoprire che, oltre ad essere sano e nutriente, il succo di melograno è anche buono!

Succo-di-melograno-estate-2013

Coastal Triathlon

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Siamo giunti alla settima edizione del Coastal Triathlon, la versione “costiera” della tripla disciplina agonistica. L’appuntamento è fissato per il 7 luglio 2013 davanti alla concessione numero 45, lungomare sud di San Benedetto del Tronto. La gara sarà suddivisa in tre manche: 2.000 metri a nuoto (stile libero), 10.000 metri di corsa podistica e per concludere 5.000 metri in kayak.

Il raduno degli atleti partecipanti è previsto per le ore 9, la gara comincerà alle 10 in punto.
L’evento è organizzato dalla Lega Navale Italiana (sede di San Benedetto del Tronto) con il patrocinio del Coni.

Quando: 7 luglio 2013, ore 10
Dove: Lungomare Sud di San Benedetto del Tronto, concessione numero 45

Per info: tel. 347-5471688 – info@jacklabolina.it – www.jacklabolina.it

"Andiamo al mare! 10 regole d’oro per un bagno sicuro"

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La stagione estiva è esplosa lungo il litorale della Riviera delle Palme, e già lo scorso anno vi avevamo suggerito (qui) con un pizzico di ironia come sopravvivere dignitosamente in caso di difficoltà in mare.
Tornando per un attimo seri, è bene ricordare che nonostante le nostra costa sia da anni premiata con la Bandiera Blu anche per la sicurezza delle acque, il mare è per sua natura pieno di insidie ed è quindi necessario avere dei piccoli ma fondamentali accorgimenti.
Ecco i 10 buoni consigli per un bagno sicuro, stilati dal Comune di San Benedetto del Tronto in collaborazione con la Capitaneria di Porto e i Bagnini di Salvataggio:

Mercatino di Acquaviva Picena

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Il centro di Acquaviva Picena si anima di artigianato ed enogastronomia con il tradizionale mercatino estivo del mercoledì. Hobbisti, collezionisti, antiquari e tipicità locali rappresentano il fulcro della rassegna 2013, organizzata dall’associazione Palio del Duca e dal comune di Acquaviva.

La novità di quest’edizione è la possibilità per i turisti di arrivare ad Acquaviva prenotandosi tramite il tour Piceno Pass (tutte le info su www.picenopass.it)

Dove: centro storico di Acquaviva Picena
Quando: tutti i mercoledì di luglio e agosto dalle 17:30 alle 24

Gherardo Colombo – Incontro con l’autore

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Lo scrittore ed ex magistrato Gherardo Colombo sarà alla Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto per partecipare ad Incontri con l’autore, la rassegna letteraria estiva che anche quest’anno porterà in Riviera molti personaggi del mondo dell’editoria.L’evento è organizzato dalla libreria La Bibliofila.
Quando: 3 luglio 2013, ore 21.30
Dove: Palazzina Azzurra, San Benedetto del Tronto

Offida, Castignano, Monteprandone: tre piccole ricchezze del Piceno

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Il mare della Riviera delle Palme affascina da oltre un secolo turisti provenienti da tutto il mondo, e molti di loro hanno già scoperto i tesori che si celano dietro le sue colline. Cominciamo un piccolo tour seguendo un’immaginaria linea retta che, dirigendosi per circa 25 km dal mare verso l’interno, congiunge tre splendidi borghi del Piceno: Monteprandone, Offida e Castignano.

Monteprandone

Monteprandone - Santuario di San Giacomo della Marca

Monteprandone, comune che troviamo nell’immediato entroterra di San Benedetto del Tronto, deve il suo nome a Prandone (o Brandone), il cavaliere di Carlo Magno che secondo la leggenda nel IX secolo eresse il castello dell’attuale centro storico del paese.
– Cosa vedere:
La Chiesa di Santa Maria delle Grazie, situata a metà strada tra Centobuchi e il paese alto, è il cuore del convento francescano costruito su iniziativa di San Giacomo della Marca nel 1449. Intorno alla metà del ‘500 venne eretta la chiesa nella sua veste attuale e a nord fu costruito un convento più grande.
Sempre all’interno del complesso, è possibile visitare il Museo dei Codici, la ricca libreria che San Giacomo istituì nel convento per i confratelli e i cittadini interessati agli studi. Sermoni, compendi, epistole, laudi, glossari ed opere di grandi autori come Cicerone, Seneca e Sant’Agostino: in totale 54 manoscritti, quasi tutti risalenti al XIV-XV secolo, che costituiscono la parte superstite più consistente della raccolta del Santo.

Offida

Il merletto di Offida

Offida, il cui nome deriva probabilmente dalle due radici indoeuropee Oph (ricco) e Ida  (colle), è il borgo che si staglia sullo sperone roccioso situato tra i due rami del torrente Lama.
– Cosa vedere:
Santa Maria della Rocca è l’imponente chiesa di stile romano-costruita dal Mastro Albertino nel 1330. Grazie alla sua particolare posizione (è circondata per tre lati da un dirupo) viene considerata uno dei maggiori monumenti della regione.
Spostandoci nella piazza principale, ci troviamo davanti al Teatro Serpente Aureo, edificio del 1820 che conserva la facciata della vecchia casa comunale, un elegante portico quattrocentesco. Dopo l’unità d’Italia, l’interno – strutturato in tre ordini di 17 palchetti e un loggione diviso in 15 parti – è stato decorato con stucchi dorati e dipinti a tempera.
Altra tappa obbligata è il caratteristico Museo del Merletto, ospitato all’interno di palazzo De Castellotti – Paganelli e aperto al pubblico dal 1998. Oltre a lavori al merletto antichi e moderni, la mostra espone l’abito di alta moda realizzato nel 1997 ed indossato per una sfilata a Londra da Naomi Campbell.

Castignano

Templaria - castignano

Dei 3 comuni che abbiamo visitato con la fantasia, quello di Castignano è il meno popoloso, ma nondimeno è l’unico a detenere un record storico: ha dato alla storia la più antica iscrizione italica fino ad ora mai rinvenuta.
La Stele di Castignano, che attualmente si trova al Museo Archeologico di Ascoli Piceno, è  infatti il masso di arenaria ritrovato nel 1890 nella zona di Montecalvo. Sulla stele, di origine funeraria, è inciso il più remoto alfabeto italico fino ad oggi scoperto. Gli studiosi fanno risalire il reperto al VI-VII secolo a.c..
Cosa vedere:
Un appuntamento castignanese da non perdere è Templaria, la rievocazione storica medievale che ogni agosto (quest’anno dal 16 al 19) propone uno spaccato di vita dell’epoca tra banchetti, teatro, musica, mostre, convegni e taverne con menu medievali.

Alla prossima puntata… Have a good Piceno’s trip!

Gioca la luna estate

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Dal primo luglio sino a fine agosto il centro di San Benedetto del Tronto e il lungomare di Porto d’Ascoli si animano per tutti i bambini. Spettacoli, laboratori, giochi creativi e di società per serate d’estate all’insegna del divertimento e non solo.
L’evento è organizzato da Saltamarino Eventi.

Quando e dove:
– Tutti i lunedì alla Rotonda di Porto d’Ascoli, inizio lungomare sud
– Tutti i martedì e giovedì al Giardino dei Bambini
– Tutti i mercoledì lungo l’isola pedonale di San Benedetto

“Cinema d’Estate” a Grottammare e Cupra Marittima

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Cinema d’Estate è la rassegna cinematografica estiva organizzata dal Cinema Margherita di Cupra Marittima e dall’Assessorato alla Cultura di Grottammare. Le proiezioni avverranno nel Giardino Comunale di Grottammare e al Cinema Margherita di Cupra da domenica 30 giugno a venerdì 2 agosto, per un totale di 26 pellicole selezionate.

Quando
: inizio spettacoli ore 21.30
Ingresso: intero 5 euro, ridotto 4

– Luglio 2013, il calendario:

Grottammare – lunedì 01 – luglio La parte degli angeli di Ken Loach
Grottammare – martedì 02 – luglio Miele di Valeria Golino
Cupra Marittima – mercoledì 03 – luglio Quartet di Dustin Hoffman
Grottammare – giovedì 04 – luglio Pinocchio di Enzo D’Alò
Grottammare – venerdì 05 – luglio Il Lato Positivo – Silver Linings Playbook di David O. Russell
Grottammare – lunedì 08 – luglio Lo Hobbit: Un viaggio inaspettato di Peter Jackson
Grottammare – martedì 09 – luglio Benvenuto presidente! di Riccardo Milani
Cupra Marittima – mercoledì 10 – luglio Un giorno devi andare di Giorgio Diritti
Grottammare – giovedì 11 – luglio Epic di Chris Wedge
Grottammare – venerdì 12 – luglio Lincoln di Steven Spielberg
Grottammare – lunedì 15 – luglio Django Unchained di Quentin Tarantino
Grottammare – martedì 16 – luglio Tutti pazzi per Rose di Regis Roinsard
Cupra Marittima – mercoledì 17 – luglio Nella casa di François Ozon
Grottammare – giovedì 18 – luglio I Croods di Chris Sanders e Kirk De Micco
Grottammare – venerdì 19 – luglio La migliore offerta di Giuseppe Tornatore
Grottammare – lunedì 22 – luglio La grande bellezza di Paolo Sorrentino
Grottammare – martedì 23 – luglio Il grande Gatsby di Baz Luhrmann
Cupra Marittima – mercoledì 24 – luglio La scelta di Barbara di Christian Petzold
Grottammare – giovedì 25 – luglio Il grande e potente Oz di Sam Raimi
Grottammare – venerdì 26 – luglio Viaggio sola di Maria Sole Tognazzi
Grottammare – lunedì 29 – luglio Vita di Pi di Ang Lee
Grottammare – martedì 30 – luglio Bianca come il latte, rossa come il sangue di Giacomo Campiotti
Cupra Marittima – mercoledì 31 – luglio Argo di Ben Affleck
Grottammare – giovedì 01 agosto –  Passioni e Desideri di Fernando Meirelles
Cupra Marittima – venerdì 02 agosto– Agosto Alì ha gli occhi azzurri di Claudio Giovannesi

Per maggiori informazioni: www.cinemamargherita.com – tel.: 0735/778983

 

 

L’Antico e le Palme

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Torna anche quest’anno la mostra-mercato dell’antiquariato “L’antico e le palme”. L’edizione estiva si svolgerà dal 28 giugno al 1° luglio lungo l’isola pedonale di San Benedetto del Tronto. Il centro cittadino ospiterà antiquari provenienti da tutta Italia: un’occasione unica per cercare e trovare dai mobili agli argenti, dai gioielli ai dipinti, dai disegni alle stampe, dalle sculture agli oggetti d’arte.

Quando: dal 28 giugno al 1° luglio
Dove
: Isola pedonale di San Benedetto del Tronto Quando: dal 28 giugno al 1° luglio, dalle ore 16 alle 24

Tutte le info su: www.lanticoelepalme.it

VII Festival artisti di strada vaganti

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Settima edizione del Festival-meeting Artisti di Strada Vaganti. Il 28 e il 29 giugno a San Benedetto del Tronto si esibiranno maghi, trampolisti, giocolieri e acrobati. In più laboratori gratuiti e spettacoli di artisti di fama internazionale.
L’evento è organizzato dall’associazione Arte Viva, direzione artistica di Andrea Mariani.

Quando: 28/29 giugno
Dove: il 28 alle 21.30 al Giardino dei Bambini; il 29 dalle 17 in poi laboratori di circo in Viale Secondo Moretti
Iscrizione gratuita

Tutte le info su: www.artistivaganti.it

 

Le 19 Bandiere Arancioni marchigiane: anche quest’anno premiate Acquaviva Picena e Ripatransone

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Sabato 28 e domenica 29 giugno 2013 in 19 piazze marchigiane si terrà in contemporanea la festa della Bandiera Arancione. La due giorni, intitolata “Gusta l’arancione: le Marche arancioni in piazza”, prevede un ricco cartellone di iniziative: concerti, attività teatrali, rievocazioni storiche, mostre ed enogastronomia, il tutto nelle variegate e suggestive cornici dei borghi delle Marche premiati con la Bandiera Arancione. Testimonial d’eccezione, e voce dello spot radiofonico RAI realizzato per l’evento, il conduttore televisivo Pippo Baudo. Per il programma completo cliccate qui.

La Bandiera Arancione è il riconoscimento con cui dal 1998 il Touring Club Italiano (TCI) premia i piccoli borghi dell’entroterra italiano che non superano i 15.000 abitanti. I criteri in base al quale esso viene assegnato vanno dalla valorizzazione del patrimonio culturale alla tutela dell’ambiente, passando per l’ospitalità e la ricettività, fino ad arrivare alla qualità della ristorazione e dei prodotti tipici. Il marchio di eccellenza arancione è temporaneo e viene verificato ogni tre anni. Ad oggi le bandiere arancioni italiane sono in totale 198.

Le 3 new entry di quest’anno a livello nazionale sono Civitella Alfadena (AQ), Offagna (AN) e Visso (MC), mentre le località picene di Acquaviva Picena e Ripatransone si riconfermano a pieno titolo nella rosa dei vincitori.
I 19 borghi marchigiani Bandiera Arancione: Acquaviva Picena, Camerino, Corinaldo, Genga, Gradara, Mercatello sul Metauro, Mondavio, Montecassiano, Montelupone, Monterubbiano, Offagna, Ostra, Pievebovigliana, Ripatransone, San Ginesio, Sarnano, Staffolo, Urbisaglia, Visso.

Tra cielo e terra, i borghi arancioni delle Marche” è lo spot realizzato per l’occasione da Gusta l’Arancione, con le immagini di tutte le località premiate:

Incontri con l’autore – Marco Mancassola

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Marco Mancassola sarà alla Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto per presentare il suo ultimo libro “Gli amici del deserto”, nell’ambito della rassegna letteraria estiva “Incontri con l’autore”. L’evento è organizzato dalla libreria La Bibliofila.

Dove: Palazzina Azzurra, Viale Buozzi 14
Quando: giovedì 27 giugno, ore 21.30
Ingresso libero 

#Thankyouseafarer: la giornata mondiale del navigante

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Ieri, 25 giugno, era la Giornata Mondiale del Navigante. Per la terza volta, grazie alla festa istituita dall’ONU nel 2011, si è celebrato il milione e mezzo di persone che passa la vita a bordo di una nave.
Il 90% dei beni che consumiamo è trasportato via mare (già), ma ancora gli standard contrattuali dei marinai e quelli ambientali ed energetici del settore marittimo non sembrano garantire livelli adeguati.

Allora non ci resta che dire #Thankyouseafarer (grazie gente di mare, questo l’hashtag utilizzato per l’occasione) e, come suggerisce il video che trovate in fondo alla pagina, qualsiasi cosa voi stiate facendo prendetevi una piccolissima pausa. E pensateci su.

 

La vera storia del gabbiano-pilota Jonathan Livingston

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Al gabbiano Jonathan Livingston è dedicato il monumento posto all’estremità del primo braccio del Molo Sud di San Benedetto del Tronto, realizzato nel 1986 dall’artista Mario Lupo. L’opera, un enorme cerchio di bronzo (8 metri di diametro) aperto sull’orizzonte, è un omaggio all’operosità instancabile della gente di mare, da sempre tesa al sacrificio e al superamento dei propri limiti. Una manciata di gabbiani in basso ed uno, uno solo, ad ali spiegate sul punto più alto della circonferenza: “egli imparò a volare, e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare. Scoprì che erano la noia e la paura e la rabbia a rendere così breve la vita di un gabbiano”, si legge quasi alla fine del bestseller “Il gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach, romanzo pubblicato nel 1970.
Jonathan è il reietto dello Stormo Buonappetito, rimproverato da genitori e compagni di non essere d’aiuto nella ricerca del cibo. Se per gli altri infatti la possibilità di volare è un mezzo per procacciare prede, per il protagonista lo sbattere d’ali è il fine stesso, è la passione, è l’acrobazia, è velocità del corpo che tenta di eguagliare quella del pensiero.
Abbandonato il suo stormo, Jonathan continua a perfezionare da solo l’arte del planare. Altri dissidenti si accompagnano a lui, affascinati dalla ricerca del volo perfetto. E di volo in volo Jonathan approda ad un livello superiore di conoscenza, prima al “Paradiso dei Gabbiani”, poi sempre più in alto sino alla dissolvenza finale, nella quale lascia il posto al gabbiano Fletcher Lynd, ormai maturo per portare avanti la sua missione.
Anche chi soffre di vertigini ha volato con lui in questa favola dai mille possibili significati che ha incantato generazioni di grandi e bambini.

Lasciando da parte le interpretazioni – di ogni libro se ne potrebbero dare mille e nessuna – torniamo alle dichiarazioni dell’autore dopo l’inaspettato boom di vendite del romanzo. Bach affermò che l’idea del gabbiano fu ispirata dalla storia di un pilota acrobatico statunitense di nome John Livingston. Un nome oggi sconosciuto ai più, perso nella moltitudine di aviatori militari di quegli anni, Johnny era un gabbiano solitario e pacifico che si allontanava dagli stormi bellici delle due guerre mondiali.
Nato il 30 novembre del 1897 a Cedar Falls (Iowa), John “Johnny” Livingston si appassiona sin da giovanissimo ai motori ed arriva a “bucare il cielo” nel 1920, anno in cui comincia a lavorare con la Iowa Airplane Company. Nel 1928 vince la Transcontinental Air Derby, “gara d’aria” con partenza da New York e arrivo a Los Angeles. Due anni dopo acquista il velivolo Monocoupe 110 da utilizzare in gara. Ma le ambizioni del pilota precorrevano i tempi e rincorrevano i rischi e l’imprevedibilità della tecnologia, tentando di minimizzare i primi e migliorare la seconda. All’aereo Livingston modificò il carrello di atterraggio, il cofano e la potenza del motore, prima di mandarlo in fabbrica per far accorciare l’ala da 11 ad 8 metri. Con quel “pericolosissimo” Monocoupe Special, Johnny vinse 41 competizioni su 65.
All’alba degli anni trenta Johnny era diventato, come si suol dire, quello da battere. Dal 1926 al 1933 annotò in un taccuino i suoi guadagni lordi, che ammontavano all’incirca a 53.500 dollari. Considerata l’entità della somma, e soprattutto inserendola nel contesto della Grande Depressione americana, è chiaro come il pilota americano abbia segnato la storia dell’aviazione mondiale, oltre a quella, ben più importante, dell’umanità, fatta di continui limiti e relativi superamenti, anche quando tutto sembra già fatto e scritto.
Nel 1935 Livingston aveva all’attivo più vittorie di qualsiasi altro pilota d’aerei al mondo.

Dal necrologio uscito sul New York Times il 3 luglio del 1974:

John H. Livingston, l’uomo che ha ispirato il best-seller “Il gabbiano Jonathan Livingston”, è morto domenica al Pompano Beach Airport (Florida) subito dopo aver completato il suo ultimo viaggio in aereo.
Fu Richard Bach a dire che il suo romanzo era stato ispirato dal signor Livingston.
Johnny Livingston, come è noto, si era trasferito molti anni fa dall’Iowa in Florida. È stato uno dei migliori piloti del paese degli anni venti e trenta.
Dal 1928 al 1933 ha vinto 79 primi posti, 43 seconde posizioni e 15 medaglie di bronzo in 139 gare in tutto il paese, molte delle quali a Cleveland.
Livingston lascia la moglie, Wavelle, due fratelli e quattro sorelle.

John Livingston è scomparso il 30 giugno del 1974, stroncato da un attacco di cuore subito dopo aver testato in volo un Pitts Special. Probabilmente non immaginava che la metafora della sua vita avrebbe fatto il giro del mondo. Di certo rimane il suo primo Monocoupe, restaurato tra il 1996 e il 2006, attualmente in volo.

Foto di repertorio:

Cosa faceva Gene Gnocchi prima di cominciare a scrivere libri

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Questa sera alle 21.30 il comico e conduttore televisivo Gene Gnocchi sarà al Circolo Tennis Maggioni di San Benedetto del Tronto per presentare il suo ultimo libro, Il gene dello sport (Bompiani, 2013), nell’ambito della rassegna estiva “Incontri con l’autore”. Non è il primo libro per Gene, che ha già all’attivo altre 11 pubblicazioni, l’ultima (Petuccioni primordiali) edita in formato ebook. Anche questa sua ultima fatica letteraria, sulla falsa riga delle precedenti, è una critica ironica e tagliente che ha come bersaglio grandi stelle dello sport, Tiger Woods su tutti.

Ma facciamo un attimo un passo indietro. Siamo alla fine degli anni ’70 e Gene (classe 1955) è un giovane parmigiano laureato in giurisprudenza e possiede già quello che sarà un gene (perdonate la ripetizione necessaria) del suo dna di comico, la erre arrotolata fiorentina.
Dopo un breve e fallimentare tentativo nel mondo dell’avvocatura (di quest’esperienza dirà in seguito: “Avevo solo tre clienti e quando uno dei tre è morto ho capito che forse quella lì non era la mia carriera” ) si butta nel rock, chiosando anni più tardi più o meno allo stesso modo: “Io sono un cantante che ha spaccato a metà la critica: quelli che mi volevano bene dicevano che ero il Ray Charles bianco, mentre quelli che mi volevano male dicevano che ero il Toto Cutugno nero”. Nel frattempo si diletta nel giuoco del calcio con discreti risultati, arrivando ad indossare la maglia dell’Alessandria, squadra che al tempo militava in serie C.

Il suo debutto televisivo risale intorno alla metà degli anni ’80. Come avvenne per molti altri personaggi, anche la sua carriera cominciò prima sul palco dello Zelig di Milano poi tra le poltroncine del Maurizio Costanzo Show.
Nel 1989 viene selezionato per lo show della Gialappa’s intitolato Emilio, condotto da Teo Teocoli:

Questo invece è un estratto datato 18 marzo 1994 de L’approfondimento, trasmissione in onda su Rai3, in cui commenta con il suo solito piglio ironico i fatti del giorno.

Nel 1996 Gene si aggiudica un ruolo nella pellicola Metalmeccanico e parrucchiera in un turbine di sesso e politica diretta dalla regista Lina Werthmuller (la stessa di Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto, per intenderci). Ecco il trailer del film:

L’anno dopo (1997), insieme al fido compagno di palco Tullio Solenghi, conduce il celebre varietà televisivo Striscia La Notizia. Qui sotto uno spezzone, interno al programma, intitolato “Striscia la Berisha”, parodia in versione albanese del programma:

Alla fine degli anni ’90 Gene è ormai un comico acclamato e conosciutissimo al grande pubblico. La sua poliedricità sa adattarsi ai mutamenti del gusto dei telespettatori e di riflesso anche a quelli dei palinsesti televisivi. Diventa l’anima del domenicale Quelli che il calcio…, e si cimenta con successo in alcune trasmissioni di prima (Meteore) e seconda serata (Dillo a Way, La grande notte), prima di passare all’emittente Sky (2008).
Attualmente collabora con R101 ed è ospite fisso della Domenica Sportiva.

Passione pesce & Igerspiceni per Anghiò: le prime foto

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Siamo giunti alla quinta giornata di Anghiò, il festival del pesce azzurro che dal 15 al 23 giugno si svolge presso la Rotonda Giorgini di San Benedetto del Tronto.
Molti di voi nei giorni scorsi hanno puntato l’obiettivo su golosità, piatti e chef  in vista del contest fotografico ideato dagli Igerspiceni e da Passione Pesce by Condipresto Esca. Avete ancora tempo fino a domenica 23 per partecipare all’iniziativa: basta avere uno smarthpone e immortalare e condividere su Instagram un momento della serata inserendo l’hashtag #passionepesce.

Abbiamo raccolto per voi 50 foto. Scorrete in basso con la freccia direzionale per le prime venti. Una volta giunti al termine della pagina cliccate “read next page” per guardare le altre. Buona visione!
(N.B.: non ci assumiamo alcuna responsabilità riguardo attacchi di fame improvvisi e/o bavetta alla bocca da parte dei lettori)

«E l’acqua blu mi spettina i diti…», il "Sogno" sambenedettese di Andrea Pazienza

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Andrea Pazienza è nato a San Menaio (FG) ed è praticamente pugliese, pur vivendo tra Bologna e New York. Alto 1,86 cm, ha frequentato il liceo artistico di Pescara, rivelandosi presto un enfant prodige. Colto e brillante, pratica molti sport, nessuno escluso. Come tutti gli artisti del gemelli è del segno dei gemelli con ascendente sagittario. Freddo e calcolatore, ha fatto mostre a Pescara, San Benedetto del Tronto, Ascoli Piceno ed altre località della riviera adriatica. Dopo la pittura si è dedicato al fumetto mietendo successi e grano. Come ama ripetere nulla gli è impossibile, solo che non ha molta voglia. Il suo hobby è andare in bicicletta, anche perché non ha la macchina e gli hanno fregato il vespino. Ha collaborato ad Alter, e al Male. È stato tra i fondatori della rivista Cannibale ed attualmente è redattore del mensile Frigidaire. Essendo così giovane, 24 anni, la sua carriera può definirsi senz’altro folgorante. […] Alto e bello, disegna velocissimo, grazie ai raggi laser che spara dagli occhi. Non è mai stato eletto Presidente della Repubblica. Peccato.

24 anni Andrea Pazienza, in arte Paz, li aveva nel 1980. La citazione che vi abbiamo riportato qui sopra è sua, e ne riassume sia la biografia che la cruda ironia con cui il grande fumettista italiano disegnava e parlava di sé.
All’epoca la fantasia di Pazienza aveva già partorito Zanardi e Pentothal, primi celebri personaggi di quel suo immaginario a fumetti nel quale cominciavano a confluire  il destino, le astrazioni, la follia, la genialità, la miseria e la disperazione di una generazione, come intuì da subito l’amico e scrittore Pier Vittorio Tondelli.
Due anni dopo, nel 1982, Andrea mette nero su bianco (un) “Sogno“. È legato alla sua città natale, San Benedetto del Tronto, che vista da un pattino in mare aperto sembra “una repubblica di palme e birilli”. Sono le 9 di mattina e il moscone da cui Paz osserva la Riviera si allontana dalla spiaggia dello stabilimento Sud-Est per remare verso il largo di un viaggio onirico, quasi un’odissea delle piccole cose: gli occhi dei cannelli che si intravedono alla prima secca, la voce di una turista milanese che richiama a gran voce il figlio, lo starnazzare dei gabbiani, i pescherecci che rientrano in porto.

Per leggere la striscia Sogno, apri la prima immagine e scorri la gallery usando la freccia destra.

 

Trofei challenger Jack La Bolina e Giovanni Latini

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Come ogni anno, anche quest’estate tornano i due maggiori trofei di barca a vela della Riviera: la XVI edizione del trofeo challenger “Jack La Bolina” (regate veliche aperte a poliscafi e monoscafi non cabinati) e la XV edizione del trofeo “Giovanni Latini” (regate veliche della classe O’Pen Bic e optimist).

Appuntamenti:
– 16 giugno: Triangolo + bastone – Coppa
– 21 luglio: Raid del 43° Parallelo – Coppa
– 11 agosto: Raid La Torre – Coppa
– 1 settembre: Triangolo + bastone

Per info: www.jacklabolina.it – www.leganavale.it – info@jacklabolina.it

“Marche in Blu”, 18 città marchigiane in festa per la Bandiera Blu

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Marche in Blu è la festa marchigiana della Bandiera Blu 2013. La giornata di sabato 15 giugno sarà interamente dedicata al nostro mare, alle nostre spiagge e ai nostri ospiti, attraverso una serie di iniziative che vanno dalle attività sportive alle letture in spiaggia, dai giochi per i più piccoli agli appuntamenti eno-gastronomici, e poi concerti in riva al mare, mostre e tanto altro ancora.
Il blu colorerà dalla mattina a tarda notte l’intera costa della regione e in particolare le 18 città marchigiane premiate con la Bandiera Blu, delle quali vi abbiamo già parlato qui. Quest’anno le Marche sono la seconda regione virtuosa in Italia per numero di bandiere blu, con 18 città in festa: Gabicce Mare, Pesaro, Fano, Mondolfo-Marotta (provincia di Pesaro-Urbino); Senigallia, Portonovo, Sirolo, Numana (Ancona); Porto Recanati, Potenza Picena-Porto Potenza Picena, Civitanova Marche (Macerata); Fermo Lido-Marina Palmense, Pedaso (Fermo); Porto Sant’Elpidio, Porto San Giorgio, San Benedetto del Tronto, Grottammare e Cupra Marittima (Ascoli Piceno).
E’ possibile seguire la diretta streaming sabato dalle 21.30 su www.newsmarche.it

 

Il programma di San Benedetto del Tronto, Grottammare e Cupra Marittima:

San Benedetto:

  • Ore 8.30 – Alla scoperta della Sentina
    Lungomare Sud e Sentina
    Pedalata guidata nella Riserva Naturale (Partenza Piazza D’Acquisto)
  • Ore 10.00 – Vela nel blu
    Circolo Velico “Ragn’ a vela” – conc. 71/bis
    Avviamento alla vela e dimostrazioni cat. Optimist e 420 per ragazzi U14
  • Ore 10.00 – Beach volley
    Beach Arena – Area Ex Camping
    Torneo per ragazzi a partecipazione libera
  • Ore 10.30 – Donne in canoa nel blu
    Lega Navale Italiana – conc. 45/bis
    Escursione in canoa
  • Ore 11.00 – Racconti di Mare
    Giardino dei Bambini – tra conc. 71 e 71/bis
    Letture animate per bambini
  • Ore 12.00 – Scogliere d’amare
    Sala Consiliare
    Inaugurazione mostra didattica fotografica
  • Ore 15.30 Imparo a pescare
    Molo Sud
    Avviamento alla pesca sportiva per ragazzi U14
  • Ore 16.00 – Schiccherissima
    Giardino dei Bambini – tra conc. 71 e 71/bis
    Gara di biglie sulla spiaggia per bambini e adulti
  • Ore 16.30 – Handball Beach
    Beach Arena – Area Ex Camping
    Torneo U12 “Riviera delle Palme”
  • Ore 18.00 – Aperifish di Anghiò 
    Piazza Giorgini e Stabilimenti balneari aderenti
    Festival Internazionale del Pesce Azzurro
    Aperitivi a base di pesce azzurro dell’Adriatico e vini bianchi del Piceno
  • Ore 19.00 – Locali Storici delle Marche
    Palazzina Azzurra
    Consegna dei premi ai 350 Locali storici delle Marche
  • Ore 21.00 – Sventola Bandiera Blu
    Darsena Turistica “Piazzale Pinguino”
    Cerimonia di consegna della Bandiera Blu Fee 2013
  • A seguire: Sea Blu Concert
    Lito Fontana (trombone solista)
    e i 50 maestri dell’Orchestra “A. Vivaldi”
Grottammare:
  • Ore 11.00Giochi in spiaggia e castelli di sabbia
    Spiaggia libera antistante Piazza Kursaal
  • Ore 18.00Aperitivo in Blu: degustazione di vini e prodotti tipici locali
    Piazza Kursaal
  • Ore 21.30Marche in Blu: consegna Bandiera Blu agli operatori turistici
    A seguire concerto di cover band

Cupra Marittima:

  • Ore 11.00Spazio Ragazzi: mostra fotografica e costruzione sculture di sabbia
    Lungomare e spiaggia centrale
  • Ore 21.30Marche in Blu: spettacolo musicale e sagra dei bomboletti e delle cozze
    Paese Alto di Cupra Marittima

Léo Ferré in 5 canzoni

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Léo Ferré è il protagonista dell’omonimo festival che si svolgerà al Teatro Concordia di San Benedetto del Tronto da giovedì 13 a sabato 15 giugno. È stato uno dei più grandi cantautori in lingua francese del dopoguerra ed ha trascorso gli ultimi 20 anni della sua vita a Castellina in Chianti, nelle colline del senese.
Léo nasce nel Principato di Monaco il 24 agosto 1916 da Joseph, direttore del casinò di Monte Carlo e da Marie Scotto, sarta di professione. Scopre il canto a 7 anni e già a 14 scrive il suo primo componimento per una messa a tre voci, Kyrie. Debutta in pubblico all’Accademia di Belle Arti di Monte Carlo nel 1941, due anni prima del matrimonio con Odette Schunk.
Ma sono le ideologie del dopoguerra a segnare l’uomo e il cantante che Ferré diventerà. Trasferitosi a Parigi nel 1946, il giovane cantautore monegasco si avvicina all’ambiente anarchico e poi al sottobosco politico preludio del sessantotto.
Le sue canzoni infiammano sotto le pietre tematiche dell’amore, della noia, della violenza e dell’anarchia. In quegli anni scrive canzoni contro Pinochet (“Allende“), De Gaulle (“Mon General“), Pio XII (“Monsieur tout blanc“) e stringe amicizia con molti esiliati spagnoli. Alcuni dei suoi pezzi più importanti sono stati cantati da Edith Piaf e dalla sua  fedelissima interprete Catherine Sauvage.
Memorabili le bordate di emancipazione sessuale e i decadenti inni all’amore perduto: denuncia, lotta e sentimento restano le cifre stilistiche che fanno rientrare Ferré a pieno titolo nella ricca generazione di chansonniers francesi quali Jaques Brel, Charles Aznavour, Serge Gainsbourg e Georges Brassens.

Abbiamo selezionato per voi 5 pezzi:

1) “Tu non dici mai niente” è una delle sue opere conosciute. Qui la musica e le parole sfiorano l’ermetismo.

 

2) “Col tempo”, versione in lingua italiana di Avec le temps del 1972. La canzone è stata interpretata successivamente da Gino Paoli, Dalida, Patty Pravo e nel 2003 da Franco Battiato.
«Quando il sabato sera, la tenerezza rimane senza compagnia…»

 

3) “La solitudine”, scritta nel 1972
«La disperazione è una forma superiore di critica. Per ora, noi, la chiameremo felicità..

 

4) “Gli Anarchici”, esistenziale e melanconico manifesto di chi credeva percorribile la via dell’anarchia

5) L’ultima è “Il tuo stile”, una struggente poesia che fonde la sacralità della donna con la futilità del mondo circostante.
«Tutti questi rumori dentro i quali ti immergi, nei quali ti esilio per amarti da lontano… Di te mi piace ciò che posso immaginareinseguendo nell’aria i contorni di un gesto, la tua bocca inventata al di là del volgare…»

Scultura Viva 2013

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“Questo dipinto è suo?” – sembra una domanda retorica, paradossale, quella che fa un passante ad un uomo con un cappello in testa, un pennello in mano e una latta di vernice ai piedi. Entrambi sono davanti a un murales coloratissimo, psichedelico, tinteggiato sulla facciata di un masso.
“Beh, mio… è nostro.” – risponde l’uomo con il cappello e con un sorriso.
Il passante in questione si è fermato un attimo nell’ultimo tratto di Molo Sud di San Benedetto del Tronto, quello che dalla curva a gomito situata a metà percorso porta al faro rosso, là dove gli scogli frangiflutto perdono la loro morbidezza e si fanno più alti e squadrati. Con l’avambraccio appoggiato al fianco e il pugno a sostenere il mento, sbircia incuriosito l’opera “Andante… molto mosso… vivace” (foto qui a destra), un trittico dai colori vivaci ispirato al “gatto marino che osserva trasandato ed assente il passeggiare dell’umano essere”, per dirla con le parole dell’autore. Pino Rosetti, in arte Pirò, è uno dei 10 artisti che prenderanno parte a Scultura Viva 2013, l’estemporanea di scultura e pittura murale giunta quest’anno alla 17° edizione.
Dal 1996 ad oggi, 120 scultori provenienti da tutto il mondo hanno partecipato al simposio. Le loro opere, scolpite nel travertino dei massi frangiflutto, sono andate ad incrementare anno dopo anno l’ormai ricco repertorio del MAM (Museo d’Arte sul Mare), l’esposizione a cielo aperto che si sviluppa lungo il Molo Sud di San Benedetto del Tronto e nella quale si svolge la manifestazione. Il duplice obiettivo dell’evento è da una parte consentire agli spettatori, appassionati o profani d’arte che siano, di vivere in diretta la realizzazione di un’opera d’arte in ogni sua fase, e dall’altra quello di fondere l’arte ad uno dei posti più suggestivi della città, quel prolungamento di molo sospeso tra cielo, terra e mare in cui la mano dell’uomo e la natura sterminata sembrano scambiarsi per osmosi echi e suggestioni.
Ricapitolando: dall’8 al 15 giugno gli artisti saranno con scalpelli e pennelli in mano al Museo d’Arte sul Mare, mentre mercoledì 12 il Giacinto Cistola Trio inframezzerà la settimana creativa con una sessione live di jazz alle ore 21,30, sempre al Molo Sud di San Benedetto. Sabato 15 alle 18.30, in concomitanza con la cerimonia di chiusura del simposio, verranno infine presentate le opere realizzate.

 

Le 10 opere di Scultura Viva 2013 con foto e commenti degli artisti ai propri progetti:

– Sezione scultura 

1) Marisa Korzeniecki, ospite locale. Scolpirà “Scala verso l’infinito“.
“La scultura vuole rappresentare in maniera sintetica una parte di passaggio marino, in cui i tagli di luce riflessi sulla superficie dell’acqua si ricostituiscono in forme solide graduate, poste in modo da invitare a salire sullo scoglio dal quale possedere l’orizzonte.”

Scala verso l’infinito – Marisa Korzeniecki

 

2) Michael Levchenko, artista ucraino. Sta realizzando l’ “Oggetto archeologico per l’anno 5713“.
“Il passaggio dal presente al passato? Lo vediamo, lo sentiamo? Oggi, improvvisamente diventa ieri… noi viviamo in parallelo il passato, il presente e il futuro.”

Oggetto archeologico per l’anno 5713 – Michael Levchenko

 

3) Susanne Paucker, Germania. E’ alle prese con “Ascoltando il mare“.
“La mia opera si riferisce allo stretto collegamento della città di San Benedetto del Tronto e della sua gente, al mare. E’ importante fermarsi ogni tanto per ascoltare questa voce della natura che ci ricorda che noi siamo solo una parte di essa e che il mare senza uomini può esistere, mentre l’uomo senza il mare no.”

Ascoltando il mare – Susanne Paucker

 

4) Luis Ramos Rubio, scultore spagnolo. Il suo progetto si intitola “Reunion“.
“Il set dell’opera è un formato piramidale che ha lo scopo di unire il puro quadrato della terra con l’alto, con il cielo, nella quale la dualità svanisce come sabbia nel deserto.”

Reunion – Luis Ramos Rubio

 

5) Elena Saracino, artista italiana. Realizzerà la scultura “Tempus tero“.
“Il titolo in latino tempus tero vuol dire perdere il tempo: è ciò che avviene nell’attimo in cui si cerca l’infinito guardando il mare. Spogliandoci delle nostre maschere quotidiane, perdiamo il senso del tempo che si riflette nell’anima, e l’anima non ha età.”

Tempus tero – Elena Saracino

 

– Sezione pittura murale

1) DALeast, Cina. Dipingerà “Pili“.
“L’opera rappresenta un leopardo che sta correndo su ruote di fulmini.”

Pili – DALeast

 

2) Ethos, Brasile. Opera senza titolo.
“L’opera è un invito al mondo delle mie figure malinconiche e surreali che, combinandosi con un tocco di leggerezza e densità emozionale, sono le caratteristiche del mio lavoro.”

Senza titolo – Ethos

 

3) Faith47, Sud Africa. Disegnerà un chiaro-scuro intitolato “Night has fallen“.
“La notte e il silenzio sono caduti, i nostri cuori assopiti, il luogo dove nasce la quiete, il mondo durevole, il peso del nostro sguardo.”

Night has fallen – Faith47

 

4) Mr. Wany, Italia. “Colpevoli di un peccato non commesso” sarà il titolo della sua opera.
“Il mio disegno vuole denunciare gli storici pregiudizi sulla figura della donna nella storia e nella percezione popolare, il peccato originale, la donna spesso simbolo negativo di seduzione e d’inganno, gli si è addossata tutta la colpa dell’essere umano. Si è rinchiusa in mansioni di second’ordine. Le abbiamo rinchiuse nelle torri dei castelli perché troppo belle per condividerle. Questo è il mio tributo a tutte le donne.”

Colpevoli di un peccato non commesso – Mr. Wany

 

5) Pirò, artista sambenedettese, sta realizzando “Andante… molto mosso… vivace“.
“Divino, il gatto marino osserva il trasandato ed assente passeggiare dell’umano essere. Nascosto rapace notturno posto a protezione degli altri viventi dalle invadenti forze negative accumulatesi nella notte. Oh!, mostro di bellezza, innalzati per volare libero…”

Andante… molto mossovivace – Pirò

 

La Palazzina Azzurra, quasi un secolo di storia

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Era il 30 giugno 1928 quando San Benedetto del Tronto ottenne con un Decreto Ministeriale il riconoscimento di “stazione di cura, soggiorno e turismo” come prima località balneare delle Marche e dell’intera costa adriatica. Tre anni più tardi, nel 1931, l’Azienda di Soggiorno sambenedettese affidò all’ingegnere Luigi Onorati l’incarico di valorizzare l’area compresa tra l’attuale Viale Secondo Moretti e la spiaggia, una zona particolarmente depressa soprattutto a causa delle inondazioni del Torrente Albula. Il primo dei due interventi realizzati fu il viale largo 30 metri che dalla fontana di Piazza Giorgini porta al mare (oggi Viale Buozzi). Oltre alla valorizzazione urbana, si doveva pensare anche a un centro di aggregazione vicino al mare che calamitasse il tempo libero dei turisti e dei cittadini.

Il progetto della Palazzina Azzurra venne pubblicato nell’aprile del ’35 su “Architettura”, una delle riviste tecniche più prestigiose dell’epoca. Inizialmente concepita come sede del Club del Tennis e del Circolo Forestieri, la Palazzina sorgeva in mezzo a due campi da tennis e aveva davanti un piazzale per il ballo e lo skating. Il piano terra del padiglione ospitava la hall con il bar, un salotto e una veranda da cui poter osservare le partite. Altri due salotti con vista mare, la sala di lettura, lo spogliatoio e il fumoir erano invece dislocati al primo piano. Le tre anime della San Benedetto anni ’30, quella sportiva, culturale e festaiola, ambivano ad essere soddisfatte da un’unica struttura azzurra come il mar, di un azzurro cielo che faceva e fa tuttora l’eco ai colori del mare della nostra Riviera.
Alla fine degli anni ’40, superate le ben più drammatiche esigenze della Seconda Guerra Mondiale, il tema marino (già espresso dall’azzurro delle pareti) viene messo in risalto ancora di più dalla costruzione della pista da ballo e della conchiglia bianca che le fa da sfondo e prospettiva e che rappresentava durante i concerti la “cassa armonica” delle orchestrine.
Tra gli anni ’50 e ’60 la Palazzina fu uno dei dancing più rinomati della costa adriatica: Mina, Gino Paoli, Charles Aznavour, Peppino Di Capri, Celentano, Sergio Endrigo e tante altre star del momento si esibivano davanti alla “conchiglia diventata l’altare nel quale si celebrava il rito della festa profana per i frequentatori che arrivavano d’ogni parte”.
Ma ogni epoca, si sa, ha un inizio, un boom e un tramonto: la stessa sorte è toccata all’era delle balere e dei locali all’aperto, che piano piano hanno lasciato il posto alle discoteche e a nuovi tipi di divertimento. Per questo, la seconda ed ultima ristrutturazione del 1996 ha sancito una nuova fase per la Palazzina, prima destinata a un intrattenimento per lo più elitario, ora votata alla cultura e all’arte per tutti. Negli ultimi anni gli spazi interni ed esterni hanno ospitato di volta in volta mostre di pittura e scultura, esposizioni fotografiche, appuntamenti dedicati alla poesia o alla musica. Alle iniziative culturali si è aggiunto il sapiente tocco di verde all’esterno, ovvero il giardino mediterraneo costituito da decine di essenze arboree, palme, arbusti da fiore, roseti, aranci amari e agapanti. 

Sorge / in un piccolo lembo / di spiaggia incantata / dal vento accarezzata / e come un nido appar / la Palazzina / che in tutti i miei sogni / ho veduta / d’azzurro circondata / dalle onde del suo mar./ Vieni / socchiudi la porta / sognando un istante con me./ C’è la felicità / nella Palazzina Azzurra./ C’è la felicità / anche il mare lo sussurra./ Tu sentirai nel cuor / la musica divina / che fa sognar l’amor / in quella Palazzina./ Il sole splenderà / sulla Palazzina Azzura./ Il mare canterà/ la sua canzon./ E se l’ascolterai / tu non potrai / mai più dimenticar  / la Palazzina…

(“Azzurra come il mar”, versione cantata da Vittorio Paltrinieri, musica e testo del maestro Eros Sciorilli)

 

Dove si trova la Palazzina: Viale Padre Olindo Pasqualetti, all’inizio del Lungomare Nord di San Benedetto del Tronto
Per info: tel. 0735 581139 – email: musei@comunesbt.it
Orari di apertura: dal 16 giugno al 15 settembre 18 – 24 ;  il resto dell’anno è visitabile la mattina dalle 10 alle 13 e il pomeriggio dalle 16 alle 19
Ingresso libero 

“Massignano si infiamma” d’arte e tradizioni

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“Massignano si infiamma” di arte e tradizione: la rassegna nazionale di pipe e fischietti in terracotta giunge quest’anno alla sua sesta edizione. Ceramisti e artigiani provenienti da tutta Italia si ritroveranno il 15 e il 16 giugno 2013 nel centro storico di Massignano per una due giorni all’insegna della creatività e della sapiente arte dei maestri vasai. Come ogni anno, il patrimonio artistico e culturale del territorio verrà festeggiato con spettacoli, laboratori di ceramica a cielo aperto, visite guidate e dimostrazioni pratiche riguardo la lavorazione dell’argilla e della creta.

Massignano è un caratteristico borgo medievale situato sul colle alle spalle di Cupra Marittima, da sempre conosciuto come ‘u paese de li cuccià (il paese dei vasai). L’antica tradizione delle ceramiche sonore e da fumo, cioè fischietti e pipe, ha reso il paese famoso in tutta Italia, rappresentando per decenni un’importante risorsa e un motivo di prestigio.

La Torre Civica della cittadina ospita il Museo dei Fischietti, delle Pipe e della Terracotta popolare al cui interno sono esposte opere dei Maestri Vasai, dell’artigianato popolare ed un affresco del XV secolo. Il museo è suddiviso in due sezioni, la prima raccoglie manufatti in terracotta dell’artigianato locale, nella seconda si possono ammirare fischietti e pipe provenienti da tutto il mondo.

Qui sotto vi postiamo un video girato lo scorso anno durante la manifestazione: i maestri artigiani locali mostrano come autoprodurre un forno con materiale di recupero (in questo caso bottiglie di vetro usate). Il forno è stato costruito e utilizzato dal 15 al 17 giugno 2012 per cuocere le opere prodotte dagli artisti e dai bambini, ma chiunque può cimentarsi nella costruzione di questo simpatico ed ecologico forno fai-da-te che raggiunge i mille gradi ed è ideale per la cottura della pizza.

 

Il mercoledì Geko

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Tornano i mercoledì del Geko con concerti live indie e rock dei migliori gruppi e cantanti italiani, appuntamento fisso dell’estate sambenedettese.

Il calendario:

5 giugno: Lady Ubuntu   Locandina-programma-mercoledì-geko
12 giugno: Telesplah
19 giugno: Basterd Keaton
26 giugno: La rappresentante di lista
3 luglio: Magellano
10 luglio: Nobraino
17 luglio: Paletti
24 luglio: Cosmetic
31 luglio: L’officina della camomilla
7 agosto: Selton
14 agosto: Lo Stato Sociale
21 agosto: Unepassante
28 agosto: Soviet Soviet
4 settembre: Med in Itali

Dove: Geko live & disco garden
Quando: tutti mercoledì, ore 23
Alcune date potrebbero prevedere l’ingresso con drink card 

Il tonno è un pesce azzurro?

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Il tonno è un “pesce azzurro”? Rispondiamo subito: .
Quella del pesce azzurro è da sempre una classificazione che fa storcere il naso agli ittiologi e mette in crisi i curiosi. Così come il pesce bianco e i frutti di marepesce azzurro non corrisponde ad un gruppo scientificamente definito di specie. La denominazione, ormai entrata nell’uso popolare, si riferisce a tutti quei pesci – in genere di piccola pezzatura – dal ventre argenteo e con le squame superiori tendenti al blu o al verde.
Nei pesci azzurri veri e propri rientrano quindi l’alice (o acciuga), la sardina, l’aguglia, l’alaccia, la cheppia, il lanzardo la papalina lo sgombro e il suro. Una classificazione allargata includerebbe anche il tonno e il pesce spada, che in quanto a dimensioni e forma non hanno niente in comune con gli altri “azzurri”, ma sono assimilabili a loro per colorazione. 
Nell’Adriatico, e in generale nei mari italiani, la specie più comune è il tonno rosso (Thunnus thynnus), che può raggiungere i 3 metri e i 600 kg, considerato tra tutti il più pregiato. Il famoso tonno in scatola viene invece preparato con le carni del tonno pinna gialla (AlbacaresYellowfin tuna), così chiamato per le sfumature gialle sulla punta delle pinne. Delle otto specie appartenenti alla famiglia dei Tunnidi, l’unico oltre al tonno rosso a vivere nel nostro mare è l’Alalunga, simile al suo parente carminio ma meno slanciato e più piccolo (1 metro di lunghezza per 25 chilogrammi di peso al massimo). Gli altri quattro, il Maccoyii, l’Obesus, l’Orientassi e il Tonggol abitano esclusivamente i fondali oceanici del Pacifico e dell’Atlantico, spingendosi solo con la migrazione del Tonggol sino al Mar Rosso.

Tartare di tonno – foto instagram di @lucacerqui1970

Dal punto di vista nutrizionale, il tonno è un ottimo alleato della nostra tavola: ipocalorico (circa 105 kcal ogni 100 grammi), povero di grassi, e ricco di proteine e omega 3. Se si pensa alle innumerevoli ricette a base della sua carne, viene in mente quella scena del film Forrest Gump nella quale Buba, il commilitone del protagonista, impiega una giornata intera ad elencare le modalità di cottura dei gamberi. Del tonno infatti si mangia la trippa, la bottarga, il ventre, il lattume, il cuore, il filetto; il tonno si può preparare e gustare in agrodolce, crudo (tartare, sushi e sashimi), sott’olio, al naturale, affumicato sotto sale, fino ad arrivare all’onnipresente e multitasking tonno in scatola.
Insomma, come direbbe la Lucianina Littizzetto, “se nasci delfino la sfanghi, se nasci tonno sei rovinato”.

Pedalando lungo il litorale marchigiano-abruzzese

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Quale occasione migliore per coniugare tempo libero, sport e cultura? La Biciclettata Adriatica 2013 di domenica 2 giugno, giunta alla terza edizione, si appresta anche quest’anno a pedalare lungo la costa marchigiana ed abruzzese. Quello che partirà da San Benedetto del Tronto – e da Francavilla per gli abruzzesi – è l’itinerario numero 6 del Bicitalia Day, la festa annuale del cicloturismo organizzata dalla FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) che coinvolge molte delle regioni italiane.
Unico e semplice requisito per partecipare: una bicicletta.
L’iniziativa sambenedettese è sponsorizzata dalla sezione locale di Legambiente con il patrocinio del comune di San Benedetto e  muove alla sensibilizzazione dei cittadini sulla mobilità sostenibile, in particolare riguardo l’ambizioso progetto della Ciclovia Adriatica, la pista ciclabile in via di realizzazione che arriverebbe a congiungere Ravenna a Santa Maria di Leuca (Lecce), per un totale di 900 chilometri. Il percorso Marche-Abruzzo di domenica (che vedete rappresentato dalla retta blu nella foto qui a destra) procederà in due direzioni, da nord a sud per il gruppo che parte da San Benedetto del Tronto (AP), i cui partecipanti toccheranno lungo i 40 km tutti i comuni costieri del teramano: Martinsicuro, Alba Adriatica, Tortoreto, Giulianova, Cologna Spiaggia, Roseto e Scerne di Pineto. Il secondo gruppo, in partenza da Francavilla al Mare (Chieti) direzione nord, percorrerà un tragitto più breve (34 km) attraversando il litorale di Pescara, Montesilvano e Silvi Marina.
In tutti i comuni attraversati è prevista una piccola sosta per rifocillarsi, prendere fiato e ammirare le bellezze dell’Adriatico. I due gruppi si ricongiungeranno a Pineto (arrivo previsto per le 13) e avranno la possibilità di visitare la Torre di Cerrano, una delle antiche torri costiere del Regno di Napoli al cui interno è oggi ospitato il Museo del Mare.

Per farvi un’idea, nel video sotto un estratto dell’edizione 2012, tratto Giulianova-Pineto-Torre Cerrano.

N.B., per i più pigri: se il pensiero del ritorno già vi stanca non preoccupatevi, c’è la possibilità di rientrare a San Benedetto con un treno fornito di trasporto biciclette.

Ricapitolando:
– si parte domenica 2 giugno alle ore 8.30 dalla Rotonda Giorgini, isola pedonale di San Benedetto
Per info: tel. 3474670843 – web: Bicitalia

Genesi del brodetto sambenedettese

In primo piano

Piatto tipico per eccellenza, il brodetto sambenedettese nasce dalla parte del pescato non destinato alla vendita e ruota attorno a tre imprescindibili ingredienti: acetopomodori e peperoni verdi.

Foto instagram di @maurocorinti

La ricetta originaria – secondo la leggenda composta da 12 tipi di pesce, tanti quanti gli apostoli – si è tramandata di decennio in decennio tramite le narrazioni orali degli uomini di mare: dai pescatori di paranza è passata alle donne di casa, dalla banchina del porto ai vicoli della città, dalle antiche famiglie marinare alle cucine dei ristoratori della costa.
Le specie più utilizzate rispondono ai nomi di coda di rospo, mazzolina, vocca in capo, scorfano, ragno, triglia, busbana o merluzzo, razza chiodata, palombo, gattuccio insieme a seppie.
E in base ai diversi ingredienti una prima grande distinzione è quella tra brodetto dei poveri (o “di barca”)brodetto di casa e brodetto di ristorante. Se la zuppa dei meno abbienti veniva preparata di frequente a bordo delle barche fino alla seconda guerra mondiale (in genere con una sola specie di pesce), il brodetto di casa cambia di famiglia in famiglia (ognuna ne rivendica la legittimità) mentre al ristorante è facile trovarne una rivisitazione con l’aggiunta di cozze, vongole e scampi.

Ad oggi ne esistono infinite variazioni regionali – c’è quello di Fano e di Ancona; nazionali – sardo e termolese; e persino internazionali – l’ho mok talee ne è il lontano cugino tailandese. Il professore sambenedettese Renato Novelli, nella sua Brodettogonia (che non è l’agonia digestiva del brodetto, ma uno studio sulla tradizione del piatto), prova a delinearne storia e caratteristiche definendolo così:

“Il brodetto sambenedettese somiglia alla commedia dell’arte: caratteri fissi e variazioni improvvisate […] la ricetta ci era stata data dagli uomini del mare, la povertà li aveva spinti a mettere insieme i pesci spinosi e poco vendibili, come lo scorfano, con altri di poco prezzo come la seppia o con altri ancora di valore come la triglia o il pesce gatto”.

Una ricetta quindi figlia non soltanto della povertà, le cui origini sembrano risalire al mare stesso e rimangono tuttora sconosciute o solo ipotizzate. Shakespeare l’aveva profetizzato: quanto rumore per un piatto! ma, a quanto pare, il brodetto è davvero un cosmopolita, figlio di N.N. e senza fissa dimora, un saporito calderone in cui l’antica cucina marinara di San Benedetto del Tronto si mescola al variegato repertorio di ingredienti pescati direttamente dall’Adriatico.

Le 18 bandiere blu marchigiane del 2013

In primo piano

Si è conclusa pochi giorni fa l’assegnazione della Bandiera Blu 2013, l’ambito vessillo con cui ogni anno la FEE (Fondazione per l’Educazione ambientale) premia le località costiere che si sono distinte per qualità delle acque, sicurezza, pulizia e sostenibilità del territorio.
Le 18 bandiere blu marchigiane fanno conquistare alla regione la medaglia d’argento per numero di riconoscimenti a livello nazionale. In cima alla classifica la Liguria con 20 spiagge premiate, mentre la Toscana sale sul gradino più basso del podio con 17. Seguono Abruzzo (14), Campania (13), Puglia (10) ed Emilia Romagna (8). Nella pagina ufficiale del premio trovate tutte le 248 bandiere blu italiane con i dettagli regione per regione.

Tripletta per la Riviera delle Palme, che con San Benedetto del Tronto, Grottammare e Cupra Marittima si conferma anche quest’anno punta di diamante della costa adriatica. Ma andiamo a sbirciare le altre marchigiane del 2013:  Gabicce Mare, Pesaro, Fano, Mondolfo-Marotta (provincia di Pesaro-Urbino); Senigallia, Portonovo, Sirolo, Numana (Ancona); Porto Recanati, Potenza Picena-Porto Potenza Picena, Civitanova Marche (Macerata); Fermo Lido-Marina Palmense, Pedaso (Fermo); Porto Sant’Elpidio, Porto San Giorgio (Ascoli Piceno).

Gabicce Mare – foto instagram di @giacobmx

 

Gabicce Mare (PU), 5.976 abitanti.
Gabicce è il comune più settentrionale della costa marchigiana e sorge sulla Baia degli Angeli, nell’ultimo tratto del Golfo di Rimini.
La leggenda narra che al largo della costa si ergesse in tempi remoti Valbruna, un villaggio di origine greca poi inghiottito dall’avanzamento del mare. Qualche pescatore, quando la limpidezza dell’orizzonte lo permette, sostiene di vedere ancora i resti della città sommersa.

Pesaro – foto instagram di @_domenicoscognamiglio_

Pesaro (PU), 96.153 abitanti
E’ la seconda città marchigiana per numero di abitanti dopo Ancona e fa capoluogo di provincia insieme ad Urbino. Dalla fondazione – avvenuta presumibilmente durante l’età del Ferro per opera dei Piceni – ai giorni nostri la città ha attraversato invasioni celtiche, il dominio romano, una distruzione (539 d.c.), il succedersi delle signorie rinascimentali e un plurisecolare dominio papale. Oltre alla spiaggia, bandiera blu dal 2005, sarebbe bene visitare la Pala di Pesaro di Giovanni Bellini conservata nella Pinacoteca civica, il Museo Archeologico e gli antichi manoscritti della Biblioteca Oliveriana.

 

il mare di Fano – foto instagram di @ale_fala

Fano (PU), 64.341 abitanti
Anche Fano fu un antico centro piceno. Il suo litorale è diviso oggi in due zone: Lido e Sassonia, la prima costa sabbiosa e la seconda di consistenza ghiaiosa. Il simbolo della città è l’Arco di Augusto che, a dispetto del nome, non è un arco ma una porta, un’antica porta che in epoca romana fungeva da ingresso principale della città.

Mondolfo-Marotta (PU), 11.659 abitanti
Il territorio di Marotta è ripartito in tre comuni: Fano, San Costanzo e Mondolfo. Prende il nome dal latino Mala Rupta (o Mauri Rupta): le ipotesi storiche più recenti sostengono infatti che la vallata del Cesano, nella quale è immersa la città, sia stata il luogo della battaglia tra Roma e Cartagine durante la seconda guerra punica. Della spiaggia di Marotta ci ha parlato Enrico Ruggeri, che proprio sulle sabbie marottesi ha scritto “Il mare d’inverno”, canzone resa celebre da Loredana Bertè.

Senigallia (AN), 45.385 abitanti
Quella di quest’anno è la diciassettesima bandiera blu per  Senigallia, che riceve il premio ininterrottamente dal 1997. Grazie alla sua finissima sabbia dorata, la città si è guadagnata l’appellativo di “sabbia di velluto” risultando una delle mete turistiche più importanti della regione, e non solo.  Da segnare sul calendario: il CaterRaduno, incontro annuale degli ascoltatori della trasmissione di Rai Radio 2 Caterpillar, e il Summer Jamboree, festival internazionale della musica e della cultura anni ’50 che occupa un’intera settimana di agosto.

Veduta su Portonovo – fonte www.ankonmagazine.it

Portonovo (AN)
Sulla carta Portonovo conta un solo abitante. I turisti sono molti molti di più. La zona è delimitata a sud dal Monte Conero, a nord si affaccia invece sul mare con una distesa bianchissima di sassi calcarei, caratteristica peculiare della sua spiaggia.
Il vento che soffia nella parte sud rende la costa ideale per la pratica del windsurf.

 

Numana (AN), 3.875 abitanti
La parte alta della città, denominata Numana Alta, è alla sommità di una falesia a picco sul mare. A ridosso della falesia ci sono le due baie, la Spiaggiola e la cosiddetta Spiaggia dei Frati. Numana Bassa comprende invece le frazioni di Marcelli, Svarchi, Taunus e si estende a sud fino al porto turistico.

 

Le “due sorelle” del Sirolo – foto instagram di @gianluka79

Sirolo (AN), 3.876 abitanti
Piccolo centro in prossimità di Ancona, Sirolo ha sette spiagge: Urbani, San Michele, Sassi Neri, dei Forni, dei Lavori, dei Gabbiani e quella delle Velare, meglio nota come “spiaggia delle due sorelle“. Quest’ultima, merito dei suo spettacolari speroni di roccia incastonati nel mare, è la spiaggia più conosciuta della Riviera del Conero e si può raggiungere tramite il “passo del lupo” (percorso adatto per gli esperti) o via mare con traghetti e altre imbarcazioni.

 

Porto Recanati (MC), 12.264 abitanti
A differenza delle spiagge sabbiose delle limitrofe bandiere blu Civitanova Marche e Porto Potenza Picena, la sua costa è caratterizzata da spiagge sassose e fondali alti e scoscesi, anche in prossimità della riva. In comune con San Benedetto del Tronto, Porto Recanati ha il piatto tipico: il brodetto di pesce. Rispetto al piatto sambenedettese, questo non prevede tra gli ingredienti il pomodoro ed ha in aggiunta lo zafferano selvatico del Conero, che dà il caratteristico colore giallognolo alla pietanza.

Porto Potenza Picena (MC)
Porto Potenza è la frazione costiera del comune di Potenza Picena (16.190 abitanti). Sorge tra Civitanova Marche e Porto Recanati e la sua spiaggia viene insignita della bandiera blu dal 2008. Da visitare: la Torre di Sant’Anna, edificio di epoca medievale situato nel borgo marinaro della cittadina, e l’area archeologica di Potentia, pochi chilometri a nord del centro abitato, sulla S.S. 16 Adriatica.

Civitanova Marche (MC), 41.205 abitanti
Mentre la parte alta della città è un susseguirsi di colline verdeggianti e piccole vallate, la zona costiera e il lungomare appaiono come un piccolo concentrato di turismo e architettura moderna. Spicca in special modo lo stile liberty con le eleganti palazzine di Lido Cluana e Villa Conti.
Da due anni a questa parte è di nuovo in funzione il servizio catamarano che dal porto della città giunge fino a Sebenico, in Croazia.

Qualche sasso a Nord, Sud, Est o Ovest di Lido di Fermo. Fonte: n.p.

Marina Palmense-Lido di Fermo(FM): un’unica bandiera blu per le due località balneari della zona fermana. La prima, Marina Palmense, si trova a sud di Porto San Giorgio; Lido di Fermo è invece situata tra Porto San Giorgio e Porto Sant’Elpidio. Entrambe sono caratterizzate dalla presenza di numerosi tratti di spiaggia libera in prevalenza sassosa (che regalano scorci di ineguagliabile romanticismo, ndr).

Pedaso (FM), 2.794 abitanti
Il primo riferimento al nome di Pedaso compare nelle Rationes Decimarum, registri risalenti al 1290 che rendicontavano le decime riscosse dallo Stato della Chiesa. Oggi, Pedaso è una nota meta turistica, apprezzata per la costa ricca di scogliere e la sua spiaggia ghiaiosa. La cittadina ha aderito al progetto “Il lungomare dei cantautori“, intitolando le strade che portano al mare ad alcuni cantanti italiani. Da vedere: l’antico faro, costruito nel 1887 e l’osservatorio astronomico del Monte Serrone.

Porto Sant’Elpidio (FM), 25.780 abitanti
Conosciuta per la produzione di calzature, certo, settore nel quale la città eccelle da sempre. Ma Porto Sant’Elpidio è anche e soprattutto mare, e la bandiera blu 2013 lo dimostra.
Fa parte, insieme a molte altre località balneari, dell’ambizioso progetto della Ciclovia Adriatica, la pista ciclabile che nei prossimi anni dovrebbe arrivare a collegare tutte le città della costa adriatica da nord a sud.

Porto San Giorgio (FM), 16.386 abitanti
Dopo le invasioni barbariche, un gruppo di pescatori veneti o dalmati si stabilì sul colle dietro l’attuale centro abitato e diede vita a quella che oggi è Porto San Giorgio. Forse è andata così. Di certo si sa che l’antica cittadina marinara è oggi una delle mete turistiche più visitate del sud della regione. La Chiesa di San Giorgio, costruita nell’omonima piazza, conserva una copia del Polittico di Porto San Giorgio di Carlo Crivelli.
Curiosità culinaria: la celebre Padella Gigante dell’Adriatico è il pentolone (6 metri di diametro) con cui i sangiorgesi friggono quintali di pesce in occasione di eventi e festività, quali ad esempio la Festa del Mare, a luglio.

Il pesce azzurro

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Con pesce azzurro  intendiamo in genere alcune varietà di pesci di piccola pezzatura dalle squame superiori tendenti al blu e dal ventre argenteo.
Quella del pesce azzurro non è una vera e propria classificazione scientifica, ma una denominazione di uso generale, un po’ come nel caso dei frutti di mare o del pesce bianco.
Appartengono a questa grande famiglia pesci come l‘aguglia, l’alaccia, l’alice, il cicerello, la costardella, il lanzardo, il pesce sciabola, la sardina, lo sgombro, lo spratto e il suro. Pur se di differenti forme e dimensioni, possono essere considerati azzurri anche  l’alalunga, l’alletterato, il biso, la lampuga, la palamita, il pesce spada e il tonno.
A causa dell’abbondanza nel Mar Mediterraneo, i piatti preparati con questi tipi di pesce vengono considerati appartenenti alla cucina marinara cosiddetta “povera”; dal punto di vista organolettico invece, sono pesci ricchissimi. Di sali minerali, grassi insaturi e benefici come gli omega 3 e carni particolarmente digeribili.
Tra l’altro, proprio perché pescato in tutti i mari italiani, il pesce azzurro offre costantemente garanzia di economicità e freschezza.

Ma che differenza c’è tra alice, acciuga e sarda?

Sentendo parlare di questi tre pesciolini spesso si fa confusione.
In realtà l’alice e l’acciuga sono due modi di chiamare lo stesso pesce, la latina Engraulis encrasicolus.
Alice
(o, quindi, acciuga) e sarda sono invece due specie differenti. Lo notiamo già dalla colorazione del corpo, sfumature dorate per l’alice e rossicce per la sarda. Un altro modo semplice per riconoscerle è la dimensione: la sarda raggiunge in genere i 20/25 centimetri, l’alice è più piccola (15/18 centimetri). La sarda ha il corpo leggermente affusolato, mentre l’ alice è più slanciato e curvo sopra la testa.

Le specie azzurre e le loro particolarità:

– l’acciuga (Engraulis encrasicolus, nota anche come alice): è un piccolo pesce della forma affusolata, che può raggiungere la lunghezza di 20 centimetri. Il dorso è  nerazzurro, fianchi e ventre argentei. Si consuma sia fresca che conservata;

– la sardina (Sardina pilchardus): è il classico pesciolino argenteo dal dorso verdeazzurro, che vive in bachi nel Mediterraneo. Si consuma sia fresco che conservato, fritto o alla griglia. Può raggiungere i 20 centimetri di lunghezza;

– l’aguglia (Belone belone): pesce dal muso molto aguzzo, è poco apprezzato. Lungo in media 50 centimetri, ha carni saporite ed è riconoscibili per un’anomala lisca verdastra sul dorso;

– l’alaccia (Sardinella aurita): simile alla sardina e frequente nelle acque più calde del Mediterraneo meridionale, può raggiungere i 30 cm di lunghezza;

– la cheppia (Alosa fallax nilotica): è un clupeide di grandi dimensioni. Può raggiungere anche il mezzo metro di lunghezza e vivere sia in mare, che nell’acqua dolce dei fiumi e dei laghi;

– il lanzardo (Scomber japonicus colias): pesce molto simile allo sgombro;

– la papalina o saraghina / spratto (Sprattus sprattus): pesciolino di piccole dimensioni, dieci centimetri di lunghezza al massimo. Ha il suo habitat vicino alle coste e prevalentemente a quelle dell’Italia centrale. Deve infatti il suo nome alle coste dell’antico Stato Papale;

– lo sgombro (Scomber scombrus): ha dorso ceruleo, striato di azzurro scuro con linee ondulate che si fermano a metà dei fianchi, forma fusiforme e ventre argenteo. Può raggiungere i cinquanta centimentri di lunghezza. Le sue carni sono particolarmente grasse ma altrettanto gustose. Ideale per la cottura su griglia;

– il suro (Trachurus mediterraneus): ha il dorso bluastro delimitato lungo i fianchi da una fila di squame aguzze e gli occhi grandi. Appartiene alla stessa famiglia delle aringhe, le quali, tuttavia, non sono pesci mediterranei;

Semifinali Euro Winners Cup, domani la finalissima

In primo piano

La 1° Euro Winners Cup è ormai agli sgoccioli. Le sabbie della Beach Arena di San Benedetto del Tronto hanno decretato i 4 vincitori della penultima giornata del torneo europeo di beach soccer.
Sono state otto le squadre che ieri hanno strappato il biglietto per i quarti di finale: Grasshopper Zurich (SUI), Goldwinn Pluss (HUN), Grembach Lodz (POL), Griffin (IKR), Besiktas (TUR), Bate Borisov (BLR), Lokomotiv Moscow (RUS) e Terracina (ITA).
Quella di ieri è stata la giornata decisiva per le altre due squadre italiane, il Viareggio  e la Sambenedettese, che hanno visto svanire di un soffio la qualificazione. I toscani hanno perso 5-6 contro il Griffin e la padrona di casa si è invece degnamente inchinata alle stelle russe del Lokomotiv per 4-5.
Solo il Terracina, nonostante la sconfitta contro il forti polacchi del Grembach Lodz, è rientrato tra le migliori seconde squadre dei 5 gironi, passando alla fase successiva. I momenti salienti della partita:

Purtroppo la fortuna non ha continuato ad assistere i campioni d’Italia, che alle 12.45 di oggi hanno affrontato la superfavorita del torneo, il Lokomotiv Moscow. I russi portano a casa la vittoria con un netto 6-0, approdando così alle semifinali insieme al Griffin, al Besiktas e al Grasshopper. Nel pomeriggio, ore 17.45, si disputerà Griffin – Grasshopper Zurich, poi Lokomotiv Moscow – Besiktas. E domani la finalissima.

 

Euro Winners Cup: sintesi della seconda giornata

In primo piano

Al termine della seconda giornata della Euro Winners Cup comincia a definirsi lo scenario della gara. Giorno fortunato per due delle italiane: il Terracina guadagna infatti altri tre punti portandosi rispettivamente in testa al girone al girone E con due vittorie su due partite. Inoltre, con due squadre a zero punti nel proprio girone e un solo match rimasto da giocare, conquista matematicamente l’accesso ai quarti di finale previsti per sabato 18. I vicecampioni d’Italia viareggini riscattano invece la sconfitta di ieri con un sonoro 7 a 1 contro la Sandown Sociedad. Partita da dimenticare per la Sambenedettese, battuta ai rigori dagli israeliani del Falfala Kfar Qassem. I rossoblù tenteranno oggi di portare a casa i tre punti necessari per evitare l’eliminazione.

I risultati di giovedì 16:

Sambenedettese BS -Falfala Kfar Qassem  4 – 5 (rigori)

Lokomotiv Moscow – Gimnàstic Tarragona 5 – 2

Terracina – Kreiss  7 – 3

Grembach Lodz – Baku  2 – 1

Griffin – Grasshopper Club Zurich 6 – 7

Viareggio – Sandown Sociedad  7 – 1

Belenenses  – Besiktas  3 – 5

Lexmax – Montredon Bonneveine  5 – 6

Goldwin Pluss  – Bate Borisov  3 – 4

Kefallinia  – Egmond  4 – 1

 

La classifica

Girone A: Lokomotiv Mosca 6, Sambenedettese BS 3, Falfala Kfar Qassem 3, Tarragona 0
Girone B: Besiktas JK  6, Belenenses 3, Montredon Bonneveine 3, Lexmax 0
Girone C: Kefallinia 6, Goldwin Pluss 3, Bate Borisov 3, Egmond 0
Girone D: Grasshopper 6, Griffin 3 punti, Viareggio 3, Sandown Sociedad 0
Girone E: Terracina 6, Grembach Lodz 6, Baku FC 0, Kreiss 0

 

Il programma di venerdì 17 maggio

11.00-12.15 Bate Borisov – Beach Soccer Egmond
11.00-12.15 Goldwin Pluss  – AO Kefallinia
12.15-13.30 SC Montredon Bonneveine  – Besiktas JK
12.15-13.30 Lexmax  – CF Os Belenenses
13.30-14.45 Griffin  – Viareggio BS
13.30-14.45 Grasshopper Club Zurich  – Sandown Sociedad
14.45-16.00 Kreiss – Baku FC
16.00-17.15 ASD Terracina BS- Grembach Lodz
17.15-18.30 Falfala Kfar Qassem BS Club  – Gimnàstic de Tarragona
18.30-19.45 Sambenedettese BS – Lokomotiv Moscow

 

Euro Winners Cup: sintesi della prima giornata

In primo piano

Comincia la seconda giornata della Euro Winners Cup, le venti squadre affronteranno oggi il secondo match di quella che può essere definita la Champions League del beach soccer.
La prima giornata è risultata positiva per due delle italiane in gara, i padroni di casa della Samb Beach Soccer e il Terracina, meno per il Viareggio che soccombe sul 5-7 al fischio finale dell’arbitro contro gli svizzeri del Grasshoper. Non tradiscono le aspettative i russi del Lokomotiv Mosca, che sfiorano il cappotto (8-1) contro gli isreliani del Falfala Kfar Qassem.

 

Le gare e i risultati:

Gimnàstic de Tarragona – Sambenedettese BS   4 – 8
Reti: 2’pt Frutos (T), 4’pt Soria (S), 5’pt Tavares (S), 6’pt Soria (S), 8’pt Frutos (T), 9’pt Pares (T); 4’st Ietri, 4’st Frutos (T), 5’st Ietri (S), 8’st Bruno Novo (S), 9’st Lucio (S); 1’tt Soria (S)
Ottimo esordio per i campioni di casa della Sambenedettese Beach soccer. Nei primi quattro minuti un rimbalzo sbagliato spiazza il portiere rossoblù Ruspantini. L’1 a 0 per gli spagnoli non dura molto, la Samb si riporta subito sull’1 a 1 con una rete di Soria. Passa un minuto e c’è il raddoppio di Tavares. Tre gol in cinque minuti per il duo Soria-Tavares. Sembra una vittoria già scritta per i nostri, ma due reti di Frutos e Pares sanciscono di nuovo il pareggio. Nella seconda frazione gli spagnoli cominciano ad accusare la stanchezza, ne approfittano Bruno Novo e Lucio che segnano due reti decisive per la Samb. Alla fine della prima giornata, i rossoblù sono in testa al girone insieme ai campioni del Lokomotiv Mosca.

Viareggio BS – Grasshoper Club Zurich  5 – 7
Reti: 8’pt Valenti (V), 12’pt Gori (V); 2’st Valenti (V), 5’st Osso (G); 5’st Nico (G), 6’st Amarelle (G), 8’st Stankovic (G); 4’tt Stankovic (G), 6’tt Gori (V), 6’tt Hoppler (G), 7’tt Gori (V), 8’tt Nico (G)
I vice-campioni d’Italia hanno combattuto fino al suono della sirena. Una doppietta di Valenti e un gol di Gori hanno portato avanti il Viareggio di tre reti, poi superati 4-3 dal Grasshoper. La fortuna non assiste i toscani che prendono a metà partità due pali e una traversa. Altri due gol di Gori non bastano a frenare gli svizzeri guidati da uno Stankovic in ottima forma. 5 a 7 il risultato finale.

Baku FC  – ASD Terracina BS    1 – 3
Reti: 5’st Llorenc (T); 9’st Llorenc (T), 11’st Ramil (B); 4’tt Llorenc (T)
Non rischiano molto i campioni d’Italia, in questa partita. Riescono comunque a portare a casa i tre punti cominciando con la rete dello spagnolo Llorenc, che porta in vantaggio il Terracina all’inizio del secondo tempo con un gol in rovesciata. Il raddoppio è firmato da una semirovesciata di Leon al 9′, mentre gli azeri del baku accorciano le distanze con un tiro libero di Ramil. La doppietta di Leon sancisce la vittoria del Terracina.


AO Kefallinia  – Bate Borisov   3-2
Beach Soccer Egmond  – Goldwin Pluss  4-5
Besiktas JK  – Lexmax  5-4
CF Os Belenenses  – SC Montredon Bonneveine  6-5
Sandown Sociedad  – Griffin  5-12
Grembach Lodz – Kreiss  5-1
Falfala Kfar Qassem BS Club  – Lokomotiv Moscow  1-8


La classifica parziale:

Girone A: Lokomotiv Moscow 3 punti, Sambenedettese 3 punti; Falfala Kfar Qassem BS Club  0 punti, Tarragona 0 punti
Girone B: CF Os Belenenses 3 punti, Besiktas JK  3 punti; Lexmax 0 punti, SC Montredon Bonneveine 0 punti
Girone C: Goldwin Pluss 3 punti, Kefallinia  3 punti; BS Egmond 0 punti, AO Kefallinia 0 punti
Girone D: Griffin 3 punti, Grasshopper 3 punti; Viareggio 0 punti, Sandown Sociedad 0 punti
Girone E: Terracina 3 punti, Grembach Lodz 3 punti; Baku FC 0 punti, Kreiss 0 punti

Il calendario e i gironi della Euro Winners Cup, che comincia ora

In primo piano

Siamo giunti al fischio d’inizio della Euro Winners Cup, la prima edizione della coppa europea per club di beach soccer che comincerà alle 11 di oggi mercoledì 15 maggio e terminerà domenica 19 maggio. Venti squadre provenienti da 18 nazioni europee si fronteggeranno nella Beach Arena di San Benedetto del Tronto per contendersi il titolo di campioni d’Europa.
Fino a venerdì la competizione sarà suddivisa in cinque gironi da quattro squadre ciascuno. I primi due classificati di ogni girone si scontrano sabato mattina per i quarti di finale e nel pomeriggio per le semifinali. Nella giornata conclusiva di domenica avverrà il coronamento dei campioni: alle 14:45 finale per il terzo e quarto posto e alle 18:30 la finalissima.
Le squadre italiane che partecipano alla competizione sono tre: Sambenedettese Beach Soccer in qualità di padrona di casa, i campioni d’Italia del Terracina e la Viareggio BS, seconda classificata nella scorsa Serie A Enel 2012 nonchè vincitrice della Coppa Italia.

Tra i favoriti delle altre diciassette squadre, tutte vincitrici del campionato nazionale in patria, troviamo la russa Lokomotiv Mosca e il Gimnàstic de Tarragona, entrambi nello stesso girone (davvero poco fortunato) della Sambenedettese. Grandi aspettative anche per il  Grasshoppers Zurigo, che conta sulla presenza in rosa di quattro campioni europei in carica e delle stelle Stankovic e Amarelle.

La Umpi Smart Beach Arena sarà la location che ospiterà la Winners Cup: lo “stadio di sabbia” allestito per l’occasione è situato nell’area antistante l’ex-camping di San Benedetto del Tronto, a metà dei 4 chilometri di lungomare. In occasione dell’evento verrà presentato l’innovativo progetto SABBIA (Smart Arena Beach Best Innovation Available) realizzato dall’azienda UMPI, specializzata nelle tecnologie powerline e in particolare nel cablaggio delle Smart Cities. L’impianto di San Benedetto sarà infatti il primo al mondo a coniugare alla disciplina del beach soccer le parole d’ordine comfort tecnologico e sostenibilità, con l’obiettivo di far scaturire dallo sport un nuovo modo di vivere la spiaggia e insieme un’opportunità per la città.
Il torneo è organizzato dall’Assessorato allo sport di San Benedetto del Tronto in collaborazione con la Lega Nazionale Dilettanti e la Beach Soccer World Wide.

 

I 5 GIRONI

–   Girone A: Sambenedettese BS (Italia), Lokomotiv Mosca (Russia), Gimnastic Tarragona (Spagna), Falfala Kfar Qassem (Israele)
–   Girone B: Lexmax (Moldavia), Cf  Os Belenenses (Portogallo), Sc Montredon Bonneveine (Francia) e Besiksta Jk (Turchia).
–   Girone C: Goldwin Pluss (Ungheria), Ao Kefallinia (Grecia), Bate Borisov (Bielorussia) , Bs Egmond (Olanda).
–  Girone D:  Griffin (Ucraina), Viareggio Bs (Italia), Grasshoppers Club Zurich (Svizzera), Sandown Sociedad (Regno Unito).
–  Girone E: Terracina (Italia), Grembach Lodz (Polonia), Kreiss (Lettonia), Baku Fc (Azerbaijan)
IL CALENDARIO 

Mercoledì 15 maggio:
11.00-12.15 AO Kefallinia – Bate Borisov
11.00-12.15 Beach Soccer Egmond – Goldwin Pluss
12.15-13.30 Besiktas JK  – Lexmax
12.15-13.30 CF Os Belenenses  – SC Montredon Bonneveine
13.30-14.45 Viareggio BS  – Grasshopper Club Zurich
13.30-14.45 Sandown Sociedad  – Griffin
14.45-16.00 Grembach Lodz  – Kreiss
16.00-17.15 Baku FC  – ASD Terracina BS
17.15-18.30 Falfala Kfar Qassem BS Club  – Lokomotiv Moscow
18.30-19.45 Gimnàstic de Tarragona  – Sambenedettese BS

Giovedì 16 maggio:
11.00-12.15 Goldwin Pluss  – Bate Borisov
11.00-12.15 AO Kefallinia  – Beach Soccer Egmond
12.15-13.30 CF Os Belenenses  – Besiktas JK
12.15-13.30 Lexmax – SC Montredon Bonneveine
13.30-14.45 Viareggio BS – Sandown Sociedad
13.30-14.45 Griffin – Grasshopper Club Zurich
14.45-16.00 Grembach Lodz  – Baku FC
16.00-17.15 ASD Terracina BS – Kreiss
17.15-18.30 Lokomotiv Moscow  – Gimnàstic de Tarragona
18.30-19.45 Sambenedettese BS – Falfala Kfar Qassem BS Club

Venerdì 17 maggio:

11.00-12.15 Bate Borisov – Beach Soccer Egmond
11.00-12.15 Goldwin Pluss  – AO Kefallinia
12.15-13.30 SC Montredon Bonneveine  – Besiktas JK
12.15-13.30 Lexmax  – CF Os Belenenses
13.30-14.45 Griffin  – Viareggio BS
13.30-14.45 Grasshopper Club Zurich  – Sandown Sociedad
14.45-16.00 Kreiss – Baku FC
16.00-17.15 ASD Terracina BS- Grembach Lodz
17.15-18.30 Falfala Kfar Qassem BS Club  – Gimnàstic de Tarragona
18.30-19.45 Sambenedettese BS – Lokomotiv Moscow

Sabato 18 maggio:  h 9:00 quarti di finale – h 17:45  semifinali
Domenica 19 maggio:  h 14:45 finale per 3° e 4° posto – h 18:30 finale per il 1° posto

Beach soccer: regole e competizioni

In primo piano

Il beach soccer (in italiano “calcio da spiaggia”) è un gioco simile allo sport del calcio, la cui caratteristica principale è il campo da gioco: la sabbia.

Nato in Brasile, dove è attualmente popolarissimo, il calcio da spiaggia è arrivato in Italia quasi vent’anni fa.
Nel 1995 si sono svolti i primi campionati del mondo sulla spiaggia di Copacabana a Rio de Janeiro e tre anni più tardi, nel 1998, è stata fondata la Euro Beach Soccer League con Spagna, Italia, Francia e Portogallo quali Paesi fondatori.
La disciplina è riconosciuta dalla FIFA e si svolgono quindi campionati nazionali ed internazionali.
Tra questi, si affaccia quest’anno sulla spiaggia di San Benedetto del Tronto la 1° Euro Winners Cup (15/19 maggio): tra i partecipanti venti squadre provenienti da tutta Europa suddivise in quattro gironi, compresa la Samb Beach Soccer che cercherà di competere con i giganti del calcio da spiaggia europeo.

Il regolamento ufficiale è costituito da 18 regole (simili a quelle del calcio a cinque). Le principali sono:

  •  Si gioca su sabbia e a piedi nudi.
  •  Ogni squadra è costituita da 5 giocatori, compreso il portiere; in panchina da 3 a 5 giocatori.
  •  Diversamente dalle tre previste nel gioco del calcio vero e proprio, il numero di sostituzioni è illimitato.
  •  Gli arbitri sono due.
  •  Si giocano 3 tempi da 12 minuti ciascuno con 3 minuti di intervallo tra un tempo e l’altro.
  •  La partita non può finire in parità: si giocano tempi supplementari di 3 minuti con la regola del golden gol ed eventualmente i rigori.
  •  Le punizioni sono sempre dirette, senza barriera e può batterle soltanto chi subisce il fallo.
  •  A differenza del calcio, il portiere ha la possibilità di prendere il pallone con le mani su un retropassaggio di piede da parte di un giocatore della propria squadra.
  •  Il campo deve avere una lunghezza massima di 40 metri e minima di 34, larghezza massima di 30 metri e minima di 24.

L’appuntamento ufficiale italiano è invece promosso dalla FIGC ed è un tour estivo itinerante che tocca le varie spiagge italiane.
Le squadre sono divise in due raggruppamenti (Nord e Sud) e si scontrano in gare di sola andata. Le prime 4 di ogni gruppo si affronteranno poi per lo scudetto vero e proprio. Importante realtà del beach soccer  è l’ “Italia Beach Soccer”, rappresentativa italiana per  la Beach Soccer European Golden League, che ha visto militare nelle sue fila campioni del calibro di  Franco Baresi, Bergomi, Di Biagio, Di Canio, Evani, Ganz, Marchegiani, Nela, Tacconi e tanti altri. http://www.italiabeachsoccer.com/

 

 

 

Samb-Bayern Monaco, storia di un’amicizia nata in curva nord

In primo piano

Cosa hanno in comune il pontefice emerito Joseph Aloisius Ratzinger e l’Oktoberfest, l’imponente fiera della birra che si tiene ogni anno a Monaco di Baviera? Ad entrambi si può pensare con religioso rispetto, certo, anche se per motivi totalmente differenti e che nel secondo caso nulla hanno a che fare con la religione vera e propria, seppure l’elevato consumo di alcol possa condurre alcuni a deliri mistici. Nei fatti è la provenienza che li accomuna: lo stato federato tedesco (Land) meglio noto come Baviera.
Baviera, Riviera; non è una rima di poco conto, vista la strategia di promozione turistica, presentata in conferenza stampa il 7 marzo, che verrà a breve attuata dall’Associazione Albergatori Riviera delle Palme e BeeLab. Lunedì 11 marzo si è tenuta infatti la presentazione ufficiale di San Benedetto del Tronto al ristorante Gutshof Menterscwaige di Monaco alla quale è seguita l’inaugurazione di un sito web dedicato per intero a promozioni turistiche mirate alla popolazione bavarese.
Si è deciso di focalizzare l’attenzione proprio sulla Baviera a partire da accurate analisi della domanda e dei flussi turistici, da cui è emerso un crescente interesse verso la riviera marchigiana e San Benedetto in particolare, non a caso: esiste infatti un patto d’amicizia che lega Monaco di Baviera alla nostra città, un gemellaggio fra la tifoseria del Bayern Monaco e quella Sambenedettese che negli anni ha portato ad amichevoli trasferte. 

Tutto è nato il 26 marzo del 2005, in occasione del match di campionato Samb-Napoli. Il movimento ultras tedesco aveva già cominciato ad appassionarsi alle curve italiane, sia a quelle da serie A che alle realtà minori con un buon seguito di tifoserie. Quest’ultimo era, ed è tuttora, il punto forte della squadra di casa nostra. Giunse così a San Benedetto del Tronto per dare man forte ai cori – e ai cuori – dei nostri tifosi, un drappello di ultras dell’ F.C. Bayern Monaco.
Da quel giorno, grazie anche ad un ultras sambenedettese che padroneggia la lingua tedesca, si instaura dapprima un’amicizia e poi un gemellaggio.

I tifosi del Bayern, in particolare il gruppo Schickeria, hanno seguito la Sambenedettese in molti appuntamenti in casa, in trasferta (a Cava dei Tirreni, Reggio Emilia, Pescara) e dal 2008 sono sempre presenti al torneo in ricordo della morte di Luigi Coccia, in arte Tamburello, tifoso storico della Samb. 

La tifoseria sambenedettese, da parte sua,  non è mai mancata alle partite più importanti. Basti citare, tra tutti, i due match di Champions League: il 7 aprile 2010 Manchester-Bayern (terminata 3 a 2 per il Manchester) e la finalissima del 22 maggio dello stesso anno, Inter-Bayern (vinta 2 a 0 dal club milanese, con doppietta di Milito). Ogni anno, inoltre, molti ultras nostrani partono alla volta della Germania cercando di far coincidere una partita del Bayern con la più grande fiera del mondo, l’Oktoberfest.

Sono stati centinaia i tifosi tedeschi che negli ultimi sette anni hanno trascorso le vacanze in Riviera, a dimostrazione della solidarietà e della passione che l’universo calcistico – quello buono – può portare con sé. Un sodalizio che dal caloroso mondo del calcio è approdato alle nostre spiagge, e spera di tornarci.

 

Quel Köln Concert che segnò la storia della musica

In primo piano

Questa sera, alle ore 21, la pianista Irma Picari riproporrà al Teatro Concordia la versione integrale del Köln Concert di Keith Jarrett.
Il concerto, eseguito per la prima volta nel ’75 a Colonia, è una pietra miliare della storia della musica jazz e non solo, e rimane l’opera più famosa e riuscita del grande musicista statunitense.

Nato l’ 8 maggio del ’45 in una cittadina della Pennsylvania, Keith si esibisce nel primo concerto a 9 anni e, dopo una promettente gavetta, appena venticinquenne entra nell’olimpo del jazz al fianco di giganti: Miles Davis, Art Blakey e Charles Lloyd.
E’ attualmente uno dei più grandi pianisti jazz, ma la sua poliedricità ha abbracciato negli anni diversi generi – dal gospel e dal blues alla classica – mescolandoli insieme fino ad avere una fusione musicale unica e innovativa.
Dalla metà degli anni ’70 in poi, i suoi concerti prendono le sembianze di rituali religiosi, cui partecipano gruppi di veri e propri devoti per i quali la sua musica ha un potere meditativo, spirituale e di trasformazione. Tutto comincia dalla registrazione di un album singolo eseguita all’Opera Haus di Colonia, in Germania, il 24 gennaio 1975.
Quella sera Keith, senza saperlo, fa qualcosa che segnerà il jazz e il new age per i successivi 20 anni.
La serata si preannunciava sfortunata: Jarrett chiese di suonare il suo pianoforte preferito, uno Steinway, ma per una serie di disguidi quel pianoforte non arrivò mai. Gli organizzatori portarono sul palco uno dei due Bösendorfer che erano dietro le quinte, l’unico che il pianista, colmo dei colmi, non aveva provato.
Contro tutte le previsioni, Jarrett comincia a suonare i primi minuti, con un crescendo di suspance ritmica che dà il via a un’avventura sperimentale della durata complessiva di circa un’ora. Suddivisa in 2 parti e 4 sezioni (part I, part IIa, part IIb, part IId), la performance si snoda attraverso un ritmo ossessivo fatto accordi complessi, cavalcate gospel, melodie rag e richiami blues: un epocale caleidoscopio di generi che consacra definitivamente Jarrett uno dei più grandi pianisti del ‘900.

Il concerto fu inciso su doppio vinile e distribuito nello stesso anno. Sempre nel ’75, il Times  premiò l’album con il Record of the Year Award. Nel 1978 The Köln Concert aveva già venduto un milione e mezzo di copie, record che viene triplicato quando nel 1990 la casa discografica ECM riedita l’album in un unico cd. Il Köln resta ancora il più famoso e venduto album di jazz solo.
Nel video, un’improvvisazione di Jarrett all’Umbria Jazz del 1975:


Nel 2006, dopo aver realizzato un’analoga improvvisazione al Carnegie Hall, in un’intervista Jarrett fa riferimento a quel contatto letteralmente fisico, corpo a corpo col piano, che da sempre è la sua cifra stilistica:

I miei occhiali stavano cadendo, i pantaloni anche. Io sudavo copiosamente, accovacciato, in piedi, seduto, e pensavo ‘niente mi può fermare ora’.

A sentir le composizioni più recenti, davvero, niente lo ha fermato.

Tutti possono vincere, ma solo i più grandi vincono di nuovo

In primo piano

Siamo ormai giunti alla vigilia della seconda tappa della Tirreno-Adriatico 2013. Molti sono stati i campioni che si sono avvicendati sul gradino più alto del podio, ma pochi quelli che nello stesso anno sono riusciti a bissare il primo posto in altre grandi competizioni. Si sa, una gara richiede forti dosi di concentrazione, una preparazione che può durare mesi e spesso, a causa della stanchezza accumulata, riconfermare un’altra vittoria subito dopo è quasi impossibile. Quasi.

Di loro due abbiamo già parlato nei giorni scorsi: sono Roger De Vlaeminck e Giuseppe Saronni. Il primo vince la Tirreno-Adriatica per sei edizioni consecutive (dal ’72 al ’76) e nel 1973 coniuga il trofeo con il primo posto nella Milano-Sanremo.
Saronni, (qui a destra in una foto di repertorio del 1982, ndr) si aggiudica il “Tridente di Nettuno” prima nel ’78 poi nell’82,  completando il secondo successo con il titolo di campione del mondo nella prova in linea.

Uno dei grandi ciclisti degli ultimi vent’anni è senza dubbio il campione di casa nostra Maurizio Fondriest.  Arriva primo sul podio della Tirreno-Adriatico e della Milano-Sanremo del 1993, anno in cui vince anche la Freccia Vallone. La rivalità tra lui e Gianni Bugno fu paragonata ai celebri dualismi del ciclismo italiano Coppi/Bartali e Moser/Saronni.
L’anno successivo è ancora un italiano ad aggiudicarsi la competizione, Giorgio Furlan. Le sue vittorie più importanti risalgono alla metà degli anni ’90: nel 1994 trionfa prima nella classifica generale della Tirreno-Adriatico, poi nella Milano-Sanremo.

  Dieci anni dopo, nel 2004, Paolo Bettini aggiunge al già ampio palmares personale la sua prima Tirreno-Adriatico e la terza vittoria consecutiva a livello mondiale, con una medaglia d’oro ai Giochi Olimpici di Atene.
Professionista ad altissimi livelli fino al 2008, dal 2010 è commissario tecnico della Nazionale italiana di ciclismo su strada.
Fabian Cancellara, quarto e ultimo ciclista ad abbinare nello stesso anno le due competizioni italiane Milano-Sanremo e Tirreno-Adriatico (2008), è soprannominato lo Spartacus del ciclismo svizzero. Imbattibile nelle corse a cronometro, si è aggiudicato quattro campionati del mondo nella specialità, oltre all’ultima tappa della scorsa Tirreno-Adriatico, a San Benedetto del Tronto.

L’impresa più ardita e anche quella più recente è riuscita al trentaseienne australiano Cadel Evans. E’ stato il primo ed unico ad aver vinto a distanza di pochi mesi la “corsa dei due mari” e il Tour de France. Nel marzo 2011 si porta in testa alla classifica generale della Tirreno-Adriatica al termine della quinta tappa, vince la sesta a Macerata e difende così la leadership fino alla volata conclusiva sul lungomare della Riviera delle Palme. Il 24 luglio dello stesso anno conquista la maglia gialla nella penultima tappa tra i Pirenei portandosi il giorno dopo in cima al podio del più importante dei tre “grandi giri”.
Corre attualmente con la BMG Racing Team e anche quest’anno è uno dei più gettonati per la vittoria, insieme a Chris Froome, Aberto Contador e  al campione iridato Vincenzo Nibali.

L’albo d’oro: breve storia della Tirreno-Adriatico riassunta in sei campioni

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La quarantottesima edizione della Tirreno-Adriatico (6/12 marzo 2013) è ormai alle porte e anche quest’anno vanta un cast di campioni di tutto rispetto.
Ripercorriamo i protagonisti che in quasi mezzo secolo hanno regalato parentesi memorabili alla pagina del ciclismo nostrano e non solo.

Dino Zandegù è stato il primo, nel 1966, a firmare l’albo d’oro della “corsa dei due mari”. Oltre alla Tre giorni del Sud – questo era all’inizio il nome dell’attuale Tirreno-Adriatico – si aggiudicò un Giro delle Fiandre e un campionato del mondo nella cronometro a squadre (1962). Zandegù è stato sì, un grande professionista, ma anche un personaggio eclettico e scanzonato che divertiva i compagni durante i tragitti più tranquilli con siparietti e canzoni dell’epoca, conquistandosi presto il soprannome di cantante. Lasciato il ciclismo per ovvie ragioni, sembra avere l’ugola ancora in perfetta forma:

Roger De Vlaeminck
Nella Tirreno-Adriatico il corridore belga detiene il duplice record di numero di vittorie e vittorie consecutive (dal ’72 al ’78). E poi: tre Milano-Sanremo (’73-’78-’79), due Giri di Lombardia e quattro Parigi-Roubaix.
De Vlaeminck il gitano di Eeklo, De Vlaeminck lo zingaro, De Vlaeminck il monsieur Roubaix, per lui gli epiteti si sprecno. Proveniente da una famiglia molto povera, nella quale il ciclismo è roba di dna – anche il fratello Eric era un professionista – è  stato uno degli sportivi più forti nelle corse di un giorno.
“Se vinci è tua”, gli disse il manager Giorgio Perfetti al raduno della sua prima Milano-Sanremo, indicando una macchina rossa esposta davanti ai cartelloni degli sponsor. Fu così che Roger fece ritorno in patria con un titolo in più e una Ferrari nuova di pacca.

Negli anni ’70 il grande pubblico è ormai affezionatissimo alla corsa dei due mari. Sono trascorsi 30 anni dai duelli tra Coppi e Bartali e quando ormai sembra difficile persino immaginare una nuova rivalità di così alto livello, ecco che arrivano Saronni e Moser.

Giuseppe Saronni, classe 1957, approdò al mondo delle due ruote giovanissimo.
A 21 anni indossò la sua prima maglia rosa, maglia che non lasciò sino alla fine della gara, confermandosi come uno dei vincitori più giovani del Giro e astro nascente del ciclismo italiano.
Tredici anni di professionismo e una fedeltà irremovibile alla sua bicicletta targata Colnago (l’unica volta che utilizzò una Bottecchia vinse il suo primo Giro, ndr), Saronni è attualmente il team manager della Lampre-Caffita, con la quale ha vinto due Giri d’Italia, nel 1996 e nel 2001.
Nel video, l’allungo di Beppe a 200 metri dal traguardo che gli valse nel 1982  il titolo di campione del mondo, a Goodwood.

Francesco Moser
In 15 anni  vinse un giro d’Italia, due Giri di Lombardia, una Milano-Sanremo, due campionati del mondo e la celebre Parigi-Roubaix.
E’ considerato il terzo ciclista assoluto a livello mondiale, dopo Eddy Merckx e Rik Van Looy ed è ad oggi il ciclista italiano con il maggior numero di vittorie all’attivo.
Lo sceriffo, così veniva chiamato dai compagni per la sua capacità di gestire il gruppo, divenne celebre nel 1984 a Città del Messico, anno in cui riuscì a battere il decennale record dell’ora di Eddy Merckx (massima distanza percorsa in un’ora).
L’arrivo di Moser alla Parigi-Roubaix il 16 aprile 1978:

Chiudiamo la rassegna dei protagonisti con altri due campioni di casa nostra, Vincenzo Nibali e Stefano Garzelli. Il primo, 29 anni il prossimo 14 novembre, è il campione in carica; lo scorso anno lo squalo dello stretto si è aggiudicato il titolo, davanti allo statunitense Chris Horner e al ceco Roman Kreuziger. Nibali passa al professionismo nel 2005 e nel 2010 ottiene i primi grandi successi: il terzo posto al Giro d’Italia e la vittoria alla Vuelta a España. Nel 2012 vince la Tirreno-Adriatico e agguanta il terzo posto al Tour de France, diventando dopo Felice Gimondi il secondo italiano a salire sul podio dei tre Grandi Giri (Vuelta, Tour e Giro).
Stefano Garzelli è invece uno dei più abili passisti e scalatori italiani. Corre in bici da quando aveva dieci anni e allo scoccare dei 27 viene assoldato dalla Mercatone Uno. Ha vinto la Tirreno-Adriatico nel 2010, classificandosi secondo e terzo rispettivamente nel 2009 e nel 2003. Il suo più importante successo rimane il Giro d’Italia nel 2000; sono quelli gli anni (dal 1997 al 2002) in cui è il gregario ufficiale di chi, a degna conclusione, non possiamo non citare: il grande e indimenticabile pirata delle salite di tutto il mondo, Marco Pantani.

 

Al via la 48esima edizione della Tirreno-Adriatico

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Si scaldano i motori – o meglio i pedali – della “corsa dei due mari”, la competizione ciclistica Tirreno-Adriatico 2013. Giunta alla 48esima edizione, la sette giorni partirà il 6 marzo da San Vincenzo (Toscana) e si concluderà il 12 marzo, come d’abitudine, con la tappa a cronometro di San Benedetto del Tronto.
Ideata inizialmente come risposta alla Parigi-Nizza e trampolino di lancio verso la Milano-Sanremo, la Tirreno-Adriatico ha ormai raggiunto livelli agonistici degni del Giro d’Italia e rappresenta oggi uno dei trofei più prestigiosi nel palmares di ogni ciclista europeo.

La gara deve da sempre il nome alla direzione del suo percorso, quel taglio della penisola a colpi di pedali da ovest ad est: partenza da una località affacciata sul Mar Tirreno e tappa conclusiva nella riviera adriatica. Il traguardo dell’ultima manche, in particolare, è sempre avvenuto a San Benedetto del Tronto, ad eccezione della prima edizione (1966).
Ma è soprattutto dagli anni ’70 in poi la che Tirreno-Adriatica fa impazzire tutti gli appassionati, grazie ai duelli sul filo del rasoio tra Francesco Moser, Beppe Saronni e Roger De Vlaeminck, quest’ultimo primo assoluto in sei edizioni consecutive, dal ’72 al ’77.
L’albo d’oro dei vincitori si apre e si chiude con due italiani, lo storico Dino Zandegù, trionfante nel 1966, soprannominato il cantante per via delle canzonette che era solito intonare durante le pedalate più tranquille, e il messinese Vincenzo Nibali, vincitore nel 2012.

Quest’anno la competizione toccherà cinque regioni e sarà trasmessa in diretta tv in 120 paesi. I partecipanti correrrano due tappe a cronometro, due per velocisti, una per scalatori e due per scattisti, per un totale di 1.060 km.

Le tappe:
1) San Vincenzo – Donoratico (cronometro a squadre)
2) San Vincenzo – Indicatore
3) Indicatore – Narni Scalo
4) Narni – Prati di Tivo
5) Ortona – Chieti
6) Porto Sant’Elpidio
7) San Benedetto del Tronto (cronometro individuale)

 

 

Le maglie

I ciclisti più meritevoli indosseranno quattro differenti maglie a seconda del settore: quella azzurra per la classifica generale, verde per il miglior scalatore, rossa per la classifica a punti, mentre al miglior giovane andrà la maglia bianca.

Tra i partecipanti della quarantottesima edizione troviamo alcuni dei grandi nomi del ciclismo internazionale, tutti già pronti alla volata per aggiudicarsi il Tridente del Dio Nettuno e il montepremi in palio.
Il corridore nostrano Vincenzo Nibali, vincitore della scorsa edizione, dovrà difendere il titolo da campioni come lo spagnolo Alberto Contador, l’australiano Cadel Evans, il britannico Christopher Froome, il campione del mondo nel 2012, Joaquin Rodriguez, e il belga Greg Van Averamet.

Le più importanti squadre al via della 48a Tirreno-Adriatico con i rispettivi corridori di punta:
AG2R LA MONDIALE (FRA) – Nocentini, Pozzovivo
ASTANA PRO TEAM (KAZ) – Nibali, Brajkovic
BLANCO PRO CYCLING TEAM (NED) – Slagter, Boom
BMC RACING TEAM (USA) – Evans, Van Avermaet, Hushovd, Phinney
CANNONDALE PRO CYCLING (ITA) – Sagan, Moser
EUSKALTEL – EUSKADI (ESP) – Samuel Sanchez
FDJ – BIG MAT (FRA) – Casar, Fischer
GARMIN – SHARP (USA) – Farrar, Daniel Martin
KATUSHA (RUS) – Rodriguez, Paolini
LAMPRE – MERIDA (ITA) – Pozzato, Cunego
LOTTO BELISOL (BEL) – Greipel, Vanendert
MOVISTAR TEAM (ESP) – Visconti, Capecchi
MTN – QHUBEKA (RSA) – Ciolek
OMEGA PHARMA – QUICKSTEP (BEL) – Cavendish, Tony Martin
ORICA – GREENEDGE (AUS) – Goss, Tuft

Un sogno, un cane e un occhio: cosa successe dopo i primi 30 anni nella storia del cinema

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Prosegue la rassegna scenica Teatri invisibili, mercoledì 12 settembre è la volta di Illusion, lo spettacolo della compagnia Teatro C.A.S.T. che sarà portato in scena al Teatro dell’Olmo di San Benedetto del Tronto.
Nel cartellone dello spettacolo, sotto la voce trama, si parla di un non ben noto “cane senza un occhio che tante volte, da bambini, turbò i nostri sogni”.
Riferimento voluto o no, scendiamo dai palcoscenici e passiamo alla bidimensionalità del grande schermo: a noi il sogno, il cane e locchio hanno fatto tornare in mente la scena più famosa di Un chien andalou (Un cane andaluso), il film della coppia Buñuel-Dalì che nel 1929 traumatizzò critica e spettatori.

Sono trascorsi più di trent’anni  dalla nascita del cinematografo (1892) e  dalla prima proiezione in pubblico di una pellicola, entrambi ad opera dei fratelli Lumière (1895). Il 28 dicembre 1895 una manciata di spettatori al Grand Cafè de Boulevard des Capucines aveva salutato l’avvento del cinema balzando in piedi, tra la meraviglia e il terrore, durante L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotatche secondo loro stava per squarciare lo schermo e travolgerli davvero.

L’America intuisce pochi anni più tardi che la settima arte può diventare un’industria redditizia, dopo che Porter gira The great train robbery, un abbozzo della futura narrazione cinematografica, in cui gli scarti temporali e la trama sembrano magicamente coincidere fotogramma dopo fotogramma.
Nel frattempo George Meliés realizza Le voyage dans la lune (1902) primo film di fantascienza e soprattutto prima pellicola a conoscere il successo mondiale (subì addirittura un pionieristico attacco di pirateria, quando Edison ne controtipò illegalmente una copia e la distribuì negli Stati Uniti).

Passano altri vent’anni, durante i quali le scuole britanniche e americane affinano la tecnica, sperimentano un primo rudimentale montaggio, arriva il sonoro (1926-27), gli USA hanno già posto le basi per lo sviluppo di quello che ancor oggi conosciamo come lo star system hollywoodiano, mentre in Europa le avanguardie artistiche nascono e muoiono al ritmo delle stagioni.
Proprio dalle ceneri del movimento dadaista, avanguardia abbandonata dai suoi stessi fondatori nel 1923, André Breton pesca e rinnova i contenuti per il suo Manifesto surrealista (’24). Attingendo a piene mani dalla miniera poetica di Freud, Apollinaire, Baudelaire e Rimbaud, i surrealisti plasmano nella loro arte il sogno, l’ inconscio e la sessualità fino alle estreme conseguenze.

Dopo l’intermezzo duchampiano con Anémic Cinéma (1925), ecco arrivare l’inaspettato duetto Louis Buñuel e Salvador Dalì, che regala al pubblico il primo vero film surrealista, Un chien andalou.
Costo: non pervenuto, Buñuel chiese un prestito a sua madre.
Attori: non professionisti; amici, colleghi, fidanzate.
Tempistiche: una settimana per la sceneggiatura, due per le riprese.
Soggetto: nato dall’incontro di due sogni, un occhio tagliato in quello di Buñuel e una mano piena di formiche per Dalì.
Trama: inesistente. Un uomo e una donna si rincorrono per un quarto d’ora, affetti da amour fou, ma ad ostacolarli ci sono preti, pianoforti, alter ego, desideri.
La scena cui avevamo accennato all’inizio è proprio quella dell’occhio tagliato, ed è la prima: un uomo, per la precisione Buñuel stesso, recide con un rasoio la pupilla della donna (in realtà l’occhio di un bue morto). Volevano tagliare l’occhio dello spettatore, rovesciarlo, fargli vedere il mondo com’era, non come si era visto fino ad allora.
Nessuno dei presenti si rese conto di aver ufficialmente dato il via al cinema horror ma, ad ogni modo, alla fine della prima proiezione, Picasso e Le Corbusier applaudirono. Entusiasti.

Per saperne di più vi rimandiamo alla critica dettagliatissima di Matteo Contin: “[…] un occhio tagliato e un uomo che cade dalla bicicletta. Una mano piena di formiche e poi ritrovata in mezzo a una strada. Ma soprattutto un cane andaluso che non compare mai se non nel titolo”.
E, di seguito, vi proponiamo i 16 minuti del film. La visione è consigliata ai soli cinefili, ai curiosi e agli stomaci forti:

I mondiali di pattinaggio a San Benedetto del Tronto

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Meno 4 giorni, 10 ore e 05 minuti: nel momento in cui vi stiamo scrivendo, questo segna il countdown all’inaugurazione dei Campionati del Mondo di pattinaggio su pista e su strada.

Le 60 delegazioni approderanno venerdì 7 settembre nei circuiti di San Benedetto del Tronto e Ascoli Piceno con la cerimonia di apertura delle ore 21.00 in Piazza del Popolo, nel cuore di Ascoli.
La Federazione Italiana Hockey e Pattinaggio e la Federazione Internazionale Roller Sports hanno designato le piste delle due città marchigiane idonee ad ospitare questo grande evento sportivo e mediatico, a cui la tradizione marchigiana è da sempre molto affezionata.
In 7 giornate di gara le categorie di pattinatori Juniores e Seniores si sfideranno a velocità di rotelle scandendo un differenziato e vasto programma: dalla cronometro alla gara a punti, dalla cosiddetta “americana” alla lunga distanza (15, 20 e 42 chilometri).
I primi tre giorni di gara (8, 9 e 10 settembre) si svolgeranno sulla pista ascolana, una breve pausa l’11, e il 12 si riparte a San Benedetto fino alla maratona sul lungomare del 15, e cerimonia serale a chiudere l’evento.

Sono oltre  60 le nazioni partecipanti provenienti da tutto il mondo, la nazionale azzurra può contare sui suoi migliori 40 membri.
Non ci resta che dire… tutti in linea!

Il programma completo sul sito ufficiale dell’evento: http://www.pattinatorisambenedettesi.it/mondiali2012/index.php?option=com_content&view=article&id=125&Itemid=551

“Surya Namaskara”: il saluto al sole, un ottimo esercizio per la mente e per il corpo

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Oggi incontriamo una disciplina che arriva da lontano e che, in ritardo ma non senza numerosi proseliti e appassionati, è approdata di recente sulle spiagge e nelle palestre italiane. Stiamo parlando del Surya Namaskara, il saluto al sole.
Di origini antichissime, la pratica prende il nome dal sanscrito, antenato dell’hindi, la lingua ufficiale in India: surya significa sole e namaskara saluto.
Solitamente si effettua al mattino, per un duplice motivo: ringraziare il sole, interpretato dalla filosofia orientale come astro creatore, e sfruttare e captare l’ energia solare che esso infonde.

La sequenza yoga si compone di 12 posizioni (nel inguaggio dello Hatha Yoga chiamate āsana), tante quante sono le posizioni in cui si trova il sole ad ogni ora dall’alba al tramonto, e aiuta la flessibilità della colonna vertebrale e delle articolazioni, oltre a favorire l’assottigliamento della vita.
Prima di cominciare l’esercizio si fa il tradizionale saluto, che ha un’accezione ben diversa da quella occidentale. Il Namaskaraquando si tratta di animali e oggetti, e il Namastè per le persone, non sono semplici auguri ma una sorta di omaggio, un tentativo per entrare in comunione con l’altro.
La sequenza vera e propria inizia con la Pranamasana, una posizione a mani giunte davanti al petto in segno di preghiera.
In questo primo video i movimenti sono effettuati dinamicamente, mentre di solito vengono eseguiti in modi e tempi più lenti.

 

Ottimo esercizio da fare sul bagnasciuga o in acqua, quando possibile, non affatica il corpo ma, anzi, ne distende i muscoli e lo prepara ad affrontare gli impegni della giornata.
Anche in ambienti chiusi – preferibilmente al mattino appena svegli (per l’appunto “quando sorge il sole”) – i movimenti di queste dodici posizioni favoriscono un inizio mattinata tonificante ed energetico, sia per la mente che per il corpo.

Le posizioni:

1- Posizione della preghiera: (Pranamasana) espirare con i piedi uniti e le mani giunte davanti al petto.
2- Posizione delle mani sollevate: (Hasta uttanasana) inspirare distendendo le braccia verso l’alto e flettendo il tronco all’indietro.
3- Posizione delle mani ai piedi: (Padahastasana) espirare piegandosi in avanti partendo dai fianchi, fino ad appoggiare i palmi delle mani a terra ai lati dei piedi.
4- Posizione equestre: (Ashwa sanchalanasana) Inspirare stendendo la gamba sinistra indietro; contemporaneamente piegare il ginocchio destro e guardare in alto sollevando il mento.
5- Posizione del cane che guarda indietro: (Adho mukha svanasana) trattenere il respiro e portare il piede destro indietro, vicino al sinistro. Obiettivo è che il corpo formi una linea dritta.
6- Saluto con gli “otto” arti del corpo: (Ashtanga namaskara) espirare portando a terra le ginocchia, il petto e la fronte, tenendo sollevati il bacino e lo stomaco.
7- Posizione del serpente (o del cobra): (Bhujangasana) inspirare e guardare in alto, sollevando la parte superiore del corpo e le braccia.
8- Posizione del cane che guarda indietro: (Adho mukha svanasana) espirare con le mani a terra, portando la punta dei piedi in avanti e spingendo le natiche verso l’alto e all’indietro.
9- Posizione equestre: (Ashwa sanchalanasana) inspirare portando il piede sinistro tra le mani. Vi troverete con la gamba destra tesa all’indietro e il ginocchio poggiato a terra.
10- Posizione delle mani ai piedi: (Padahastasana) espirare portando la gamba destra vicino alla sinistra e il bacino verso l’alto. Avvicinate il viso alle gambe.
11- Posizione delle mani sollevate: (Hasta uttanasana) distendete le braccia in avanti, poi verso l’alto e oltre la testa, piegandovi all’indietro con le mani unite.
12- Posizione della preghiera: (Pranamasana) chiudere il ciclo con la posizione numero 1.

Jack La Bolina: vita e opere “al servizio del mare italiano”

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Si concluderà il 23 settembre 2012 il trofeo nautico dedicato a Jack La Bolina.
 Il mare di San Benedetto del Tronto e Ravenna, e i laghi artificiali di Moresco, hanno ospitato, dal mese di aprile, circa venti competizioni per barche a vela, canoe e multiscafi.

Ma chi era Jack La Bolina?
Piccola biografia dello scrittore-navigatore di origini picene:

Jack La Bolina, nome d’arte di Augusto Vittorio Vecchj, nasce a Marsiglia nel dicembre del 1842 da padre ascolano e mamma fiorentina di origini ebree.
Nel 1856 entra nella R. Scuola Marina di Genova e diventa luogotenente di vascello prima di lasciare definitivamente la Marina Italiana.
Nel ’69 sposa la nobildonna Honorine Tesauro di Meano e ha da lei 3 figli, Lucia, Elena e Augusto.
Dopo aver fondato nel 1879 il Regio Yacht Club Italiano e cinque anni più tardi la Lega Navale Italiana, si dedica a tempo pieno alla scrittura.

Per onorare la letteratura a lui tanto cara, Vecchij probabilmente pesca il suo pseudonimo da uno dei romanzi ottocenteschi più letti di tutti i tempi: L’ultimo dei mohicani di James Fenimore Cooper. Altre testimonianze ne riconducono l’origine invece al mondo del mare: Jack è l’appellativo che erano soliti usare tra loro i marinai anglosassoni e la bolina l’andatura che consente alla barca a vela di risalire il vento.
Ad ogni modo, è sotto il nome di Jack La Bolina che comincia a pubblicare i primi scritti, dapprima sulla Gazzetta d’Italia, poi sulle riviste Nuova Antologia, Rivista marittima, Fanfulla e Caffaro.
Della prima fase ricordiamo il libro autobiografico Memorie marinaresche di Jack La Bolina (1911), la raccolta di racconti Bozzetti di mare per redigere poi, dopo la morte di Honorine alla quale dedicherà il volume, La vita e le gesta di Giuseppe Garibaldi (1882).
In Toscana frequenta i più importanti intellettuali del tempo: Ugo Ojetti, Renato Fucini, Giosuè Carducci Silvio D’Amico.
Gli spostamenti tra Genova, La Spezia, San Benedetto, Castiglioncello e Forte dei Marmi, non allontanano mai, se non per brevi periodi, Jack lo scrittore del mare dalla terra natìa, e dalle sue acque. Ancor oggi è ricordato, oltre che per la fervida produzione letteraria, anche grazie al suo emancipato spirito ecologista e alla sensibilizzazione che dedicò al mondo navale.
Una vita longeva (morirà in Toscana a 90 anni), mai priva di un pizzico d’avventura e costantemente accompagnata da quella sua passione per la navigazione, sempre al servizio del mare italiano.

 

 Alcune opere di Jack la Bolina:Bozzetti di mare (1874); Memorie di un luogotenente di vascello (1897); Storia generale della marina militare (1897); La marina contemporanea (1899); Vita di bordo (1914); La guerra sul mare(1915); Storia del mare (1923); Al servizio del mare italiano (1928); Caccia su terra e su mare (pubblicato postumo, nel 1933); Il taccuino di Giorgio Biondi (1875); Saggi critici marinareschi (1877); Primo libro del marinaio italiano (1877); Esempi di vita navale; Il mare d’Italia, le sue ricchezze e i suoi prodotti; La navigazione fluviale; Leggende di mare; In grembo al mare; Arcipelago toscano; L’Italia figlia del mare; L’Italia marinaresca e il lido della patria; Stanley in Africa(1902 );

Il teatro invisibile

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Sta per alzarsi il sipario sulla diciottessima edizione di Teatri invisibili, la rassegna ideata dal laboratorio Re Nudo di San Benedetto del Tronto. Dal 31 agosto al 30 settembre i teatri di San Benedetto del Tronto, Grottammare e Cupra Marittima ospiteranno i dodici appuntamenti previsti per il 2012.

Ma cos’è il teatro invisibile?

Il teatro invisibile si presenta come una:

forma di rappresentazione teatrale messa in scena in luoghi pubblici, per esempio un bar, dentro l’autobus o in un centro commerciale. Gli attori nascondono il fatto che si tratti di una rappresentazione agli spettatori, non perché si vuole manipolare questi, ma perché il teatro permette di coinvolgere meglio e dare a tutti l’opportunità di prendere posizione su un’oppressione invisibile o banalizzata.

Anche chiamato “teatro dell’oppresso”, esso venne per la prima volta esplicitato dai cosiddetti gruppi “agit-prop” durante la Repubblica di Weimar, in una Germania agli albori del nazismo.
Riutilizzato e messo a punto come forma di teatro mascherato dal rifugiato politico Boal (che in terra Argentina era costretto a recitare segretamente), nella rappresentazione invisibile diminuisce il divario tra recitante e spettatore, talvolta creando confusione in quest’ultimo, fino a che chi guarda non sa più se trovarsi davanti ad una realtà estremizzata o ad una finzione eclettica. Ed è proprio tale confusione a generare dialogo e stimolo nell’affrontare il problema messo in scena:

Per esempio, in strada, un attore può molestare una donna (pure del gruppo) per vedere le reazioni della gente. Un altro esempio: in un negozio “Mc Donald’s” uno ordina un panino e inizia a svuotarlo schifato. Altri (d’accordo) lo imitano. Dopo pochi minuti nessuno ha il coraggio di mangiare: nessuno ha capito che era teatro, ma tutti hanno capito che schifezza stavano mangiando. (Fonte: Utopie.it)

Il 19 settembre 2009 alcuni attori di Re Nudo improvvisarono una performance per le strade del centro di San Benedetto, il cui titolo, “Ronda anomala”, tra l’ironia e la polemica, già denunciava l’intento provocatorio contro l’applicazione della legge promulgata dal Parlamento italiano, secondo cui cittadini non armati potevano riunirsi per denunciare alle Forze dell’Ordine situazioni di pericolo e disagio sociale. Il video:

Nel caso della kermesse rivierasca, gli spazi e le location di scena, trattandosi di teatri, saranno per così dire “istituzionali”, mentre i temi trattati (emarginazione, precarietà etc.) e le modalità di rappresentazione molto di più si avvicinano a quell’avanguardia espressiva tipica dei teatri di “frontiera”, ben lontani dai grandi palcoscenici ufficiali.

Il programma della diciottesima edizione:

  • Venerdì 31 agosto: Addio a Lugano – Cinema Margherita, Cupra Marittima, ore 21,30
  • Domenica 2 settembreLa semplicità ingannata – Teatro Concordia S.Benedetto del Tronto, ore 21,30
  • Mercoledì 5 settembre: InFactory Teatro Concordia, S.Benedetto del Tronto, ore 21,30
  • Sabato 8 settembre: Notte Viviani – Teatro dell’Arancio, Grottammare, ore 21,30
  • Domenica 9 settembre: Briganti Teatro dell’Arancio, Grottammare, ore 21,30
  • Mercoledì 12 settembre:  Illusion – Teatro dell’Olmo, S.Benedetto del Tronto, ore 21,30
  • Venerdì 14 settembre: Microteatro delle Marionette – Teatro dell’Olmo, S.Benedetto del Tronto, ore 21,30
  • Sabato 22 settembre: Teatro in video: stili, autori, linguaggi – Teatro dell’Olmo, S.Benedetto del Tronto, ore 21,30
  • Domenica 23 settembreGoal!!! – Teatro dell’Olmo S. Benedetto Tr. ore 21,30
  • Martedì 25 settembreBob Marley, Il Mito e la Rivolta – Teatro dell’Olmo, S.Benedetto del Tronto, ore 21,30
  • Domenica 30 settembre:  in- formAZIONE – Teatro dell’Olmo S.Benedetto Tronto ore 21,30
  • Da mercoledì 26 a domenica 30 settembre: Workshop di teatro-danza – Teatro dell’Olmo, S.Benedetto Tronto, ore 18

Per informazioni e prenotazioni potete consultare il sito web teatriinvisibili.wordpress.com, chiamare il numero 0735 582795 o contattare l’associazione tramite mail all’indirizzo teatriinvisibili@libero.it

Franz Liszt, costolette, barbabietole e fichi a Grottammare

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Torna la decima edizione del Festival Liszt, la sette giorni grottammarese dedicata alla musica classica ed in particolare a Ferenc Liszt, meglio noto col nome di Franz.

Ma chi era Liszt?

Franz Liszt nacque a Raiding, in Ungheria, nel 1881.
Fu direttore d’orchestra, pianista, compositore, organista e prete.
Suonò a Vienna, Parigi, Londra, Kiev, Weimar, Bayreuth e in molte città svizzere.
Fu grande amico di Chopin, Schumann e Wagner.
Divenne suocero di quest’ultimo quando il buon Richard sposò in seconde nozze Cosima, figlia illegittima di Liszt, avuta da una relazione adulterina con Marie d’Agoult.
Aveva mani grandi e affusolate, invidiate da tutti i musicisti dell’epoca.
Agli inizi del 1886 contrasse una grave forma di polmonite durante un festival organizzato dal cognato, ma vent’anni prima, nel 1868, si fermò a Grottammare. Morì nel luglio 1886.
Appena  101 anni dopo sarebbe andata in onda la prima internazionale di Beautiful, trasmessa dalla CBS in più di 100 paesi.

“L’ azzurro mare, gli ameni colli verdeggianti, la dolcezza del clima e il profumo dei fiori e degli aranci formano una poesia pari alla celeste armonia dei suoni”, scrisse nella lettera del 7 settembre 1868  indirizzata alla sua amata Carolyne.
Nella putza ungherese mangiava pannocchie abbrustolite, a Grottammare si accontentò di “costolette, bistecche, barbabietole, fichi” – per contorno un’insalata, ehm, volevamo dire un’insolita e totale assenza del pianoforte – e forse fu anche per questo che le sue sei settimane in riviera rimasero “uno dei migliori e più dolci ricordi della vita”.

Ogni anno la città di Grottammare lo ricorda per mezzo del Festival; noi, nel nostro piccolo, proviamo a farlo proponendovi l’ascolto dei suoi tre pezzi più celebri.
Non possiamo non cominciare con la versione per orchestra di Hungarian Rhapsody no.2, la più conosciuta delle sue 19 “rapsodie ungheresi”, composte per metà tra gli anni 1845-1853, le altre completate dal 1882 al 1885.
Con esse volle rendere omaggio ai moti rivoluzionari per l’indipendenza dell’Ungheria dall’Austria.

Proseguiamo con Liebesträume – Sogno d’amore, gruppo di tre componimenti per pianoforte; il terzo, un appassionato e funambolico notturno, passerà alla storia della musica classica.
Negli anni ’50 Arthur Fiedler, leader della famosa orchestra sinfonica di musica popolare, la Boston Pops Orchestra, incise  la melodia insieme alla Rapsodia Ungherese, contribuendo così alla pur già consolidata fama novecentesca di Liszt come uno dei più grandi pianisti di sempre.

Nel terzo ed ultimo video che vi consigliamo, Berezovsky, talentuoso pianista russo, suona l’ Étude d’exécution trascendante, quarto dei dodici “studi d’esecuzione trascendentale” composti tra il 1826 e il 1851.
Il numero 4, intitolato Mazeppa (in re minore), è ispirato  all’omonima ballata di Victor Hugo, ed è ricordato come uno dei brani lisztiani più virtuosi e riusciti.

Le vostre immagini e parole dal concerto di Vincio Capossela

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Vinicio Capossela a San Benedetto del Tronto

Immagini e parole dal concerto del 6 agosto 2012 di Vinicio Capossela al porto di San Benedetto del Tronto per il tour Rebetiko Gymnastas.

Storified by · Tue, Aug 07 2012 05:19:26

Stasera Vinicio Capossela a scrocco dalla terrazza del circolo è #benebeneMaria Giulia Zeller
Vinicio, noi stiamo arrivando..!!vandalamatta
Qualcuno sa quanto costa il concerto di Vinicio Capossela stasera a SBT e se ci sono posti?Luca Di Bella
Tanti auguri a me 🙂 #viniciogamogni
Foto appena pubblicata @ concerto Vinicio Capossela S. Benedetto http://instagr.am/p/N_4JMeIKkW/Michele Levi
Aspettando Vinicio Capossela #OpenSea #porto #SanBenedetto http://pic.twitter.com/WjlK7GzEcittasbt
Musica nel #maredelpicenorobertocapriotti
Capossela #sanbenedettodeltronto http://instagr.am/p/N__WexBtmS/GiusyG
Capossela fa ginnastica al #porto di #SanBenedetto #OpenSea http://pic.twitter.com/FuRYQ41Vcittasbt
CaposselaLuca Mestichelli
Vinicio Capossela @ Open Sea 12 San Benedetto del Tronto http://instagr.am/p/OABHllu3Hs/Krapp
Vinicio Capossela mi confonde e mi incanta al porto di #sanbenedettodeltronto…Barbara Torquati
Vinicionaffera
Vai vai, tanto non è l’amore che va via… #Capossela #sanbenedettodeltrontoBarbara Torquati
Vinicio Capossela @ Open Sea 12 (@ Faro S. Benedetto Del Tronto) [pic]: http://4sq.com/Nf6y6TKrapp
Signora Luna proteggi i Rebetiko Gymnastas e Vinicio Capossela http://instagr.am/p/OADP3Ipczh/Fabio Curzi
#openyoursea#opensea#sbt#igerspiceni#igersmarche#igersitalia#viniciocapossela#bw#blackandwhite#concertuzLuca Mestichelli
Capossela legge il Canto notturno di un pastore errante nell’Asia, mentre Signora Luna sorge sul mare di Leopardi #marcheFabio Curzi
l’illusione e’ il lusso della gioventu’ #Capossela #SanBenedetto #OpenSeaEleonora Camaioni
Capossela 3Luca Mestichelli
"Ho il Ballo di San Vito e non mi passa" cit. Io ti amo, Vinicio Capossela..vandalamatta
La lentezza è aristocratica e la nobiltà è d’obbligo #CaposselaLivia Petrucci
Incredibile Capossela, incredibile ancora suona.. http://pic.twitter.com/CT4aRxwUEmidio Girolami
Un indizio sul comò… #Capossela #sanbenedettodeltrontoBarbara Torquati
ScivolaLuca Mestichelli
solo nell’errore manifestiamo la nostra natura #Capossela #OpenSeaEleonora Camaioni
Capossela chiude con La canzone delle semplici cose, dedicata a Chavela Vargas, morta ieriFabio Curzi
VinicioMarcello Concetti
quando e’ sprecata la vita, e’ sprecata in ogni dove #Capossela #OpenSea #SanBenedettoEleonora Camaioni
#caposselasaraele
sciolse il suo dono d’amore e a lei si dono’ #Capossela #OpenSea #SanBenedettoEleonora Camaioni
la luna altre stelle pregava che l’alba imperiosa cacciava #Capossela #OpenSea #SanBenedettoEleonora Camaioni
#viniciocapossela #live #porto #opensea #igerspescara #igerspiceni #igersmarcheFrancesca Paci
Concerti… E che concerti grazie Vinicio. #viniciocaposselaFrancesca Rocini
Doveroso ricordo di chavela Vargas da parte di Vinicio Capossela al concerto al porto di san benedetto del tr, grazie a paolo de bernardinGiovanni Gaspari
Discussioni sul fascino hipster di Capossela… (@ Osterix) http://4sq.com/Mp4XsSmichele bonelli
Grazie…Chiara Bellesi
Capossela al porto di San Beach è stato uno spettacolo…..tra il faro e le vele……e lui non si è risparmiato, anzi…..E’ tornato sul palco 4 volte bagnandoci di Montepulciano…Con una band che non ha aggettivi……Alexander Supertramp
"La lentezza è aristocratica e la nobiltà obbligatoria". Capossela visto da sotto il palco riusciva quasi a farmi piangere. Maestro.Marco Salvatore
Vinicio Capossela Rebetikos gymnastas Live@ San Benedetto del TrontoVincenzo Pioggia
Appunti magici su #Capossela. Il correttore automatico dell’iphone ha reso tutto magico e incomprensibile.Confido nelle riprese di @manuvoltRaffaellaStacciarini

La Tosca

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Domenica 12 agosto il porto di San Benedetto del Tronto ospiterà la Tosca, il capolavoro lirico di Puccini.
La storia musicata “d’amore, arte e libertà” sarà realizzata dalla Cooperativa Italiana Attività Liriche e Musicali (C.I.A.L.M.) con la supervisione del direttore artistico Claudio Pugliese, regia di Lev Pugliese e allestimento a cura di Gianni Quaranta, uno dei più prestigiosi scenografi italiani.
Il libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica è tratto dall’omonimo dramma di Victorien Sardou, che fu messo in scena per la prima volta a Parigi nel 1887. L’editore italiano Ricordi ne strappò i diritti nel 1893 e la commissionò a Puccini due anni più tardi, qualche mese dopo lo strepitoso successo della Bohème.

La trama:
Ambientata a Roma nel 1800, la Tosca narra la storia d’amore tra la cantante Floria Tosca e il pittore (e simpatizzante rivoluzionario) Mario Cavaradossi. A mettere i bastoni tra le ruote dei due amanti è Scarpia, perfido capo della polizia di Roma, che fa arrestare Cavaradossi con l’accusa di tradimento. Prima di firmare il foglio della fucilazione, Scarpia propone il ricatto: una notte d’amore con Tosca in cambio della vita dell’uomo. Tosca, straziata al pensiero della morte di Cavaradossi, accetta una “fucilazione simulata” e l’assicurazione di poter lasciare subito dopo la città insieme all’amato, ma non appena rimane sola con Scarpia lo uccide con un pugnale. Quando avviene la finta fucilazione, Cavaradossi stramazza al suolo “meglio di un attore”; Tosca fa presto ad accorgersi che Mario è morto davvero e, in preda ad una cieca disperazione, sale sulla merlatura del castello e si getta nel vuoto.

La storia (nei teatri e in tv):
 Il tocco melodico pucciniano emerge soprattutto nelle tre romanze (una per atto), durante le quali la tensione della vicenda rallenta in direzione lirica. Recondita armonia, Vissi d’arteE lucevan le stelle  questi i titoli delle famosissime tre arie – sono state interpretate nel corso degli anni dai più grandi rappresentanti della musica classica mondiale.

Ripercorriamo ora i momenti più salenti delle varie messe in scena della tragedia nel secolo scorso.
Iniziamo con Recondita armonia, prima aria dell’atto I, cantata dal tenore italiano Luciano Pavarotti a Reggio Emilia il 29 aprile del 1991, in occasione del trentesimo anniversario del suo debutto.

Vissi d’arte è la quarta aria del secondo atto. Il 25 novembre del ’56 Maria Callas vestì i panni di Tosca a New York e la sentiamo qui arieggiare il verso “vissi d’arte, vissi d’amore, non feci mai male ad anima viva!”.
Una curiosità: Tosca è stata l’ultima opera interpretata dalla Callas, nel 1965, durante l’apertura della stagione lirica a Covent Garden.

Tosca – nei luoghi e nelle ore di Tosca è il titolo del “live film” realizzato nel 1992 da Andrea Andermann, e fu trasmesso in diretta in 107 paesi contemporaneamente, per oltre un miliardo e mezzo di spettatori.
La tragedia è rappresentata nei luoghi e nei momenti voluti da Puccini: i tre atti vengono infatti messi in scena a mezzogiorno, alla sera e all’alba del giorno seguente.
Di seguito, la celebre aria E lucevan le stelle girata a Castel Sant’Angelo, con Placido Domingo nel ruolo di Cavaradossi.

Tra abbronzanti e fettine panate anche le star amano il mare

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“Mi piacerebbe interpretare delle commedie romantiche ma in America nessuno mi vede romantica”: provateci voi a smentire la seconda metà della frase se a dirla è l’agente Starling del Silenzio degli innocenti (1991) e la Iris di Taxi Driver (1976). 
All’anagrafe è Alicia Christian, ma  sin da piccola prende il soprannome di Jo Dominique, un’amica della mamma chiamata affettuosamente Zia Jo D.
Da allora per la famiglia Foster è Jodie, e presto lo sarebbe diventata per tutta l’America.
Essì, perché Jodie Foster fa il suo debutto televisivo all’età di tre anni (la piccola bambina-prodigio sapeva peraltro già leggere, NdR) nello spot della crema abbronzante Coppertone.
Vi proponiamo di seguito il video del commercial  andato in onda negli USA nel 1965, in cui la biondissima Jodie interpreta la bambina col costumino tirato in giù:

 

Ma facciamo un piccolo salto in avanti nel tempo e torniamo in Italia.
Corre l’anno 1977: Lotta Continua e i reduci del sessantotto infiammano gli scontri in piazza; la Juventus di Trapattoni vince lo scudetto; i juke-box suonano Battisti, Ti amo di Tozzi (sic!), tutti gli animali della fiera di Branduardi e l’intramontabile Disco Inferno; sui grandi schermi spopola la supercoppia parrocchiale Bud Spencer e Terence Hill; la Foster non è ancora laureata in letteratura inglese, ma ha già un contratto milionario con la Walt Disney Company e una mamma che le fa da manager.

L’algida attrice statunitense, reduce dal successo dell’anno precedente con Taxi Driver  (che le varrà l’Oscar come miglior attrice non protagonista e la consacrazione a star hollywoodiana) viene ingaggiata dal regista Sergio Citti insieme ad un cast nostrano di tutto rispetto (Michele Placido, Gigi Proietti, Ninetto Davoli e Ugo Tognazzi)  per Il casotto, pellicola girata quasi interamente nella cabina di uno stabilimento balneare.

Nel film Jodie veste i panni (o meglio il costume) di Teresina, una ragazza incinta che sciorina un improbabile romanesco e alla quale i nonni vogliono affibbiare un ingenuotto cugino abruzzese (Michele Placido).
Epico e memorabile il minuto 1:35,  il doppiaggio della battuta «’A voi ‘na fettina panata» mai come ora rende giustizia alla comicità demenziale della commedia all’italiana.

 

Insomma, vecchia storia quella delle star che amano il mare e di certo, vuoi la sua estrema riservatezza, vuoi la carnagione eterea, la Foster non è tra queste.
Quindi, se proprio volete trovare un senso a quest’articolo, oltre a guardarvi gli spezzoni di cui sopra, potete tranquillamente lavorare d’immaginazione.

La storia del Cabaret italiano passa da Grottammare

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Cabaret Amore Mio, Festival Nazionale dell’Umorismo che si tiene a Grottammare, è giunto alla sua ventottesima edizione. Dal 1988 viene assegnato il premio “Arancia d’oro” destinato a personalità che si sono distinte nell’ambito della risata all’italiana. Tre volte il premio è stato assegnato alla memoria: a Totò, a Massimo Troisi e a Fabrizio De Andrè.
Ripercorriamo la storia di Cabaret Amore Mio dal 1988 fino al 2012 (veranno premiati Ron e Zuzzurro & Gaspare) con una selezione di sketch, esibizioni e spezzoni di film dei vincitori dell’Arancia d’Oro.

1988 – Lello Arena era uno dei fondatori del gruppo La Smorfia di cui facevano parte anche Enzo De Caro e Massimo Troisi. Allo scioglimento del sodalizio ha proseguito una propria carriera di attore comico. Qui lo vediamo in Cuori nella tempesta con Carlo Verdone, del 1984.

1989 – Leo Gullotta divenne celebre nei panni della signora Leonida, moglie di Pippo Franco, negli spettacoli del Bagaglino che nel 1987 avevano debuttato su Rai 1 con Biberon, insieme a Oreste Lionello. In precedenza aveva recitato al cinema con Nanni Loy. Qui lo vediamo in un monologo del 1980, nello spettacolo della RAI Black Out.

1990 – Dopo il successo radiofonico Raffaele Pisu si era dedicato al cinema. Nel 1961 iniziò la sua collaborazione con Gino Bramieri e Marisa del Frate, costituendo un terzetto storico della comicità italiana. Lanciò il pupazzo Provolino, protagonista di dischi e fumetti. Dopo un lungo periodo di silenzio tornò in televisione con Ezio Greggio a Striscia la Notizia. Qui lo vediamo in un Carosello del 1972.

Antiche promesse d’amore nei borghi del Piceno

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Dal primo giovedì di agosto alla domenica successiva il centro storico e la fortezza di Acquaviva Picena paiono estraniarsi dalla modernità dei tempi moderni e sembrano risuonare gli echi medievali del lontano 1234.
In quell’anno la bella Forastéria, figlia di Rinaldo degli Acquaviva detto “il Grosso”, fu promessa in moglie a Rainaldo dei Brunforte, signore di Sarnano e vicario di Federico II.
Lo stupor mundi Federico II, Duca di Svevia, re di Sicilia e di Germania nonché imperatore del Sacro Romano Impero, era molto legato alla famiglia dei Brunforte e molto probabilmente il matrimonio tra i due giovani garantì a Federico di rafforzare il suo potere nel Piceno e agli Acquaviva una maggiore protezione e lungimiranza per la propria famiglia.

 

Ma cos’erano gli sponsalia nel passato?

Il termine sponsalia deriva da sponsio, ed era in epoca romana l’impegno formale con cui il pater familias prometteva la propria figlia in moglie al futuro sposo.
La sponsio non designa però una semplice promessa, l’etimologia latina ne caratterizza bene l’accezione giuridica, ossia una vera e propria “obbligazione reciproca delle parti in causa”.
Un antico vincolo matrimoniale a tutti gli effetti che seguiva la procedura della stipulatioin base alla quale sia il padre della ragazza che il novello fidanzato si impegnavo al conseguimento delle nozze davanti ai testimoni, solitamente amici e parenti di entrambi le famiglie.
A quel punto i due sposi potevano scambiarsi un bacio (castissimo, NdR) e i doni come pegno dell’imminente sodalizio.
Ma il regalo più ambito e impegnativo (lo è tuttora) era senza dubbio l’anulus probusil “cerchietto di ferro” (oggi è cambiato solo il materiale) che il futuro marito infilava all’anulare della donna: esso, più che un dono, rappresentava piuttosto una simbolica “catena” di possesso attraverso cui lo sposo legava a sé la donna.
Non è un caso che fosse indossato al penultimo dito della mano sinistra, le credenze popolari narrano infatti che dall’anularius femminile partiva la vena che giungeva dritta al cuore.
Promesse, doti e anelli e, allora come oggi… tutti a mangiare!, il banchetto finale concludeva la cerimonia.

 

L’appuntamento è fissato per domani giovedì 2 agosto con il fidanzamento “impalmazione” di Forastéria e Rainaldo, si prosegue venerdì con la rievocazione del matrimonio e si termina domenica 5 con il banchetto nuziale.
Per il programma completo consulta il sito ufficiale dell’associazione Palio del Duca.

Ersatzverkehr per la prima volta in Italia

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In vista di Open Sea abbiamo intervistato uno dei suoi protagonisti, l’attore sambenedettese Edoardo Ripani, che sarà impegnato nello spettacolo ErsatzverkehrServizio sostitutivo, che si svolge su un autobus e in cui gli spettatori sono passeggeri.

Alle 19 del 5, 6 e 7 agosto un autobus preleverà il pubblico presso la Rotonda Giorgini per farlo assistere ad uno spettacolo che si annuncia molto particolare. Quali sono le particolarità di Ersatzverkehr (Servizio sostitutivo)?
Ersatzverkehr è uno spettacolo che si adatta alle città nelle quali viene presentato. Ideato da Lajos Talamonti, dal 1999 ad oggi ci sono state oltre 100 repliche del progetto, tra Germania, Olanda, Svizzera e Romania. Ma ogni città che ospita Ersatzverkehr assiste ad uno spettacolo diverso. Si può dire, infatti, che è la stessa città a scrivere, o quantomeno ad ispirare, lo spettacolo. Per la prima volta il progetto arriva in Italia, proprio a San Benedetto del Tronto che, naturalmente, sarà testo e contesto di un Ersatzverkehr ancora una volta unico e irripetibile, se non nella stessa San Benedetto. Si può parlare di “drammaturgia della città” a proposito di Ersatzverkehr.
Sebbene Lajos sia l’ideatore del progetto e il regista dello spettacolo, in questi giorni di allestimento c’è stato un lavoro di creazione collettiva a tre fra gli attori coinvolti (lo stesso Talamonti, Enoch Marrella ed io). Ognuno di noi ha portato all’interno dello spettacolo le proprie esperienze legate alla città, ma non solo.
Altra particolarità dello spettacolo sarà la Performance Nazionale/il Museo de futuro: una sorta di capitolo conclusivo dello spettacolo. Una novità assoluta per Ersatzverkehr, un esperimento che vuole coinvolgere i cittadini di San Benedetto, ma non solo, in prima persona. Stiamo, infatti, cercando ragazzi e ragazze dai 18 ai 35 anni per delle figurazioni all’interno della performance. Chi fosse interessato può contattare Enoch Marrella: enoch.marrella@gmail.com

Da diverso tempo stai lavorando fuori d’Italia. Che differenze avverti e quali curiosità ci sono per il teatro italiano fuori dai nostri confini?
Sicuramente la differenza più evidente è quella di sistema. In Belgio o in Germania (le realtà che conosco meglio) il mondo della cultura è organizzato in un sistema efficiente che consente agli artisti e alle strutture culturali (associazioni, teatri, centri culturali, ecc.) di posizionarsi all’interno del contesto sociale. Il settore culturale è riconosciuto come un settore lavorativo a tutti gli effetti, al contrario dell’Italia. Già a partire dalla scuola materna l’arte, o meglio l’educazione all’arte, è una materia presente nei programmi scolastici ufficiali. Andare a teatro è una piacevole abitudine per la maggior parte della popolazione tedesca o belga, quantomeno nelle città.
Il teatro italiano non è molto conosciuto: per il contemporaneo si conoscono i gruppi storici degli anni ’80 e ’90 (Raffaello Sanzio, Motus, Fanny&Alexander, Teatrino Clandestino) che da diversi anni ormai si sono fatti apprezzare in Europa, in Belgio e Francia soprattutto, ma anche in Germania.
In generale si conosce poco di quanto sta avvenendo in Italia, penso anche e soprattutto alle occupazioni dei teatri (come il Teatro Valle Occupato, o l’Ex-Cinema Palazzo Occupato, entrambi a Roma), forse il fenomeno teatrale più importante dell’ultimo anno. L’ETI organizzava un festival di teatro contemporaneo italiano a Berlino, sciolto l’ETI il festival è morto.
Ad ogni modo permane nella coscienza dei popoli nordici il mito dell’Italia e degli italiani, come popolo di artisti eccellenti.

Quale spettacolo (oltre al tuo) consiglieresti di non perdere del programma di Open Sea e perché?
A mio avviso è la manifestazione estiva più importante della Riviera, ma non solo. Spero che anche quest’anno, come la scorsa estate, il pubblico partecipi con passione e competenza. Il sud delle Marche è pronto per accogliere e far crescere un festival di questo tipo.
Non voglio assolutamente perdere lo spettacolo di chiusura del festival, The End dei Babilonia Teatri, uno dei gruppi più interessanti del panorama italiano degli ultimi anni. Ho già visto alcuni spettacoli precedenti del gruppo veronese e trovo che il loro lavoro, soprattutto a livello drammaturgico, sia geniale. Tra l’altro lo spettacolo ha vinto il Premio Ubu 2011 come migliore novità italiana/ricerca drammaturgica. Appuntamento assolutamente imperdibile, martedì 7 agosto alle ore 23.30 al Teatro Concordia.

Ci sono festival di teatro e musica, che hai visto in giro per Italia ed Europa, e che possono essere interessanti come modello per le produzioni locali?
In Italia ci sono diversi Festival interessanti. Proprio in questi giorni si è concluso quello che, forse, è il più importante, il Festival di Santarcangelo. Ma ce ne sono altri, a Terni, Bassano, Andria, per citare solamente i primi che mi vengono in mente. Sicuramente la forza di questi Festival è quella di essere espressione di un territorio dove c’è fermento e partecipazione alla vita teatrale. Questi Festival fanno produzione, spalmano spettacoli sull’intera giornata, prevedono attività laboratoriali di studio e formazione, accolgono osservatori critici. I luoghi vivono in funzione del Festival. Da quello che ho potuto percepire, in Italia, i sempre più scarsi investimenti nel settore culturale creano grandi problemi, soprattutto nella fase di programmazione e preparazione.
All’estero si riesce a programmare con maggiore sistematicità, anche grazie ai maggiori investimenti finanziari, sia pubblici che privati.
Recentemente ho visto uno spettacolo al Zomer Festival van Antwerpen: un festival di teatro e musica che dura tutta l’estate, con spettacoli in diverse zone della città, punti ristoro, campeggi, ostelli e attività collaterali, a prezzi modici.
Un’altra realtà interessante è il Vrak Festival di Bruxelles, che si svolge in febbraio. Organizzato da un’ente di produzione e diffusione teatrale (in rete con altri enti simili francesi) che accoglie in residenza gruppi e artisti performativi, il Festival è una vetrina per gli artisti in residenza che presentano il proprio lavoro (spettacoli o studi).
Ad ogni modo in Belgio, soprattutto da maggio a settembre, c’è una quantità di Festival (musicali in maggioranza, ma anche teatrali) impressionante per un territorio così piccolo.

I protagonisti dell’Open Sea Festival 2012

In primo piano

L’Open Sea Festival è alle porte: musica, mare e teatro nella tre giorni sambenedettese dedicata all’arte sperimentale.
Di Capossela e del rebetiko abbiamo già parlato, dello spettacolo itinerante di Edoardo Ripani a bordo di un bus ne parleremo, ma da domenica 5 a martedì 7 agosto saranno anche altri i protagonisti del teatro italiano.
Qualche cenno sui fantastici sei:

 

Alessio Boni
 Si diploma nel 1992 all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica Silvio D’Amico, ma debutta già nell’88 come protagonista di fotoromanzi, prima di diventare poliedrico attore di teatro e di cinema. Nel 2005 gira il film La bestia nel cuore, diretto da Cristina Comencini, che viene candidato all’Oscar nel 2006 come miglior film straniero, e vince il Globo d’Oro come miglior attore rivelazione per il film Quando sei nato non puoi più nasconderti, sempre di Giordana. Aprirà la prima serata dell’Open Sea con il “Canto degli esclusi – concertato a due per Alda Merini” insieme a Marcello Prayer. Lo spettacolo è previsto per le ore 21,30 all’Area Portuale di San Benedetto del Tronto.

 

Marcello Prayer
 Esordisce al Piccolo Teatro di Bari nel 1984 e da lì inizia la lunga carriera teatrale. Porta sul palco Eliot, Dante, Shakespeare ed Omero.
Approda al cinema nel 2003 partecipando a La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana e, con lo stesso regista e Alessio Boni, a Quando sei nato non puoi più nasconderti (2005).

 

 

Tindaro Granata
 Il suo percorso teatrale inizia nel 2002 con Massimo Ranieri e lo spettacolo “Pulcinella” (regia di Maurizio Scaparro). Non ha alcun tipo di formazione accademica, eppure calca il palco con la disinvoltura di un Enrico IV e la spavalderia fiabesca del gatto con gli stivali.
Lui e la sua Antropolaroid  hanno vinto nel 2011 il  “Premio della Critica” assegnatogli dall’Associazione Nazionale Critici Teatrali e saranno a San Benedetto del Tronto domenica 5 agosto al Teatro Concordia, ore 23 e 30.

 

Michele Riondino
 Nasce a Taranto nel ’79 e sin da piccolo si appassiona alla musica e al teatro. Dal 2003 al 2005 è il protagonista della fiction televisiva Distretto di Polizia, mentre al cinema lavora con Daniele Vicari (Il passato è una terra straniera, 2008) e Valerio Mieli (Dieci inverni, 2009).
The fool on the hill è la “storia minima dell’uomo che uccise i Beatles” e, insieme a Riondino, martedì 7 agosto all’Area Portuale ci saranno una chitarra e un quartetto d’archi.

 
Valeria Raimondi ed Enrico Castellani
 Fondano nel 2005 Babilonia Teatri, compagnia che prende il nome da un progetto sulla guerra in Iraq, Babilonia Cabaret.
A loro è affidato l’ultimo appuntamento con l’Open Sea: martedì 7 agosto porteranno in scena al Teatro Concordia “The end”, una riflessione sperimentale e poco mainstream sulla morte (Premio Ubu 2011 migliore novità italiana/ricerca drammaturgica).

Proprio la classica musica da vacanza

In primo piano

Negli ultimi anni la riviera e l’entroterra piceni hanno mostrato una sensibilità particolare nei riguardi del panorama della musica classica. A testimonianza di quest’interesse, molti sono i corsi, i laboratori e i concerti organizzati dalle associazioni e amministrazioni locali.

Questa è la settimana della GOF, la Giovanile Orchestra di Fiati di Ripatransone. Dal 23 luglio 60 musicisti provenienti da tutta Italia sono riuniti al Teatro Mercantini per il XVIII corso di Formazione Orchestrale. Diretti dai maestri Lorenzo della Fonte e Roberto Vespasiani, al termine della settimana di studio l’orchestra darà il gran finale il 27 luglio (con replica il 28) al Teatro Comunale Luigi Mercantini, con un concerto dal vivo  patrocinato dall’Associazione Internazionale dei maestri direttori di banda (WASBE) e dall’ANBIMA.

A San Benenedetto del Tronto giunge invece la sesta edizione del Festival “Musica e liuteria per amore, arte e scienza” (dal 17 al 21 agosto), rassegna dedicata al settecento musicale del Piceno. Iniziativa, questa, che ha ottenuto anche nel 2012 la medaglia premio di rappresentanza dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Attraverso concerti, laboratori di liuterie, mostre di violini, viole e violoncelli verrà ripercorsa la storia dei maestri liutai piceni e la tradizione musicale dell’alto artigianato locale.

Il Festival Liszt deve il suo nome all’omonimo compositore e direttore d’orchestra ungherese che soggiornò a Grottammare nell’estate del 1868, ed è l’evento internazionale che si tiene ogni anno nei mesi di luglio ed agosto a Grottammare. Concerti di musica classica e da camera, quest’anno in collaborazione con l’Accademia d’Ungheria di Roma e a cura della Fondazione Gioventù Musicale d’Italia. L’anteprima è fissata a domenica 29 luglio, mentre la kermesse vera e propria comincerà il 20 agosto e terminerà il 26.

Anche Cupra Marittima dedica uno spazio di rilievo al settore: il Cupra Musica Festival torna ogni anno a settembre nelle migliori location della cittadina rivierasca. L’edizione 2012 si svolgerà da lunedì 3 settembre a venerdì 7 e porterà in scena le sinfonie dei grandi maestri della musica classica: Verdi, Puccini, Bellini, Vivaldi e Strauss.

Musica classica e classica musica da vacanza, così è se vi pare. Ah no, quello era Pirandello.

“Il ragazzo con i gabbiani”

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Situata lungo la riva del mare, là dove la pista ciclabile per Cupra Marittima sale sulla scogliera,

“Il ragazzo con i gabbiani” è il monumento al mare e alla libertà che dal 2004 convive con la spiaggia e i sassi del lungomare di Grottammare.
La statua rappresenta un ragazzo chino a terra, forse a raccogliere una conchiglia, ed è una riproduzione in bronzo dell’opera in legno con tracce di colore dello scultore Pericle Fazzini: iniziata e completata a cavallo della Seconda Guerra Mondiale (1940-1944), sembra voler evocare la luce dell’estate, la libertà e il rumore del mare. Un tema difficilissimo da rendere tramite la scultura, e pur semanticamente pieno di riferimenti:

Nell’ottobre del 2009 la statua è stata vittima di un atto vandalico: due dei tre gabbiani sopra la testa del ragazzo sono stati staccati e trafugati. Fortunatamente rinvenuti solo qualche settimana più tardi a poca distanza dal monumento e si è subito provveduto al restauro.

 

 

Probabilmente anche grazie a questa opera, Fazzini fu definito dall’amico e poeta Giuseppe Ungaretti “lo scultore del vento”, per la sua capacità di suggerire attraverso i soggetti e le forme l’aspetto più lirico ed idillico della natura. E l’artista grottammarese in questo caso è stato sapientemente in grado di coniugare il simbolo per eccellenza della gioventù, e quello del mare libero, il gabbiano.

Da sempre il gabbiano occupa un posto di rilievo nella tradizione artistica moderna e contemporanea: dalla letteratura al teatro, dalla scultura alla musica. Pensiamo al “Gabbiano” del grande drammaturgo russo Čechov, rielaborato in tempi recenti dal regista italiano Marco Bellocchio, o al romanzo di Richard Bach ormai divenuto un classico,Il gabbiano Jonathan Livingston”.

Proprio una citazione tratta da Bach potrebbe approssimarsi il più possibile al senso dell’opera: “ciascuno di noi è, in verità, un’immagine del grande gabbiano, un’infinita idea di libertà, senza limiti”.

Maremoto Festival: gli ospiti e il programma

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Torna il Maremoto Festival, la rassegna dedicata alla musica e alle arti visuali ideata dall’associazione Occhio per Orecchio, che dal 2007 porta a San Benedetto del Tronto il meglio del panorama alternativo della musica italiana.
Giunto alla sesta edizione, il Festival 2012 ospiterà in quattro serate quattro differenti generi musicali: Indie, Rock, Elettronico e Reggae. 
Da giovedì 26 a domenica 29 luglio l’area Ex-Galoppatoio, oltre ai live degli ospiti, sarà teatro all’aperto di dj set, video proiezioni, mostre estemporanee e fumetti.


Video ufficiale della sesta edizione del Maremoto Festival

Le edizioni passate hanno visto salire sul palco ospiti del calibro di Brunori SAS, Bugo, The Zen Circus, Brusco, Radici nel cemento, Danno (Colle der fomento), Diaframma, Il Teatro degli Orrori, James Senes, Marta sui tubi, Tre allegri ragazzi morti e tanti altri…Quest’anno si rinnova l’appuntamento: l’ondata sonora parte dal jazz-blues dei Bud Spencer Blues Explosion di giovedì 26 e, passando per le acrobazie rock dei Nobraino e la dubstep degli LNRipley, si conclude domenica 29 con il linguaggio musicale multietnico di Mama Marjas, la cantante che viaggia in tutto il mondo con il suo reggae all’italiana.

Il programma

 Giovedì 26:

– PROGRAMMA PER ORECCHIE (dalle ore 22:00):
Bud Spencer Blues Explosion + Tito and The Brainsuckers
Volvedo
Dj Set rock’n’roll

– PROGRAMMA PER OCCHI (dalle ore 20:00):
Proiezioni: “Fluvione Corto Festival e dintorni”
Live painting: Dr. Pira (fumetti)

Venerdì 27:

– PROGRAMMA PER ORECCHIE (dalle ore 22:00):
LN Ripley & The natural club duster
Dj Foster (sub fm/dub spencer sound)

– PROGRAMMA PER OCCHI (dalle h 20:00):
Proiezioni: “Festival Frammenti”
Vj set: Micro Macro & Zuth

Sabato 28:

PROGRAMMA PER ORECCHIE (dalle ore 22:00):
Nobraino
Chewingum
Dj set indie-rock

– PROGRAMMA PER OCCHI (dalle ore 20:00):
Proiezioni: “Di volto in volto”, documentario
Live painting: LNRZ, fumetti

Domenica 29:

– PROGRAMMA PER ORECCHIE (dalle ore 22:00 fino alle 5 di mattina!):
Mama Marjas & Michelangelo Buonarroti Band
Feat SISTA KINKY – KYKAH – ALEVANILLE DANCEHALL QUEEN & DON CICCIO
Urtica Sound
Muccigna e Rude Massive

– PROGRAMMA PER OCCHI (dalle h 20:00):
Proiezioni: “Reggae’o’Rama”
Vj set: Zizze Ciani’s

Tutte le altre info sul sito ufficiale del Maremoto Festival: http://www.maremotofestival.it/

Piccola guida ai Nobraino

In primo piano

La band romagnola salirà sul palco della sesta edizione del Maremoto festival nella serata dedicata al rock indipendente, sabato 28 Luglio. Occasione per i Nobraino di presentare il loro ultimo lavoro in studio, Disco d’oro, uscito quest’anno: un lavoro che rimane nel sentiero musicale tracciato col precedente No USA! No UK!.
La proposta del gruppo di Riccione è quella di un rock energico e grezzo mescolato a citazioni dal cantautorato italiano e dal pop anni ’60, a fare da sfondo all’irriverenza e il sarcasmo dei testi firmati da Lorenzo Kruger, voce ed anima della band e delle esibizioni live.
E proprio gli spettacoli dal vivo sono il marchio di fabbrica dei Nobraino: live teatrali, esagerati e demenziali, che oscillano tra il combat rock ed il romanticismo da spiaggia, in cui la figura di Kruger funge da catalizzatore.
Una dimensione, quella dal vivo”, che ha conquistato via via un numero sempre crescente di appassionati e che ha condotto la band al successo nazionale e alla ribalta televisiva (dalla partecipazione alla trasmissione di Serena Dandini, Parla con me, fino alla presenza sul palco del concerto del Primo Maggio di quest’anno).
Il quartetto, nella canonica formazione voce (Lorenzo Kruger), chitarra (Nestor Fabbri), basso (Bartok) e batteria (Vix) – con il trombettista David Jr. Barbatosta turnista e, come definito dallo stesso Kruger, “Aspirante Nobraino” – inizia nel 2006 con la pubblicazione di The Best Of: titolo che, per un album d’esordio, manifesta sin da subito la vena sarcastica e scanzonata del gruppo.
Dopo l’uscita di Live al Vidia Club nel 2007, è con il terzo episodio della produzione dei Nobraino, l’acclamato No USA! No UK! (2010), che i romagnoli raggiungono l’attenzione del grande pubblico: grazie alla collaborazione di Giorgio Canali (già produttore, in passato, di Verdena e Luci della centrale elettrica), l’album esalta l’indole slacker della band unita a testi che non faticano a ricordare tanto Buscaglione quanto la canzone d’autore italiana.

E nell’ultimo lavoro in studio, Disco d’oro, le sfumature cantautorali emergono ulteriormente: il folk rock sporco e slabbrato tipico della band lascia maggiore spazio agli echi di Conte e soprattutto di De Andrè.

L’appuntamento con i Nobraino è quindi per sabato 28 Luglio all’Area Ex Galoppatoio (apertura affidata ai senigagliesi Chewingum), nella terza serata del Maremoto Festival.

Consigli pratici per non annegare

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Prima di tuffarvi anima e corpo nelle vostre vacanze al mare, è bene teniate a mente che, per quanto divertenti e sicure siano le coste dell’Adriatico, in acqua il pericolo (di qualsiasi natura esso sia) galleggia sempre. Vi proponiamo, di seguito, 13 semplici e simpatiche istruzioni per garantirvi una dignitosa sopravvivenza in caso di difficoltà:

Tratto da “Consigli pratici per non annegare – da prendersi sul serio”, 1949:

  • Fare il bagno dove si tocca il fondo con i piedi.
  • Legarsi una corda alla vita e farsi tirare  su quando si beve acqua.
  • Chiamare qualcuno quando c’è qualcuno in vista.
  • Imparare a nuotare
  • Fare il bagno a stomaco vuoto così si galleggia meglio, perché si è meno pesanti.
  • Leggersi attentamente questo decalogo.
  • Andare in barchetta.
  • Andare ai monti piuttosto che al mare.
  • Sapere fare il morto pur restando in vita.
  • Sapersi praticare l’ autorespirazione artificale.
  • Non fare annegare chi vuole salvarti.
  • Se si è debitori di qualche forte somma, avvertire i creditori quando si va in acqua.

N.B.: infine, una volta inevitabile, sapere annegare dignitosamente senza tanti strilli, e con un certo stile.

Il Campionato Italiano Beach Soccer Serie A Enel a San Benedetto del Tronto

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Dopo 3 anni di stop, torna a San Benedetto del Tronto presso la Beach Arena il Campionato italiano di Beach Soccer, organizzato dalla FIGC – Lega Nazionale Dilettanti (LND).

L’inaugurazione del Campionato Italiano Serie A Enel a Viareggio

La Beach Arena è lo “stadio di sabbia” allestito presso l’area Ex-Camping del Lungomare Marconi, e da venerdì 27 a domenica 29 luglio ospiterà le sei partite decisive per i 4 posti della poule scudetto di Terracina (LT), dal 16 al 19 agosto.
La tre giorni  a San Benedetto del Tronto sarà l’ultima tranche per il girone B, raggruppamento delle 7 squadre di centro-nord partecipanti al torneo: Clodiense, Active Network Colosseum, Friuli, Mare di Roma, Alma Juventus Fano, Sambenedettese Beach Soccer e Viareggio. Al momento la classifica del girone vede in prima posizione la Active Network Colosseum con 12 punti, a seguire: Viareggio 9, Mare di Roma* 6, Sambenedettese*, Friuli* e Alma Juventus Fano* a 3, Clodiense 0. (Gli asterischi indicano una partita giocata in meno.)

Queste sono sette delle quattordici squadre suddivise nei due gironi: al girone B appartengono le formazioni di centro-nord e a quello A le squadre del centro-sud.
La penultima tappa del girone A si è invece già svolta a Catanzaro Lido lo scorso 21 luglio. Al termine del week-end sulla costa ionica, in testa al gruppo spadroneggia l’iGreco Catanzaro con 11 punti, seguito da Terracina (vincitrice dello scorso campionato) e Catania con 9, Belpassese e Canalicchio a 3 punti, mentre Lamezia Terme e Panarea restano ferme a quota 0.

Il video girato al Santa Fe Beach Stadium di Catanzaro

Il coordinatore nazionale del dipartimento di beach soccer  Santino Lo presti  ha espresso anche quest’anno tutto il suo entusiasmo per i risultati, sia in termini di pubblico che di prospettive future: “grazie al Beach Soccer” – dice Lo Presti – “tutti gli appassionati di sport e di calcio, potranno assistere a gare intense e spettacolari durante il periodo estivo, quando di solito il calcio è in vacanza. Insomma, quello che all’inizio sembrava solamente un’attività amatoriale, sta divenendo uno sport di enorme interesse, in ogni parte della nostra penisola.”

In Italia sono 5’000 i praticanti della disciplina, e per ampliare il pubblico dalla prossima stagione la FIGC istituirà un campionato di serie A2, in modo da preparare la nazionale (sia maschile che femminile) per i mondiali di Rio de Janeiro del 2016, anno in cui il beach soccer diverrà sport olimpico.

Tutte le partite della Serie A Enel sono trasmesse in diretta da Rai Sport 1.

Girone A (centro-sud):
Belpassese
Canalicchio Catania
Catania
iGreco Catanzaro
Lamezia Terme
Panarea
Terracina

Girone B (centro-nord):
Clodiense
Active Network Colosseum
Friuli
Mare di Roma
Alma Juventus Fano
Sambendettese Beach Soccer
Viareggio

Tutti i risultati delle tappe precedenti:
VIAREGGIO – 16/17 giugno 2012
– sabato 16 giugno

Clodiense-Active Network Colosseum 1-9
Mare di Roma-Friuli 5-3
Viareggio-Alma Juve Fano 16-4
(ha riposato Sambenedettese)

– domenica 17 giugno
Alma Juve Fano-Clodiense 6-3
Active Network Colosseum-Mare di Roma 7-3
Sambenedettese-Viareggio 2-5
(ha riposato Friuli)

TERRACINA – 23/24 giugno 2012
– sabato 23 giugno
Belpassese-iGreco Catanzaro 3-4
Lamezia Terme-Catania 2-5
Terracina-Canalicchio Catania 14-6
(ha riposato Panarea CZ)

– domenica 24 giugno
iGreco Catanzaro-Canalicchio Catania 5-4
Catania-Panarea CZ       7-2
Terracina-Lamezia Terme     9-2
(ha riposato Belpassese)

LIGNANO SABBIADORO – 27/28 giugno 2012
– mercoledì 27 giugno
Clodiense-Mare di Roma 2-6
Sambenedettese-Active Network Colosseum 3-4
Viareggio-Friuli 8-3
(ha riposato Alma Juventus Fano)

– giovedì 28 giugno
Alma Juventus Fano-Sambenedettese 5-7
Friuli-Clodiense 5-6
Active Network Colosseum-Viareggio 2-0
(ha riposato Mare di Roma)

CATANZARO LIDO – 21/22 luglio 2012
– sabato 21 luglio
Panarea Catanzaro-Terracina    2-3
Canalicchio Catania-Belpassese  7-5
Lamezia Terme- iGreco Catanzaro  2-7
(riposa Catania)

– domenica 22 luglio
Belpassese-Lamezia Terme  7-5
Terracina-Catania   4-5
iGreco Catanzaro-Panarea Catanzaro
(riposa Canalicchio Catania)

TUTTE LE TAPPE DELLA SERIE A 2012:
16-17 Giugno – Viareggio (LU) – girone B
23-24 Giugno – Terracina (LT) – girone A
27-28 Giugno – Lignano Sabbiadoro (UD) – girone B
2 1 -22 Luglio – Catanzaro Lido (CZ) – girone A
27-28-29 Luglio – San Benedetto del Tronto (AP) – girone B
10-11-12 Agosto – Catania – girone A
16-17-18-19 Agosto – Supercoppa + Poule Scudetto – Terracina (LT)

Delfini nell’Adriatico

In primo piano

Delphys”, denominazione del delfino in greco, era originariamente l’utero: organo arcuato, vivo e procreatore situato nel mare sacro e profondo del corpo femminile. I delfini abitano il mare, ma sono mammiferi a tutti gli effetti.
Appartenenti al grande ordine degli Odontoceti, nell’immaginario collettivo corrispondono in particolare a due specie simili tra loro per peculiarità: il tursiope e il delfino comune. Il tursiope, chiamato anche “delfino dal naso a bottiglia” è il più frequente nei nostri mari, e grazie alla sua capacità acrobatica, anche quello più studiato e sottoposto, purtroppo, alla cattività. Il delfino comune ha la bocca più allungata e frequenta generalmente le acque continentali o, nei mesi troppo caldi, quelle subpolari.
Le numerose sottospecie di delfino differiscono tra loro per colorazione (dal grigio scuro a un grigio più tenue)  e dimensione  (la femmina raggiunge i 2 metri, il maschio può arrivare a 2,60), ma caratterialmente presentano caratteristiche comuni.

Non è strano vederli “saltare”, rincorrersi e “chiacchierare”: sì, perché, oltre agli ampi schemi di movimento di cui sono dotati, secondo gli studiosi i delfini hanno elaborato un vero e proprio linguaggio che permette loro di comunicare attraverso suoni e scriccholii e localizzare le prede tramite i cosiddetti suoni “clic”, onde sonore che rimbalzano contro gli oggetti e tornano verso il cetaceo. Il delfino li elabora e può così riconoscere il mondo marino circostante.

 

 Ma perché tanti delfini nell’Adriatico? E come mai sono arrivati fino a riva?

Tra il 2011 e il 2012 sono state molte le segnalazioni (foto, video, o semplici avvistamenti) che hanno coinvolto il mare della Riviera. I video che qui vi proponiamo sono stati girati da turisti in barca e da abitanti incuriositi da uno spettacolo insolito: in gruppo o in solitaria, decine di delfini nuotano a ridosso degli scogli, vicinissimi alla riva.
I piccoli branchi avvistati nel nostro mare sono di solito composti da non più di 10 esemplari, un numero ridotto considerando che un branco medio di delfini è costituito da mille individui. Non dobbiamo però dimenticare che ogni specie ha abitudini diverse, e se alcune sono abituate a percorrere grandi distanze, altre (come appunto il tursiope e la stenella striata presenti nell’Adriatico) sono invece stanziali e possono rimanere nello stesso specchio d’acqua per tutta la vita.

Da sempre l’Adriatico è un mare molto pescoso, popolato da molte varietà di pesci, di piccole e grandi dimensioni: è per questo che i delfini si spingono fino alla costa. L’abbondanza di pesce piccolo e le correnti provenienti dall’oceano sfatano il mito della “chiusura” del nostro mare, che invece è diventato, così per i delfini ma per molti altri pesci, una vera e propria “nursery” in cui far crescere i cuccioli e trovare facilmente il cibo.

Gli ultimi anni di osservazione hanno dimostrato la ricchezza biologica del Mare Adriatico: non solo delfini (di cui otto specie diverse presenti nel Mediterraneo), ma tartarughe, squali e addirittura capodogli.

Ai delfinidi appartengono circa 40 specie, un metro e mezzo la lunghezza della più piccola fino ad arrivare ai 9,5 metri dell’orca. Le 8 specie di delfinidi presenti nell’Adriatico e, più in generale, nel Mar Mediterraneo:

 

– Delfino comune (Delphinus delphis), il cui calo degli esemplari negli ultimi anni è stato drastico, a volte arriva nei mari Jonio ed Egeo e vicino allo Stretto di Gibilterra;

– Globicefalo (Globicephala melas), frequente nel Mediterraneo occidentale;

– Grampo (Grampus griseus), nel Mar Mediterraneo è piuttosto comune, soprattutto nel Mar Ligure, nell’Arcipelago Toscano e a nord della Sicilia;

– Orca (Orcinus orca), rara nel Mediterraneo, di rado avvistata nel Mar Ligure;

– Pseudorca (Pseudorca crassidens), anche se la sua presenza nel Mediterraneo è scarsamente documentata;

– Stenella striata (Stenella coeruleoalba), è il delfino più diffuso nei mari italiani. Di solito si muove in grandi branchi di oltre cento individui;

– Steno (Steno bredanensis), frequenta in modo occasionale tutto il Mediterraneo;

– Tursiope (Tursiops truncatus), nei mari Italiani è frequente lungo le coste siciliane e nell’Adriatico;

La Nazionale di calcio femminile in Riviera per le qualificazioni agli Europei 2013

In primo piano

La Nazionale italiana di calcio femminile arriva a San Benedetto del Tronto.
Si disputerà domenica 16 settembre allo Stadio Riviera delle Palme di San Benedetto il turno di ritorno con la Polonia.La partita contro la nazionale polacca sarà il penultimo impegno prima della finale del girone ad Atene con la Grecia, in vista dei Campionati Europei che si terranno in Svezia dal 10 al 28 luglio 2013.
Con gli otto successi conquistati da settembre 2011, le azzurre si sono aggiudicate matematicamente la certezza della qualificazione. Dopo Bosnia, Grecia, Russia, Polonia e l’ultima vittoria nella partita di ritorno contro la Macedonia vinta per 9-0, la nazionale italiana guida il gruppo 1 con otto lunghezze di vantaggio sulla Russia e sei punti sulla Polonia.

Un squadra volitiva ed agguerrita quella di quest’anno, da maggio sotto la guida dell’ ex-calciatore Antonio Cabrini, campione del mondo nel 1982. Il nuovo CT ha esordito proprio in occasione della goleada contro la Macedonia, esprimendo tutto il suo entusiasmo verso  il calcio femminile, un settore di nicchia rispetto al mondo maschile, ma negli ultimi anni in forte espansione. “Non siamo certo figli di un Dio minore”, ha risposto Cabrini raccogliendo il testimone dall’ex-allenatore Ghedin, ” sono convinto che in questo campo si possa lavorare bene e che potremo fare ulteriori passi in avanti”.

Nella formazione 2012 rinnova la sua presenza la veterana e capocannoniera Patrizia Panico, classe 1975 (160 presenze in maglia azzurra e 87 gol), che con la fascia di capitano quest’anno ha portato allo scudetto per il terzo anno consecutivo le rossoblù della Torres Calcio Femminile.

Dopo il primo turno preliminare, sta giungendo ora al termine la fase di qualificazione per il torneo europeo: le 30 nazionali sono state suddivise in 6 gruppi da cinque squadre ognuno. Le sei vincitrici dei gironi passeranno direttamente alla finale, mentre le seconde classificate e le quattro migliori terze si contenderanno gli altri cinque posti per la qualificazione. A queste undici si aggiunge la partecipazione della rappresentativa “di casa” (in questo caso la Svezia), per un totale di dodici squadre.
Tre gironi da quattro squadre, che dopo quarti e semifinali, approderanno il 28 luglio 2013 allo Swedbank Arena di Solna per la finalissima.
Obiettivo delle azzurre: espugnare il titolo alla Germania, imbattuta campionessa europea dal 1995.

 

Le convocate in nazionale: Arianna Criscione, Chiara Marchitelli, Sara Penzo, Katia Schroffenegger, Roberta D’Adda, Raffaella Manieri, Giorgia Motta, Laura Neboli, Michela Rodella, Viviana Schiavi, Elisabetta Tona, Valentina Boni, Elisa Camporese, Marta Carissimi, Giulia Domenichetti, Alice Parisi, Carolina Pini, Alessia Tuttino, Pamela Conti, Sandy Iannella, Patrizia Panico, Valeria Pirone, Daniela Sabatino.

 

 

Il Kitesurf

In primo piano

Uno sport acquatico giovanissimo che dal 1999 sta spopolando sulle coste di tutto il mondo: sì, stiamo parlando del kitesurf, la variante del surf, che del surf ha la tavola e più del surf il grande aquilone (kite) colorato e la barra di controllo (boma) che permette di manovrarlo.

In realtà per capire le origini del kite dobbiamo fare un salto indietro di quasi un secolo e finire prima in Inghilterra da Samuel Cody, che sperimentò l’aquilone per scopi bellici, poi in America, dove anni più tardi l’aeronautico californiano Francis Rogallo mise a punto i prototipi del deltaplano e  del parapendio.
Le apparizioni dei primi kite rudimentali risalgono al 1983, anno in cui nelle acque australiane giovani sportivi si facevano trainare dal vento su degli sci nautici. Due anni dopo, nell’ 85, il francese Bruno le Gaignoux brevettò “Wipica”, il prototipo leader degli attuali kite.
Planare sull’acqua (freeriding), cimentarsi in evoluzioni e tricks (freestyle),  sulle onde (wavestyle) o su acqua piatta (wakestyle): la disciplina consente grandi possibilità di movimento e giravolte aeree.

http://www.youtube.com/watch?v=foHaTmw5oFo

Uno sport “ecologico” – gli elementi chiave sono il vento e il mare – e al contempo “estremo”: grazie alla forza motrice che riesce a sfruttare, il kitesurf è attualmente il natante più veloce mosso dal vento.
Al contrario del surf e dello windsurf, il kitesurf non ha infatti bisogno né di grandi onde né di venti forti, e questo lo rende facilmente praticabile anche sulle coste italiane.
Prima di avvicinarsi alla pratica, onde evitare pericoli, è consigliabile apprendere qualche cenno teorico sui venti, la teoria del volo e i sistemi di sicurezza da adottare.
A livello nazionale, negli ultimi anni il circuito italiano si è ampliato favorendo la nascita di associazioni di amatori, appassionati e sportivi più esperti. Tra le principali: International Kitesurf University (IKU), Federazione Kitesurf Italia (FKI), International Kiteboarding Organization (IKO), Associazione Kitesurf Italiana (AKI), Federazione Sport Kite Italia (FSKI).

Per avere qualche informazione in più sulla disciplina consulta il portale ufficiale del kyte surf italiano http://www.kitesurfing.it/web/guest/home, o il sito della comunità italiana dei kytesurfer http://www.kitesurf-italia.com/.
Inoltre, un forum tutto dedicato alla disciplina (http://www.kiteforum.it/) e consigli e articoli tecnici su http://www.kite-tecnica.it/.

 

I corsi di vela e tavole a vela in Riviera:

GROTTAMMARE 

Circolo Velico Le Grotte
Via C.Colombo, 20 – 63013 Grottammare
cell.339.6020386 – tel/fax 0735.631678
segreteria@cvlegrotte.it www.cvlegrotte.it

Club Pescasport Amici del Mare
Via Roma, 90 – Base nautica Via Colombo, 14
63013 Grottammare
tel. 0735.632140
cn.amicidelmare@katamail.com
(Corsi individuali)

 

SAN BENEDETTO DEL TRONTO

Circolo Nautico Sambenedettese
Via delle Tamarici, 3
63039 San Benedetto del Tronto
tel. 0735.584255 – fax 0735.594675
info@circolonautico.info www.circolonautico.info

Circolo Nautico Ragn’a Vela 
Sede Nautica-Viale Europa, 71 – tel. 0735.658727
Segreteria-Via Sgattoni, 24 – tel.  0735-762230
63039 San Benedetto Del Tronto
Lungomare di San Benedetto del Tronto tra Conc. 71-71 bis
ragnavela@ragnavela.com www.ragnavela.com

Gruppo Kitesurfing Lega Navale Italiana
Lungomare A.Scipioni, 6 – 63039 Porto D’Ascoli
Segreteria (martedì e sabato dalle ore 16.30 alle ore 19.30)
tel. 0735.84969 – cell. 347.5471688

Lega Navale Italiana 
Darsena turistica Molo Sud C.P. 174 – 63039 San Benedetto Del Tronto
tel. 0735.84969 – cell. 347.5471688
info@jacklabolina.it
www.lnisanbenedettodeltronto.it

Che l’onda e le danze vi siano propizie

In primo piano

La conclusione dell’arsura estiva è avvenuta.
La bagnatura vagheggia la sfera del sollione, il sorriso delle brevi notti incantate, il profumo inebriante delle alghe marine. E quell’onda esuberante d’amore che fa infiammare l’universo, quando il sole bacia cocente la terra, quando i pollini scoppiano nell’aere acceso, riempie l’animo di carezze lenienti, soavi, voluttuose.
La bagnatura è già inoltrata come un forte richiamo alla vita, come un dolce invito a balzare d’un tratto dalle noie e dal rigore della città, alla libertà e al sollievo del verde mare che ci accarezza coi suoi aliti refrigeranti, ci sorride coi riflessi lucenti dei raggi del sole, ci inebria coi suoi profumi.
La bagnatura è giunta con tutte le sue follie ed i suoi palpiti, con tutte le sue illusioni ed i suoi ardori, con tutti i suoi profumi, i suoi canti, i suoi affetti divini.
La bagnatura vuol dire giovinezza, vuol dire follia, vuol dire amore: e con la giovinezza, l’amore e la follia, vuol dire felicità.
Quella felicità che insegna al pargolo di abbracciare la madre, che insegna all’uomo di adorare la donna, che insegna a tutte le creature la bellezza e l’armonia perfetta che regge l’universo intero. Quella felicità sovrumana che, mescolando il trillo della rondine al sibilo della serpe, il profumo dei fiori all’esalazione della maremma, l’immacolato amore della colomba alla ruggente passione del leopardo, ci scopre un lembo di cielo, ci fa ci fa scorrere via nel sangue un torrente di faville divine.

Chi non si sente tratto ad amare quando il fruscio dell’onda accarezza l’orecchio lambendo il lido, quando in mezzo alle acque tiepide che tanti bei corpi recingono, si trova il ristoro alle membra indebolite, e ingagliardisce il corpo e la mente l’onda salsa, amorosa?
Chi non si sente rivivere, chi non ha lo spirito sollevato dalle premure della vita cittadina talvolta sì piena di fastidi?
Vanno i giovani sul lido per la tenebra notturna, uniti, stretti l’un l’altro, felici; vanno ridenti, e spensierati, mentre la brezza aleggia loro sul viso e la luna proietta sul terreno l’ombra dei corpi, desiosi di contatto.
Parlano… e il cuore sale al labbro e le parole spirano armoniose, piene di voluttà come onda di musica celestiale.
In terra provano quella felicità che in cielo provano gli angioli, i quali sono l’incorporazione di due anime innamorate nel mondo.

Così la bagnatura offre il sollievo e la vita, con i tepidi sospiri del mare, lenienti come flabello d’ali, che ravvivano lo spirito, ingentiliscono il cuore, inebriano l’anima di poesia, pongono sul labbro la favella dell’amore.
O Mare – risveglio delle cose universe che per lunghi mesi rimasero assonnate in un’atonia apparente, sospiro degli amanti che anelano ad un raggio di luce, ad un lembo di azzurro – o bel Mare, che tu sia benedetto.

Lettrici gentili, che l’onda e le danze vi siano propizie.”

“Vagheggi estivi”, tratto da “Tipografi e periodici piceni tra ‘800 e ‘900 – Stampa di mare dal fondo Traini”, a cura di Giuseppe Merlini.

Il Musical Europa Festival a San Benedetto del Tronto

In primo piano

Dal 18 al 22 luglio a San Benedetto del Tronto si terrà il MEF – Musical Europa Festival, evento ideato da Gianni Togni come luogo d’incontro per gli appassionati del genere e gli operatori del settore.
Il programma prevede diversi appuntamenti gratuiti e due spettacoli a pagamento. Tra gli eventi gratuiti ci sono gli stage musicali al Teatro Concordia con Gianni Togni e Silvia Querci per il canto, con Claudio Insegno per la recitazione, con Franco Miseria per la danza.
Verranno inoltre proiettati tre film musicali ormai leggendari come Jesus Christ Superstar, Tommy (versione originale) e Hair, preceduti da una breve introduzione a cura del drammaturgo Gianni Guardigli.

Si terranno inoltre degli aperitivi-incontro (consumazioni a pagamento)
8 luglio (ore 19) Chalet “La Promenade” Conc n.44  incontro con Gianni Togni e altri ospiti. Moderatore: Eleonora Paci
19 luglio (ore 19) Chalet “Oltremare” Conc n.86 incontro con Rita Dalla Chiesa. Moderatore: Stefania Serino
20 luglio (ore 19) Chalet “Stella” Conc n.99 incontro con Franco Miseria. Moderatore: Rossella Luciani
21 luglio (ore 19) Chalet “La Medusa” Conc n.6 incontro con Chiara Noschese, Carline Brouwer e altri ospiti. Moderatore: Gloria Caioni
22 luglio (ore 19) Chalet “La Conchiglia” Conc n.7 incontro con Giampiero Igrassia, Saverio Marconi e altri ospiti. Moderatore: Benedetto Marinangeli

Gli spettacoli del 21 e 22 luglio prevedono l’esibizione degli interpreti italiani di musical in particolare:

21 luglio
Antonello Angiolillo (La Bella e la Bestia, Priscilla – La regina del deserto, Cats, A chorus line)
Dall’Ater Balletto di Reggio Emilia: Noemi Arcangeli ed Hektor Budlla (coreografia di Mario Marozzi)
Stefano Bontempi (coreografo)
Heron Borelli (Notre Dame de Paris, Il libro della Giungla)
Carline Brouwer (regista, Sister Act, High School Musical)
Michele Carfora (Grease)
Saverio D’Amelio (Amici)
Manuel Frattini (La piccola bottega degli orrori, Pinocchio, Peter Pan, Robin Hood, Aladin)
Loretta Grace (Sister Act)
Giampiero Ingrassia (La piccola bottega degli orrori, Grease, Jesus Christ Superstar, Full Monty)
Franco Miseria (coreografo)
Renzo Musumeci Greco (mastro d’armi, esibizione di scherma con Martina Ganassin)
Chiara Noschese (Mamma mia!)
Massimiliano Pironti (Peter Pan, Cats, Flashdance, Sister Act)
Silvia Querci (Pinocchio, Giulietta e Romeo)
Christian Ruiz (West Side Story, Grease, Jesus Christ Superstar, My Fair Lady, Happy Days)
Stefano Simmaco (Jacko, I love You)
Gianni Togni

22 luglio
Lello Abate (presentazione video anteprima musical “Viva Zorro”)
Fabrizio Angelini (A chours line, Bulli e pupe, Jesus Christ Superstar, Pinocchio, Sweeney Todd, Robin Hood, Sette spose per sette fratelli, Hello, Dolly!, La Bella e la Bestia, Mamma Mia!)
Arianna (La Bella e la Bestia)
Balletto Giovani San Benedetto del Tronto (coreografie di Mario Marozzi)
Roberto Ciufoli (Premiata ditta)
Saverio D’Amelio (Amici)
Giò Di Tonno (Notre Dame de Paris, Jekyll e Hyde, I promessi sposi)
Graziano Galatone (Notre Dame de Paris, I promessi sposi)
Christian Ginepro (Sette spose per sette fratelli, A chours line)
Giampiero Ingrassia (La piccola bottega degli orrori, Grease, Jesus Christ Superstar, Full Monty)
Gino Landi (coreografo)
Simone Leonardi (Priscilla – La regina del deserto)
Saverio Marconi (regista)
Mario Marozzi (ballerino)
Vittorio Matteucci (Jesus Christ Superstar, Notre Dame de Paris, Tosca – Amore disperato, La Divina Commedia, I promessi sposi)
Franco Miseria (coreografo)
Giulia Ottonello (Amici)
Stefano Simmaco (Jacko, I love You)
Gianni Togni
… e altre possibili sorprese

Tutte le informazioni su orari e biglietti sono pubblicate sul sito ufficiale di Musical Europa Festival.

Piccola introduzione al rebetiko

In primo piano

Il prossimo 6 agosto Vinicio Capossela presenterà a San Benedetto del Tronto il concerto Rebetiko Gymnastas – Esercizi allo scoperto, che avrà per base il suo ultimo disco dedicato al rebetiko.

Che cos’è il rebetiko?
Il rebetiko è un genere musicale (musica rebetika) che ha origini oscure, come gli altri stili musicali che gli vengono assimilati: il jazz e il blues americani, il fado portoghese o il tango argentino. Nasce dall’incontro tra le culture greca e turca, con innesti di elementi europei e di tutte quelle civiltà che si incrociavano nel Mediterraneo meticcio d’inizio ‘900 (colonie ebree, egiziane, musulmane, sparse un po’ ovunque).
Tra Smirne, Costantinopoli, Salonicco e il Pireo (porto di Atene), venne a delinearsi la figura dei rebetes, disadattati che vivevano nelle città, rifugiati dalle guerre, con una vita da criminali o dedita alla droga.
Seduti sul pavimento delle tekédhes, locali simili ai caffé ma nei quali era possibile fumare l’hashish, i rebetes si mettevano intorno ad un narghilé. A partire da improvvisazioni fatte sul bouzouki o sulla baglamas, che facevano da introduzione alla canzone vera e propria, il gruppo prendeva a cantare storie di amori illeciti, di galera, di polizia o di droga.

I rebetes cantavano lo sberleffo alla polizia nel consumare droghe, la gioia nell’apprendere che un carico era giunto in Grecia, utilizzando frasi gergali per evitare la censura. Negli anni successivi si venne a creare un’estetica rebetes: né cravatta, né ombrello, vesti trasandate e larghe, per nascondere armi da taglio e, talvolta, un piccolo baglamas (lo strumento musicale dei rebetes), la giacca indossata solo a sinistra ed abbandonata sulla spalla per poterla usare come scudo contro i coltelli degli avversari, i capelli ed i baffi lunghi, unti di brillantina, e atteggiamenti da “duri” uniti a una forte misoginia. I luoghi dell’immaginario rebetes sono la prigione, il bordello, la fumeria.
http://it.wikipedia.org/wiki/Rebetes

Dagli anni ’50 in poi la musica rebetika perse il suo pubblico, in favore di stili più moderni, conoscendo di volta in volta periodi di recupero e influenzando profondamente compositori come Mikis Theodorakis.

Gli strumenti del rebetiko
Il bouzouki è lo strumento che caratterizza tutta la musica greca e che si diffonde proprio con il rebetiko, anche se è raffigurato già in alcuni disegni dell’800.
Nella forma a noi italiani ricorda vagamente un mandolino, ma la differenza principale è nel numero di corde. Inizialmente il bouzouki prevedeva 3 doppie corde (thricordo), ma dopo la seconda guerra mondiale, venne introdotto da Manolis Chiotis il bouzouki a 4 doppie corde (tetrachordo). Nella musica greca attuale il bouzouki più diffuso è quello a 4 corde, ma un movimento di recupero delle origini del rebetiko sostiene il ritorno allo strumento a 3 corde.

Il baglamas è uno strumento molto vicino al bouzouki, di cui costituisce l’accompagnamento tradizionale. Presenta tre corde doppie, una cassa più piccola e un manico più corto. Durante gli anni ’30, sotto la dittatura di Metaxa, venne condotta una lotta contro i rebetes e la loro musica: furono chiuse le fumerie, vietata la pubblicazione di dischi di rebetiko e distrutti gli strumenti musicali. Il baglamas veniva realizzato con la metà di una zucca vuota come cassa, per essere nascosto alle guardie.

In Italia il bouzouki era suonato da Fabrizio De André e tuttora da Mauro Pagani. Vinicio Capossela preferisce il baglamas.

Musica per ballare
Spinto dalla musica l’ascoltatore di rebetiko si faceva trasportare alla danza e iniziava a ballare uno zeibekiko, una serie di passi fatti per se stessi e non per il pubblico, su un tempo di 9/8.

Il rebetico è un lamento che si canta in coro, ma si balla da soli.
Vinicio Capossela

Misirlou
Il brano più celebre del repertorio rebetiko è una canzone divenuta famosa nel suo arrangiamento rock’n’roll e che fa da colonna sonora alla scena del ballo tra John Travolta e Uma Thurman in Pulp Fiction. Misirlou (tradotto: ragazza egiziana) fu eseguita per la prima volta da Michalis Patrinos ad Atene nel 1927 e introdotta dal jazzista Nick Roubanis nel repertorio jazz nel 1941. Roubanis si fece passare per il compositore della musica, tanto da risultarne tutt’oggi l’autore in tutto il mondo tranne che in Grecia. La versione più conosciuta fu registrata da Dick Dale nel 1962 in versione surf (è quella di Pulp Fiction). L’anno successivo venne ripresa anche dai Beach Boys. Nel disco Rebetiko Gymnastas, Vinicio Capossela ne propone una versione che si rifà filologicamente all’originale.

Il testo di Misirlou:
Mia ragazza egiziana, il tuo dolce sguardo
Ha acceso la fiamma nel mio cuore
Oh mio Amore, Oh mia Notte, ah
Dalle tue labbra cade miele, ah
Ah, mia cara ragazza, magica, esotica bellezza
Diverrò pazzo, non resisto più
Ah, ti rapirò dalla terra d’Africa
Pazza mia Misirlou dagli occhi neri
La vita cambia con un tuo bacio
Oh, mio amore, con un piccolo bacio, oh
Dalle tue piccole e dolci labbra

La versione originale di Michalis Patrinos

I titoli di testa di Pulp Fiction, con la versione di Dick Dale (comincia a 4:20)

Fonti
Oltre che alle pagine di Wikipedia in inglese (molto più complete) e italiano, ci sono parecchi siti dedicati al rebetiko. Il disegno in particolare proviene dal blog di David Proudhomme, autore di un fumetto dedicato a questa cultura. Inoltre abbiamo impiegato la sezione dedicata alla musica della guida alla Grecia di Lonely Planet, che costituisce un bignami da cui partire per approfondire tutti i diversi e complessi aspetti di questo fenomeno.

La Rocca di Acquaviva Picena

In primo piano

La Rocca di Acquaviva è l’imponente bastione trecentesco che si erge al centro dell’omonima cittadina ideato e costruito intorno al 1300 dalla famiglia degli Acquaviva.
Venne distrutto ad opera dei fermani nel 1447 e ricostruita da Giovan Francesco Azzolino con la partecipazione del famoso architetto fiorentino Baccio Pontelli  nel 1474.

La fortezza è a pianta quadrilatera irregolare mentre ai vertici si innalzano dei torrioni di difesa, di cui due a pianta pentagonale ed uno quadrata. Le torri hanno conformazioni differenti e nel complesso paiono richiamare simbolicamente una balestra che scocca una freccia verso est, rivolta al mare, dal quale il pericolo di attacchi era sempre imminente.

Il quarto spigolo del quadrilatero è protetto da un torrione a pianta circolare, il mastio, dotato di feritoie che permettevano l’uso delle artiglierie. L’ingresso principale del castello è al livello del cortile, posto sotto il diretto controllo del mastio, anche se attualmente si accede tramite una porta secondaria ricavata in una delle due torri pentagonali.
Un corridoio è ricavato nello spessore della muraglia e si intervallano lungo il percorso  delle profonde cavità usate anticamente come postazioni di tiro per le artiglierie.
Alla fine della salita si giunge al cortile principale su cui sporge il mastio. L’ingresso era dotato inizialmente di un ponte levatoio, mentre ancor oggi è possibile ammirare il pozzo posto al centro del cortile.

La Rocca di Acquaviva è stata restaurata a fine ottocento dall’architetto marchigiano Giuseppe Sacconi, autore del Vittoriale a Roma, e ospita oggi il Museo delle Armi Antiche.

 

Orari di apertura 

Gennaio/Febbraio: aperto sabato, domenica e festivi
Mattino: 10 – 12
Pomeriggio: 15 – 17

Da Marzo a Maggio: aperto sabato, domenica, festivi, prefestivi e periodo delle Festività Pasquali.
Mattino: 10 – 12
Pomeriggio: 15 – 17

Giugno/Settembre: aperto tutta la settimana
Mattino: 10 – 12
Pomeriggio: 16 – 19

Luglio/Agosto: apertura tutti i giorni
Mattino: 10 – 12.30
Pomeriggio: 17 – 20
Sera: 21 – 23.30
I mercoledì in occasione del mercatino la fortezza rimarrà aperta con orario continuato dalle 17 alle 24.

Ottobre/Novembre/Dicembre: aperto sabato, domenica e festivi
Mattino: 10 – 12
Pomeriggio: 15 – 17

 

Il Triathlon

In primo piano

Il triathlon è uno sport multidisciplinare che si compone di tre diverse attività: nuoto, ciclismo e corsa. Le tre prove si svolgono in immediata successione e la distanza è differenziata a seconda delle categorie.
Quelle ufficiali sono:

Supersprint:  400 m a nuoto, 10 km in bici e 2,5 km di corsa;

Sprint: 750 m a nuoto, 20 km in bici e 5 km di corsa;

Olimpico: 1500 m a nuoto, 40 km in bici e 10 km di corsa;

Doppio olimpico: 3000 m a nuoto, 80 km in bici 20 km di corsa;

Half Ironman: 1900 m a nuoto, 90 km in bici e 21,097 km di corsa;

Ironman: 3800 m a nuoto, 180 km in bici e 42,195 km di corsa;

 

I campionati del mondo si svolgono dal 1978 alle Hawaii a cura della WTC  (World Triathlon Corporation), mentre dal 2000 la disciplina è ufficialmente entrata a far parte dei Giochi Olimpici.

Varianti del triathlon sono il duathlon, che si compone di sole due discipline (nuoto e corsa); l’acquathlon, che prevede l’alternarsi di nuoto e corsa; il winter triathlon, il cui tragitto viene percorso a nuoto, in mountain bike e sci di fondo.

Per maggiori informazioni consulta il sito ufficiale della Federazione Italiana Triathlon: http://www.fitri.it/

Il museo vivo del cinema italiano

In primo piano

Il Centro di Documentazione Scenografica è allestito all’interno del polo museale. Questo insolito museo è intitolato allo scenografo Giancarlo Basili, che raccoglie in queste sale alcuni dei suoi lavori con i maggiori registi italiani degli ultimi trent’anni.

Chi è Giancarlo Basili:
Originario di Montefiore dell’Aso, lo scenografo si è successivamente trasferito a Roma e poi a Bologna. Nel 1982 firma con Beatrice Scarpato la scenografia di Dancing Paradise di Pupi Avati. Con il regista bolognese realizza diversi film negli anni ’80, durante i quali inizia a collaborare con Nanni Moretti e Daniele Luchetti, che affianca in quasi tutte le produzioni.
I film:Gianni Amelio – Così ridevano, Le chiavi di casa
Pupi Avati – Dancing Paradise, Zeder, Impiegati, Noi tre, Una gita scolastica (arredatore).
Marco Bellocchio – Gli occhi, la bocca, Enrico IV (Pirandello)
Fabrizio Bentivoglio – Lascia perdere, Johnny!
Cristina Comencini – Quando la notte
Renato De Maria – Paz!, Amatemi
Nina Di Majo – Matrimoni e altri disastri
Giorgio Diritti – L’uomo che verrà
Marco Tullio Giordana – Quando sei nato non puoi più nasconderti, Sanguepazzo (architetto e scenografo), Romanzo di una strage
Abbas Kiarostami – Copia conforme
Daniele Luchetti – Domani accadrà, La settimana della sfinge, Il portaborse, La scuola, I piccoli maestri, Dillo con parole mie, La nostra vita
Carlo Mazzacurati – Il prete bello (arredatore), L’amore ritrovato, La giusta distanza, La passione
Nanni Moretti – Palombella rossa, La stanza del figlio, Il caimano
Enza Negroni – Jack Frusciante è uscito dal gruppo
Ferzan Ozpetek – Un giorno perfetto
Giuseppe Piccioni – Luce dei miei occhi
Gabriele Salvatores – Sud, Nirvana (arredatore e scenografo), Io non ho paura, DentiPresso il Centro di Documentazione di Montefiore dell’Aso si trovano scenografie, documentazione fotografica, schizzi grafici, testi critici e materiale video relativi a Nirvana e Io non ho paura di Gabriele Salvatores; Palombella rossa, La stanza del figlio e Il caimano di Nanni Moretti; Notte italiana e L’amore ritrovato di Carlo Mazzacurati; Domani accadrà, I piccoli maestri, Arriva la bufera e Il portaborse di Daniele Luchetti; Quando sei nato non puoi più nasconderti di Marco Tullio Giordana; Paz! di Renato De Maria; Così ridevano e Le chiavi di casa di Gianni Amelio; Luce dei miei occhi di Giuseppe Piccioni.
Il materiale di scena, le foto dai set cinematografici e i diversi cimeli sono collocati nell’ambulacro del chiostro del convento di San Francesco e nella corte esterna. L’allestimento è stato realizzato con le vecchie sedie del cinema parrocchiale e la sala è stata oscurata per la visione delle proiezioni.

L’ingresso al Centro di Documentazione è compreso nel biglietto del Polo Museale di San Francesco (intero euro 3,50, ridotto euro 2,00) , che comprende la sala Carlo Crivelli (con le tavole del Polittico di Montefiore dell’Aso); il Museo Adolfo De Carolis, che raccoglie disegni, bozzetti (compresi quelli per il Salone dei Quattromila del Palazzo del Podestà di Bologna) e xilografie dell’illustratore dei libri di Gabriele D’Annunzio; il Museo della Civiltà Contadina e la Raccolta di Domenico Cantatore.
È possibile acquistare anche il biglietto (euro 10,00) per l’intero circuito dei Musei Piceni (www.museipiceni.it).

Orario di apertura:
Ultima settimana di Settembre – Maggio
Sabato Domenica e festivi – 10.00-13.00/15.00-18.00

Giugno
Sabato, Domenica e festivi – 10.00-13.00 /17.00-20.00

Luglio
dal Martedì al Venerdì – 17.00-20.00
Sabato, Domenica e festivi – 10.00-13.00/17.00-20.00

Agosto
dal Lunedì al Venerdì – 17.00-20.00
Sabato, Domenica e festivi – 10.00-13.00/17.00-20.00

Settembre (fino alla terza settimana)
dal Martedì al Venerdì – 17.00-20.00
Sabato, Domenica e festivi – 10.00-13.00 – 17.00-20.00

“Lavorare, lavorare, lavorare… preferisco il rumore del mare”

In primo piano

Lavorare, lavorare, lavorare, preferisco il rumore del mare: questo il motto del “monumento di parole” diUgo Nespolo che dal 1998 è meta obbligata per chi fa tappa a San Benedetto del Tronto.
La grande struttura (7 metri di altezza), di acciaio colorato con tonalità marine dal blu al rosso, è situata all’inizio del lungomare nord di San Benedetto del Tronto, in prossimità dell’isola pedonale. Insieme ai Bambini della Guerra e Allegro, è una delle tre opere dell’artista piemontese presenti in città, la più grande e la più fotografata tra le diverse sculture collocate nel centro cittadino. Il titolo (e il testo) della scultura, come direbbero i giornali, “canta” (e giustamente, è ripreso da un verso di Dino Campana).
È Nespolo stesso a precisarne il significato, sulla targa apposta al monumento: “il lavoro nobilita l’uomo, ma quando il lavoro diventa lavoro & lavoro & lavoro, l’uomo viene schiacciato. E non sempre dal bisogno, ma spesso dall’avidità, dall’invidia, dal desiderio, da finte necessità che ci fanno trascurare i doni più belli”.
Non un invito a far nulla dunque, ma un monito allegro e scanzonatorio a vivere un’esistenza più vera e più attenta ai valori della vita.
Un augurio, insomma, per un mondo a misura d’uomo e, per dirla di nuovo con le parole dell’artista, “un inno al dono di Dio, al mare, questo grande amico che è vita per la riviera”.

 

Chi è Ugo Nespolo:

Pittore, scultore e scrittore italiano.
Nasce a Mosso, in provincia di Biella, nel 1941. Diplomato all’Accademia Albertina di Belle Arti e laureato in Lettere moderne, esordisce nel panorama artistico negli anni sessanta. Personalità poliedrica, ha realizzato dipinti, sculture, costumi teatrali e videosigle, uscendo dai canoni assegnati per portare l’ arte negli spazi della vita comune. La sua produzione è contaminata dallo stile coloratissimo della pop art ed ha un forte accento ironico e trasgresssivo.

Vinicio Capossela al Porto di San Benedetto del Tronto

In primo piano

Il porto di San Benedetto del Tronto ospita Vinicio Capossela per la seconda serata dell’Open Sea festival. Quella di lunedì 6 agosto sarà per il cantautore la nona ed ultima tappa del suo “tour dei porti” italiani.

Se con Marinai, profeti e balene (2011) dava al pubblico il “benvenuto al cabaret degli abissi”, a distanza di un anno Vinicio riemerge dalle profondità marine con gli “esercizi allo scoperto” del nuovo album Rebetiko Gymnastas.
Uscito il 12 giugno e presentato dieci giorni dopo in occasione dell’Ellenico Festival ad Atene, il disco attraversa il Mediterraneo e approda nei porti italici il 14 luglio per inaugurare il tour estivo. Così l’autore spiega il perché della scelta sulla location dei prossimi concerti:

“Dopo il mare viene il porto. I porti sono per la musica quello che è il polline per i fiori.”

Ed effettivamente il porto è sin dall’antichità il luogo degli scambi commerciali, delle comunicazioni con gli altri paesi, delle contaminazioni tra i popoli, da sempre emblema e culla della civiltà.

L’album contiene otto canzoni già note, una ghost-track e quattro brani inediti, tutti arrangiati sulle melodie affabulatorie del rebetiko, la musica urbana nata nelle piazze e nelle taverne della penisola greca. Un genere che viene da lontano, da quegli emarginati ellenici che cantavano il loro disagio e la loro ribellione in modo ironico e pur triste allo stesso tempo.
Capossela ne ha ripreso il ritmo miscelandolo al suo repertorio, da abile gymnastas mai stanco di rituffarsi nella vecchia arte degli umili per riadattarla al presente.

Grecia e Italia si incontrano anche anche sul palco: oltre a due pilastri del gruppo storico Alessandro Asso Stefana e Glauco Zuppiroli, il disco è stato inciso insieme ai migliori musicisti greci di rebetiko: Ntinos Chatziiordanou alla fisarmonica, Vassilis Massalas al baglamas, Socratis Ganiaris alle percussioni e soprattutto Manolis Pappos, rebetes del bouzuki. Il nuovo lavoro vede anche la partecipazione speciale della cantante Kaiti Ntali, di Mauro Pagani, Marc Ribot e Ricardo Pereira.

La stessa band italo-greca accompagnerà il cantautore fino al porto di San Benedetto, per ricordarci attraverso l’esplorazione di vecchie e nuove sonorità “che siamo originali, che abbiamo un origine. Che siamo uomini, non solo consumatori e non dobbiamo avere paura di consumare la vita.”

Il Teatro delle Fonti di Ripatransone

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Il Complesso delle Fonti risale al XV-XVI secolo e si erge nel cuore della città di Ripatransone, antico borgo della provincia picena a poca distanza dal mare (12 km).

Dopo un primo restauro, a monte della corte della vecchia città è stato allestito il Teatro delle Fonti: l’ampia gradinata semicircolare e la piazza sottostante costituiscono la cornice architettonica di quello che è oggi uno dei teatri all’aperto più suggestivi del territorio.

In estate il teatro ospita concerti rock, jazz, pop e spettacoli d’opera, con un ricco calendario che si rinnova di anno in anno.

 

Il 18 luglio alle 21.30 si inaugura con il concerto di Fiorella Mannoia la stagione estiva degli eventi.

A seguire:

21 luglio – Ascanio Celestini

26 luglio – “Momenti di tango”

9 agosto – The young russian ballet

18 agosto – Afterhours

 

 

Che cosa è la Bandiera Arancione

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La “bandiera arancione” è il marchio di qualità ideato dal Touring Club Italiano per premiare le località dell’entroterra capaci di distinguersi per la qualità, l’accoglienza e la valorizzazione del territorio.

Nata nel 2008, la bandiera viene assegnata ogni anno in base a criteri di eco-sostenibilità e fruibilità delle risorse, come ad esempio la ristorazione, i prodotti tipici, il patrimonio culturale.

La verifica dei criteri avviene ogni tre anni e garantisce al turista la sicurezza di una qualità e di un’ospitalità d’eccellenza.

 

Il premio è volto a migliorare:

  • la valorizzazione delle risorse locali;
  • lo sviluppo della cultura dell’accoglienza;
  • lo stimolo dell’artigianato e delle produzioni tipiche;
  • l’impulso all’imprenditorialità locale;
  • il rafforzamento dell’identità locale.

 

 

Le località picene premiate con la bandiera arancione:

  • Acquaviva Picena
  • Ripatransone

Che cos’è la Bandiera Verde

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La “bandiera verde agricoltura” è il marchio di riconoscimento con il quale si premiano la qualità e il rispetto per l’ambiente.
Premio nazionale dal 2007, viene assegnato a quelle località che si distinguono per la valorizzazione di tutto ciò che è legato al territorio, con l’obiettivo di migliorare le condizioni degli operatori agricoli e dei cittadini stessi.

Vengono valutati più parametri quali la storia, le azioni svolte, i piani di investimento per le imprese della salvaguardia, della valorizzazione e promozione dell’agricoltura, dell’ambiente e della qualità e tipicità agricole ed enogastronomiche locali.

Il premio è suddiviso in sezioni: province, comuni, aziende agricole singole o associate.

Le località picene premiate con la bandiera verde:

  • Acquaviva Picena
  • Ripatransone
  • Cossignano

Aree di sosta per camper

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Visualizza Aree camper della Riviera picena in una mappa di dimensioni maggiori

 

Grottammare
– C/o agriturismo ‘Briciola di sole’, 14 posti camper in piazzole con elettricità, acqua e scarico.
Uscita A14 ‘Grottammare’, seguire per Grottammare centro e al terzo semaforo a sinistra per Ripatransone: dopo circa 5 Km si accede alla struttura, sulla sinistra.
– Uscita A14 Grottammare, direzione sud, dopo 2 km circa girare a sinistra per il centro commerciale Cityper: L’area si trova dietro il centro commerciale, a circa 200 metri dal mare. Servizio di carico e scarico delle acque.

San Benedetto del Tronto
– Sita in Viale dello Sport, area di 7.630 mq.  Gestita dalle associazioni “Camper Club Truentum” e “Campeggio Club Riviera Picena”.
Servizi: carico e scarico delle acque, allacci elettrici  (5 euro al giorno).

Montefiore dell’Aso
– Area camper a 500 mt dal parco comunale, illuminata, gratuita. Dotata di carico e scarico.

Monteprandone
– Località Centobuchi, in fondo a via De Gasperi presso la banca Picena Truentina. Vicino al casello S.Benedetto del Tronto e alla SS 4. Area illuminata, tranquilla, gratuita.

Acquaviva
– Nel parcheggio del ristorante Azzurro, tranquillo, illuminato, non asfaltato, acqua e sosta gratuita per i clienti del ristorante.

Massignano
– Area attrezzata in Viale delle Rimembranze

Ripatransone
– Area per 30 mezzi, vicina al campo da tennis e poco distante dal teatro all’aperto Le Fonti

Cupra Marittima
Aree di sosta in villaggi:
– Il frutteto
– Calypso
– Dea Cupra
– Led Zeppelin
– Terrazzo sul Mare

 

Scopri altre aree attrezzate nelle Marche su Villaggi Marche

 

 

Animazione per i più piccoli

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Le strutture della Riviera che offrono durante l’estate servizi di animazione per bambini:

Cupra Marittima

– Campeggio villaggio Calypso
Piscina con acquascivolo, un campo polivalente in erba sintetica, il ping pong e un’ampia area giochi per bambini: ogni sera intrattenimento e vivacità creano un connubio perfetto grazie allo staff di animatori che stimolerà la curiosità e vitalità dei bambini.

Grottammare

– Hotel Parco dei Principi
Un mondo di piccoli e grandi animali sarà a disposizione dei più piccoli che saranno accompagnati una volta a settimana presso l’azienda agricola “Mamma Agnese” per imparare ad amare, rispettare e conoscere gli amici di campagna. Inoltre animazione dal 15 giugno al 12 settembre.

San Benedetto del Tronto

I soci dell’Associazione Albergatori Riviera delle Palme hanno istituito per il secondo anno la BluCard, tessera di servizi dedicata ai bambini ospiti di San Benedetto.

– Grand Hotel Excelsior
Animazione, mattina e pomeriggio, dal lunedì al sabato, baby dance in spiaggia, piccolo parco giochi.
– Haus Charlotte
Servizio baby sitter

– Hotel Marconi
Tre ore al giorno (dal 15/6 al 31/8) potrete lasciare i vostri bimbi  (assistiti da professionisti) presso il Baby Club.

– Hotel Poseidon
Servizio di miniclub per bambini 3 pomeriggi alla settimana.

– Hotel Relax
Un’ equipe di animazione dal mattino fino a sera con ginnastica, balli, giochi e spettacoli per bambini.

– Hotel Riviera
Dal lunedì al venerdì, dalle ore 9.30 alle 11.30 intrattenimento per bimbi. Il giovedì dalle 21,30 alle 23,00 in programma disco baby.
– Hotel Solarium
Per i bambini sono disponibili animazione periodica e tanti giochi.

La biblioteca di San Giacomo della Marca

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Fu San Giacomo della Marca, predicatore e diplomatico vissuto tra la fine del XIV secolo e la seconda metà del XV, a istituire la cospicua raccolta di codici all’interno della libreria del Convento di Santa Maria delle Grazie, a Monteprandone.
Per la buona conservazione dei volumi e disponibilità di inventari ed annotazioni storiche, la biblioteca è una delle più importanti collezioni francescane di libri del XV secolo.

Spinto dalla passione per l’istruzione e dalla voglia di dotare il convento di buoni libri, San Giacomo riunì un gran numero di volumi mettendoli a disposizione sia dei confratelli che dei suoi concittadini.
Il santo ne stilò inoltre l’inventario e ancor oggi su alcuni codici è leggibile la dicitura che riporta la persona che li ha regalati o venuti, il costo e il luogo di destinazione.

Dopo la morte di San Giacomo la biblioteca continuò ad arricchirsi, fino a raggiungere il numero di 700-800 volumi. Purtroppo, nonostante la bolla papale di Pio II (1462) che sanciva la scomunica a chiunque sottraesse libri o non li restituisse a tempo debito, nel 1777 molti di questi furono trafugati.
I manoscritti ad oggi conservati sono in totale 61, custoditi presso il Museo Civico di Monteprandone. Quasi tutti risalgono al XIV-XV sec., soltanto uno è datato IX-X secolo.

Oltre a presentare miniature e decorazioni di rilievo, caratteristica peculiare è il loro piccolo formato: alcuni di questi, chiamati in gergo filologico codici da bisaccia, sono di piccolissime dimensioni per questioni di praticità, giacché destinati allo studio e a frequenti trasporti.

La collezione è costituita da cinque sezioni: i testi classici, utilizzati per la predicazione e l’insegnamento del latino; quella dedicata ai testi sui Padri della chiesa, in particolar modo Sant’Agostino e San Girolamo; la sezione più grande è quella dei testi degli autori scolastici, quasi tutti autori francescani; infine un gruppo di testi di diritto e di manuali di grammatica.

Sono presenti inoltre opere di S. Bonaventura, di San Giovanni Damasceno, di Seneca, di Boezio, di Cicerone, di San Gregorio, di Scoto, di Aristotele, etc., una lettera autografa del Santo a S. Giovanni da Capestrano e le antiche pergamene medievali del castello di Monteprandone.

Tutti i codici sono compilati in gotica, poco consona al periodo ma, da quanto attestato, carattere di scrittura preferito dai confratelli del convento.

Il Beach Volley in Italia

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Il beach volley (in italiano “pallavolo da spiaggia”) è la variante su sabbia della classica pallavolo.

Originario della California e delle Isole Hawaii, la sua nascita risale al 1930: in quell’anno sulla spiaggia californiana di Santa Monica fu giocata la prima partita in coppia.
La disciplina sbarca oltreoceano nello stesso anno in Francia, Bulgaria, Lituania per poi diffondersi in tutta Europa.
Dalle Olimpiadi di Atlanta nel 1996 è ufficialmente entrata a far parte degli sport olimpici.

Come nella pallavolo ufficiale, lo scopo del gioco è quello di mandare la palla oltre la rete affinché cada a terra nel campo avversario ed evitare che ciò avvenga sul proprio campo.

Dal volley classico si differenzia:

  •  per numero di giocatori: nel beach volley ce ne sono solo due e non sono ammessi cambi.
  • per area di gioco: il rettangolo di gioco è lungo 16 metri e largo 8, e la sabbia deve essere profonda almeno 40 cm.
  • per le caratteristiche della palla: è più grande di quella da pallavolo (66–68 cm) ed è gonfiata ad una pressione minore.
  • per il cambio campo: per rendere equi tra le due squadre fattori come insolazione e ventilazione, il cambio campo viene fatto sia alla fine di ogni set che ogni sette punti e suoi multipli durante il primo e il secondo set, ogni cinque punti e suoi multipli nel terzo ed ultimo set.

In Italia la disciplina fa capo alla FIPAV (Federazione Italiana Pallavolo), sul sito web nell’apposita sezione dedicata al “beach volley” sono presenti aggiornamenti e informazioni utili per i campionati estivi: http://www.federvolley.it/index.php?page=49&area=30&m=2&sm=49

In Italia sono molteplici le tipologie di torneo: Giovanili, Regionali, Open e Campionato Assoluto.
I regionali sono tornei suddivisi per regione di provenienza e ai campionati giovanili possono partecipare gli sportivi fino ai venti anni di età.
Open e Campionato assoluto sono gare a livello nazionale e non prevedono limiti di età: ad entrambi si può iscrivere chiunque sia tesserato alla federazione, ma mentre gli Assoluti vengono organizzati direttamente dalla FIPAV, gli Open possono essere gestiti da enti e strutture locali e svolgersi in simultanea in più località italiane.

Campionati Assoluti Italiani:
Il 6 luglio 2012 è cominciato il Campionato Italiano 2012 di Beach Volley. Dal 6 all’8 luglio il lungomare di Napoli ha ospitato la prima tappa del torneo tricolore di Beach Volley.
In ogni tappa del torneo il venerdì è dedicato alle qualificazioni, mentre il sabato e la domenica si tengono le gare del tabellone principale composto da 16 coppie.

Questi gli appuntamenti del Campionato Italiano Assoluto di Beach Volley 2012:

06-07-2012 NAPOLI                                Tappe Campionato Italiano Tappa Pro
13-07-2012 PAESTUM                             Tappe Campionato Italiano Tappa Pro
20-07-2012 ROMA                                    Tappe Campionato Italiano Tappa Pro
27-07-2012 BIBIONE                               Tappe Campionato Italiano Tappa Pro
18-08-2012 PESCARA                              Finale Camp.to Italiano Finale
25-08-2012 LIDO DI IESOLO                Finale Camp.to Italiano Finale

Che cos’è la Bandiera Blu

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La “bandiera blu” è un riconoscimento internazionale istituito nel 1987, anno europeo dell’ambiente, dalla FEE (Foundation for Environmental Education).
Viene assegnato ogni anno in 41 paesi, dapprima solo europei e di recente extraeuropei, come Sudafrica, Nuova Zelanda, Canada e Caraibi.

I criteri di merito per l’assegnazione del premio riguardano da un lato la qualità delle spiagge, della pulizia delle acque e degli approdi turistici, e dall’altro l’eco-sostenibilità del territorio.

In particolare, il questionario del Programma Bandiera Blu per l’autocandidatura di una località costiera si compone di dodici punti:

  • Notizie di carattere generale
  • Certificazione Ambientale
  • Qualità delle acque di balneazione
  • Depurazione delle acque reflue
  • Gestione dei rifiuti
  • Educazione Ambientale ed Informazione
  • Iniziative Ambientali
  • Turismo
  • La spiaggia
  • Lo stabilimento balneare
  • Pesca professionale

Sono stati istituiti due diversi riconoscimenti: la bandiera blu delle spiagge, che certifica la qualità delle acque e dei lidi, e la bandiera blu degli approdi che assicura l’assenza di scarichi fognari e la pulizia delle acque dei porti.

L’obiettivo principale è quello di promuovere nelle località turistiche costiere la massima cura e attenzione per l’ambiente.
Nel corso della stagione estiva tutti comuni insigniti della bandiera blu sono sottoposti a controlli per verificare l’adempimento ai criteri stabiliti.

Mario Dondero

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Mario Dondero nasce a Milano nel 1928, da padre genovese e mamma milanese. Viene considerato oggi uno dei più importanti fotoreporter italiani del Novecento.


Appena sedicenne si arruola nelle fila della Brigata Cesare Battisti della Val d’Ossola e sarà proprio l’esperienza della Resistenza a far germogliare quell’amore per il vero che caratterizzerà tutta la sua produzione fotografica.
Nel mondo dei giornali comincia in veste di cronista di nera, e solo in seguito, un po’ per caso un po’ su consiglio di un vecchio amico, inizia ad apprendere i rudimenti della fotografia.
Dagli anni ‘50 realizza reportage per “L’Unità”, “Le Ore”, “L’Avanti” e “Milano Sera”, attestandosi come uno dei più originali rappresentanti del fotogiornalismo contemporaneo.
Si definisce “ansioso di sole e libertà” quando gli chiedono cos’è per lui il fotografare; da Parigi, Roma e Milano e la difficile Europa del dopoguerra, ai recenti viaggi a Cuba e in Afghanistan per Emergency di Gino Strada, la sua arte si fa testimonianza visiva e sguardo lucido di storie, persone e avvenimenti storici da sessant’anni a questa parte.

Più un “poeta del reportage” che un fotoreporter, più affezionato al momento che alla tecnica: per Dondero la fotografia (esclusivamente analogica, precisa, e non per pregiudizio ideologico) deve narrare, farsi testimonianza civile, documento del presente. Celebre il suo scatto che per primo ritrae la caduta del muro di Berlino.
Del secolo passato ha immortalato non solo i “momenti” ma anche artisti e personaggi che sarebbero poi passati alla storia: Maria Callas, Pier Paolo Pasolini, Samuel Beckett, Jean-Paul Sartre, Alberto Moravia

Conosce le Marche per la prima volta durante il servizio militare a Falconara Marittima, subito ne rimane affascinato. Ci tornerà molti anni più tardi per una mostra personale nel fermano e sarà quello l’incontro decisivo. Dal ‘99 vive a Fermo con la moglie, quest’ultima entusiasta della biblioteca cittadina e lui cullato dal “vento gioioso che vi spira”.
Nonostante i suoi “vent’ anni ripetuti quattro volte” sembra non abbia nessuna intenzione di appendere la macchina fotografica al chiodo, tuttora collabora con il quotidiano “Il Manifesto, il settimanale “Diario” e il “Venerdì di Repubblica”.

 

Ultime mostre nelle Marche:

  • Macerata – Accademia di Belle Arti “I-Mode Visions 2006 – PlayBeckett
  • Falconara Marittima – Centro cultura Piero Pergoli “Mario Dondero – Scatti per Pasolini
  • Macerata – Galleria dell’Accademia di Belle arti e Teatro Lauro Rossi “Ontologica 1958-2008
  • Civitanova Marche – Cartacanta festival-expò Graphicfest Mostra “I Rifugi di Lenin

Enrico Baj

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Enrico Baj nasce a Milano nel 1924.
Diventa avvocato frequentando nel frattempo l’Accademia di Belle Arti di Brera e nei primi anni ‘50 comincia a partecipare alle avanguardie artistiche accanto a Fontana, Manzoni, Klein, Jorn, Max Ernst, Marcel Duchamp, E. L. T. Mesens, e altri artisti del gruppo CoBra, del Nouveau Réalisme e del Surrealismo.

Delle attività di quegli anni vanno ricordati, oltre alle numerose mostre personali in Italia e in tutta Europa, i manifesti, tra cui quello della Pittura Nucleare (1952) e quello Contro lo stile, entrambi in opposizione al formalismo e alla geometrizzazione che si andava affermando nell’arte.
La sua opera si articola in vari periodi, tutti unificati da un forte impegno civile, da un aspetto ludico dell’arte e da un’ironia dissacratoria che saranno cifre stilistiche ricorrenti nella sua produzione.
Spazia tra tutte le tecniche artistiche, dal dripping al collage, passando per ogni sorta di materiale: l’arte per Baj è impegno e gioco, divertimento e sperimentazione senza mai dimenticare la realtà.

Negli anni ‘80 si accosta anche al mondo del teatro collaborando alla messa in scena di opere di Rabelais, Lamtreament e Jarry. Con particolare attenzione alla commedia dell’arte e ai suoi personaggi, Baj realizza una cinquantina di marionette ispirate ad Ubu, il protagonista di “Ubu re”, commedia del drammaturgo francese Alfred Jarry.

Il legame tra pittura e scrittura è stato per l’artista milanese sempre molto stretto e proficuo.
Ha avuto rapporti con letterati italiani e stranieri come Alda Merini, Umberto Eco, Italo Calvino, Edoardo Sanguineti, Giovanni Giudici, Marcel Duchamp, Raymond Queneau, André Breton e tanti altri. Ha pubblicato inoltre Patafisica, Automitobiografia, Impariamo la pittura, Fantasia e realtà con Guttuso, Ecologia dell’arte.
Baj muore a Vergiate (Varese) il 16 giugno 2003.

Tra le opere più importanti ricordiamo:
“I generali (1959)”
“I funerali dell’anarchico Pinelli” (1972)
“Nixon parade” (1974)
“L’Apocalisse” (1979)
“Epater le robot” (1983)
“Manichini” (1984-87)
“Metamorfosi e metafore” (1988)
“Mitologia del Kitsch” (1989)  
164 ritratti dei Guermantes tratti dalla Recherche di Proust (1999)

Le spiagge libere di San Benedetto del Tronto

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Sono 42 le spiagge libere di San Benedetto del Tronto.

Alcune di queste (la più grande è l’Ex-Camping, situata tra lo stabilimento 36 e il 37) ospitano nel corso della stagione estiva eventi di vario genere e importanti manifestazioni sportive, come ad esempio tornei di calcetto su sabbia, beach-tennis e gare di aquiloni.


Visualizza Spiagge libere – San Benedetto del Tronto in una mappa di dimensioni maggiori

Partendo dall’inizio del lungomare Nord, fino ad arrivare alla riserva naturale della Sentina, le altre sono tra le seguenti concessioni:

Foce del Torrente Albula
Spiaggia Libera 1 – Tra gli chalet Bacio dell’Onda e Da Luigi
Spiaggia Libera 2 – Tra gli chalet Kontiki e Da Federico
Spiaggia Libera 3 – Tra gli chalet Da Federico e La Medusa
Area Rimessaggio Natanti – Tra gli chalet La Medusa e La Conchiglia
Spiaggia Libera 4 – Tra gli chalet Da Andrea e Camiscioni
Spiaggia Libera 5 – Tra gli chalet Miramare e Il Pescatore
Spiaggia Libera 6 – Tra gli chalet Il Pescatore e Sapore di Mare
Spiaggia Libera 7 – Tra gli chalet Sapore di Mare e Tre Caravelle
Spiaggia Libera 8 – Tra gli chalet La Serenella e La Croisette
Area Rimessaggio Natanti – Sud Fornaci – Tra gli chalet La Croisette e Lo Zodiaco, a sud della foce del Fosso delle Fornaci
Spiaggia Libera 9 – Tra gli chalet Lo Zodiaco e Lido dell’Esercito
Spiaggia Libera 10 – Tra gli chalet La Tellina e Golden Beach
Spiaggia Libera 11 – Tra gli chalet Golden Beach e Spiaggia d’Oro
Spiaggia Libera Ex-Camping – Area destinata a manifestazioni ricreative e sportive a carattere tematico
Spiaggia Libera 12 – Tra gli chalet Bagni Holiday e La Siesta
Spiaggia Libera 13 – Tra gli chalet La Siesta e La Promenade
Spiaggia Libera Campo Europa – Tra gli chalet L’Orca e Piccolo Lido
Spiaggia Libera 15 – Tra gli chalet La Tartana e Polizia di Stato. Area riservata a manifestazioni ricreative e sportive a carattere tematico.
Spiaggia Libera 16 – Tra gli chalet Rivabella e Poker
Spiaggia Libera 17 – Tra gli chalet Il Timone e Lido dei Carabinieri
Spiaggia Libera 18 – Tra gli chalet Paradise Beach e Bagni Zappà
Spiaggia Libera 19 – Tra gli chalet Beaurivage e Hotel Solarium
Area Rimessaggio Natanti – Ragnola – Tra gli chalet Il Pirata e Albachiara, alla foce del Torrente Ragnola. Area Rimessaggio Natanti, riservata a manifestazioni ricreative e sportive a carattere tematico.
Spiaggia Libera 20 – Tra gli chalet Albachiara e Il Gambero
Spiaggia Libera 21 – Tra gli chalet Bernard e Dolce Mare
Spiaggia Libera 22 – Tra gli chalet Bagni Hotel Welcome e Petit Hotel
Spiaggia Libera 23 – Tra gli chalet Boobie’s e Vela Club
Spiaggia Libera 24 – Tra gli chalet Calypso e Il Monello
Spiaggia Libera 25 – Tra gli chalet Mediterraneo e Alex
Spiaggia Libera 26 – Tra gli chalet Il Tritone e L’Iguana
Spiaggia Libera 27 – Tra gli chalet Sea Club e Soraya
Spiaggia Libera 28 – Tra gli chalet La Gioconda e Stella
Spiaggia Libera Rotonda Porto d’Ascoli – Tra gli chalet Stella e Malibu
Spiaggia Libera 29 – Tra gli chalet Malibu e Mare
Spiaggia Libera 30 – Tra gli chalet Mare e Rivamare
Spiaggia Libera 31 – Tra gli chalet Giacomino e Sunrise
Area Rimessaggio Unità di Pesca – Tra gli chalet Sunrise e Hotel Nettuno
Spiaggia Libera 32 – Tra gli chalet Nettuno e Bagni Fausto
Spiaggia Libera 33 – Tra gli chalet Nedio e Residence
Spiaggia Libera 34 – Tra gli chalet Residence e Marina di Nicò
Riserva Naturale della Sentina

Vini DOC e DOCG del Piceno

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Il territorio del Piceno è una delle aree a maggiore vocazione vinicola delle Marche. Dalle colline lungo l’Adriatico fino alle pendici del Monte Ascensione e in vista dei monti Sibillini il paesaggio è disegnato dai vigneti che si alternano alle coltivazioni di olivo.
Il Piceno è stato inizialmente conosciuto per il suoi vini rossi, i primi ad ottenere riconoscimenti nazionali, progressivamente affiancati da bianchi autoctoni, riscoperti da produttori ed enologi locali che ne hanno saputo intuire le potenzialità.

Rosso Piceno e Rosso Piceno Superiore
La DOC Rosso Piceno, istituita già nel 1968 e modificata nel 1997 e nel 2005, è prodotta in buona parte delle Marche. Il vino è frutto di un blend di Montepulciano (35%-70%) e Sangiovese (30%-50%), con un disciplinare che permette l’impiego di un 15% di altri vitigni a bacca rossa, non aromatici, raccomandati o autorizzati nelle province di coltivazione.
Il Rosso Piceno Superiore viene invece prodotto in un’area che comprende soltanto 13 comuni:
l’intero territorio di Acquaviva Picena, Castorano e Offida e parzialmente quello di Appignano del Tronto, Ascoli Piceno, Castel di Lama, Colli del Tronto, Grottammare, Monsampolo del Tronto, Monteprandone, Ripatransone, San Benedetto del Tronto e Spinetoli.
Oltre alla ristretta area di produzione il Rosso Piceno Superiore deve essere affinato in legno per almeno un anno.

Falerio
La DOC Falerio, istituita nel 1975 e modificata nel 1997 e nel 2003, è il vino che tradizionalmente accompagna i piatti di pesce dell’Adriatico. Vengono impiegate uve di Trebbiano Toscano (20%-50%), Passerina (10%-30%), Pecorino (10%-30%) e fino a un massimo del 20% di altre varietà a bacca bianca, raccomandate o autorizzate dalla Provincia di Ascoli.

DOCG Offida
La più giovane tra le DOC del Piceno, istituita nel 2001, ha ricevuto dopo appena dieci anni la denominazione DOCG. Con decreto del 2011 viene infatti istituita la DOCG Offida per le tipologie Pecorino, Passerina e Rosso.
Per la tipologia Pecorino deve essere presente almeno l’85% di questo vitigno e un massimo del 15% di altri vitigni non aromatici a bacca bianca idonei alla coltivazione nelle Marche.
Per la tipologia Passerina deve essere presente almeno l’85% di questo vitigno e un massimo del 15% di altri vitigni non aromatici a bacca bianca idonei alla coltivazione nelle Marche.
Per la tipologia Rosso deve essere impiegato almeno l’85% di Montepulciano e un massimo del 15% di altri vitigni non aromatici a bacca rossa idonei alla coltivazione nelle Marche.
Inoltre Pecorino e Passerina possono essere prodotti nei territori comunali di Acquaviva Picena, Appignano del Tronto, Casteldilama, Castorano, Castignano, Cossignano, Montefiore dell’Aso, Offida, Ripatransone, nonche’ parte dei territori comunali di Ascoli Piceno, Colli del Tronto, Campofilone, Carassai, Cupramarittima, Grottammare, Montalto Marche, Massignano, Monsampolo del Tronto, Montedinove, Monteprandone, Pedaso, Petritoli, Rotella, San Benedetto del Tronto, Spinetoli.
L’Offida Rosso può essere prodotto soltantno nei territori comunali di Ripatransone, Offida, Acquaviva Picena, Castorano, Castel di lama, Cossignano, Appignano del Tronto e parte dei territori comunali di Ascoli Piceno, Colli del Tronto, Spinetoli, Monsampolo del Tronto, Grottammare, Massignano, Carassai, Montefiore dell’Aso, Montalto Marche, Castignano, Monteprandone e San Benedetto del Tronto.
L’Offida Rosso può essere consumato solo dopo 24 mesi di affinamento, di cui 12 in legno e 3 mesi in bottiglia.
Dal disciplinare:

La DOCG Offida è riferita a tre tipologie di vino: Pecorino, Passerina e Rosso che presentano caratteristiche organolettiche ed analitiche peculiari uniche e non riproducibili in un altro posto, caratteristiche che ne permettono una facile individuazione e tipicizzazione legata all’ambiente geografico.
I vini Offida Pecorino hanno un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, un buon livello di acidità, all’olfatto si riscontrano note floreali (fiori bianchi), fruttate di ananas, sentori di anice e salvia, al gusto sono freschi, minerali sapidi, sono vini “lunghi” perché hanno un retrogusto persistente.
I vini Offida Passerina hanno un colore giallo paglierino con riflessi giallognoli, all’olfatto si riscontrano note di frutta a polpa gialla e sentori agrumati, al gusto sono freschi, minerali e hanno un retrogusto persistente.
I vini Offida Rosso hanno colore rosso rubino con tendenza al granato, all’olfatto spiccano note di frutti rossi e sentori di liquirizia e cioccolato, al gusto sono morbidi, ampi con un lunghissimo retrogusto.

Per approfondire consigliamo il sito del Consorzio Vini Piceno.

Chi ha vinto il challenge per #sculturaviva18?

La diciottesima edizione di Scultura Viva è finita circa una settimana fa e le nuove opere, sculure e murales, arricchiscono il Museo d’Arte sul Mare del Molo Sud del porto di San Benedetto del Tronto.
Domani, in occasione di Marche in Blu, la festa dedicata a tutte le località Bandiera Blu delle Marche verranno consegnati i premi ai vincitori del challenge #sculturaviva18 che avevamo lanciato insieme a @cittasbt, @IgersPiceni, @gotourism e @picenopass.

Il primo premio va a @dodi1719 (cena di pesce per due persone al ristorante “Il Pescatore” di San Benedetto del Tronto)

il secondo premio va a @samy_tito (cena di carne per due persone al ristorante “Kontatto” di Pagliare del Tronto)

terzo premio a @lorianacap (buono per due persone in un centro benessere offerto dalla “Stemar Viaggi”)

quarto premio a @la_mia_san_beach (buono spesa presso il supermercato “Conad” di p.zza Tortora a San Benedetto del Tronto).

Nella notte tra sabato 21 e domenica 22 giugno, a partire dalle 0,30 al molo sud si terrà “A.MAM.I di notte” una visita guidata in notturna del MAM – Museo d’Arte sul Mare, ci saranno anche i vincitori del challenge, per una premiazione sotto le stelle.

Questo è il programma completo di Marche in Blu

Ore 8.30 – Lungomare Sud e Sentina
Alla scoperta della Sentina: Pedalata guidata nella Riserva Naturale (Partenza Piazza D’Acquisto)
In collaborazione con Riserva Naturale della Sentina

Ore 10.30 – Lega Navale Italiana – conc. 45/bis
Donne in canoa nel blu
Escursione in canoa
In collaborazione con Lega Navale Italiana San Benedetto

Ore 10.30 – Circolo Nautico Ragn’a Vela
Estate al mare Letture animate per bambini
A cura della Biblioteca Comunale Multimediale “G. Lesca”

Ore 11.00 – Banchina Malfizia – Area portuale
EcoBlu
Varo del peschereccio riconvertito per monitoraggio ambientale e visite turistiche Eco1 Progetto Ecosee/a

Ore 15.30 – Beach Arena Aquilonando nel Blu
Laboratorio per la costruzione di aquiloni e volo dimostrativo
In collaborazione con Associazione Twister Team

Ore 17.00 – Polo Museale del Mare – Sez. Museo Ittico
Mare Nostrum E
scursione subacquea multimediale tridimensionale nella sala ImmerSea
Laboratori didattici alla scoperta degli acquari (prenotazione obbligatoria 393.8925708)
In collaborazione con Coop. Oikos

Ore 21 – Viale S. Moretti S…Bandiera Blu
Esibizione degli Sbandieratori della Quintana di Ascoli Piceno
In collaborazione con Sestriere Porta Romana

Ore 21.30 – Rotonda Giorgini Sventola Bandiera Blu
Cerimonia di consegna della Bandiera Blu Fee 2014
A seguire SEA BLU CONCERT FRÖSCHL HALL BRASS BAND Concerto per soli ottoni – Trombone solista Lito Fontana
A cura di Istituto musicale “A. Vivaldi”

Ore 00.00 – Lungomare 4 km di Blu
Torta Bandiera Blu offerta ai turisti in tutti gli stabilimenti balneari

Ore 00.30 – Molo Sud aMAMi di notte
Visita guidata in notturna del M.A.M. – Museo d’Arte sul Mare
Premiazione Instachallenge #sculturaviva18
In collaborazione con Associazione L’AltrArte

Ore 05.00 – Piazzale Pinguino – Darsena turistica
L’alba coi delfini, aspettando Anghiò
Uscita in mare incontro al sole che sorge (Prenotazione obbligatoria 0735-595088)
In collaborazione con Tuber Comunication

Ore 05.00 – Molo sud – monumento al gabbiano Jonathan
Saluto al Sole
Omaggio alla nascita del nuovo giorno con letture e musica
In collaborazione con Laboratorio teatrale Re Nudo e Istituto musicale “A. Vivaldi”

Per info ufficiostampa@comunesbt.it